L’ISIS è figlio dell’Occidente


Non è necessario essere analisti di politica internazionale per capire i motivi della nascita del “Califfato della morte”, soprattutto dopo la sua sortita in Libia. Lo “Stato della follia Islamica”, infatti, cresce bene dove ci sono i vuoti di potere, in Iraq, in Siria, in Yemen, in Libia. Saddam Hussein e Gheddafi erano due dittatori che (come Tito in Jugoslavia) tenevano uniti Paesi abitati da popolazioni eterogenee, sia dal punto di vista etnico, che linguisto, che religioso. Lo facevano calpestando i diritti civili, naturalmente, e per questo motivo apparente (sotto cui si nasconde l’altro motivo, il principale: gli interessi economici legati al petrolio), ora gli Stati Uniti (in Iraq), ora la Francia (in Libia), ora l’Onu hanno deciso di “esportare il modello democratico”, uccidendo l’elemento che teneva insieme la società di quei Paesi.
Bisogna tenere conto, infatti, che questi sono Paesi dalla società con strutture e consuetudini diverse da quelle europee. In Iraq del Nord e in Libia soprattutto, la popolazione è divisa in “clan” ed è necessario organizzare un coordinamento per tenere in pace questi clan. Hussein e Gheddafi, per quanto sanguinari, garantivano quella pace che una costituzione democratica non è in grado di fare (nemmeno in Egitto o in altri paesi arabi moderati, a quanto pare). E’ evidente che società dalla struttura diversa, per rispettare i diritti civili dei propri componenti, devono seguire strade diverse dai Paesi Occidentali, metodi che devono sviluppare internamente.
Le “primavere arabe” avrebbero dovuto fare questo, ma l’enorme ingerenza occidentale (soprattutto in Egitto) lo ha impedito, offrendo il modello democratico occidentale come unica possibilità. L’individualismo del modello del suffragio universale non è proponibile in una società divisa in clan.
Ma naturalmente all’Occidente premeva soprattutto la necessità economica, cioè mantenere una stabilità per garantire afflusso di gas naturali, olio e petrolio, quindi meglio la via rapida, tagliare la testa e imporre la democrazia.
Risultato: via libera all’estremismo.
E’ una sofferenza ripetere ogni volta la stessa frase: “vi avevamo avvertiti”, come fece il popolo di Seattle nel 1999 paventando la crisi economica mondiale avvenuta nel 2008, come fecero tutti quelli che si posero contro la guerra in Iraqiraq e in Libia.
La Nazione Oscura votò
1) contro la guerra di Siria: https://nazioneoscura.wordpress.com/2013/08/31/guerra-alla-siria-no-alla-colonizzazione-usa/
2) si dichiarò contro la guerra in Libia (ancora non votavamo) e fece queste considerazioni sulla reale situazione della “Libia”: https://nazioneoscura.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=126&action=edit
3) ancora prima dell’esistenza di questo blog, si dichiarò contro la guerra in Irak.
I Tre Paesi dove oggi prolifera l’ISIS.
Grazie Occidente.

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Esce Flush.art 2, Arte e morte contemporanea


Miroir du Gourmet

Miroir du Gourmet

ESCE IL SECONDO NUMERO DI FLUSH.ART
Flush.Art

Flush.Art


Miroir du gourmet è stata una mini rivista aperiodica stampata in edizioni limitate e numerate dal luglio 2001, dedicata all'”Arte e Morte contemporanea” che dichiarò di cessare al decesso del Santo Padre Giovanni Paolo II. Dopo 7 uscite, cessa le pubblicazioni, come promesso, nell’aprile 2005.
Vedi le copertine delle 7 uscite.
Le ultime copie possono essere ancora acquistate qui.
Dopo 7 anni, dalle ceneri di Miroir du Gourmet rinasce Flush.art, un bollettino fotografico aperiodico online, che dichiara di cessare al decesso del Santo Padre Benedetto XVI. Oggi esce il secondo numero di Flush.art che, dato che Benedetto XVI non morirà mai da Santo Padre, prolunga le proprie uscite fino al 7° numero.
Buona visione (scarica solo se sei maggiorenne e non impressionabile).

