*** Renzi: all’effetto placebo non crede nessuno


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XIII

giorno 28 piovoso 133

* Siete favorevoli al governo presieduto da Matteo Renzi?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Nessuna fiducia a Matteo Renzi

Nessuna fiducia a Matteo Renzi

Commento: il Governo Oscuro non dà la fiducia a Matteo Renzi. Che non cambia nulla è quasi scontato, i cittadini della Neorepubblica di Torriglia non hanno creduto nel governo di larghe intesa presieduto da Letta, non si capisce come e perché dovrebbero credere in Renzi. Oltretutto abbiamo un record di voti contrari, ben 12 (che eguaglia il record negativo di Napolitano). Renzi è visto come un placebo, un nome che fa slogan. Detto questo, la cosa veramente più grave del suo insediamento, è il modo: il Pd lo ha sostituito a Letta senza consultare il Parlamento.

Bifo: i Forconi e la deflagrazione dell’Europa


Interessante articolo di Franco “Bifo” Berardi su MicroMega, avrei voluto citarne degli estratti, ma non sono riuscito, l’articolo non è lungo e si legge in un sol fiato (qui il link originale, ringrazio Bifo e MicroMega)

“Ciò che sta accadendo in Italia va letto nel contesto della deflagrazione dell’Unione europea, provocata dall’aggressione finanzista guidata dalla Banca centrale europea e dal governo tedesco.
Da Maastricht in poi, il ceto finanzista globale ha deciso di cancellare in Europa le tracce della forza operaia del passato, la democrazia, la garanzia salariale, la spesa sociale. In nome del fanatismo liberista ha finito per sradicare le radici del consenso su sui si fondava l’Unione europea. L’effetto, però, non è solo il dimezzamento del monte salari dei lavoratori europei, la distruzione della scuola e della sanità pubblica, l’abolizione del limite dell’orario di lavoro, la precarizzazione generalizzata. E’ anche la guerra.
Era prevedibile, era previsto, ora comincia ad accadere.
La disgregazione finale dell’Unione europea possiamo leggerla sulla carta geografica.
Cominciamo da est. L’insurrezione ucraina è prova di come sia mutata la natura d’Europa. Nata come progetto di pace tra tedeschi e francesi, e quindi di pace in tutto il continente, l’Unione è oggi divenuta l’esatto contrario. Gli europeisti ucraini usano l’europeismo come arma puntata contro l’imperialismo russo, e risvegliano fantasmi del nazismo. L’ingresso in Europa è visto come una promessa di guerra, e la precipitazione del conflitto in Ucraina non potrà che avere conseguenze spaventose per l’Europa intera. Bruxelles reagirà aprendo un confronto con la Russia di Putin, oppure lascerà che la Russia di Putin soffochi una rivolta che è nata nel nome dell’Europa?
Spostiamoci a ovest. Il Parlamento catalano ha indetto il referendum indipendentista per l’autunno del 2014. I franchisti del governo madrileno hanno risposto che il referendum non si farà mai.
Nel frattempo, in Francia i sondaggi prevedono che il Front National diverrà partito di maggioranza alle prossime elezioni. A quel punto il patto franco-tedesco su cui si fonda l’Unione sarà cancellato nella coscienza della maggioranza dei francesi, e la balcanizzazione del continente precipiterà.
Questa dinamica mi pare il contesto in cui leggere le convulsioni agoniche della penisola italiana.
Il governo Letta-Alfano-Napolitano, filiale del partito distruttori d’Europa, è in camera di rianimazione. Può durare o crollare poco importa: non è in grado di mantenere nessuna promessa, neppure quelle fatte ai suoi padroni di Francoforte.
Il movimento dei forconi è il tracimare del nervosismo sociale. Nel 2011 il movimento anticapitalista tentò di fermare l’aggressione finanzista, ma non ebbe la forza per mettere in moto una sollevazione solidale. La precarizzazione ha sgretolato la solidarietà tra lavoratori, e il movimento si risolse in una protesta che il ceto politico-finanziario, per criminale interesse e per imbecillità conformista, rifiutò perfino di ascoltare.
Ma la sollevazione non si ferma, perché ha i caratteri tellurici di una disgregazione della base stessa del consenso sociale. E’ una sollevazione priva di interna coerenza, priva di strategia progressiva. Ci sono dentro elementi di nazionalismo, di razzismo, di egoismo piccolo-proprietario, ma anche elementi di ribellione operaia, di democrazia diretta e rabbia libertaria. Non è importante la sua confusa coscienza, le contrastanti ideologie e i contrastanti interessi che la mobilitano. Conta il fatto che il suo collante obbiettivo è l’odio contro l’Europa. Questo odio non può che essere portatore di disgrazie.”

