Il governo turco fa finta di fare la guerra all’ISIS e attacca i curdi


Dopo mesi di relativa inattività, l’esercito della Turchia si è messo in moto alla fine della settimana scorsa, bombardando alcune postazioni militari dello Stato Islamico (ISIS) oltre il confine con la Siria. L’ISIS però non è l’unico obiettivo dell’esercito turco: i caccia hanno bombardato le basi del PKK. il Partito Dei Lavoratori Curdi, nelle zone montagnose del Kurdistan iracheno, mentre le autorità turche hanno arrestato centinaia di presunti sostenitori dello Stato islamico e del Pkk

La tregua tra il governo turco di Recep Tayyip Erdogan e i curdi risale al 2013 e in questi giorni è finita. L’avvenimento che ha causato questa rottura è il recente attentato di Suruc, in Turchia, dove un kamikaze dell’ISIS si è fatto esplodere a una protesta pro-curdi causando 32 morti.

I curdi hanno accusato il governo turco di aver spalleggiato i jihadisti, tollerando il loro ingresso nei territori curdi. Due giorni dopo, dei combattenti del PKK hanno ucciso due poliziotti turchi a Ceylanpınar. Secondo il Pkk si è trattato di una ritorsione per l’attentato di Suruç.  Nel frattempo, i jihadisti dello Stato islamico si sono scontrati con le truppe turche al confine con la Siria. Nei combattimenti è morto un soldato turco.

Secondo molti analisti il vero obiettivo del governo turco è proprio quello di distruggere i curdi e in particolare il Pkk, soprattutto per ragioni di politica interna (a causa del successo del Partito democratico dei popoli (Hdp), una nuova formazione che gli ha sottratto consensi tra gli elettori curdi perché si batte per i diritti della loro minoranza).

La nuova Guerra Fredda sarà calda? la NATO in Ucraina


Ne abbiamo già parlato molte volte, ma i media di massa preferiscono parlare dell’ISIS e del caldo. Sì, il global worming è importante, anche perché presto verrà scaldato da una Guerra che da Fredda si sta scaldando giorno dopo giorno.
Ieri, 20 luglio, sono cominciate le esercitazioni congiunte della Nato in corso in Ucraina, nella regione di Leopoli: si tratta delle manovre militari multinazionali Saber Guardian (Rapid Trident-2015) che si protrarranno fino al 31 luglio e a cui partecipano duemila militari da Usa, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Lettonia, Georgia e altri 12 Paesi.
Il sostegno concesso dalla Nato al revanscismo fomentato dal “partito della guerra” di Kiev rischia di compromettere la ricerca di una soluzione negoziata alla crisi ucraina, sostiene una nota diffusa ieri dal ministero degli Esteri della Russia. Vero è che non è la prima esercitazione di questo tipo in questa zona, ma anche vero che l’impiego di forze non ha eguali nel passato, e questo è un brutto segnale, visto i rapporti compromessi con la Russia.
Ma la Rapid Trident non è altro che una versione leggera della Tri­dent Junc­ture 2015 (TJ15), che dal 28 set­tem­bre al 6 novem­bre vedrà impe­gnate soprat­tutto in Ita­lia, Spa­gna e Por­to­gallo oltre 230 unità ter­re­stri, aeree e navali e forze per le ope­ra­zioni spe­ciali di oltre 30 paesi alleati e part­ner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 140 aerei da guerra, più le indu­strie mili­tari di 15 paesi per valu­tare di quali altre armi ha biso­gno l’Alleanza (il “tidente” è il riferimento a Stati Uniti, Unione Europea e Unione Africana). La Trident Juncture 2015, presentata in funzione anti-ISIS, comprende 22 dei 28 Paesi dell’Unione Europea. Su que­sto sfondo, come si può discu­tere di Unione euro­pea igno­rando l’influenza della Nato e, quindi, degli Stati uniti che ne deten­gono il comando? come si può pen­sare che nella vicenda greca non svol­gano un ruolo rile­vante gli Usa tra­mite la Nato, di cui la Gre­cia è parte stra­te­gi­ca­mente impor­tante?
Come si pos­sono sepa­rare le que­stioni eco­no­mi­che da quelle poli­ti­che e mili­tari, nel momento in cui, sulla scia della stra­te­gia Usa, l’Europa viene tra­sfor­mata in prima linea di una nuova guerra fredda con­tro la Rus­sia e in ponte di lan­cio di nuove ope­ra­zioni mili­tari in Africa, Medio­riente e oltre, fino nella regione Asia/Pacifico?
Fatevi queste domande e d’un tratto tutti vi sembrerà più piccolo e inutile, Tsipras, il referendum, Renzi, la Merkel.

