Libia, conquistato quartier generale filo-ISIS a Sirte


Tripoli. Le forze militari vicine al governo di unità nazionale libico del premier Fayez al Serraj hanno annunciato di aver conquistato il quartier generale di Isis a Sirte, che stanno progressivamente liberando dalle sacche di resistenza delle forze del sedicente califfo Abu Bakr al Baghdadi.

Il Ramadan per qualcuno è l’occasione buona per massacrare la gente


Gravissimo il bilancio di un attentato avvenuto ieri a Khan Badi Saad, 20 chilometri a nord di Baghdad: le vittime di un’autobomba esplosa in un mercato molto affollato sono almeno 115.
L’esplosione è avvenuta proprio alla vigilia della festa dell’Aid al Fitr, la fine del digiuno islamico del mese di Ramadan, occasione strumentalizzata come la festa d’inizio Ramadam, lo scorso 18 giugno, per ben quattro attentati (in Tunisia, in Francia, in Kuwait, in Somalia, in Siria eseguiti pochi giorni a seguire).

Terrorismo islamico: non bastano i civili, servono turisti morti


SoussevittimaspiaggiaAttentato terroristico in due resort turistici a Sousse, località balneare della Tunisia centrale. Un commando ha preso d’assalto due resort, l’Hotel Riu Imperial Marhaba e l’Hotel Soviva, facendo irruzione a colpi di kalashnikov. Almeno 37 le vittime. Da ggiungere alla vittima di un attentato terroristica oggi nei pressi di Lione in Francia e ai 27 morti causati in un attentato kamikaze presso una moschea sciita nel Kuwait.
La strategia del terrorismo islamico è ormai chiara: non basta colpire i civili, ma bisogna colpire il turismo occidentale, meglio se turisti inermi dediti ai loro passatempi preferiti, musei e spiaggia.

Palmyra in mano all’ISIS, prossimo spianamento?


Palmira è caduta. L’antica e preziosa città siriana è finita nelle mani dei miliziani dello Stato Islamico, che adesso controlla le importanti vie di comunicazione che la attraversano e il suo sito archeologico. La città antica è il sito archeologico tra i più importanti della Siria e del Mondo. E’ ormai confermato dall’Unesco che alcuni monumenti dell’antica Palmira sono stati distrutti dalle bombe.
Ma è più probabile che l’ISIS utilizzi la protezione UNESCO per crearvi una roccaforte che non potrà essere bombardata.

Isis: gay giù dai tetti, roghi di libri e sigarette, vietato ridere in strada


Un articolo preso da “Lettera 43” che qundi ringraziamo e invitiamo a visitarlo.
Montagne di sigarette bruciate, roghi di libri blasfemi, persino il divieto di ridere in strada.
Ma c’è di peggio nei territori controllati dall’Isis, o Daesh, come in arabo si chiamano i jihadisti dello Stato islamico.
Omosessuali gettati dal tetto, oppositori religiosi (anche musulmani) sgozzati o crocefissi, ragazzi fucilati in pubblico per aver guardato una partita di calcio in tivù: gesti continuamente riportati – spesso per immagini – dalle cronache dei media, per loro convintamente normali.
Non solo nel Nord dell’Iraq e della Siria. L’applicazione più estrema della sharia (legge islamica), in atto tra i talebani iconoclasti dell’Afghanistan e del Pakistan – il leader del gruppo della distruzione dei Buddha è lo stesso della strage di bambini alla scuola di Peshawar – è prassi in ogni fortino o lembo di territorio controllato da gruppi dell’Isis.
DECAPITAZIONI A CATENA. Nel Califfato di Derna, in Libia, come a Raqqa, capitale siriana dello Stato islamico, le teste degli infedeli, takfir, vengono tagliate.
In Egitto, nel Sinai infestato dagli affiliati di al Qaeda, casa madre ripudiata dall’Isis, si rapisce e decapita come nella Cabilia algerina, di rimpetto al Mediterraeno.
O a Sud, nel Mali dove le teste dei tuareg finiscono sui banchi del mercato. In Nigeria, i jihadisti pro Isis di Boko Haram massacrano migliaia di civili.
Da Mosul, capitale irachena dell’Isis, è rimbalzato il tweet con la foto di un omosessuale gettato dal tetto per sodomia, davanti a una folla di voyeur partecipi. O se non altro testimoni della sua morte.
Coperto da un passamontagna l’uomo è precipitato nel vuoto dopo che, a terra, un jihadista incappucciato aveva letto la sentenza delle corti islamiche.

