Flotta russa nel Mediterraneo


Mentre il Consiglio Europeo condanna energicamente gli attacchi del regime siriano e dei suoi alleati, in particolare della Russia, contro la popolazione civile di Aleppo, la più massiccia flotta navale russa che si sia mai vista dalla fine della Guerra fredda sta muovendo dal Mare del Nord verso il Mediterraneo. Le navi stanno costeggiando la Norvegia, l’Inghilterra e la Francia per entrare nel Mediterraneo da Gibilterra.

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World War II reloaded, un altro capitolo


Ne parliamo dal 2013: la Seconda Guerra Fredda è già nata e si porta dietro tutti i rischi della Prima, ovvero quella di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale.
Giudicate voi:
“Sia chiaro: la Turchia è membro della NATO e nostro alleato”, ha detto Obama a Parigi a margine del vertice sul clima. Le prove (schiaccianti) portate da Mosca che Erdogan e famiglia trafficano il petrolio di DAESH? “Totalmente assurde”, ha risposto Steve Warren, portavoce del Pentagono.
Ha deciso di posizionare batterie di Patriot al confine tra Turchia e Siria, come voleva Erdogan (e non aveva finora ottenuto).
Cameron ha ottenuto dal suo parlamento il via a “bombardare le basi ISIS” in Siria e lo fa’ senza coordinarsi con i russi. In pratica, un atto di ostilità.
La UE ha deciso – a porte chiuse, senza consultare i parlamenti per volontà di Angela Merkel – di prolungare le sanzioni contro Mosca. Una cosa è evidente: è la NATO a determinare totalmente la politica estera della UE, commenta anche Deutsche Wirtschaft Nachrichten.
Berlino s’impegna per la prima volta a mandare i suoi Tornado a bombardare la Siria – ormai chiaramente una operazione occidentale per ostacolare la vittoria russa contro l’ISIS.
La debolezza con cui gli europei si prestano a queste provocazioni anti-Putin è dimostrata dal fatto che da quando Mosca ha posizionato gli S-400 per contrastare gli aerei turchi, la francese Charles De Gaulle ha smesso di bombardare l’ISIS. Per giorni la Charles De Gaulle è stata introvabile. Poi si è scoperto che aveva lasciato il Mediterraneo orientale per rifugiarsi dietro i Patrios Usa in Turchia. Erdogan, che vuole trovare ogni giorno più membri della NATO coinvolti nella sua sporca guerra, ha subito consentito ai caccia francesi di andare a “bombardare l’ISIS” (leggi: intralciare i russi) dalla base turca di Incirlik.
Insomma tutto l’Occidente, in perfetta malafede, è schierato a dar ragione ad Erdogan e a sostenere di fatto DAESH che cede sotto i colpi russi.
Il numero delle provocazioni che emergono in questi giorni è troppo, per non vedere una volontà precisa. Emerge che quando gli F-16 turchi abbatterono il Sukhoi, erano appoggiati da F-16 americani come deterrente per una rappresaglia russa. “Se è vero, significa che Obama non ha alcuno scrupolo a cominciare un conflitto diretto con Mosca”, ha commentato Michael Jabara Carley, docente di politica internazionale alll’Università di Montreal.
L’ultima e forse la più inquietante provocazione: due sommergibili turchi (Dolunay e Burakreis) scortati dall’incrociatore americano USS Carney che porta missili balistici Aegis, stanno tallonando la nave da guerra Moskva, armata di missili S-300, al largo di Cipro, in acque internazionali.
La cosa è allarmante perché può essere il preludio alla ritorsione da Mosca più temuta fin dai tempi degli Zar: che la Turchia chiuda alla navigazione russa il Bosforo e i Dardanelli. Non c’è dubbio che il regime turco ci pensi, ne sia tentato. Il ministro Davutoglu ha minacciato: “Anche la Russia ha da molto da perdere” da controsanzioni.
Se Erdogan chiudesse gli stretti, commetterebbe un atto di criminalità internazionale con pochi precedenti, una violazione della libertà di navigazione sancita dalla Convenzione di Montreux del 1936.

J’accuse (e Je suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque


Questo è un atto di accusa. Verso tutti i governi coinvolti e i loro doppi giochi. Verso le degeneri ideologie religiose, verso il colonialismo globale degli Usa e l’autoritarismo della Russia, verso i terroristi. Ma è anche un suggerimento. Perché le accuse devono essere seguite da ipotesi costruttive.
Dopo questa introduzione, leggetevi le schede proposte (linkate), complete di esaustive cartine.
Per scelta, questo articolo NON comprende alcune teorie dietrologiche anche se assolutamente valide, ma si attiene soltanto ai FATTI.

