Concerto dei Laibach in Corea del Nord


Laibach at Pyongyang

Laibach at Pyongyang

I Laibach sono un gruppo sloveno legato alla scena industrial che spaziano i generi tra il neofolk, l’industrial e il musical.
Sono la prima band occidentale ad aver calcato i palcoscenici della Corea del Nord. Il 18 agosto 2015 hanno riempito il Panghwa Arts Theatre, a Pyongyang, in un evento seguito da 1.500 spettatori. “Tutti sono rimasti seduti ai loro posti per tutto il tempo e non ci sono stati applausi o cori, ma è la norma ai concerti qui”, ha detto Simon Cockerell, il general manager della Koryo Tours.
Ma la loro caratteristica principale è quella di essere fraintesi, a partire dal genere: molti giornalisti hanno definito la loro musica rock, industrial-metal, hip hop (e vi consiglierei di cercare tra le varie testate a chi la spara più grossa), ma questo è nulla in confronto alla loro attidutine e ai messaggi delle loro canzoni. Alcuni (mica sconosciuti, parlo delll’ANSA) sono certi che siano “famosi anche per le loro performance con uniformi militari e simboli autoritari che toccano temi che richiamano socialismo e marxismo” (e questo giustificherebbe la loro presenza in Corea del Nord), per altri hanno un’immagine ambigua, con venature di nazionalismo, tanto che alcuni l’accusano di essere fascista.
Prima erano fascisti, ora sono comunisti. Tutto qua.
Nessuno che faccia un’analisi semiotica, sul linguaggio delle dittature, dei regimi e dei media di massa, o sulla visione politico-storica della Slovena, Paese a cavallo tra la mitteleuropa tedescofona e i Balcani polveriera d’Europa in due guerre nonché porta d’accesso di flussi migratori anche in questi giorni.
Se si andassero a leggere i testi di una discografia estesa ma non sterminata, capirebbero che la critica è estesa in tutte le direzioni, dalle dittature, al “regime” degli Stati Uniti, al Vaticano.
Kremo at Torriglia

Kremo at Torriglia

Rap femminile? Sì, dall’Afghanistan!


Sosan Foirooz, rapper aghana

Sosan Foirooz, rapper aghana

Essere un rapper in Afghanistan non è facile.
Se poi si è donna sembra impossibile.
Sosan Firooz è una rapper afgana di 23 anni che ha deciso di sfidare le regole del suo Paese e i suoi parenti, che hanno chiuso i rapporti con lei perché compare in tv e canta (in Afghanistan esibirsi in pubblico è vietato alle donne).
L’unico a sostenerlo è il padre Abdul che ha addirittura lasciato il lavoro per accompagnarla e proteggerla, probabilmente riconoscendo l’importanza a livello sociale e anche la pericolosità della scelta della figlia.
Durante una intervista in occasione del lancio del suo primo singolo in lingua dari Our Neighbours, Sosan invita a rimanere nel proprio Paese: “Rimanete qui perché quando sarete rifugiati, desidererete solo baciare la terra della vostra patria”.