La festa ISIS dei 18 anni


Trenta morti e un centinaio di feriti a Suruc, cittadina sul confine con la Siria che ospita migliaia di persone in fuga dall’Isis. Colpito il centro che stava organizzando aiuti per Kobane.
A provocare questa delizia (ripresa in diretta) una ragazza kamikaze di 18 anni.
Questo è cosa vuole quel Porco Dio dell’ISIS: la morte violenta dell’umanità tranne loro. Il nazismo islamico va combattuto con le armi soprattutto della laicità.
Poche ore dopo, a Mosul, un attacco suicida in Iraq, ma stavolta è contro l’Isis. Terrorismo risponde a terrorismo: un kamikaze ha ucciso 33 aspiranti kamikaze jihadisti a Mosul, roccaforte irachena del Califfato islamico. Non si esclude il regolamento di conti interno, ma in ogni caso l’ISIS potrebbe morire del proprio stesso cancro.

Somalia, attentato di al-Shabaab: morti più di 50 soldati del Burundi


Sono più di 50 i soldati del Burundi uccisi in un attentato sferrato dai miliziani somali di al-Shabaab contro una base militare della missione dell’Unione Africana in Somalia (Amisom) a sud di Mogadiscio.
Al-Shabaab è l’organizzazione locale terroristica islamica, vicina all’ISIS. Dopo i tre attentati di ieri con più di 60 morti, appare chiara un’altra strategia del terrorismo islamico, quello di fare guerra su più fronti: quello Occidentale, colpendo il turista, e quello non Sunnita (quindi Sciita o Cristiano), colpendo i luoghi simbolo (chiese e moschee) e le forze armate.

Terrorismo islamico: non bastano i civili, servono turisti morti


SoussevittimaspiaggiaAttentato terroristico in due resort turistici a Sousse, località balneare della Tunisia centrale. Un commando ha preso d’assalto due resort, l’Hotel Riu Imperial Marhaba e l’Hotel Soviva, facendo irruzione a colpi di kalashnikov. Almeno 37 le vittime. Da ggiungere alla vittima di un attentato terroristica oggi nei pressi di Lione in Francia e ai 27 morti causati in un attentato kamikaze presso una moschea sciita nel Kuwait.
La strategia del terrorismo islamico è ormai chiara: non basta colpire i civili, ma bisogna colpire il turismo occidentale, meglio se turisti inermi dediti ai loro passatempi preferiti, musei e spiaggia.

Effetti negativi a breve e lungo termine. Radioattività? No, guerra del Golfo.


Almeno 55 militari sono stati uccisi oggi in Iraq da tre attentatori suicidi probabilmente dell’Isis che hanno attaccato un convoglio nei pressi di Falluja, 50 chilometri a Ovest di Baghdad nella provincia di Al Anbar.
La situazione disastrosa in Iraq e Siria e quella alterttanto destabilizzata in Libia sono esempi troppo evidenti delle conseguenze delle guerra volute da Usa e Nato.
Tutto ciò che paventvamo PRIMA, mentre la gente ci prendeva per “pacifisti” o “comunisti” (ma non siamo né gli uni negli altri) si sta realizzando nei peggiori modi. Continuare a osannare la Nato, perseguire l’esterofilia culturale, essere patrioti e contemporaneamente filoamericani (contraddizione in termini), o d’altra parte, essere russofili, porterà la seconda Guerra Fredda a “riscaldarsi”.

Palmyra in mano all’ISIS, prossimo spianamento?


Palmira è caduta. L’antica e preziosa città siriana è finita nelle mani dei miliziani dello Stato Islamico, che adesso controlla le importanti vie di comunicazione che la attraversano e il suo sito archeologico. La città antica è il sito archeologico tra i più importanti della Siria e del Mondo. E’ ormai confermato dall’Unesco che alcuni monumenti dell’antica Palmira sono stati distrutti dalle bombe.
Ma è più probabile che l’ISIS utilizzi la protezione UNESCO per crearvi una roccaforte che non potrà essere bombardata.

Al Shabaab fa strage di cristiani in Kenya


La furia jihadista degli estremisti somali Al Shabaab si è abbattuta contro un campus universitario di Garissa, in Kenya, prendendo di mira gli studenti cristiani. Almeno 147 i morti accertati, ancora incerto il numero degli studenti presi in ostaggio, 4 i terroristi uccisi. I miliaziani di Al Shabaab sono legati ad Al Qaeda e fanno parte della galassia delle organizzazione terroristiche islamiche cui appartengono anche i miliaziani dell’ISIS.

Yemen, 140 morti musulmani, l’ISIS rivendica: anche loro Crociati?