La chiave di lettura del disassetto del Medio Oriente e non solo e il conseguente esodo di questi giorni è la contrapposizione di quattro poteri forti: gli Stati Uniti, la Russia, l’Islam sunnita e quello sciita.
Durante la Guerra Fredda l’Unione Sovietica era alleata con gli sciiti, con l’Asse Urss-Iran. Discorso analogo l’alleanza tra Usa e sunniti, con l’asse Usa-Arabia Saudita, con la complicazione dal rapporto privilegiato Usa-Israele. I rapporti economici tra Israele e Sauditi anticipavano già le contraddizioni odierne, acuitesi dopo la fine della (prima) Guerra Fredda.
Una volta caduto il tabù della guerra nucleare tra superpotenze, la politica estera degli Stati Uniti è cominciata via via a essere sempre più “rilassata” nei confronti di nazioni che prima appartenevano al blocco sovietico (Europa dell’Est e Iran).
In Europa il frettoloso allargamento della NATO (che ha inglobato le repubbliche baltiche Lituania, Estonia, Lettonia) fino ad avviare trattative con l’Ucraina, ha aggravato il contrasto etnico tra ucraini e russi all’interno del Paese. Naturalmente la Russia è risentita dell’atteggiamento degli Stati Uniti che continuano a sanzionarla.
(Vedi la scheda “Ucraina”).
Nel frattempo lo scontro tra sunniti e sciiti si è aggravato per due motivi: l’allentamento delle alleanze con gli alleati storici, ma soprattutto l’avanzamento di ideologie salafite (e quindi fondamentaliste e jihadiste) in tutto il Medio Oriente. Le conseguenze sono state più estreme del previsto: 11 settembre, Al Qaeda e Stato Islamico hanno fatto in modo che Russia e Stati Uniti si trovassero coinvolti unitamente nello stesso punto strategico: la Siria e l’Iraq.
(Vedi le schede “Siria”, “Stato Islamico e Iraq”).
Lo scontro tra sciiti e sunniti però si gioca tra Arabia e Iran e la scintilla è scoccata con la guerra in Yemen (Vedi le schede “Yemen e Arabia Saudita” e la scheda “Iran”).
La partita oggi si gioca in 4 e le vecchie alleanze non hanno più l’esclusività di un tempo (ci sono alleanze incrociate, temporanee o ambigue). Resta alla periferia dal gioco la disastrosa situazione in Libia (vedi la scheda “Libia”) e l’annosa questione tra Israele e Palestina (che qui non affrontiamo in quanto lo abbiamo fatto già atre colte).
Nella varie schede ho descritto sommariamente, ma in modo accurato con cartine molto precise, la situazione etnica e religiosa, quella delle forze in campo, le alleanze ufficiali e le accuse reciproche a ogni attore politico. Questa parte è composta solo da fatti, nessuna opinione, né personale né dietrologica è contemplata. La schede terminano con un commento personale super partes e dei suggerimenti personali, questi sì ideologici.
Come potrete comprendere leggendo le schede, i governi sono interessati soprattutto ai vantaggi economici, le democrazie mettendo in primo piano solo i diritti civili dei propri cittadini, i regimi nemmeno questo.
L’Onu persegue la vecchia politica dell’integrità nazionale (come nel congresso di Vienna del 1815), mettendo in secondo piano il principio di autodeterminazione dei popoli.
Per perseguire entrambi questi principi termino questa introduzione con l’esempio del Libano.
Il Libano è sempre stato abbastanza stabile, vista l’assenza di una netta maggioranza sciita o sunnita all’interno del Paese. Il potere è distribuito ugualmente: il presidente del governo libanese deve essere un cristiano, il primo ministro un sunnita e il portavoce del parlamento uno sciita. I conflitti si concentrano principalmente nel nord del Paese, ai confini con la Siria, dove il gruppo militante sciita degli Hezbollah sostiene il governo di Bashar al-Assad.
La chiave sciiti contro sunniti e dei loro vecchi alleati, spiega solo in parte lo scontro nel e sul Golfo. Spiega ancor di più, e meglio, un’altra chiave di lettura: la crisi di legittimità dei poteri e la conseguente crisi ideologica.

Lukha B. Kremo, 11 settembre 2015

La nuova Guerra Fredda sarà calda? la NATO in Ucraina


Ne abbiamo già parlato molte volte, ma i media di massa preferiscono parlare dell’ISIS e del caldo. Sì, il global worming è importante, anche perché presto verrà scaldato da una Guerra che da Fredda si sta scaldando giorno dopo giorno.
Ieri, 20 luglio, sono cominciate le esercitazioni congiunte della Nato in corso in Ucraina, nella regione di Leopoli: si tratta delle manovre militari multinazionali Saber Guardian (Rapid Trident-2015) che si protrarranno fino al 31 luglio e a cui partecipano duemila militari da Usa, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Lettonia, Georgia e altri 12 Paesi.
Il sostegno concesso dalla Nato al revanscismo fomentato dal “partito della guerra” di Kiev rischia di compromettere la ricerca di una soluzione negoziata alla crisi ucraina, sostiene una nota diffusa ieri dal ministero degli Esteri della Russia. Vero è che non è la prima esercitazione di questo tipo in questa zona, ma anche vero che l’impiego di forze non ha eguali nel passato, e questo è un brutto segnale, visto i rapporti compromessi con la Russia.
Ma la Rapid Trident non è altro che una versione leggera della Tri­dent Junc­ture 2015 (TJ15), che dal 28 set­tem­bre al 6 novem­bre vedrà impe­gnate soprat­tutto in Ita­lia, Spa­gna e Por­to­gallo oltre 230 unità ter­re­stri, aeree e navali e forze per le ope­ra­zioni spe­ciali di oltre 30 paesi alleati e part­ner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 140 aerei da guerra, più le indu­strie mili­tari di 15 paesi per valu­tare di quali altre armi ha biso­gno l’Alleanza (il “tidente” è il riferimento a Stati Uniti, Unione Europea e Unione Africana). La Trident Juncture 2015, presentata in funzione anti-ISIS, comprende 22 dei 28 Paesi dell’Unione Europea. Su que­sto sfondo, come si può discu­tere di Unione euro­pea igno­rando l’influenza della Nato e, quindi, degli Stati uniti che ne deten­gono il comando? come si può pen­sare che nella vicenda greca non svol­gano un ruolo rile­vante gli Usa tra­mite la Nato, di cui la Gre­cia è parte stra­te­gi­ca­mente impor­tante?
Come si pos­sono sepa­rare le que­stioni eco­no­mi­che da quelle poli­ti­che e mili­tari, nel momento in cui, sulla scia della stra­te­gia Usa, l’Europa viene tra­sfor­mata in prima linea di una nuova guerra fredda con­tro la Rus­sia e in ponte di lan­cio di nuove ope­ra­zioni mili­tari in Africa, Medio­riente e oltre, fino nella regione Asia/Pacifico?
Fatevi queste domande e d’un tratto tutti vi sembrerà più piccolo e inutile, Tsipras, il referendum, Renzi, la Merkel.

Pronti per la guerra alla Russia?


Il Pentagono è pronto a dispiegare mezzi pesanti nell’Est Europa per impedire eventuali aggressioni da parte della Russia. Lo rivela il New York Times citando fonti americane alleate. Il progetto prevederebbe anche il dispiego di 500 soldati in paesi baltici e dell’est Europa. Si tratta della prima volta che gli Usa insedia forze militari negli stati ex membri del Patto di Varsavia, oggi nella NATO.
Capito? Non c’è da aggiungere altro.