*** Napolitano non ci sembra un nome nuovo


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO IX

giorno 3 fiorile 132

* Siete favorevoli al “nuovo” Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Napolitano sfiduciato

Napolitano sfiduciato

commento: I cittadini della Neorepubblica sono così insoddisfatti della situazione italiana e della rielezione di Napolitano per scampare allo stallo, che i pochi voti favorevoli sono quasi tutti ironici, e si complimentano per la novità che il Parlamento Italiano (non) ha saputo trovare. In ogni caso la rielezione di Napolitano a noi non piace, sebbene molti dei cittadini avessero apprezzato il suo primo mandato. Non è quindi una questione di persona, ma di modus operandi della politica italiana. 8 voti, inoltre, chiedono il “Congelamento delle relazioni diplomatiche con l’Italia”. Con un solo voto in più potremmo aprire la procedura di congelamento, che consiste nell’invio al Quirinale di un pacchetto simbolico con una borsa del ghiaccio da frigo (che stiamo già preparando). Dato che molto professionalmente il nostro Ambasciatore in Italia non ha votato esplicitamente per il congelamento (data appunto la sua delicata posizione istituzionale), il Presidente si riserverà di decidere insieme all’Ambasciatore se aggiungere quel voto per congelare le relazioni diplomatiche oppure no, attendendo prima gli sviluppi sulla nomina del nuovo Governo Italiano, che affronteremo con un nuovo Qvesito.