Il bilancio è di 137 morti e 345 feriti, un’immane strage, avvenuta ieri a Sana’a, capitale dello Yemen e Sada’a.
Gli attacchi a San’aa sono avvenuti durante la preghiera collettiva del venerdì. Un kamikaze si e’ fatto saltare in aria nella moschea Badr, nel Sud della citta’, e un altro ha seguito il suo esempio all’esterno mentre i fedeli fuggivano atterriti. Un terzo attentatore ha azionato la cintura esplosiva che portava su di se’ nella moschea di Al-Hashahush, nel Nord di Sana’a.
L’ISIS ha rivendicato gli attentati, anche se si nutrono dubbi sulla veridicità di queste affermazioni, che potrebbero fungere da propaganda. Dopo aver tacciato il civile italiano ucciso a Tunisi, pensionato, ex autista di autobus come “Crociato” ci chiadiamo come definiscano i musulmani uccisi ieri.
In ogni caso, come da noi segnalato, in Yemen vi è una deriva jihadista, anche se più precisamente si tratta di una guerra civile “santa” tra sciiti e sunniti, probabile contesto in cui vanno inquadrati questi attentati.

L’ISIS attacca museo del Bardo a Tunisi


L’Isis rivendica l’attentato di oggi a Tunisi conclusosi nel sangue il blitz delle forze speciali antiterrorismo al museo del Bardo, bilancio provvisorio: 22 morti e 50 feriti.
L’attacco sintetizza le ultime azioni di propaganda Isis: l’attacco a occidentali innocenti in un luoghi d’arte e cultura.

Bollettino dei lavori di spianatura dell’ISIS


Vediamo come procedono i lavori dell’ISIS, il cui intento è quello di distruggere il patrimonio iracheno, un sito alla volta.

25/2/2015: Distruzione del museo di Mosul.
5/3/2015: Spianatura delle rovine della città di Nimrud, antica capitale Assira,
6/3/2015: Spianatura delle rovine della città di Hatra, fondata nel III secolo a.C. dalla dinastia dei Seleucidi.

Gli jihadisti hanno anche asportato le monete d’oro e d’argento custodite presso il museo locale di Hatra, siamo convinti che lo fonderanno o lo disperderanno in quanto profano. Se così non fosse, Lukha B. Kremo segnala al califfo Abubakr al Baghdadi di dimostrare la propria fedeltà al mondo condannando quest’ultimo gesto come infedele oppure di fare un suicidio rituale degno perché ci sono un sacco di Vergini ad aspettarlo in un mondo migliore per tutti.

Stato Islamico o banche occidentali: chi è il vero mostro?


E’ notizia di questi giorni che anche il califfato islamico dello sceicco Abu Bakr al Baghdadi ha la sua banca: ha aperto i battenti in un quartiere a est di Mosul con tanto di targa con la scritta “Banca Islamica” dove, come impongono i precetti dell’Islam puro, i prestiti si concedono senza interessi.
Non solleviamo alcun dubbio su quanto siano abominevoli i fautori dell’ISIS e non ci piace nemmeno il discorso “almeno una cosa buona c’è” come molti italiani criptofascisti fanno nei confronti di un sanguinario come Mussolini, tessendone le lodi per l’edilizia o altri campi. Non è un cosa lodevole che cancella le mostruosità.
Il nostro discorso è: i tassi d’interesse che le banche occidentali ci hanno imposto negli anni del boom finanziario erano giustificati? Se i consulenti finanziari fino a 10 anni fa ritenevano impossibile che il tasso potesse scendere ai livelli in cui è oggi (tra la mia perplessità), la realtà ha dimostrato che gran parte del livello dei tassi era speculativo e non per motivazioni fondanti (come l’inflazione o il costo del denaro).
Oggi per la “Banca Islamica” non sarà nemmeno difficile prestare a tasso zero, visto che il tasso in Occidente è dello 0,25%. Ma sono e resto convinto, come 10 anni fa, che la banca lavora sempre e comunque contro l’utente, tranne nei casi in cui il profitto derivante dai soldi dell’utente è notevole. Mi chiedo ancora perché se la banca ci presta i soldi noi dobbiamo pagare tassi spropositati e presentare garanzie ferree, quando noi quotidianamente prestiamo soldi alle banche con tassi completamente assorbiti da spese incredibilmente ingiustificate? Per far funzionare un sistema che non dà garanzie assolute, come la crisi finanziaria ha dimostrato?
E allora che l’Occidente cominci a prestare a tasso 0, almeno in questo periodo in cui l’inflazione e altri fattori che determinano il tasso sono talmente bassi da essere ininluenti. Fino a quel momento la banca sarà solo un’istituzione che mira alla propria sopravvivenza.