ISIS gay

ISIS gay


Non è la prima volta. Dopo la proclamazione del Califfato, nel giugno 2014, lo Stato islamico ha regolarmente giustiziato gay, lanciandoli dagli edifici o lapidandoli.
L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organo di propaganda dei ribelli con base a Londra, ha denunciato la morte a pietrate di due ragazzi, a Deir Ezzor, per «atti indecenti con i maschi».
Diverse lapidazioni sono state compiute dall’Isis, in Siria e in Iraq, su donne accusate di adulterio, giustiziate anche dai qaedisti rivali di al Nusra.
Altre decine, almeno 150 secondo il ministero per i Diritti umani di Baghdad e in maggioranza curde-yazide, sono state vittime di esecuzioni, nella provincia irachena di Anbar, per il loro rifiuto di sposare i jihadisti dopo la deportazione e riduzione in schiavitù.
Un rapporto delle Nazioni unite ha confermato che nello Stato islamico le donne vengono rapite e rivendute come schiave: l’Isis ha anche pubblicato un tariffario.
E in Rete è circolato un video di una donna accusata di adulterio a Hama, nella Siria centrale, lapidata dal padre con i jihadisti. «Ciò che succede adesso è il risultato di quello che hai fatto», rivendicano i boia.
La lapidazione è una sentenza autorizzata ed eseguita in Stati islamici di stretta interpretazione wahabita del Corano, come l’Afghanistan, l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi, lo Yemen, il Sudan, la Somalia e la Nigeria.
Le vittime sono, in genere, donne punite per l’adulterio o la gravidanza fuori dal matrimonio, anche nei casi di stupro.
Oltre alle lapidazioni, il medesimo gruppo ha diffuso in Rete le notizie di oppositori, anche musulmani, giustiziati e talvolta crocifissi, per essersi rifiutati alla conversione o per altri reati.
Diversi cittadini dello Stato islamico sono stati esposti crocifissi, alla mercé della folla.
È il caso di alcuni «ladri di Mosul» o di una presunta «spia anti-Isis» di Aleppo, legata sulla croce, sgozzata dal boia e da lì trasportata in strada, come in processione, come ha documentato il sito di intelligence Site, che monitora i network islamisti.
Online, l’Isis ha diffuso un suo «codice penale» che prescrive la pena di morte per blasfemia, sodomia e spionaggio, anche se pentiti. Lapidazione per l’adulterio. Morte e crocifissione per omicidi e rapinatori.
Per reati come il tradimento prematrimoniale «100 frustate e l’esilio». Per piccoli furti e frodi varie vale la legge del taglione (amputazione di una mano e/o una gamba). Decine di frustate per chi invece beve alcolici, si droga, diffama o si diverte.
Ad Aleppo, in Siria, i jihadisti hanno spaccato gli strumenti musicali e bastonato i loro possessori.
In Libia, chi è in fuga da Derna racconta di «montagne di sigarette bruciate e del divieto di ridere in strada dei folli dell’Isis».
Un soldato è stato decapitato e i drogati o chi beve sono incatenati e frustati nei centri di disintossicazione.
Non aiuta a frenare il flusso dei sunniti nell’Isis l’invito alle donne del vice premier turco, moderato islamico Bülent Arinç (Akp), di «non ridere in pubblico».
E su quest’ultimo divieto ci sarebbe da riflettere: un regime che vieta di ridere in pubblico sa, profondamente, che c’è solo da piangere.

Maometto piange, tutto è perdonato


Charlie Hebdo

Charlie Hebdo

Ecco i veri giornali satirici: libertà assoluta di dimostrare il proprio integralismo religioso!


Questo è il punto di vista traslato di questi giornali satirici:
Giornalidcacca
Questo è ciò che è uscito veramente nelle edicole:
Giornalidimerda
Ho sempre considerato questi due giornali come satirici e continuerò a farlo: libertà di esprimersi in tutta la loro intolleranza da integralismo religioso: le parole non faranno mai male come le mitragliatrici.

