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Fracking all’origine del terremoto in Emilia?


Impariamo una parola nuova: Fracking.
Si tratta di una fratturazione idraulica, detta anche hydrofracking, per lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso.
La fratturazione, detta frack job, viene iniziata da una trivellazione eseguita in una formazione di rocce petrolifere, per aumentare l’estrazione e il tasso di recupero del petrolio e del gas naturale contenuti nel giacimento.
La perforazione idraulica del territorio avviene sia in senso verticale che in senso orizzontale, parallelamente al terreno.
L’utilizzo di queste tecniche di estrazione invasive che vanno ad incidere pesantemente sugli equilibri idrogeologici, consistono principalmente nella frammentazione degli strati rocciosi. Nei fatti, tale pratica è vietata in molti Paesi, in ragione dei rischi di contaminazione delle falde idriche. Tutto questo sembra sottoposto, però, alla vendita di risorse nazionali al miglior offerente, per cercare di fare cassa.
Nelle voragini generate dalle perforazioni vengono iniettate diverse sostanze di composizione segreta (top secret industriale) che potrebbero essere la concausa scatenante dei terremoti.
Le scosse di questi giorni nel nord Italia sono in corrispondenza dei cosiddetti “Shale Gas”, ovvero le zone dedicate alla pratica delle esplorazioni e delle perforazioni in particolare della società ERG Rivara per il giacimento sotterraneo di gas naturale. La società in questione nega qualsiasi responsabilità, ma molti abitanti della zona hanno visto le trivelle al lavoro e hanno sentito inquietanti deflagrazioni notturne (non stiamo parlando di paranoie complottiste, ne ha parlato anche il Corriere della Sera).

Fracking e terremoti

Fracking e terremoti


Il fenomeno della “liquefazione delle sabbie”, rarissimo e legato sopratutto ai terremoti di altissima intensità, di solito di magnitudo di almeno 7 o 8 (probabilmente mai avvenuto in Italia, ve ne sono delle immagini dal Giappone), si è legato nel modenese al fenomeno dei “fontanazzi” (rigurgiti di acqua e/o fango di solito a causa di inondazioni e non certo ai terremoti), creando un’inedita associazione del fenomeno di “liquefazione delle sabbie” a un terremoto di relativa bassa intensità (Magnitudo 6).
Un suggerimento in più ai sismologi, di questi tempi disorientati dalle loro “non previsioni” e dal dover “correggere” il rischio di sismicità dopo che avvengono i fenomeni e non il contrario.