*** Bombe sulla Libia? No, grazie


NAZIONE OSCVRA CAOTICA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XXII

giorno 1 ventoso 134

*Siete favorevoli a un intervento armato in Libia?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Qvesito 22

Qvesito 22

Commento: il Governo Oscuro respinge l’intervento armato in Libia.
Il Governo Oscuro ancora una volta ha dimostrato cautela, si registrano infatti delle posizioni opposte proprio grazie alla volontà di capire il fenomeno. Chi è contro comprende che l’ennesimo bombardamento alla Libia non poterebbe a nulla di positivo, se non a un peggioramento delle condizioni politiche e sociali della Libia, chi è a favore mette in primo piano i diritti civili e il pericolo da mesi da noi segnalato dello Stato Islamico.
Il Presidente ci tiene a precisare che la sua NON è una posizione pacifista. Infatti essere pacifisti “a priori” sarebbe un pre-giudizio di tipo dogmatico. Per il Presidente la guerra è necessaria se è di difesa o di attacco ai poteri che limitano o annullano la propria libertà e i propri diritti civili. Specifico “propri” perché queste offensive non riguardano la difesa della libertà altrui, a meno che non si tratti di solidarietà e supporto (perchè è evidente che una guerra di “liberazione”, come è concepita oggi, ha come risultato un’influenza politica, militare ed economica, ovvero il post-colonialismo).
Questo modo di vedere ha fatto sì che per il momento il Presidente (e il Governo Oscuro) abbia sempre votato contro le guerra. Il Pacifismo per noi è quindi una conseguenza, non una premessa. Il Governo Oscuro è pacifista per deduzione, non per presa di posizione.
Il Governo Oscuro ha votato contro l’intervento in Libia ora e contro Gheddafi e contro l’intervento in Siria. Quando ancora non era stato fondato (prima del 2004) il futuro Presidente si schierò contro le guerra in Irak e persino (con qualche riserva) contro quella in Afghanistan.
La guerra contro il regime Talebano in Afghanistan, un regime estremista che appoggiava il terrorismo e che rappresentava il Governo di una Nazione riconosciuta dall’Onu, era probabilemnte l’unica che poteva essere appoggiata da noi (il futuro Presidente all’epoca non la appoggiò perché considerò il fatto che gli Stati Uniti utilizzassero la guerra anche in funzione antirussa, compromettendo così le vere ragioni declamate).
In questo caso, contro le armate ISIS in Libia, esistono due governi libici (uno islamico a Tripoli e uno laico a Tobruk, riconosciuto dall’Onu), e l’ISIS è soltanto una minaccia terrorista che NON controlla lo stato, quindi la situazione è nettamente diversa.

L’ISIS è figlio dell’Occidente


Non è necessario essere analisti di politica internazionale per capire i motivi della nascita del “Califfato della morte”, soprattutto dopo la sua sortita in Libia. Lo “Stato della follia Islamica”, infatti, cresce bene dove ci sono i vuoti di potere, in Iraq, in Siria, in Yemen, in Libia. Saddam Hussein e Gheddafi erano due dittatori che (come Tito in Jugoslavia) tenevano uniti Paesi abitati da popolazioni eterogenee, sia dal punto di vista etnico, che linguisto, che religioso. Lo facevano calpestando i diritti civili, naturalmente, e per questo motivo apparente (sotto cui si nasconde l’altro motivo, il principale: gli interessi economici legati al petrolio), ora gli Stati Uniti (in Iraq), ora la Francia (in Libia), ora l’Onu hanno deciso di “esportare il modello democratico”, uccidendo l’elemento che teneva insieme la società di quei Paesi.
Bisogna tenere conto, infatti, che questi sono Paesi dalla società con strutture e consuetudini diverse da quelle europee. In Iraq del Nord e in Libia soprattutto, la popolazione è divisa in “clan” ed è necessario organizzare un coordinamento per tenere in pace questi clan. Hussein e Gheddafi, per quanto sanguinari, garantivano quella pace che una costituzione democratica non è in grado di fare (nemmeno in Egitto o in altri paesi arabi moderati, a quanto pare). E’ evidente che società dalla struttura diversa, per rispettare i diritti civili dei propri componenti, devono seguire strade diverse dai Paesi Occidentali, metodi che devono sviluppare internamente.
Le “primavere arabe” avrebbero dovuto fare questo, ma l’enorme ingerenza occidentale (soprattutto in Egitto) lo ha impedito, offrendo il modello democratico occidentale come unica possibilità. L’individualismo del modello del suffragio universale non è proponibile in una società divisa in clan.
Ma naturalmente all’Occidente premeva soprattutto la necessità economica, cioè mantenere una stabilità per garantire afflusso di gas naturali, olio e petrolio, quindi meglio la via rapida, tagliare la testa e imporre la democrazia.
Risultato: via libera all’estremismo.
E’ una sofferenza ripetere ogni volta la stessa frase: “vi avevamo avvertiti”, come fece il popolo di Seattle nel 1999 paventando la crisi economica mondiale avvenuta nel 2008, come fecero tutti quelli che si posero contro la guerra in Iraqiraq e in Libia.
La Nazione Oscura votò
1) contro la guerra di Siria: https://nazioneoscura.wordpress.com/2013/08/31/guerra-alla-siria-no-alla-colonizzazione-usa/
2) si dichiarò contro la guerra in Libia (ancora non votavamo) e fece queste considerazioni sulla reale situazione della “Libia”: https://nazioneoscura.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=126&action=edit
3) ancora prima dell’esistenza di questo blog, si dichiarò contro la guerra in Irak.
I Tre Paesi dove oggi prolifera l’ISIS.
Grazie Occidente.

