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Al Sisi decorato della Legion d’Onore francese da Macron


Il generale Abdel Fattah al-Sisi, già difeso pubblicamente dal presidente francese Emmanuel Macron, ha ottenuto riconoscimenti e onori nonostante la ferita aperta dei diritti umani. Proprio mentre al Cairo il tribunale decide di tenere lo studente Patrick Zaki in carcere per altri 45 giorni e la soluzione del caso Regeni sembra sempre più lontana, a Parigi Macron spiega con serenità che non avrebbe condizionato gli aiuti militari al rispetto dei diritti umani.

Mentono tutti


Ci avete fatto caso? Il Grand Guignol di Nizza come il fallito golpe in Turchia li abbiamo vissuti in diretta, com’è ormai consueto nell’era del Grande Fratello, fra tv, social network, videotelefonini e telecamere fisse. Eppure mai come da quando ci pare di sapere tutto, non sappiamo nulla. Perché tutti mentono. Tutti. Si pensava che l’homo videns di cui parlò Giovanni Sartori fosse almeno più immune dei suoi antenati alle bugie. Invece ne è vieppiù ostaggio, perché non sa neppure di non sapere. Crede di sapere tutto, dunque non cerca di saperne un po’ di più. O sospetta di sapere cose false, ma cade in preda alle leggende metropolitane del complottismo e della dietrologia, tanto false quanto affascinanti, dunque ritenute credibili come estrema reazione alle verità ufficiali, palesemente farlocche. Mente lo Stato Islamico, cioè l’Isis, quando 48 ore dopo la strage di Nizza comunica che il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel “era un nostro soldato”. Da quanto accertato finora, non lo era affatto: non era uno jihadista inquadrato, era un pessimo musulmano, beveva come una spugna, andava a donne, non rispettava il Ramadan, nessuno l’ha mai visto in moschea. Era semplicemente un pazzo solitario, ma tutt’altro che scemo, che s’è fatto beffe della cosiddetta “sicurezza” francese, ancora una volta perforata come un colabrodo, non bastando i precedenti di Charlie Hebdo e del Bataclan. E probabilmente ha deciso di morire da famoso in mondovisione: come Andreas Lubitz, il copilota tedesco che si schiantò un anno fa sulle Alpi francesi con tutti i passeggeri del suo aereo di linea. Mente il governo Hollande-Valls, quando assicura che la polizia transalpina ha “compiuto il suo dovere”, ma nulla poteva contro un terrorista “radicalizzato velocemente” ( tanto velocemente che non era neppure schedato tra i soggetti a rischio blando, malgrado i suoi precedenti per furti, violenze e altri crimini comuni: tipica tecnica di ingigantire il nemico per minimizzare le colpe di chi non ha saputo fermarlo). Se la polizia facesse il proprio dovere, nessun pregiudicato al mondo riuscirebbe a invadere, con un Tir noleggiato e una pistola in pugno, una zona pedonale affollata di migliaia di persone nel giorno della Festa Nazionale. Ammesso e non concesso che la polizia dica il vero, e cioè che Bouhlel ha forzato con abile manovra il posto di blocco (che invece, secondo testimoni oculari, non c’era neppure più), sarebbe stato inseguito e abbattuto dai gendarmi in pochi secondi.

[…]

Mentono i governi occidentali, dagli Usa all’Ue, che hanno atteso 3-4 ore prima di condannare il golpe e dare la solidarietà a Erdogan e al suo governo “liberamente eletto”. Hanno semplicemente aspettato di vedere chi vinceva per saltare sul carro giusto: avessero prevalso i golpisti, ora starebbero scaricando l’imbarazzante Sultano che perseguita gli oppositori, arresta o costringe all’esilio i dissidenti, chiude la stampa libera, censura il web (altro che “libere elezioni”), licenzia i magistrati, taglieggia l’Europa sui migranti e fa pure il doppio gioco col petrolio dell’Isis. Che il golpe sia stato un fulmine a ciel sereno per le cancellerie occidentali, non può crederlo neppure Alice nel Paese delle Meraviglie: la Turchia, ultimo avamposto della Nato verso il Medio Oriente, è piena di basi militari con personale americano ed europeo e tutti gli strumenti per intercettare gli F16 dei putschisti appena decollati alla volta di Ankara.