Vedi/scarica Flush.art_2

Flush.Art n. 2 (febbraio 2013)

Flush.Art n. 2 (febbraio 2013)

Arretrati:
Flush.art N. 1 I mortacci sono vostri

Premio Nobel all’Unione Europea: Gheddafi ringrazia


Gheddafi e l'Unione Europea

Gheddafi e l’Unione Europea


Chiedo: l’Unione Europea ha stipulato qualche accordo di pace tra nazioni? Ha evitato qualche guerra, chessò, nell’ex Jugoslavia, per esempio? Mi sono perso qualcosa? E perché non ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura?
Le cose sono due.
1) Il comitato del Premio Nobel prova a influenzare la persona o l’istituzione assegnando un premio e sperando che il soggetto si comporti di conseguenza.
2) Il Premio Nobel non vale più niente.
In ogni caso, penso proprio che il prossimo anno candiderò la Neorepubblica Kaotica di Torriglia al Nobel per la Pace.

Siamo tutti un po’ Gheddafi


Berlusconi bacia la mano di Gheddafi

Berlusconi bacia la mano di Gheddafi

Gheddafi morto

Gheddafi morente, ucciso dalle milizie ribelli libiche


>>>>>>>>>> È finita come doveva finire: ne avevamo già parlato in agosto, dicendo che Gheddafi aveva vinto la sua personale battaglia perché probabilmente sarebbe stato considerato “martire”.
Infatti, ieri, Gheddafi è stato ucciso dalle milizie ribelli libiche, ma non facciamo gli ipocriti: i mandanti sono la NATO e l’ONU, per quanto avrebbero voluto l’arresto e il processo, ma si sa (o si fa finta di non sapere?) la guerra è guerra, quindi i morti ci scappano a migliaia, anche dei più “eccellenti”.
Ecco l’accostamento di due momenti differenti della vita di Muammar Gheddafi, uno il 27 marzo 2010, l’altro ieri 20 ottobre 2011. Cosa è successo in questi 19 mesi? Il regime di Gheddafi durava da 42 lunghi anni, nell’ultimo anno ha visto inasprire il suo regime? No, è caduto trappola delle proteste (violente e sanguinose!) della primavera araba, appoggiate un po’ da tutto il mondo, Europa e Berlusconi compresi.
Queste due foto, accostate, vi fanno comprendere l’enorme ipocrisia delle persone che conducono i Paesi in nome della democrazia. Capita qui di parlare di Berlusconi, a causa della sua platealità, ma si può dire lo stesso di Nicolas Sarkozy, che ha voluto la guerra in previsione dei vantaggiosissimi contratti petroliferi tra la Francia e la Libia o di Angela Mekel (che secondo noi si sta mangiando le mani per non aver appoggiato la guerra contro la Libia).
Insomma, domandina a persone che prima ti baciano e poi fanno in modo di ammazzarti: perché in Libia s’interviene e in Siria no? Pochi contratti petroliferi? Poco sfruttamento in vista?
L’Europa si difende parlando di timore di destabilizzare l’area. Bene, allora conta di più un’area “stabile” che centinaia di morti ammazzati che protestano per la democrazia.
Da questa risposta si capisce che la motivazione non regge da sola. Esito: in Siria il governo può ammazzare i propri cittadini quanto vuole, tanto all’Europa frega poco, agli Stati Uniti zero, niente baciamano e niente aiuti.

L’ultima foto di Gheddafi


For the Love of Allah

For the Love of Allah - artwork by Lukha Kremo Baroncinij from Damien Hirts


Questo fotomontaggio tra l’opera di diamanti di Damien Hirst e il copricapo militare di Muammar Gheddafi esemplifica bene la situazione dell’ex colonnello.
For the Love of God

For the Love of God by Damien Hirst

L’originale: For the Love of God by Damien Hirst.