Gran finale, ma non a Sanremo: in Libia avanza l’ISIS, l’Italia potrebbe entrare in guerra!


Ultima puntata della Trasmissione "Tale e Quale show"Mentre metà degli italiani sono imbambolati alla tv per vedere il Festival di Sanremo, l’Isis avanza in Libia e arriva a Sirte, affacciata sul Mediterraneo a sole 200-300 miglia marine dall’Italia. “Una situazione che minaccia l’Italia”, è l’allarme del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che avverte: se la mediazione dell’Onu in corso dovesse fallire, siamo “pronti a combattere, in un quadro di legalità internazionale”.
La situazione è molto grave, anche e soprattutto per le inevitabili conseguenti fughe (e stragi) di immigrati verso le coste italiane.
Ma chi se ne frega! Io voglio vedere Caccamo, voglio sfottere la Tatangelo, e ridere su come si vestono senza (voler) sapere che il mio sguardo schernitore fa lo stesso gioco del vero appassionato. Triste è pensare che i numeri del Festival di Sanremo si basino su due elementi: 1. Una grande percentuale di spettatori guarda per denigrare, come si fa al circo con i clown, 2. La tv è sostanzialmente morta, se la confrontiamo con quella degli anni ’80-’90 (sia qualitativamente che come numero di spettatori), quindi è come se il Festival di Sanremo fosse un bastione sul nulla, un’oasi nel deserto televisivo.
Non è giusto invece denigrare chi ama il Festival (veramente), si tratta di musica, che piaccia o meno, ma è bene rendersi conto che il Festival di Sanremo, almeno da 40 anni (dei suoi 65) non ha più pre-corso le tendenze musicali e le mode, ma le ha sempre seguite a debita distanza, anche con un pizzico di snob, lo stesso snob di chi lo guarda ridendo.
Ma se stasera irrompesse al teatro Ariston uno strano personaggio vestito in thawb con in mano un Kalashnikov e smitragliasse recidendo, oltre agli steli dei fiori, le ossa degli elementi dell’orchestra e di qualche malcapitato cantante, sarei assolutamente inorridito, ma non stupito.

L’ISIS conquista anche lo Yemen?


Cresce di ora in ora la tensione nello Yemen.
Al Qaeda nella Penisola arabica ha giurato fedeltà allo Stato Islamico rinunciando a quella al successore di Osama bin Laden, l’egiziano Ayman al-Zawahiri.
Nella capitale Sana’a, in occasione del quarto anniversario della rivolta contro l’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, i ribelli houthi, che controllano gran parte della capitale dopo il recente colpo di Stato, hanno rafforzato la presenza militare nei luoghi simbolo della rivoluzione, in particolare a piazza Taghyeer (Cambiamento), ma resta alto il rischio di incidenti. Nei giorni scorsi, infatti, su Facebook è partita una campagna per trasformare l’anniversario della rivolta in una manifestazione anti-houthi, accusati di essere alleati di Saleh.
Chiuse temporaneamente molte ambasciate europee.

Anonymous: “ISIS, noi non perdoniamo”


“Cittadini del mondo, noi siamo Anonymous, l’Operation ISIS continua”: così inizia il nuovo videomessaggio postato dalla rete mondiale di hacker che ha dichiarato guerra allo Stato Islamico. “Prima di tutto dobbiamo chiarire un po’ di cose”, continua il messaggio, “Noi siamo: musulmani, cristiani, ebrei… Siamo hacker, cracker, hacktivisti, phishers, agenti, spie, o solo il tipo della porta accanto. Siamo studenti, amministratori, lavoratori, impiegati, disoccupati, ricchi poveri. Noi siamo giovani o vecchi, gay o etero. Indossiamo vestiti fighi o stracci. Siamo di tutte le razze e veniamo da tutti i paesi, religioni, etnie. Ricordate, i terroristi che si fanno chiamare Stato Islamico (Is) non sono musulmani. Isis, ti daremo la caccia, attaccheremo i tuoi siti, account, email. D’ora in poi non ci sarà nessun posto sicuro per te online. Sarai trattato come un virus, e noi siamo la cura. Noi possediamo Internet, noi siamo Anonymous. Noi non dimentichiamo, noi non perdoniamo”.