Guerra Fredda reloaded II


Ne abbiamo parlato spesso, fin dal marzo del 2012, di questa storia di una seconda Guerra Fredda, e ancora almeno una decina di volte nel 2013 e 2014, ma i media di massa sembrano minimizzare. Il nostro titolo di Guerra Fredda Reloaded è del febbraio 2014, quando cioè era chiaro che la Guerra Fredda fosse completamente “riaccesa”, anche se in termini lievemente diversi.
Ma inutile aggiungere nostre parole che rischiano di rimanere inascoltate: facciamo parlare sputniknews, che ringraziamo e invitiamo a visitare:

“Nei suoi rapporti con gli USA, la Russia si riserva il diritto di reagire a tutti i passi non amichevoli nei confronti di Mosca, è detto nel documento del Ministero degli Esteri di Mosca dedicato ai risultati del 2014 e agli obiettivi del futuro di medio termine.
Costruendo l’interazione con la parte americana, non possiamo non prendere in considerazione le iniziative intarprese dall’amministrazione di Barack Obama per l’inasprimento delle relazioni bilaterali, il congelamento di fatto dei contatti nella maggioranza dei settori e il progressivo aumento delle pressioni sulla Russia a mezzo delle sanzioni che mirano a indebolire l’economia russa e creare le condizioni per il “vacillamento” della situazione politica interna. Ci riserviamo il diritto di reagire in maniera adeguata a tutti i passi non amichevoli nei nostri confronti”.
Il dicastero diplomatico della Russia ha rilevato che il superamento della spirale della contrapposizione e il ritorno alla stabilità delle relazioni bilaterali saranno possibili soltanto “nel caso della cessazione delle azioni ostili di Washington nei confronti della Russia e della pratica conferma della disponibilità della Casa bianca a sviluppare il dialogo sulla base dei principi dell’autentica parità e del rispetto reciproco degli interessi”.

La nuova Guerra Fredda si gioca sull’Artico (e dove sennò?)


Sembra proprio un’ironia che la nuova Guerra Fredda si giochi proprio nel Mare Artico.
I fatti: un centinaio di caccia F16 statunitensi ed europei hanno iniziato un’esercitazione sui cieli dei paesi nordici, preoccupati dall’aumento delle attività militari della Russia. L’esercitazione militare si svolge a nord di Norvegia, Svezia e Finlandia e serve a testare la collaborazione tra i Paesi artici. Alle operazioni partecipano Usa, Germania, Gran Bretagna, Francia, Paesi Bassi e Norvegia, che sono membri della Nato, oltre a Svezia, Finlandia e Svizzera.
Anche se era comunque stata pianificata prima dell’annessione della Crimea, il giorno dopo la Russia ha aumentato le proprie attività militari nel mar Baltico e nel Mar Glaciale Artico, per testare la capacità di combattimento delle proprie forze aeree, con numerose incursioni nello spazio aereo dele operazioni NATO che hanno allarmato in particolare gli Stati baltici.

Il Terzo Mondo si riorganizza: nuovi assetti politici in Asia


Forse non ve ne siete accorti, ma in Asia ci sono grandi movimenti che stanno modificando profondamente l’assetto politico.
La conferenza afroasiatica di Bandung, in Indonesia, si tenne la prima volta nel 1955 creando il termine e il concetto di “Terzo Mondo” in contrapposizione con il bipolarismo della Guerra Fredda, concetto poi ripreso da Tito con il Movimento dei Paesi non Allineati. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Movimento non seppe reagire al vuoto politico internazionale a causa dei molti contrasti interni (e i vari genocidi in Africa e in Bosnia), e per il fenomeno dei Paesi in Via di Sviluppo. Il Movimento esiste ancora, l’Iran ne pretenderebbe la sede, ma i grandi Paesi in Via di Sviluppo come Brasile e Cina o la stessa Iugoslavia (Serbia) che ne fu la fondatrice, sono presenti solo come osservatori.
In ogni caso, durante la conferenza afroasiatica di Bandung a Jakarta del 2015 il primo ministro di Tokyo, Shinzo Abe, e il presidente cinese, Xi Jinping, scattata, si sono stretti la mano: i due leader sembrano rilassati e in sintonia. Questo nonostante il discorso di Abe che ha espresso “profondo rimorso” per quanto accaduto durante la Seconda guerra mondiale, senza pronunciare formalmente le sue scuse, attese soprattutto dai rappresentanti cinesi e sudcoreani. Questo è importante se consideriamo anche che dieci anni fa, l’allora primo ministro Junichiro Koizumi, considerato il padre politico di Shinzo Abe, espresse le scuse formali.
Questo ri-raffreddamento dei rapporti Cina-Giappone si deve leggere alla luce di ciò che è successo qualche giorno fa in Pakistam, dove il presidente cinese Xi Jinping e il premier pakistano Nawa Sharif hanno cementato la relazione strategica che lega i loro due Paesi con una valanga di accordi per investimenti cinesi nelle infrastrutture e nell’energia per 46 miliardi di dollari. E’ un matrimonio perfetto quello tra Cina e Pakistan: non bisogna dimenticare che c’è l’India come fastidioso vicino comune (per esempio la questione territoriale irrisolta del Kashmir, conteso da tutte e tre le potenze).
In pratica la Cina si assicura un “corridoio energetico” lungo il Pakistan (attentati permettendo), una sorta di nuova “via della seta” che permetterà di evitare alla Cina il passaggio dal Mar Cinese e dallo stretto di Malacca, arrivando direttamente nel Golfo Persico.