Gheddafi ha vinto!


Grazie all’aiuto della NATO, ile milizie dei ribelli hanno quasi vinto la guerra contro il regime libico di Gheddafi. Rimangono modeste sacche di resistenza, ma ormai anche Tripoli è stata espugnata. Muammar Gheddafi è al momento introvabile. Da ieri è quindi cominciata la caccia al secondo leader al potere da più tempo della nostra epoca (dopo l’immortale Fidel Castro).
Gheddafi diventa così un “obiettivo sensibile” e indipensabile, come lo sono stati Osama bin Laden e Saddam Hussein.
Comunque finisca la storia, l’Occidente ha trasformato Gheddafi nell’ennesimo nemico dell’Occidente, e contemporaneamente, paladino delle libertà di integralisti, ma non solo.
Gheddafi vince se:
1) non verrà trovato.
2) verrà trovato suicida o ucciso (quindi martire).
3) verrà arrestato e si dichiarerà innocente alla corte dell’Aja (perseguitato dall’Occidente).
Difficilmente la storia finirà come con Bin Laden, cadavere misteriosamente occultato negli abissi.

Guerra civile in Siria: nuove opportunità di vendita di armi e bombe


Parliamo della guerra civile in Siria, dopo il massacro di Hama, dove sono state uccise più di cento persone. Noi avevamo già segnalato la leggerezza con cui i governi occidentali e i media sembravano affrontare la questione, usando i termini di “rivolta siriana”. Ma bisognava arrivare ai massacri pubblici per convincerli di ciò che avevamo già capito da subito.
Ora, la guerra civile siriana somiglia tanto a quella libica prima dei raid della Nato.
Facciamo una previsione. Entro un mese la Nato comunicherà le nuove coordinate alle proprie flotte, che dalla Libia si sposteranno nei cieli di Siria, scaricando nuove bombe con le stesse modalità.
I segnali ci sono tutti: i governi occidentali hanno cominciato a richiamare gli ambasciatori e qualcuno ha già paventato un ultimatum.
In fondo sarebbe una nuova opportunità per vendere un sacco di materiale bellico invenduto che potrebbe risollevare un po’ la disastrosa congiuntura economico-finanziaria…
Bashar al Assad come Gheddafi, insomma: prima un normale referente diplomatico, adesso un criminale da eliminare dallo scacchiere mondiale.
Ora: immagino che chi appoggia la guerra in Irak, in Afghanistan e in Libia appoggerà anche quella in Siria e perché no in Yemen… e poi?

P.S. Ci teniamo a precisare che la nostra posizione nei confronti di Assad come per tutti i governi non eletti democraticamente, o eletti democraticamente ma che governano in modo autoritario è di totale disapprovazione.

Giappone e Libia: nuove non nuove


Nuovo forte sisma nel nord del Giappone: 6,4 Richter, epicentro non lontano da quello del sisma catastrofico dell’11 marzo. La centrale nucleare di Fukushima “sembra a posto”. Ci chiediamo solo come si possa vivere con il costante timore che succeda qualcosa.
Nuovo raid Nato in Libia. Almeno tre giornalisti sono morti e 15 dipendenti sono rimasti feriti nei bombardamenti della Nato contro la sede della tv di regime libica a Tripoli. La tv continua a trasmettere, il suo direttore denuncia “un atto di terrorismo internazionale”. Questo a qualche giorno dall’assassinio del generale Abdel Fattah Younes, massimo responsabile militare delle forze rivoluzionarie libiche, che rilancia con gravità la questione delle divisioni interne al fronte anti-Gheddafi, come più volte noi abbiamo fatto notare.

Siete ancora a favore della guerra alla Libia?