Charlie Hebdo: ecco perché sono morti


Oggi si uccide per questo. Secolo buio.

copertina di Charlie Hebdo

copertina di Charlie Hebdo

copertina di Charlie Hebdo

copertina di Charlie Hebdo

Copertina di Charlie Hebdo

Copertina di Charlie Hebdo

copertina di Charlie Hebdo

copertina di Charlie Hebdo

copertina di Charlie Hebdo

copertina di Charlie Hebdo

copertina di Charlie Hebdo

copertina di Charlie Hebdo

Giustiziata in Iran Reyhaneh Jabbari: voleva difendersi da uno stupratore


Reyhaneh Jabbari

Reyhaneh Jabbari

Nonostante la grande mobilitazione e gli appelli per fermare l’esecuzione, Reyhaneh Jabbari è stata impiccata nella notte tra il 24 e il 25 ottobre. La giovane iraniana, condannata a morte nel 2009 per l’uccisione di un uomo che voleva stuprarla, è stata giustiziata nel carcere di Teheran dove era rinchiusa.

In Nigeria Boko Haram uccide e rapisce un intero popolo


In Nigeria l’incubo attentati e rapimenti non è tornato, come sembrano alludere alcune testate, ma non è mai smesso. In Nigeria c’è ora una vera e propria guerra civile religiosa.
Il 23 giugno Boko Haram (il gruppo che da aprile tiene in ostaggio 200 studentesse, che il mondo vuole liberare al grido di #BringBackOurGirls) ha rapito altre 60 donne tra cui ci sarebbero 31 bambini.
A Kaduna, nel centro del Paese, dove 38 persone, in maggioranza donne e bambini, sono state uccise dopo un raid di un gruppo armato a due villaggi.
Il 25 giugno, i Boko Haram colpiscono un centro commerciale della capitale Abuja, provocando decine di morti.
Le migliaia di morti (che con più di quindici articoli, da ormai tre anni noi andiamo segnalando, vedi il primo della serie di nostri articoli sulla Nigeria) non bastano più all’integralismo islamico, ora rapiscono le donne mentre uccidono gli uomini.
E’ necessario, che l’Occidente, corresponsabile allo svilupparsi di questa situazione, intervenga aiutando il Paese a uscire da questa situazione.
Il presidente Lukha B. Kremo esprime il proprio cordoglio e si sente vicino alla popolazione di un Paese in cui ha vissuto per ben 2 anni, dal 1977 al 1978.

Sulle stragi in Norvegia


La Neorepubblica condanna le stragi di Oslo e Utoya rimarcando in modo ufficiale che:
– Ogni tipo di terrorismo è da condannare e prevenire in egual misura.
– Il terrorismo neonazista (o suprematista, xenofobo, white power, ecc.) è da considerare pericoloso quanto il terrorismo del’integralismo islamico.
– La pericolosità dell’integralismo di stampo neonazista è stata sottovalutata dall’Europa (lo dimostra il fatto del credito dato nelle prime ore alla rivendicazione integralista islamica).
– Jens Breivik ha pericolosamente individuato una strada da seguire dal terrorismo: il nemico interno, seguendo il nazismo di Hitler, quindi il marxismo culturale prima di tutti.
Questo idea del nemico interno non è del tutto errata: se ribaltiamo l’idea di Breivik e dei disturbati mentali come lui, il nemico prevalentemente interno dell’integralismo neonazista è più pericoloso e urgente da estirpare da quello anche esterno dell’integralismo religioso.

30 morti in Nigeria? Chissene frega, io voglio sapere di Sarah Scazzi!


Sarebbero almeno 30 i morti e decine i feriti gravi nell’attentato in un locale di Maiduguri nella Nigeria nordorientale ieri sera, probabile atto di esponenti della setta islamica Boko Haram.
Secondo alcuni testimoni gli attentatori hanno colpito intorno alle 18 di ieri il locale situato nella zona di Dala Kwanti.
In Italia (e in Europa) tutti i telegiornali hanno dato la notizia per prima nei telegiornali… Errata corrige, scusate: quasi nessuno ha dato la notizia, 30 morti nigeriano contano meno di un morto italiano o europeo (ma vero europeo, non immigrato, eh…).