Isis, Boko Haram, la guerra nascosta Usa-Russia in Ucraina e altri mostri


Questo è un articolo particolare, che chiarisce la linea di questo blog. Solitamente non amiamo dichiarare gli intenti.
In questo caso facciamo notare che la nostra linea non è quella di scandalizzarci (per scandalizzare) per i “mostri internazionali” di questo periodo (di cui pure abbiamo parlato spesso).
Il nostro intento è quello di mettere in luce quei mostri che l’opinione pubblica non ha ancora recepito come tali.
Pare che i media di massa (che tra l’altro hanno dato sufficiente spazio all’Isis, nell’ultimo anno) abbiamo deciso che “abbia colmato la linea”, abbia “superato il limite di sopportazione”. Un’affermazione un po’ sibillina: come se prima “fossero ancora nei limiti di tolleranza”. Che è assurdo. Ma comunque bene, è proprio per questo che parleremo sempre meno dell’Isis, sempre che non diventi una delle molte “guerre dimenticate”, ma non crediamo, vista la posizione strategica (Medio Oriente).
Speriamo che comincino a considerare “oltre misura” anche le azioni di Boko Haram che tra l’altro non sono sempre ostacolate dal Governo nigeriano (leggete questo articolo), perché mi pare che visto che l’Italia con l’Eni ha interessi economici in quei posti, allora i 100 morti a botta (nel vero senso della parola) e le decine di studentesse rapite non siano così importanti.
Continueremo a parlarne finché non noteremo un vero impegno nell’informazione dei fatti nigeriani nei medium di massa italiani.
Questo vale anche per la guerra Usa-Russia che si sta svolgendo in Ucraina, dove soldati infiltrati americani combattono faccia a faccia con soldati infiltrati Russi, mettendo in scena una “guerra di indipendenza” che è solo la facciata di un conflitto mondiale. Non si sta combattendo solo una guerra tra ribelli russi irredentisti che non vogliono vivere in un Paese ucraino e ipernazionalista (perché in questo caso io personalmente sarei assolutamente con loro), si sta combattendo una guerra tra la Nato e la Russia. Se la Russia abbandonasse il conflitto, l’Ucraina passerebbe presto o tardi nell’Unione Europea e quindi nella Nato (e quindi potrebbe diventare sede di basi Usa). A questo punto la Russia si sentirebbe circondata e/o minacciata.
Per quanto è innegabile che russi e filorussi stiano operando contro le regole di garanzia internazionale, è altrettanto innegabile che la consegna dell’Ucraina all’Occidente (come lo è stato per i Paesi europei dell’ex Patto di Varsavia), possa modificare gli equilibri politici internazionali.
Non smetterò mai di ripetere (dal 1991, ma ora più che mai) quanto sia rischioso e deleterio per il mondo il mantenimento della Nato e della pratica statunitense di costruire basi in utti i Paesi alleati, ora che non esiste più l’Unione Sovietica e che la Russia ha basi anche all’estero ma solo in una “corona” di Paesi confinanti, non certo nei 5 continenti come la sua controparte.

Esce Flush.art 4, Arte e morte contemporanea


Esce il quarto numero di Flush-art – Arte e morte contemporanea,
l’irriverente e scioccante appuntamento con la morte in diretta mediatica con il mondo.
Scarica gratuitamente solo se sei maggiorenne e non impressionabile.

Vedi/scarica Flush.art_4

Flush.art 4 Je suis Charlie

Flush.art 4 Je suis Charlie


Flush.art N.4 pagina2

Flush.art N.4 pagina2

Vedi/scarica gli arretrati.
Vedi/scarica/acquista tutte le pubblicazioni di Arte Orrenda-Nasty Art.

La marcia dell’ipocrisia parigina


Vi segnalo questa interessante riflessione di Bifo (Franco Berardi) sul libro La soumission di Michel Houellebecq:
Tristezza e sottomissione.
Aggiungo un brano particolarmente interessante, riguardante alla marcia parigina, due giorni dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo:
La marcia dell’ipocrisia
“Alla testa della marcia parigina dell’11 novembre c’era un cordone di autentici cavalieri della libertà. Si distinguevano Victor Orban, che in Ungheria ha zittito le voci di dissenso e vuole tassare l’accesso a Internet. C’era Davitoglu ministro della Repubblica turca che incarcera gli attori di una telenovela sgradita al regime, e spalleggia l’armata Daesh [ISIS] per colpire il popolo curdo. C’era l’ambasciatore dell’Arabia Saudita che da sempre eccelle nella liberalità e nel rispetto dei diritti civili. C’era il premier israeliano Netanyahu che guida il popolo ebreo verso il fascismo e la guerra permanente. E c’era Jean-Claude Juncker, oggi incaricato di ridurre il salario dei lavoratori europei per far quadrare i conti delle banche, mentre ieri come Presidente del Lussemburgo invitava le grandi corporation che operano in Europa a non pagare le tasse europee depositando i capitali nel forziere del suo paese.
La marcia dell’ipocrisia ha rilegittimato il governo socialista che da tre anni si segnala per la sua totale subalternità dal potere finanziario.”