E’ un interrogativo che si vorrebbe fare a tutti coloro che erano favorevoli alla guerra e che evidentemente speravano in una guerra-lampo. Ora che il lampo è diventato temporale e pian piano si trasforma in diluvio: siete ancora favorevoli?
Immagino di sì, perché la cosa più difficile, negli uomini, è quella di ammettere di aver sbagliato (solo i più intelligenti, tra quelli meno intuitivi, sono in grado di certe ammissioni). Oggi il Consiglio superiore della Difesa italiana dice che l’Italia andrà avanti fino alla fine (anche se fosse tra 30 anni?).
Possibile che noi, piccoli opinionisti idealisti, utopici, intellettualisti, provinciali e tutto ciò che volete, avevamo esattamente previsto come sarebbe andata a finire la guerra? E’ facile parlare a posteriori, ma noi, come potete verificare in queste stesso blog, ne avevamo parlato PRIMA.
Notiamo molte analogie tra gli analisti politici, quelli economici e, oserei, quelli meteorologici. Agenzie importanti e strapagate che non hanno previsto (o non hanno voluto) la più grande crisi economica degli ultimi 50 anni (quella del 2008), proprio come i meteorologi non sanno prevedere il prossimo uragano. E, ancora oggi, la maggioranza (se esiste ancora) persevera a credere (e dipendere) da economisti, politici e meteorologi (e aggiungiamoci anche gli astrologi e i cartomanti, le loro previsioni sono allo stesso livello).
Ecco la nostra previsione, in qualità di cittadini orgogliosamente italici ma extraitaliani:
La guerra in Libia era, è e sarà una strada senza uscita, tra qualche mese le forze della NATO dovranno abbandonare il territorio gradualmente, lasciando la Libia solo apparentemente libera, in realtà libera a macchia di leopardo, con guerriglieri filogheddafi asserragliati nelle oasi e ovunque. Lasceranno un territorio con la popolazione impoverita, politicamente frammentato – con il petrolio in mano ai soliti – e in gran parte distrutto.
Non valeva forse la pena che i libici provassero a combattere il regime di Gheddafi da soli, magari impiegandoci anni, ma ritrovandosi un Paese unito e non distrutto? O, ipotesi, troppo ottimista, che si dividessero in due paesi, Tripolitania e Cirenaica, invece di rispettare i confini fatti con il righello dall’Europa?
No, naturalmente, troppo idealismo! E poi perché pochi, e meno di tutti i militari, sono abbastanza intelligenti per cambiare idea.
Buona guerra a tutti!
P.S: in guerra si muore, è dimostrato.

La NATO bombarda i ribelli in Libia


La Neorepubblica Kaotica di Torriglia si unisce alle proteste di Bengasi contro gli “errori” dei bombardamenti NATO avvenuti a Brega.
Virgolettiamo il termine errori in quanto sosteniamo che in guerra gli errori siano piuttosto “effetti collaterali” che fanno parte inevitabilmente della guerra da bombardamento aereo e quindi non solo prevedibili, ma già preventivati (come del resto avevamo preconizzato noi in questo stesso blog all’inizio della guerra).
Mentre Gheddafi si sta rafforzando, i sostenitori della guerra si tengano pronte delle scuse per continuare ad appoggiare i bombardamenti NATO.

