Coronavirus: prove tecniche di controllo sociale


Sull’epidemia di Covid-19, tra tutte le cose serie e non serie dette in rete o in real life, pare che l’unica cosa sensata l’abbia pubblicata Il Manifesto, oggi qui: https://ilmanifesto.it/come-disciplinare-una-societa-dopo-averla-influenzata/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook#Echobox=1582899241.
Ribadiamo il concetto – da noi accennato in un post del 24 gennaio (più di un mese fa, in seguito gli eventi in Cina) – alla luce del ceppo italiano. Il Covid-19 o “nuovo coronavirus” è un virus nuovo per l’uomo (quindi che non riscontra anticorpi nell’uomo) che potrebbe anche durare anche mesi e/o fino all’arrivo del vaccino (e magari negli anni ce lo prenderemo in molti), fa morti (come tutte le malattie principalmente tra chi ha già altre patologie) ed è più grave dell’influenza stagionale. Detto questo non stiamo parlando di un’epidemia di ebola, ricordiamo che la mortalità varia dal 2 al 3% e che la contagiosità è di poco più di 2 (per confronto il morbillo ha circa 15).

Si può quindi considerare più grave perché manca i vaccino perché ha un livello preoccupante di letalità, ma non è certamente proporzionale alle misure di sicurezza prese prima in Cina e poi in Italia. In Italia, in particolare, abbiamo avuto dei morti di meningite, che non hanno smosso le istituzioni in questo modo, per fare un esempio.
Qui parliamo di intere città isolate, locali chiusi la sera (come se la sera fosse più contagiosa) fino al top della regione Marche che chiude tutto senza nemmeno un positivo. Questa non è scienza, non è medicina, sono «lezioni di pedagogia disciplinare di massa», prove tecniche di controllo sociale, certamente aiutate dal clima apocalittico creato da quei decerebrati di giornalisti sovranisti che conosciamo bene.

E termino citando sempre il Manifesto: «si tratta di iniziare a interrogarci tutte e tutti assieme se e per quanto tempo continueremo a consegnare le nostre esistenze e la loro dignità a chi, una volta utilizzando la trappola del debito per respingere ogni rivendicazione di diritti e l’altra utilizzando un’epidemia per disciplinare l’intera società, ci chiede di interiorizzare la solitudine competitiva come unico orizzonte esistenziale.»

È morto Gabriele ‘AkaB’ Di Benedetto


È morto Gabriele Di Benedetto, fumettista noto come AkaB. La notizia è stata riportata dalla sua ragazza sui social, che ha chiesto discrezione.

Fumettista, illustratore, pittore e regista, aveva collaborato con Il Male, Il Manifesto, Rolling Stone e Linus.

La Nazione Oscura esprime le proprie condoglianze anche a nome del Presidente Lukha B. Kremo, con il quale ha collaborato.

Niente asilo


la-prima-pagina-shock-del-manifestoAylan non avrà terra: è l’immagine choc del piccolo profugo siriano trovato cadavere sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, dopo l’ennesimo naufragio nel Mediterraneo.
Il Manifesto lo ha pubblicato in prima pagina, con il titolo “Niente asilo”. C’è chi si dice scioccato, chi accusa di aver sfruttato un’immagine choc. Io ho un figlio di tre anni e penso che se hanno sfruttato l’immagine di un bambino morto, lo hanno fatto a scopi umanitari: mettere luce su una tragedia. Un simbolo (un bambino morto in una spiaggia, a Bodrum, solitamente gremita di turisti) che rappresenta l’ecatombe e l’esodo dei profughi a cui stiamo assistendo.
Oltre alla preghiera laica per questo e tutti gli altri bambini e ragazzi che muoiono in circostanze simili, vorrei fare una considerazione di tipo sociale e semiotico: nel 2001 curavamo la pubblicazione underground “Miroir du Gourmet“, all’epoca considerata ultrascioccante, che mostrava cadaveri, morti ammazzati, corpi squartati, torture e deformità di ogni tipo. Una pubblicazione che ha chiuso nel 2007 e che è continuata con “Flush.art” (e dalla versione edulcorata Flush.art Log“), con un concetto nuovo, la cui provocazione non scaturisce più dalle immagini scioccanti e morbose, ma da proclami ambigui. Il perché una pubblicazione così non abbia più senso è ovvio: sarebbe una tra le tante, oltre che al fatto che internet non ha nessun velo nel mostrare qualsiasi oscenità.
La considerazione è questa: una cosa superscioccante solo 15 anni fa, ora esce sui gionali di massa.