Quando parlate di democrazia, sciacquatevi la bocca


Il mondo Occidentale inneggia a Juan Guaidó, il capo del Parlamento del Venezuela che si è autoproclamato (ripeto: autoproclamato) presidente del Venezuela, alcuni paesi (tra cui l’Unione Europea) lo riconoscono già come presidente.

Nel frattempo, la mozione per riconoscere Juan Guaidó  non è riuscita ad ottenere ieri a Washington la maggioranza – di valore unicamente politico – tra i Paesi membri dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), solo 16 Paesi su 35, infatti lo hanno appoggiato.

Si ricorda che Nicolás Maduro è stato eletto democraticamente con voto elettronico e che ha vinto probabilmente perché l’opposizione si è ritirata per protesta (quindi niente brogli).

Si potrà dire che Maduro ha tollerato la corruzione mandando a rotoli l’economia di un Paese ricco (che ha le più estese riserve di petrolio al mondo), che non è capace di condurre un Paese (dalla morte di Chavez l’economia venezuelana è crollata e ciò non può dipendere solo dal crollo del prezzo del petrolio, dato che altri Paesi dell’Opec non hanno subito la stessa sorte), che ha fatto scelte sbagliate e scellerate (ha bloccato il cambio del Bolivar, ha dato la precedenza all’appartenenza politica rispetto alla competenza politica o tecnica, creando incompetenza e corruzione, ha trascurato investimenti e nuove tecnologie per il petrolio che, diversamente dal quello arabo, è un composto di sabbia bitumosa, quindi necessita di maggiore lavorazione ), ma non si può definire dittatore. Fatevene una ragione, ed evitare di inneggiare all'”esportazione democrazia” perché, come dimostrano le vicende dell’Iraq e della “Primavera araba”, ha esiti disastrosi (ed è spinta non dalla filantropia, ma dal desiderio di neocolonialismo e imperialismo).

 

Parte l’imperialismo cinese, prima base militare in Africa


La Cina avrà la sua prima base militare permanente all’estero, precisamente a Gibuti, nel Corno d’Africa.

La tv cinese ha trasmesso le immagini dei marines a bordo di navi militari in partenza dalla città orientale di Zhenjiang, e anche la stampa nazionale – controllata dal Partito comunista – ha dato ampio spazio alla notizia. L’apertura della prima base militare cinese all’estero è uno sviluppo molto importante per capire la politica estera della Cina promossa dal suo presidente, Xi Jinping, e ha implicazioni rilevanti anche per quei paesi che sono preoccupati di un’eccessiva espansione degli interessi cinesi in Asia e in Africa, per esempio l’India.

Quella cinese è una strategia che è stata definita del “filo di perle”, cioè una serie di investimenti in infrastrutture – soprattutto commerciali ma anche militari – estese dal territorio cinese fino al Sudan, nell’Africa orientale. L’apertura della base militare a Gibuti è stata vista da alcuni degli stati rivali della Cina, soprattutto l’India, come un’altra delle “perle” di questa strategia, che sta aumentando i timori che il governo cinese sia intenzionato ad avviare una politica estera molto più aggressiva di quella adottata finora.

Sulla Crimea


Volevo porre alcune domande, perché sento troppi esperti di politica internazionale (è ironico) che prendono posizione come per una partita di calcio (fascisti contro communisti).
Parlerò in modo semplice, senza usare termini della diplomazia internazionale, così ci capiamo tutti.

Bisogna sapere che:
1) La Russia attua una politica di salvaguardia delle etnie russe fuori dai confini della Russia, che la Nato chiama imperialismo.
2) Gli Stati Uniti hanno basi e militari in tutto il mondo e controllano Afghanistan e Irak, e la Russia chiama ciò imperialismo.
3) In Crimea hanno votato i cittadini e il referendum ha superato il 98% a favore dell’indipendenza dall’Ucraina e l’annessione alla Russia, la Nato dice che è “illegittimo” (che non vuol dire che ci sono stati brogli, ma perché va contro il “principio dell’unità degli Stati”).
4) In Kosovo si è fatto un referendum e l’etnia più numerosa albanese ha ottenuto l’indipendenza dalla Serbia, ma la Russia e La Serbia non riconoscono il Kosovo.

Qualcuno mi dice, per cortesia:
1) Per quale motivo è contro l’indipendenza della Crimea, visto il risultato del referedum?
2) La differenza tra la situazione del Kosovo e della Crimea.

(le risposte sono: 1) Perché sono dalla parte dell’imperialismo Americano e non di quello Russo e 2) Il Kosovo chiedeva la secessione da uno stato dell’impero Russo, la Crimea da uno stato che sta passando dall’impero russo all’Europa e quindi alla NATO)

Tra il Primcipio dell’Unità degli Stati (cha sa tanto di Congresso di Vienna) e l’autodeterminazione dei popoli, cosa scegliereste?
Quando la gente comincerà a pensare con il proprio cervello e non con quello degli altri?

Grazie.