Mente anche Matteo Renzi quando, dopo ore di silenzio, corre in soccorso del vincitore Erdogan con gran “sollievo” per il “prevalere della stabilità e delle istituzioni democratiche” e perché “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”. A parte l’abuso di parole come “libertà” e“democrazia”, che stonano sia col concetto di “stabilità” sia con un figuro come Erdogan che ora fa il controgolpe con la scusa del golpe, noi siamo uomini di mondo e capiamo quasi tutto: realpolitick, diplomazia, alleanze, interessi commerciali e anche la paraculaggine per dirottare altrove il mirino dei terroristi. Ma allora piantiamola con le ipocrisie. Com’è che, se “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”, l’Italia continua a essere alleata di regimi illiberali e antidemocratici come l’Arabia Saudita, che, oltre a essere un’ottima fornitrice di Rolex a sbafo, è il principale finanziatore e megafono del reclutamento e della propaganda jihadista nel mondo? E che differenza c’è fra i generali golpisti “laici” turchi condannati ieri e il generale golpista “laico”egiziano Al-Sisi che seguitiamo a trattare coi guanti bianchi anche se continua a prenderci in giro sull’assassinio di Giulio Regeni? A parte il fatto che i golpisti turchi hanno perso e il golpista egiziano ha vinto, si capisce.

Marco Travaglio

Regeni, arrestato in Egitto consulente della famiglia


Egitto: terra dove la libertà è una parola sempre più lontana.
Ahmed Abdallah è presidente del consiglio d’amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, ong che offre consulenza ai legali del ricercatore torturato e ucciso al Cairo. L’accusa è promozione del terrorismo.

Giulio Regeni come Sacco e Vanzetti


Giulio Regeni

Giulio Regeni


Qualcuno ricorda la vicenda di Sacco e Vanzetti? Due italiani innocenti (accertato dopo la loro morte) uccisi sallo Stato (nella fattispecie, i moderati gli Stati Uniti) per le loro idee?
Visto l’estremo interesse dei media sul caso Regeni (suona male vero?, infatti è ironico, non dico che non se ne siano occupati, ma mi pare che si sia detto molto più su due fucilieri accusati di omicidio in India che un innocente torturato e ammazzato presumibilmente dai Servizi di Sicurezza egiziana, che dite voi?), riporto parte dell’editoriale del New York Times:
L’Italia è in subbuglio per la tortura e l’assassinio in Egitto di Giulio Regeni, un dottorando ventottenne che studiava a Cambridge, scomparso al Cairo il 25 gennaio e il cui cadavere è stato rinvenuto privo di abiti e con evidenti segni di percosse in un canale il 3 febbraio, poche ore dopo che le autorità italiane si erano rivolte direttamente al presidente Abdel Fattah el-Sisi perché le aiutasse a individuare lo studente scomparso.
Il ministro degli Interni italiano, Angelino Alfano, ha detto che il corpo del giovane riporta i segni di “violenze disumane, bestiali, inaccettabili” – proprio quel genere di tortura che le forze di sicurezza egiziane infliggono regolarmente ai loro concittadini. […]
Sotto il regime di el-Sisi, gli egiziani sono stati rinchiusi in carcere a migliaia. Torture e sparizioni sono comuni. Professori universitari, attivisti per i diritti umani e giornalisti sono presi di mira in modo particolare. Di sicuro, l’omicidio di Regeni frenerà non poco la liberà espressione negli atenei egiziani.
Oltre che per questa ossessione, il governo di el-Sisi si caratterizza in questo periodo per il panico per le misere condizioni dell’economia locale – duramente colpita dal calo del turismo – e per i timori delle agitazioni che essa potrebbe scatenare. Anche se la tesi di dottorato di Regeni verteva sui sindacati, argomento assai delicato in Egitto, gli amici e i colleghi assicurano che lo studente italiano era molto cauto nelle sue ricerche.
Giulio Regeni è scomparso nel quinto anniversario del sollevamento popolare del 2011 che ha rovesciato il governo del presidente Hosni Mubarak. Per garantire che non si verificassero incidenti, quel giorno la polizia era stata schierata in forze. Quella sera Regeni è uscito di casa per recarsi a un compleanno e da allora di lui non si è saputo più niente.[…]