Italia: storia di un fallimento annunciato


“Grandi” giornalisti dicono che nessuno poteva prevedere che la candidatura di Romano Prodi (e il Partito Democratico) saltasse così.
Partiamo da questa frase per analizzare l’ottusità ostinata di chi non ha capito che siamo nella Terza Repubblica.
Il MoVimento 5 Stelle si presenta per la prima volta alle politiche e prende il 25,5% dei voti. Non era mai successo, nemmeno Forza Italia la prima volta aveva preso tanti voti. Il messaggio è chiaro, urlato in tutte le piazze. Certo, il M5S ha degli aspetti poco chiari, si parla di diktat di Grillo, di criptofascismo, persino di convenienze economiche. Quello che ho sempre detto è che i fatti contano più delle chiacchiere, e che bisogna aspettare che i grillini combinino le loro magagne, prima di gridare contro.
Nonostante tutto, il Partito Democratico non capisce la portata di questo voto, si sentono ancora i politici veri, seri e pieni di esperienza, non gli urlatori di piazza (sentite come suonano beffarde ora queste parole). E non veicola la protesta. Certo, cerca l’alleanza con il M5S. Ma la cerca con i canoni di una politica che ormai è morta. “Inciucio”, parola napoletana mai così celebre e calzante, che rende bene l’idea del concetto di alleanza dal punto di vista del M5S. Grillo non ci sta. Il Pd urla allo scandalo, all’irresponsabilità di questi “ingenui e lobotomizzati grillini”, continuando a non capire l’interlocutore, per cui un’alleanza sarebbe una “gabbia” che li costringerebbe a votare anche cose contrarie alla propria coscienza. Ma Bersani non ce la fa a fare un’alleanza alla luce del sole con Berlusconi, che ha combattuto fino a ieri, così propone un nome che vada bene al PdL come Presidente della Repubblica. Si arriva in questo modo alla farsa dei saggi, per procrastinare la formazione del Governo e subordinarla a quella del Presidente, senza capire, ancora una volta, che esiste una “base” che non ama gli inciuci, soprattutto per quanto riguarda il Presidente della Repubblica.
Salta Franco Marini, che già aveva provocato vivaci proteste e poi salta anche Romano Prodi, a sorpresa (di chi lo ha votato). In realtà all’annucio del nome di Prodi, bastava sentire la rete (non il M5S, ma chi aveva votato Pd) per capire che ci sarebbero stati dei grandi mal di pancia, e i sorrisi degli intervistati che avevano appena “unito il partito” erano tanto convinti quanto i mugugni che si sentivano dietro. Ancora una volta il Pd non ha capito che i tempi sono cambiati e l’ovazione è da relegare al passato, in quanto espressione della volontà di chi urla più forte, non certo garanzia di democrazia.
Tutto questo scenario complesso, intricato e imprevedibile era stato in linea generale da noi previsto (lo stallo, la mancata alleanza tra Pd e M5S e tra Pd e PdL, la procrastinazione al dopo Napolitano e il nuovo stallo, fino alle due candidature, di cui siamo stati convinti fin dall’inizio che saltassero). Quindi, noi non siamo sorepsi per niente perché viviamo in questo mondo, dove si sentono i mugugni e i mal di pancia, e invito i signori giornalisti, editorialisti e direttori a leggersi ciò che per noi potrebbe succedere.
Il Pd è morto (fa harakiri, seppuku o, meglio internecine, parola che ho imparato da Alan D. Altieri) e si scinderà in due anime, una che vuole (e ha sempre voluto in questi 20 anni) una spartizione del potere con il PdL (l’inciucio) che in questo caso si realizzerà nel famigerato Governissimo, e un’altra che finalemnte appoggerà il rinnovamento istituzionale dei Cinquestellati.
Perché il Pd h detto no a Rodotà? Non è una domanda stupida perché la risposta è agghiacciante: Rodotà è laico e a favore dell’eutanasia. Ecco che nel Pd aleggia il fantasma del cattolicesimo politico (ma come fa a chiamarsi progressita un partito che segue i suggerimenti di una religione, mah!)
Insomma, dopo le schede bianche metà del Pd si schiererà con Stefano Rodotà e gli altri con Anna Maria Cancellieri. La fazione che prevarrà formerà un governo congiunto tra la frazione del Pd e il M5S oppure il PdL.
Chi ha ancora la bocca sporca della parola elezioni si metta l’anima in pace, non si spendono miliardi per richiedere agli italiani quello che hanno già detto. Bisognerà aspettare almeno un anno per riproporre credibilmente questa ipotesi, quindi, se il governo non andrà bene, elezioni sì, ma a giugno 2014.
Noi non crediamo in queste istituzioni dal 2004, ma ormai siamo in folta compagnia. Vi consiglio di procurarvi un nostro passaporto, prima che sia troppo tardi.

Anche l’Italia è alla frutta


Si svegliano anche in Italia gli indignati. Tredici feriti oggi negli scontri a Bologna davanti alla sede della Banca d’Italia. A Roma strade blindate per Giorgio Napolitano a Bankitalia. Le associazioni coinvolte per l’I-day del 15 ottobre sono Cub, Usb, San Precario, Arci e Popolo Viola.
Nel frattempo le opposizioni (Pd, Udc, Fli, Api e Idv) diserteranno domani l’aula in occasione delle comunicazioni del premier.
La situazione, grave a livello economico, finanziario e occupazionale – come nel resto d’Europa – è aggravata da un governo (unico tra i Paesi europei in difficoltà) oggettivamente davvero “attaccato alla poltrona per se stessa”.
Tremiamo al solo pensare a chi vive in questo Paese che, invece che frenare, preme sull’acceleratore della crisi. Italiani: noi italici (insieme a San Marino), siamo solidali con Voi…