Isis: gay giù dai tetti, roghi di libri e sigarette, vietato ridere in strada


Un articolo preso da “Lettera 43” che qundi ringraziamo e invitiamo a visitarlo.
Montagne di sigarette bruciate, roghi di libri blasfemi, persino il divieto di ridere in strada.
Ma c’è di peggio nei territori controllati dall’Isis, o Daesh, come in arabo si chiamano i jihadisti dello Stato islamico.
Omosessuali gettati dal tetto, oppositori religiosi (anche musulmani) sgozzati o crocefissi, ragazzi fucilati in pubblico per aver guardato una partita di calcio in tivù: gesti continuamente riportati – spesso per immagini – dalle cronache dei media, per loro convintamente normali.
Non solo nel Nord dell’Iraq e della Siria. L’applicazione più estrema della sharia (legge islamica), in atto tra i talebani iconoclasti dell’Afghanistan e del Pakistan – il leader del gruppo della distruzione dei Buddha è lo stesso della strage di bambini alla scuola di Peshawar – è prassi in ogni fortino o lembo di territorio controllato da gruppi dell’Isis.
DECAPITAZIONI A CATENA. Nel Califfato di Derna, in Libia, come a Raqqa, capitale siriana dello Stato islamico, le teste degli infedeli, takfir, vengono tagliate.
In Egitto, nel Sinai infestato dagli affiliati di al Qaeda, casa madre ripudiata dall’Isis, si rapisce e decapita come nella Cabilia algerina, di rimpetto al Mediterraeno.
O a Sud, nel Mali dove le teste dei tuareg finiscono sui banchi del mercato. In Nigeria, i jihadisti pro Isis di Boko Haram massacrano migliaia di civili.
Da Mosul, capitale irachena dell’Isis, è rimbalzato il tweet con la foto di un omosessuale gettato dal tetto per sodomia, davanti a una folla di voyeur partecipi. O se non altro testimoni della sua morte.
Coperto da un passamontagna l’uomo è precipitato nel vuoto dopo che, a terra, un jihadista incappucciato aveva letto la sentenza delle corti islamiche.

ISIS gay

ISIS gay


Non è la prima volta. Dopo la proclamazione del Califfato, nel giugno 2014, lo Stato islamico ha regolarmente giustiziato gay, lanciandoli dagli edifici o lapidandoli.
L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organo di propaganda dei ribelli con base a Londra, ha denunciato la morte a pietrate di due ragazzi, a Deir Ezzor, per «atti indecenti con i maschi».
Diverse lapidazioni sono state compiute dall’Isis, in Siria e in Iraq, su donne accusate di adulterio, giustiziate anche dai qaedisti rivali di al Nusra.
Altre decine, almeno 150 secondo il ministero per i Diritti umani di Baghdad e in maggioranza curde-yazide, sono state vittime di esecuzioni, nella provincia irachena di Anbar, per il loro rifiuto di sposare i jihadisti dopo la deportazione e riduzione in schiavitù.
Un rapporto delle Nazioni unite ha confermato che nello Stato islamico le donne vengono rapite e rivendute come schiave: l’Isis ha anche pubblicato un tariffario.
E in Rete è circolato un video di una donna accusata di adulterio a Hama, nella Siria centrale, lapidata dal padre con i jihadisti. «Ciò che succede adesso è il risultato di quello che hai fatto», rivendicano i boia.
La lapidazione è una sentenza autorizzata ed eseguita in Stati islamici di stretta interpretazione wahabita del Corano, come l’Afghanistan, l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi, lo Yemen, il Sudan, la Somalia e la Nigeria.
Le vittime sono, in genere, donne punite per l’adulterio o la gravidanza fuori dal matrimonio, anche nei casi di stupro.
Oltre alle lapidazioni, il medesimo gruppo ha diffuso in Rete le notizie di oppositori, anche musulmani, giustiziati e talvolta crocifissi, per essersi rifiutati alla conversione o per altri reati.
Diversi cittadini dello Stato islamico sono stati esposti crocifissi, alla mercé della folla.
È il caso di alcuni «ladri di Mosul» o di una presunta «spia anti-Isis» di Aleppo, legata sulla croce, sgozzata dal boia e da lì trasportata in strada, come in processione, come ha documentato il sito di intelligence Site, che monitora i network islamisti.
Online, l’Isis ha diffuso un suo «codice penale» che prescrive la pena di morte per blasfemia, sodomia e spionaggio, anche se pentiti. Lapidazione per l’adulterio. Morte e crocifissione per omicidi e rapinatori.
Per reati come il tradimento prematrimoniale «100 frustate e l’esilio». Per piccoli furti e frodi varie vale la legge del taglione (amputazione di una mano e/o una gamba). Decine di frustate per chi invece beve alcolici, si droga, diffama o si diverte.
Ad Aleppo, in Siria, i jihadisti hanno spaccato gli strumenti musicali e bastonato i loro possessori.
In Libia, chi è in fuga da Derna racconta di «montagne di sigarette bruciate e del divieto di ridere in strada dei folli dell’Isis».
Un soldato è stato decapitato e i drogati o chi beve sono incatenati e frustati nei centri di disintossicazione.
Non aiuta a frenare il flusso dei sunniti nell’Isis l’invito alle donne del vice premier turco, moderato islamico Bülent Arinç (Akp), di «non ridere in pubblico».
E su quest’ultimo divieto ci sarebbe da riflettere: un regime che vieta di ridere in pubblico sa, profondamente, che c’è solo da piangere.