Isis, Boko Haram, la guerra nascosta Usa-Russia in Ucraina e altri mostri


Questo è un articolo particolare, che chiarisce la linea di questo blog. Solitamente non amiamo dichiarare gli intenti.
In questo caso facciamo notare che la nostra linea non è quella di scandalizzarci (per scandalizzare) per i “mostri internazionali” di questo periodo (di cui pure abbiamo parlato spesso).
Il nostro intento è quello di mettere in luce quei mostri che l’opinione pubblica non ha ancora recepito come tali.
Pare che i media di massa (che tra l’altro hanno dato sufficiente spazio all’Isis, nell’ultimo anno) abbiamo deciso che “abbia colmato la linea”, abbia “superato il limite di sopportazione”. Un’affermazione un po’ sibillina: come se prima “fossero ancora nei limiti di tolleranza”. Che è assurdo. Ma comunque bene, è proprio per questo che parleremo sempre meno dell’Isis, sempre che non diventi una delle molte “guerre dimenticate”, ma non crediamo, vista la posizione strategica (Medio Oriente).
Speriamo che comincino a considerare “oltre misura” anche le azioni di Boko Haram che tra l’altro non sono sempre ostacolate dal Governo nigeriano (leggete questo articolo), perché mi pare che visto che l’Italia con l’Eni ha interessi economici in quei posti, allora i 100 morti a botta (nel vero senso della parola) e le decine di studentesse rapite non siano così importanti.
Continueremo a parlarne finché non noteremo un vero impegno nell’informazione dei fatti nigeriani nei medium di massa italiani.
Questo vale anche per la guerra Usa-Russia che si sta svolgendo in Ucraina, dove soldati infiltrati americani combattono faccia a faccia con soldati infiltrati Russi, mettendo in scena una “guerra di indipendenza” che è solo la facciata di un conflitto mondiale. Non si sta combattendo solo una guerra tra ribelli russi irredentisti che non vogliono vivere in un Paese ucraino e ipernazionalista (perché in questo caso io personalmente sarei assolutamente con loro), si sta combattendo una guerra tra la Nato e la Russia. Se la Russia abbandonasse il conflitto, l’Ucraina passerebbe presto o tardi nell’Unione Europea e quindi nella Nato (e quindi potrebbe diventare sede di basi Usa). A questo punto la Russia si sentirebbe circondata e/o minacciata.
Per quanto è innegabile che russi e filorussi stiano operando contro le regole di garanzia internazionale, è altrettanto innegabile che la consegna dell’Ucraina all’Occidente (come lo è stato per i Paesi europei dell’ex Patto di Varsavia), possa modificare gli equilibri politici internazionali.
Non smetterò mai di ripetere (dal 1991, ma ora più che mai) quanto sia rischioso e deleterio per il mondo il mantenimento della Nato e della pratica statunitense di costruire basi in utti i Paesi alleati, ora che non esiste più l’Unione Sovietica e che la Russia ha basi anche all’estero ma solo in una “corona” di Paesi confinanti, non certo nei 5 continenti come la sua controparte.

Il Congresso Usa ha pre-dichiarato guerra alla Russia


Washington: 411 sì, 10 no, 13 astenuti. La risoluzione n. 758 della Camera dei Rappresentanti è stata approvata l’altro ieri segnando un risultato travolgente e bipartisan presso il Congresso USA, prima che il disegno di legge vada al Senato.
Il testo riporta: Strongly condemning the actions of the Russian Federation, under President Vladimir Putin, which has carried out a policy… (Decisa condanna delle azioni della Federazione Russa, sotto la presidenza di Vladimir Putin, che ha condotto una politica…) e di seguito: «Condurre una revisione del posizionamento, della prontezza e delle responsabilità delle forze armate degli Stati Uniti nonché delle forze degli altri membri della NATO per determinare se i contributi e le azioni di ciascuno siano sufficienti a soddisfare gli obblighi della difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico e specificare le misure necessarie per porre rimedio a eventuali carenze».
Si noti come gli Usa stiano condannando le azioni della Russia, sebbene l’Ucraina non sia un membro della NATO (che è proprio cià che la Russia non vuole).
La risoluzione passa ora al Senato. Se diventa legge, la risoluzione consente al Presidente degli Stati Uniti di dichiarare guerra alla Russia aggirando il permesso formale parlamentare del Campidoglio.

Putin: “spero di [non] usare la forza”


Ancora morti e feritinel corso di scontri armati tra le forze di polizia ucraine e quelle dei filorussi scoppiati a Mariupol, nella regione ucraina orientale di Donetsk.
Putin: “Spero tanto di non dover usare il diritto, concessomi dal Parlamento, di impiegare la forza in Ucraina, e che la situazione possa essere risolta con mezzi politico-diplomatici”

Boko Aram sconfina in Cameroun?


In pochi giorni, nello stato di Yobe e in quello di Zamfara, nel nord della Nigeria, sono state massacrate 47 persone in due diversi attacchi. Nel primo, ad opera dei Boko Haram. sono state trucidate 17 persone, alcune delle quali pregavano in una moschea. Nel secondo, pastori di etnia fulani hanno massacrato 30 persone, molti i membri delle milizie di autodifesa anti Boko Haram.
In questi giorni si parlamolto di Gianantonio Allegri e Gianpaolo Marta, i due sacerdoti italiani rapiti nella notte tra venerdì e sabato nel nord del Cameroun, nel territorio di Maroua, insieme a un’anziana suora canadese.
Molte volte in questo blog abbiamo “anticipato” avvenimenti prima che se ne parlasse nei mass media (la guerra civile siriana, la neoGuerra Fredda, ecc.), e spesso abbiamo parlato della situazione tragica e strategica della Nigeria (binomio che significa problemi per tutti) e del pericolo di Boko Aram, che potrebbe rappresentare il Bin Laden del futuro.

Ucraina, ancora alta tensione


In Ucraina c’è stato un colpo di Stato incostituzionale e il potere è stato preso militarmente, con le armi: queste le parole del presidente russo, Vladimir Putin.
Gli Stati Uniti rispondono dicendo che sono pronti a imporre sanzioni contro la Russia molto presto.
Il presidente russo ha ribadito che per il momento non c’è alcun bisogno di fare uso della forza in Crimea, ma quella militare resta comunque un’opzione.
Nel frattempo oggi è arrivato il segretario di Stato Usa John Kerry ha annunciato un pacchetto di aiuti economici e di tecnici quale forma concreta di supporto al nuovo governo ucraino nell’escalation di tensione con la Russia.
Presto anche la Neorepubblica di Torriglia si pronuncerà sulla questione, una volta che sarà presentata una risoluzione Onu oppure quando sarà ratificato bilateralmente il nuovo governo ucraino.

