TRACCE SONORE: Technogod – Pain trtn ment


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Technogod – Pain trtn ment

Come ho già avuto modo di scrivere di altri gruppi, anche in questo caso a volte ritornano.
In vent’anni di onorata carriera, questo è il loro quarto album.
L’intrattenimento del dolore. In realtà di dolore qui ce n’è poco, semmai una diversa attitudine alla musica e al voler giocare con le lettere e le parole; quasi enigmistica, in senso stretto.
I titoli di molti brani sono degli intelligenti giochi di parole che si ribaltano poi anche nei suoni e rumori.

Tra trip-hop, techno dub, schitarrate assassine e melodie simil etno/orientali davvero accattivanti, miscelando il tutto in un frullatore di ritmi ipnotici e ossessivi ma mai inquietanti, il disco scorre traccia dopo traccia per oltre sessanta minuti di piacevole e facile ascolto.

Un disco pieno di collaborazioni, con una lunga lista di artisti per preziosi interventi, mai gratuiti, mai buttati là, invece funzionali al progetto musicale.
Un disco suonato e cantato, a volte duro e scuro, a volte incredibilmente ballabile, a volte tutte e tre le cose, in ogni caso multietnico a partire dalle lingue cantate e parlate. Italiano, inglese, tedesco e francese per un mix vocale e musicale intrigante e trascinante.

Alcuni brani, i più lunghi, diventano quasi dei mantra. Altri sono più strutturati e rimandano a una forma canzone più tradizionale ma con suoni e atmosfere sempre particolari.

Il frullatore di cui sopra continua a macinare il tutto e viene quasi voglia di ripartire al termine dell’ultimo brano.

C’è spazio, in coda, anche per una sorta di rilettura/cover/riarrangiamento di Police on my back di Eddy Grant, portata al successo dai Clash, su un ritmo che però suona molto Technogod e in cui si riesce a riconoscere anche un’ eco lontana di Bandiera bianca di Battiato.

Per i più curiosi; disco trovato a tre euro negli scatoloni delle super offerte in uno dei miei negozi preferiti.
Chissà chi se ne è voluto disfare…

Buon ascolto.

massimo ODRZ

La musica degli Skinny Puppy usata come tortura a Guantanamo


Skinny Puppy

Skinny Puppy

Detenuti torturati a suon di musica nel carcere di Guantanamo a volume altissimo per 12 ore.
La musica utilizzata è elettronica industriale, in modo specifico quella del gruppo canadese di Vancouver, gli Skinny Puppy.
La scoperta non ha certo fatto piacere agli artisti canadesi che hanno deciso di presentare il conto al Governo degli Stati Uniti, inviando al ministero della Difesa una fattura per 666.000 dollari per utilizzo non autorizzato della loro musica.
Lukha B. Kremo ha commentato: “Anch’io ho provato le stesse torture di Guantanamo, nella mia cameretta, a 25 anni”.

TRACCE SONORE: Yello – One Second


One+Second

Yello – One Second

Gli Yello, combo svizzero prima trio poi diventato duo, hanno sempre avuto un approccio trasversale alla musica. Synth pop infarcito di disco music: cyber punk addolcito da elettronica minimale: afro beat con sferzate industrial.
In One Second, loro quinto LP del 1987, le tracce passano con estrema disinvoltura da un’atmosfera dark a un infernale ritmo afro sporcato da incursioni vocali in stile soul funky, ad alcuni strumentali assolutamente noir per terminare con una cavalcata cyber punk.
Il duo, aiutato da un manipolo di ospiti di tutto rispetto ( Shirley Bassey e Billy MacKanzie su tutti) snocciola una seria di brani uno più coinvolgente dell’altro lasciando senza respiro l’ascoltatore invaso da questi suoni sempre pieni, grossi, tempestosi ma liquidi allo stesso tempo infarciti da cori, urla minacciose e arrangiamenti strumentali quasi sinfonici.

Si parte alla grande con un ballabile a tutta birra per passare a un brano che sembra uscito da una colonna sonora di un film di spionaggio anni ’70, infarcito però di suoni arabeggianti. Le voci femminili aiutano a creare un groove intrigante.
L’apice di questa vocalità è il brano The Rhythm Divine cantato in maniera davvero divina da un’immensa Shirley Bassey, con un’interpretazione calda e avvolgente sorretta da un arrangiamento retrò che calza a pennello sulla voce della Bassey.

Gli strumentali sono altrettante galoppate in territori synth pop anneriti da suoni dark con il basso assassino che sferza bordate micidiali.
Non c’è tregua fra un brano e l’altro, anche i più tranquilli suonano ed emanano tensione.

Quando tutto sembra placarsi arriva, in coda, il colpo di teatro.
Si Senor The Hairy Grill è un terremoto. Cyber punk allo stato puro con una chitarra torrenziale tiratissima doppiata da un urlo primordiale e con una batteria mitraglia che enfatizza tutto il brano. Si entra in un vortice sonoro intenso, maestoso, cupo.
Il riff iniziale apre a un cantato sussurrato contrapposto allo strumentale in primo piano. Un passaggio di organo fa da intro al ritornello suonato con furia tribale. La chitarra continua imperterrita fra riff industrial e assolo tagliente. L’atmosfera rimane sospesa, inerte, poi di nuovo la batteria metronomo arricchita da un coro e dalla infernale chitarra ci accompagna al culmine del brano.
Senza fiato.

Il disco vale l’acquisto, si trova a due soldi, solo per il finalone travolgente.
Su vinile non si riesce, ma se acquistate l’edizione CD e impostate il lettore nella modalità repeat sull’ultimo brano non ve ne pentirete.
Sempre obbligatoriamente a volume super sostenuto.
Buon ascolto.

massimo ODRZ