Sulla guerra alla Libia


La NeoRepubblica Kaotica di Torriglia dichiara la propria neutralità nell’imminente conflitto contro la Libia, nonostante deplori assolutamente l’operato, la politica e il governo di Gheddafi.
La risoluzione è stata firmata dall’ONU e noi, per nostra scelta, non facciamo parte di quest’organizzazione.
Su diversi telegiornali si è già parlato di lancio di missili Cruise su Tripoli. Noi ci auguriamo che questi missili non colpiscano la popolazione civile, già torturata dall’ignobile regime tripolitano (ma non ne siamo per niente sicuri). Diversi telegiornali già propagandano i Cruise come “precisi al metro”, anche se esiste una lunga lista di errori anche di diverse decine di metri.
Vista l’unanimità apparente dell’intervento, siamo infine curiosi di ascoltare le ragioni dei cosiddetti pacifisti. Noi non ci siamo mai definiti tali e il Capo di Stato stesso ha sempre dichiarato, pur essendo vicino alle loro posizioni, di non essere assolutamente pacifista, pena l’esclusione della guerra contro il potere dittatoriale.
L’Italia stessa, prima di 150 anni fa, è riuscita a unificarsi grazie a continue guerre (d’Indipendenza), morti eroiche, compresi anche attacchi “kamikaze” (Pietro Micca). Quindi essere pacifisti integralisti è evidentemente retorico.
In ogni caso, sospendiamo il giudizio su questa guerra, ma ci piacerebbe sentire un po’ più di dibattito, soprattutto da uno dei Paesi limitrofi (l’Italia), di cui una parte ha di recente firmato un accordo di amicizia con colui che adesso bombarda (ma, si sa, le idee si cambiano) e l’altra ha sempre ripudiato la guerra, tranne ora (e anche qui, le idee sono come il vento: passano).
Ogni accusa di incoerenza (da destra e da sinistra) dovrebbe essere fatta soltanto dopo un’attenta autoanalisi.

Libia in fiamme, Europa in panne


[dall’agenzia AGI]:
Libia ormai sull’orlo della guerra civile. Nel settimo giorno di rivolta la protesta ha infiammato Tripoli accrescendo la pressione su Muammar Gheddafi che potrebbe essere gia’ in volo per il Venezuela, mentre circolano voci di un golpe militare. La situazione nella capitale libica si aggrava minuto dopo minuto. Testimoni oculari riferiscono che dopo aver aperto il fuoco con le mitragliatrici gli aerei da guerra libici hanno sganciato bombe in molti punti della capitale contro i manifestanti. Si parla di centinaia di vittime. Mentre in tutte le basi aeree italiane il livello di allerta sarebbe ormai massimo. Nella capitale sono decine di migliaia i manifestanti anti-regime nelle strade, bersagliati dai tiri dell’artiglieria e dalle mitragliatrici degli aerei dell’aviazione militare che stanno sorvolando la capitale.
La folla ha dato alle fiamme molti edifici governativi tra cui il Palazzo del Popolo, in cui si riunisce il Parlamento, il ministero dell’Interno e il quartier generale dei Comitati popolari, diretta emanazione del regime. Il bilancio dei morti e’ ormai fuori controllo e si parla di centinaia di morti solo nel raid aereo mentre le ong, prima del raid, avevano portato il numero dei morti delle proteste degli ultimi giorni fino a 400 vittime.

La NeoRepubblica Kaotica di Torriglia condanna la repressione libica e così facendo, fa esattamente come l’Ue, inutile dire che un’unione da 350 milioni di abitanti dovrebbe fare qualcosina in più di una condanna assolutamente ovvia e ininfluente.

Next target: Gheddafi


I recenti disordini in Libia, Bahrein, Yemen e Gibuti che seguono i rovesciamenti dei governi tunisino ed egiziano sono segni che la volontà popolare araba è viva e vegeta, come ha sempre dimostrato il popolo iraniano che purtroppo non è ancora riuscito a realizzare una vera democrazia.
Muammar Gheddafi è il leader più longevo del mondo arabo ed è al potere da 41 anni. Non dimentichiamo che si dichiara leader della rivoluzione socialista e che è appoggiato da alcune democrazie, prima fra tutte quella italiana. Questo ridicolo corto circuito di contraddizioni pone Gheddafi in una posizione diversa dal resto dei leader del mondo arabo.
La NeoRepubblica Kaotica di Torriglia ricorda inoltre che la Libia è una delle tante espressioni geografiche create col righello dall’Occidente. Sarrebbe veramente democratico che la Cirenaica si scindesse dalla Tripolitania in modo da formare due governi democratici; una secessione che potrebbe essere un segnale della vera volontà popolare indigena. Potrebbe essere l’inizio di una catena che farebbe bene al Kurdistan e al governo pseudodemocratico di Hamas in Palestina.