Alta tensione tra Russia e Usa per l’Ucraina e la Crimea


Alta tensione tra Russia e America sulla questione Ucraina dopo l’annuncio di Putin di intervenire militarmente in Ucraina per difendere gli interessi della Crimea, regione a maggioranza etnica russa.
L’ambasciatore ucraino all’Onu Yuriy Sergeyev denuncia che quindicimila soldati russi sono già in Crimea.
In una telefonata di 90 minuti il presidente russo Vladimir Putin ha detto al presidente Usa Barack Obama che si riserva il diritto di proteggere gli interessi dei russi se ci fossero violenze in Crimea e nell’Ucraina dell’est, ovvero nei territori a maggioranza russa.
Obama ha detto a Putin che gli Stati Uniti condannano l’intervento militare russo nel territorio ucraino.
Se è sacrosanta la volontà di difendere le popolazioni di etnia russa e minoritarie in Ucraina, ciò dovrebbe avvenire in modo pacifico, attraverso l’impegno diretto del governo dell’Ucraina e l’invio di osservatori internazionali.
La soluzione sarebbe l’indipendenza della Crimea dell’Ucraina e l’autonomia delle regioni ucraina ad alta densità russa.
Noi abbiamo parlato di Guerra Fredda soltanto tre giorni fa, come sempre a proposito.
Infatti, i nostri sospetti sono che la Russia sventagli la questione Crimea e dell’Ucraina dell’est per non lasciarsi sfuggire il governo dell’Ucraina dalla propria orbita (la Csi) a vantaggio di quella dell’Ue.
Del resto gran parte del gas che la Gazprom russa vende all’Europa passa dall’Ucraina e questo sposta un sacco d’interessi economici e strategici.
Ecco perché la guerra è molto più vicina di quanto sembri. Basta vedere l’esempio siriano: la Russia non ha mai mollato l’osso, nemmeno davanti a migliaia di morti civili tra cui molti bambini, cioè non ha mai permesso l’intervento dell’Onu; crediamo sarà difficile che lo farà in Ucraina.
Questo ci restituisce l’idea che la Russia ha dell’Onu e degli osservatori internazionali: un giocattolo nelle mani della Nato. Non possiamo dire fino in fondo se la Russia ha ragione o no, ma è un dato di fatto, l’Onu non è considerato un organismo neutrale.

Guerra Fredda Reloaded


Già altre volte abbiamo parlato del sospetto che sia in corso una nuova Guerra Fredda, soprattutto da quando parliamo della Siria (si veda per esempio questo articolo del maggio 2011).
La politica internazionale è sempre complessa da capire, ma besterà leggere le prossime riche per capirne un po’ di più:
Il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu ha annunciato che la Russia intende espandere la sua presenza militare all’estero, creando delle basi in diversi Paesi quali Cuba, Venezuela, Nicaragua, Seychelles, Singapore e Vietnam. I negoziati riguardano anche la possibilità di entrare con proprie navi nei porti a condizioni favorevoli e siti di rifornimento per i bombardieri strategici. Attualmente, Mosca ha una sola base navale fuori dall’ex Urss, a Tartus, in Siria (ciò vi dice qualcosa?).
Ora, se spesso i liberali hanno mostrato entusiasmo per il fatto che gli Stati Uniti abbiano disseminato basi militari in tutto il mondo, che dire adesso? Certo, la Russia non garantisce proprio le libertà che ci sono negli Stati Uniti, ma non dimentichiamo che la Russia non è l’Urss, è una democrazia, il governo è stato eletto, mentre negli Stati Uniti c’è ancora la pena di morte. Che rispondere, cari liberali?
Per me, sarebbe meglio smantellare le basi Usa per scongiurare quelle russe.

Ucraina: la guerra civile che copre la guerra fredda


Strage a Kiev

Strage a Kiev

Le violenze in Ucraina tra europeisti e governativi a Kiev hanno provocato almeno 26 morti e oltre 240 feriti, tra cui 79 poliziotti e cinque giornalisti. Tra le vittime, 19 le persone sono state colpite da colpi d’arma da fuoco. Lo sostiene Alla Areshkovich, a capo del dipartimento di Sanità dell’amministrazione comunale di Kiev.
Il presidente ucraino Viktor Ianukovich ha annunciato una tregua per fermare il bagno di sangue.
La strage ha definitivamente destato l’attenzione del mondo sulla situazione assurda in cui si trova l’Ucraina, stretta tra le speranze di un Eldorado europeo dei cittadini (e un definitivo affrancamento dalla “Madre Russia”) e il “protezionismo economico” russo (rafforzato dalla questione dei gasdotti russi che passano attraverso l’Ucraina per rifornire l’Europa), da cui in realtà il governo dipende.

Ucraina, le rivolte che sanno di guerra fredda


Disordini a Kiev

Disordini a Kiev

Ancora dure rivolte a Kiev dove gli agenti hanno sfondato le barricate e hanno cominciato a sgomberare il campo dei manifestanti insediato a centro della città.
Tre morti in queste ore. L’Unione Europea chiede di fermare le violenze e gli Usa minacciano sanzioni. Mentre la Russia punta il dito contro la Ue.
Il presidente ucraino Viktor Yanukovych ha convocato l’opposizione per una tregua.
Le proteste sono contro la politica di Yanukovych, cha da oggi ha fatto entrare in vigore le leggi anti-sommossa approvate la settimana scorsa in maniera frettolosa la settimana scorsa.
Naturalmente alla base c’è il conflitto (anche civile) tra chi propende per una politica filoeuropea di integrazione dell’Ucraina nella Ue (parte del popolo e dell’opposizione), e chi invece protende per una politica filorussa nell’ambito del ferrovecchio della CSI (il governo e un’altra parte del popolo).

Notizia da niente: la Russia ha piazzato missili contro l’Europa


La Russia ha piazzato i suoi missili Iskander M (nome in codice Nato SS-26 Stone) al confine con l’Europa.
Igor Konashenko, portavoce del ministero della Difesa russo, ha confermato l’annuncio del giornale tedesco Bind, sottolineando come questo dispiegamento non sia contrario agli accordi internazionali.
Anche la NATO ha un sistema missilistico in Europa: si chiama Thaad – letteralmente Difesa d’area terminale ad alta quota – e consiste in diverse batterie di missili tipo Patriot chiamati SM-3, missili senza potere offensivo, sono cioè sprovvisti di una carica esplosiva che servono per abbattere gli eventuali missili che potrebbero essere lanciati contro l’Europa da paesi come Corea del Nord, Iran e Russia.

