Quando parlate di democrazia, sciacquatevi la bocca


Il mondo Occidentale inneggia a Juan Guaidó, il capo del Parlamento del Venezuela che si è autoproclamato (ripeto: autoproclamato) presidente del Venezuela, alcuni paesi (tra cui l’Unione Europea) lo riconoscono già come presidente.

Nel frattempo, la mozione per riconoscere Juan Guaidó  non è riuscita ad ottenere ieri a Washington la maggioranza – di valore unicamente politico – tra i Paesi membri dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), solo 16 Paesi su 35, infatti lo hanno appoggiato.

Si ricorda che Nicolás Maduro è stato eletto democraticamente con voto elettronico e che ha vinto probabilmente perché l’opposizione si è ritirata per protesta (quindi niente brogli).

Si potrà dire che Maduro ha tollerato la corruzione mandando a rotoli l’economia di un Paese ricco (che ha le più estese riserve di petrolio al mondo), che non è capace di condurre un Paese (dalla morte di Chavez l’economia venezuelana è crollata e ciò non può dipendere solo dal crollo del prezzo del petrolio, dato che altri Paesi dell’Opec non hanno subito la stessa sorte), che ha fatto scelte sbagliate e scellerate (ha bloccato il cambio del Bolivar, ha dato la precedenza all’appartenenza politica rispetto alla competenza politica o tecnica, creando incompetenza e corruzione, ha trascurato investimenti e nuove tecnologie per il petrolio che, diversamente dal quello arabo, è un composto di sabbia bitumosa, quindi necessita di maggiore lavorazione ), ma non si può definire dittatore. Fatevene una ragione, ed evitare di inneggiare all'”esportazione democrazia” perché, come dimostrano le vicende dell’Iraq e della “Primavera araba”, ha esiti disastrosi (ed è spinta non dalla filantropia, ma dal desiderio di neocolonialismo e imperialismo).

 

Golpe “statunitense” in Venezuela: Guaidó si proclama presidente


Il giovane Juan Guaidó, leader dell’Assemblea nazionale, si è autoproclamato presidente pro tempore del Venezuela, dopo che il Parlamento (a cui capo c’è Guidò), è stato dichiarato nei giorni scorsi “illegittimo” dal Tribunale supremo controllato dal regime. A Caracas, davanti  ai sostenitori riuniti, Guaidó ha lanciato ufficialmente la sua sfida al lider chavista Nicolás Maduro, che due settimane fa si era insediato per un secondo mandato presidenziale, che ha replicato affacciandosi dal balcone del palazzo presidenziale dichiarando: “Siamo la maggioranza, siamo il popolo di Hugo Chavez. Siamo in questo palazzo per volontà popolare, soltanto la gente ci può portare via”.

Il presidente autoproclamato è stato subito appoggiato da Stati Uniti, Canada e alcuni Paesi sudamericani.

Juan Guaidò e Nicolàs Maduro

Venezuela: pareggio all’italiana


Vittoria di un soffio quella di Nicolás Maduro, l’ex autista di autobus ed ex ministro degli esteri, che Chavez indicò prima della morte come suo successore, con solo il 50,66% contro il 49,07% di Henrique Capriles, che chiede il riconteggio delle schede.
Non si tratta semplicemente di un esito molto equilibrato tra candidati, ma di un vero e proprio scontro tra sistemi: da un lato la “rivoluzione bolivariana” di Chavez, che punta alla costruzione di un nuovo socialismo, dall’altro la democrazia liberale che i suoi oppositori vogliono restaurare.

Hugo Chávez muore nella Giornata dei Giusti


Il presidente del Venezuela Hugo Chávez è morto oggi 6 marzo, dopo una giornata di peggioramento delle sue condizioni di salute. Il ministro della Difesa venezuelano Diego Molero, ha assicurato che le forze armate sono schierate in tutto il Paese per garantire il rispetto della Costituzione.
Leader amato dal popolo e soprattutto dai contadini vanezualani, faceva parte del filone “bolivariano”. Anche se non mancava di ombre, il leader ha la sua importanza positiva nell’ambito politico del Sudamerica, e già si grida al complotto, cioè all’avvelenamento volontario. Chavez muore nella Prima Giornata dei Giusti per la Memoria comune d’Europa, (proposta l’anno scorso dall’associazione Gardens of the Righteous Worldwide, “Giardini dei Giusti di tutto il mondo”) che vuole ricordare tutti coloro che hanno combattuto i genocidi.
Interessante la dichiarazione per cui non ci possono essere classifche tra genocidi, poiché nessuno può essere migliore (o peggiore) di altri e quindi tutti vanno ricordati allo stesso modo: un monito a tutti coloro che esagerano o minimizzano il numero delle vittimea seconda del proprio interesse politico (soprattutto dell’Olocausto e dei Gulag sovietici), come già avevamo fatto notare durante la Giornata della Memoria del 2012 (vedi).

In Venezuela la rivoluzione è permanente


Hugo Chavez vince le elezioni per il quarto mandato della Presidenza del Venezuela.
Il socialismo di ispirazione bolivariana sembra tenere in vari Paesi dell’America Latina e, forse, avanzare quasi in funzione anti-imperialista americana.
Rispettiamo il voto dei venezuelani, soprattutto il largo elettorato delle favelas, ma non ci piace affatto che si modifichi la costituzione, come Chavez ha fatto, per “aiutare” la propria rielezione. Il rischio del socialismo è sempre lo stesso: una volta al potere, lo spazio dell’opposizione è sempre angusto e controllato.
Per il momento facciamo i complimenti a Chavez e gli auguri, perché 7 anni sono lunghi, soprattutto nelle sue condizioni di salute.