Missili anti Nato

Missili anti Nato


Così la Russia ha piazzato delle batterie missilistiche nei pressi di Kaliningrad, un’enclave russa tra Polonia e Lituania. I missili a corto-medio raggio Iskander M sono degli ordigni concepiti proprio allo scopo di eludere gli scudi anti-missile della Nato. Con una velocità pari a settemila chilometri all’ora e una portata di oltre quattrocentoquindici chilometri, questi missili potrebbero facilmente colpire città tedesche come Berlino, Dresda o Lipsia.
Ma analizziamo la situazione.
Da anni l’Europa cerca di inglobare sempre più Stati che fino a qualche decennio fa erano sotto il controllo di Mosca e in questa corsa verso est lo stesso Putin ha più volte dimostrato una mal celata irritazione. La situazione diventa chiara se prendiamo per esempio le proteste ucraine: gran parte della popolazione è scesa in piazza in questi giorni per dimostrare la voglia di entrare nell’Unione Europea e lasciarsi alle spalle la propria dipendenza dai russi, ma i politici al potere hanno all’Europa preferiscono la Russia, grande dispensatore di gas naturale, che ha usato negli inverni più rigidi come ricatto per l’intera Europa, minacciando di chiudere le condutture e dettando le propre leggi economiche).
Il messaggio russo è chiarissimo, come nel migliore stile del Cremlino, ovvero «siete arrivati fin qui ma non proseguirete oltre»
Aggiungiamoci anche che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non parteciperà alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Sochi in Russia e che a guidare la delegazione americana sarà Billie Jean King, celebre campionessa di tennis, membro del President’s Council on Fitness, Sports and Nutrition e icona del movimento gay.
Il messaggio di Obama non potrebbe essere pià chiaro: le politiche discriminatorie attuate da Valdimir Putin nei confronti delle persone omosessuali sono da condannare.
Eccovi serviti un bel revival di Guerra Fredda, come all’epoca delle Olimpiadi di Mosca del 1980.

Palestina e Israele: tutti colpevoli!


La dissoluzione dei territori palestinesi

La dissoluzione dei territori palestinesi


Lo scontro decennale tra palestinesi e israeliani si riaccende per l’ennesima volta. Sembra che il bioritmo guerra-pace segua una sinusoide, i periodi di tregua e l’avvicinarsi della pace vengono puntualmente interrotti da un’inversione di tendenza che riporta tutto verso la guerra. Come un profondo respiro senza fine. Qualche studioso potrebbe pensare che questo conflitto sia una specie di termometro del mondo e scovare dei paralleli tra le alternanze pace-guerra e la situazione mondiale, vista sia la regolarità delle ricadute, sia la particolare risonanza mediatica di questo conflitto. E alla crisi economica mondiale non poteva mancare la guerra “per eccellenza”.
Noi non siamo ancora velleitari a tal punto da formulare questa ipotesi, ma sicuramente possiamo legare questo conflitto a una guerra “sotterranea”, o se preferite “fredda”, che ha come baricentro il Medio Oriente. Pensiamo sia all’Iran che fornisce armi alla Palestina che ha come obiettivo il sodalizio Israele-Stati Uniti, sia all’asse Russia-Cina, che, come ha dimostrato il caso della Siria, si oppone all’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente.
L’immensa partita a scacchi mondiale porta a una guerra stretta e angusta combattuta addiruttura in una Striscia di trra di pochi chilometri.
E se a Gaza i bambini muoiono è colpa di tutti questi “poteri forti”, non solo del missile israeliano di turno. Ma nessuno è esente da responsabilità.
E tutti i politici da bar che riemergono in situazioni come queste dovrebbero, oltre a studiarsi la storia, tenere presente i seguenti fatti.
Israele
Israele è uno Stato, e come tutti gli Stati comprende una moltitudine di persone, tra cui pacifisti e integralisti religiosi (nella fattispecie ultraortodossi), ebrei sionisti e non, arabi ebrei (lo sapevate?), e musulmani israeliani, ma soprattutto comprende anche il Governo Netanyahu. Una cosa è essere ebrei ortodossi, un’altra sionisti (esistono anche ortodossi non sionisti, soprattutto in Usa), un’altra ancora Israeliani. Quindi chi si riempie la bocca di Israele dovrebbe fare queste distinzioni, perché le manifestazioni pacifiste degli israeliani non vanno d’accordo con la politica di aggressione della destra che il governo israeliano asseconda.
I sionisti hanno la responsabilità di violare costantemente (fino a oggi) i trattati internazionali e continuare a costruire colonie nei territori occupati.
Il Governo ha la responsabilità di assecondare i sionisti e la destra per avere l’appoggio politico e poter governare.
Palestina
Anche in questo caso, servono dei distinguo. Ci sono i palestinesi, Hamas (attualmente al governo), gli integralisti pro jihad e l’ANP.
Hamas, con l’appoggio degli integralisti, viola regolarmente gli accordi, le tregue e protegge i terroristi al proprio interno. Ora, considerare combattenti e non terroristi Hamas e gli integralisti kamikaze è controverso. Faccio degli esempi per ognuna delle fazioni: rivolgendomi agli italiani come chiamereste Pietro Micca che si fece esplodere per impedire alle truppe francesi di conquistare Torino durante l’assedio del 1706?
Come dimenticare, del resto, Il massacro di Monaco del 1972, in cui dei fedayyìn palestinesi palestinesi uccisero 11 atleti israeliani che stavano partecipando alle Olimpiadi.
Inoltre, giusto per stare in Italia, molti hanno dimenticato la strage di Fiumicino nel 1985, dove i terroristi palestinesi uccisero 16 persone ferendone circa 100.
Credo che, aparte eccezioni, la differenza tra terrorismo e lotta per la libertà sia abbastanza semplice.
L’intifadah (il lancio di pietre) è lotta per la libertà, farsi esplodere in un autobus israeliano è terrorismo. L’ANP è un organizzazione lecita, mentre non dimentichiamo che i kamikaze palestinesi sono stati la fonte d’ispirazione di Osama Bin Laden e dei Talebani, niente meno.
È quindi necessario, sia per noi, ma soprattutto per i Palestinesi, cominciare a distinguere gli integralisti religiosi dai combattenti per la libertà. La jihad non c’entra niente con la Palestina, o almeno non dovrebbe.
Stati Uniti
Non mi stupisce come gli Stati Uniti (in cui vivono milioni di ebrei) siano filoisraeliani, non stupisce nemmeno che gli Stati Uniti abbiano ottimi rapporti con l’Arabia Saudita (monarchia assoluta, con la più integrale versione dell’Islam, ma ricca della materia prima che fa muovere il mondo, ovvero il petrolio), mentre i rapporti con la Palestina non sono per niente buoni (è una democrazia, non è integralista, ma è un Paese molto povero).
Queste riflessioni fanno capire che le democrazie occidentali non creano alleanze in base alle proprie idee democratiche, ma al profitto. Più che “democrazie” si tratta di “capitalismi”.
Europa
Il vecchio continente sembra ergersi ad arbitro (inascoltato) del conflitto. Sembra invece comportarti come gli Stati Uniti, solo che in Europa vivono milioni di musulmani e non di ebrei (che inazisti – che erano europei – hanno eliminato in massa), quindi sembra ovvio che si parteggi leggermente più per le motivazioni dei palestinesi. Falso buonismo.

Resta il fatto che la Palestina ha il diritto di avere uno Stato vero (non le vergognose riserve “indiane” di adesso, entro i confini stabiliti nel 1967), e che Israele ha diritto alla propria tranquillità e non si deve sentire minacciato dall’Iran e da gran parte dei Paesi del Medio Oriente.
Resta il fatto che Israele è un paese ricco che continua a colonizzare terre di un Paese povero.
Resta il fatto che nessuno dei due contendenti vuole la pace.
Antisemitismo
Infine, non poteva mancare l’antisemitismo, che ultimamente ha permeato pure certi ambienti di estrema sinistr! Essere fascisti, nazisti, neonazisti o postfascisti è vergognoso, ma essere comunisti antisemiti è lo stesso.
Contestare Israele e le scelte del proprio governo è lecito, essere contro gli ebrei no.
Contestare i Palestinesi perché hanno eletto Hamas al Governo è incomprensione dei livelli indecenti di vita dei palestinesi.
Al Salaam! Shalom!

Che cos’è il Nuovo Ordine Mondiale (NWO)?


Secondo il complotto del Nuovo Ordine Mondiale, il cui acronimo è NWO (New World Order), un presunto gruppo di potere oligarchico e segreto si starebbe adoperando per prendere il controllo di ogni organizzazione statale del mondo.
Una delle menzioni iniziali del NWO sarebbe contenuta nella dichiarazione del 1975 del Presidente statunitense Gerald Ford: “Dobbiamo unirci per costruire un nuovo ordine mondiale […] Al meschino concetto di sovranità nazionale non dev’essere permesso di distoglierci da quest’obiettivo”. Il testo è in realtà un rimando all’importanza della sovranazionalità nelle decisioni politiche internazionali, e non è legato alla presunta organizzazione oggetto della teoria cospirativa.
In questa teoria vengono richiamati a far parte del presunto complotto, gli Illuminati (leggi nostro articolo), il Quarto Reich, l’ONU, gli Stati Uniti, la comunità ebraica e la nuova massoneria.
Anche note organizzazioni internazionali quali la Banca Mondiale, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), il WTO (World Trade Organization), l’Unione Europea e la NATO sono spesso elencate come sotto-organizzazioni per lo sviluppo del Nuovo Ordine Mondiale. Infine, la maggior parte delle famiglie potenti e influenti, quali i Rothschild, i Rockfeller, la JP Morgan, la famiglia Du Pont, la famiglia Bush, il casato Windsor, così come i monarchi europei e il Vaticano, sono secondo alcuni complottisti membri del NWO.
Lo stesso attacco alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 farebbe parte del disegno del NWO e sarebbe stato organizzato a tavolino da questi signori.
In quest’ottica non è difficile creare un vero e proprio “calderone” di teorie e sottoteorie, a volte discordanti, tra le quali citiamo, a grandi linee:
1) Gli anarco-insurrezionalisti, gli ecologi radicali e i neo-Luddisti, a volte sostengono che c’è o può esistere un’esplicita organizzazione cospirativa.
2) Le ideologie cristiano-evangeliche fondamentaliste includono un elemento religioso preminente nella cospirazione, basato sugli antichi testi evangelici e biblici: l’anti-Cristo.
3) Altri sostengono una Teoria del Controllo, riguardante il controllo della mente e della società anche mediante la dispersione degli agenti chimici nell’atmosfera via aerea (scie chimiche o anomale), esperimenti sul controllo delle meteorologia e dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche, esperimenti riguardanti il controllo della mente e la sua conseguente manipolazione da parte della CIA (MK-ULTRA), influenza di extraterrestri, l’Area 51, la Base Dulce, fino a includere la storia antica dell’uomo, in cui si troverebbero tracce di queste attività umane o extraterrestri.
4) Un’ulteriore teoria è chiamata “Signoraggio” e prevede l’abolizione del denaro contante il quale, secondo i sostenitori, andrebbe gradualmente sostituito da quello elettronico utilizzabile sotto forma di carte magnetiche o microchip a bassa frequenza impiantati sottopelle. Secondo i sostenitori di questa teoria, una volta preso saldamente il potere, il NWO potrebbe controllare ogni singolo essere umano sia negli spostamenti che nelle transazioni di denaro, ricattando all’occorrenza chiunque possa agire contro gli interessi della nuova dirigenza planetaria.
Purtroppo la concomitanza (e la concorrenza) di teorie potrebbe screditare quello che c’è di vero in alcune di esse e infatti molti complottisti sono convinti che i fautori del NWO lavorino per creare teorie del complotto sempre nuove e fantasiose proprio per screditarle tutte. Il complottismo del complottista.
Giunti a questa deriva, paradossalmente il Nuovo Ordine Mondiale pare più un Vecchio Caos Globale.
Per rendere costruttivo il ragionamento bisogna innanzitutto fare delle distinzioni:
1) Separare il NWO dall’ufologia.
2) Distinguere il NWO dagli Illuminati.
3) Concepire il NWO non come potere effettivo, ma come volontà di una parte del mondo, in questo caso dei cosiddetti “poteri forti”, ovvero qualsiasi persona, istituzione, o famiglia che ha dei reali ed effettivi poteri sulla società o parte di essa.
Infatti, come insegna la Storia, non è mai stato possibile racchiudere l’interno controllo mondiale in una persona, un impero o un’istituzione. Anche l’Impero Romano, quello Cinese o il Papato hanno avuto un potere forte, ma mai assoluto, e sempre contrastato da altri poteri concorrenti o dal “popolo” stesso.
Oggi la coscienza dei cittadini è molto più consapevole e informata del passato, e per questo l’opinione pubblica stessa è considerata (anche dai poteri forti), un elemento di forte influenza (e la stessa esistenza del complottismo ne è un’evidenza).
Concepire un potere unico come il NWO è assurdo perché ce lo insegna la Storia: regimi con tendenze “assolutistiche” ci sono e ci sono stati, ma più erano forti e assolutistici e con maggiore forza sono stati combattuti. Elenco i casi più eclatanti, ma la lista potrebbe non finire più: il Papato (contrastato dalla Riforma), il Nazismo (combattuto dagli Alleati), il Comunismo e l’Imperialismo statunitense (che si sono opposti tra di loro in una grande Guerra Fredda).
Se da un lato, però, non dobbiamo credere all’esistenza di un “mostro” che controlla il mondo, non possiamo negare gli effetti che hanno “i suoi tentacoli”. La volontà di raggiungere un NWO, o un potere che sia forte nel mondo, esiste ed è sotto gli occhi di tutti: esistono istituzioni non elette democraticamente (come i già citati FMI, WTO e la Banca Mondiale e le relative lobbies) che hanno un’innegabile ed evidente influenza nel mondo.
Si può quindi concludere parlando di “influenze di potere” esercitate dai soggetti sopra elencati, dalle istituzioni, dalle grandi famiglie, dai dirigenti di multinazionali del petrolio, della farmacologia e dell’informatica, fino al Vaticano, che hanno reali influenze sulle decisioni mondiali.
Questo fenomeno, che è stato esercitato dall’antichità fino a oggi e si trasforma e si adegua (a volte “travestendosi”) a seconda dell’epoca che sta vivendo, ha poco da nascondere e molto da mostrare, e si traduce in una semplice parola: “Potere”.
Noi abbiamo due possibilità: far sentire la nostra voce (la famosa “opinione pubblica”), e fare leva su una caratteristica del potere, che è quella dell’esclusività: ogni potere tende a escludere e annichilire altri pretendenti al potere, e si creano così condizioni di equilibrio tra poteri forti che riescono a ridurre la loro influenza globale. Così è stato durante la Guerra Fredda, con il Comunismo che faceva da contraltare all’Imperialismo capitalistico. Oggi va un po’ peggio, perché c’è un potere meschino che contrasta la Civiltà del Capitale: il fondamentalismo religioso.
Cominciamo a ragionare in questi termini prima di descrivere alieni che insegnano agli egiziani a costruire astronavi a forma di piramide o Bush che schiaccia il pulsante l’11 settembre.

Ah, ma in Siria c’è la guerra?


Le forze di sicurezza di Bashar al-Assad bombardano (dal cielo) la capitale Damasco, mentre si scontrano con le milizie ribelli ad Aleppo. Solo da un paio di settimane il mondo e i media meno accorti si sono resi conto che in Siria c’è una guerra civile, cosa che noi abbiamo fatto notare sin dal 25 aprile 2011, ben 15 mesi fa, chiamandola prima rivoluzione, e poi, il 1° agosto 2011, con il suo vero nome: guerra civile.
Con questo vogliamo soltanto dire che basta una maggiore attenzione a questi avvenimenti per capire di che cosa si tratta. Il valore strategico della Siria potrebbe riaccendere adirittura una nuova Guerra Fredda (ricordate? tra Usa e Russia). La possibilità c’è: noi ve lo abbiamo detto, voi continuate a pensare al calciomercato.

Titanic: la fine di un’epoca e l’inizio della fine


Titanic: l'inizio della fine

Titanic: l'inizio della fine


Oggi (per l’esattezza la prossima notte), sono trascorsi 100 anni dalla tragedia più celebre della storia: l’affondamento del Titanic, celebrato da migliaia di libri e almeno 7 film.
Ma la notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 non avvenne soltanto un tragico incidente, ma il fatto fu l’emblema della fine di un periodo storico: il positivismo ottocentesco. L’infrangersi dell’inaffondabile transatlantico segnò il fallimento del sogno positivista. Per la prima volta, in modo plateale e clamoroso, una nuova tecnologia considerata infallibile falliva al primo varo.
Dagli anni ’30 dell’Ottocento, infatti, si erano diffuse idee e teorie di grande fiducia nei confronti della scienza e della tecnologia, sostenendo che insieme potessero risolvere tutti i problemi dell’uomo, fino a includere anche il superamento della morte.
Questo ottimismo si era rafforzato grazie al forte sviluppo della medicina, della chimica e delle altre scienze inserite in un quadro geopolitico di sostanziale stabilità: l’Europa disegnata da Metternich al Congresso di Vienna del 1814 aveva resistito e vi era appena stato il più lungo periodo di pace conosciuto allora, noto come “la belle époque”.
Tale eccesso di ottimismo fu sconfessato per la prima volta dal Titanic nel 1912, e “La bella epoca” tramontò definitivamente nel 1914 con la Grande Guerra, seguita dalla Rivoluzione russa, dalle dittature nazifasciste, dall’altro grande disastro del dirigibile Hindenburg nel 1937 e dalla Seconda Guerra Mondiale dal 1939.
La fiducia nella scienza e nel progresso civile naufragò insieme con il Titanic, e per sempre, se consideriamo che nel 1945 s’inaugurò la fase della Guerra Fredda, con i suoi tremendi spauracchi nucleari, fino alla caduta del muro di Berlino e del regime sovietico (1989 e 1992), prontamente rimpiazzata dal Terrorismo internazionale dell’11 settembre 2001, che caratterizza ancora oggi lo scenario mondiale.

Tg fuori dal mondo: il gelo c’è, ma tra Usa e Russia!


Una tempesta di allarmismi e polemiche dell’italietta sta dipingendo gli schermi televisivi di bianco. Mentre l’Italia si danna per qualche centimetro di neve e ghiaccio (esteso in mezzo emisfero terrestre, in modo molto più grave), nessuno, dico nessuno, tra i Tg nazionali, ha parlato di un gelo molto più grave:
è praticamente riesplosa la Guerra Fredda.
Mentre le deficienze del giornalismo delle tv italiane ci fa del terrorismo meteorologico, in Siria muoiono centinaia di persone ogni giorno e l’Onu sta cercando di trovare una soluzione al problema.
Stati Uniti e Russia sono finiti in piena rotta di collisione sulla Siria. Dopo il veto opposto ieri all’Onu da Mosca e Pechino sulla risoluzione contro il regime di Bashar el Assad, Hillary Clinton ha annunciato che Washington intende bloccare il flusso di fondi e i rifornimenti di armi russi che raggiungono Damasco.
A me fa venire più i brividi questo che una bella rinfrescata invernale dell’aria, e voi?

Per i ministri: visto che la risoluzione Onu NON è stata approvata, non ci sarà una nostra ratifica. Aspetteremo che l’eventuale risoluzione sia approvata.