ISIS: l’ennesima puntata della follia


L’Isis ha decapitato l’ostaggio americano Peter Kassig. Il gruppo estremista ha diffuso un video in cui mostra l’uccisione dell’ostaggio in Siria. Kassig, 26 anni, era stato rapito il primo ottobre dello scorso anno mentre si recava a Deir Ezzoir, dove era impegnato come operatore umanitario. Inoltre l’Isis ha rilasciato un video che mostra la decapitazione simultanea di almeno 15 uomini che il gruppo estremista presenta come soldati dell’esercito siriano.
Come abbiamo già ribadito, l’ISIS si ispira ai serial e ai reality show per mandare i suoi messaggi di morte e di terrore (Vedi nostro articolo).
Questa mostruosa organizzazione che fonde stato e Islam, se da un lato è la conferma delle derive di questa strana abitudine di certi paesi nordafricani (dico, la fusione tra politica e religione), dall’altro state bene attenti perché è utilizzato da altri Paesi, anche islamici, come spauracchio per avallare le proprie politiche. Mi riferisco sia agli Stati Uniti e alla Russia, sia all’Arabia Saudita che, condannando l’ISIS, sembrano “purificare” le loro politiche. Ricordo invece che negli Stati Uniti lo Stato può ancora condannare e uccidere delle persone, in Russia non sono rispettati i diritti civili di un sacco di minoranze (gay in primis), e l’Arabia Saudita è una dittatura antidemocratica che schiaccia i diritti delle donne.
Insomma, semplificando: il male assoluto è utilizzato per trasformare il potere autoritario in bene.

Noam Chomsky: la guerra nucleare non è lontana, e potrebbe essere innescata per un errore


Noam Chomsky

Noam Chomsky

A ottobre 2014 il Plymouth Institute for Peace Research ha chiesto a Noam Chomsky di commentare alcuni importanti sviluppi mondiali, tra cui la minaccia di una guerra nucleare, l’attuale aggravamento della violenza a Gaza e la crescita dell’ISIS in Iraq. Eccone alcuni stralci:
“C’è molta discussione a proposito dell’attribuzione della responsabilità/colpa per lo scoppio di questo orrendo conflitto e un generale accordo su un punto: ci fu un elevato livello di accidentalità e di contingenza; le decisioni avrebbero potuto facilmente essere diverse, evitando la catastrofe. Ci sono infausti paralleli con la catastrofe nucleare.
Un esame della storia dei quasi scontri con armi nucleari rivela quanto il mondo è arrivato vicino molte volte al virtuale auto-annullamento, tanto che sfuggirvi è stato quasi un miracolo, un miracolo che è improbabile si perpetui troppo a lungo. La storia sottolinea l’ammonimento di Bertrand Russell e Albert Einstein del 1955 che abbiamo di fronte una scelta che è forte e spaventosa e ineluttabile. Dovremo mettere fine alla razza umana o dovremo rinunciare alla guerra? […]
E’ d’importanza critica riconoscere che quasi un decennio fa è stato elaborato un disegno che da allora è stato seguito regolarmente: si addiviene a un cessate il fuoco, Israele rende chiaro che non lo rispetterà e continua i suoi assalti contro Gaza (e l’appropriazione di tutto quel che vuole altrove nei territori occupati), mentre Hamas rispetta il cessate il fuoco, come Israele ammette, fino a quando l’intensificazione israeliana non provoca una reazione, offrendo a Israele il pretesto per un altro episodio di “falcio dell’erba” (nel raffinato gergo israeliano). […]
L’ISIS è una progenie estremista delle dottrine saudite wahabite/salafite, esse stesse una versione estremista dell’Islam e una versione missionaria, che utilizza grandi risorse petrolifere saudite per diffondere i propri insegnamenti in gran parte del mondo mussulmano. Gli Stati Uniti, come in precedenza la Gran Bretagna, hanno teso ad appoggiare l’Islam radicale fondamentalista in contrasto con il nazionalismo laico e l’Arabia Saudita è stata uno dei principali alleati degli USA da quando la dittatura di famiglia si è consolidata e nel paese sono state scoperte grandi risorse petrolifere. […]
Mentre aumentano le operazioni militari in Iraq, la NATO destabilizza ulteriormente l’Ucraina. E’ uno sviluppo estremamente pericoloso, che è andando fermentando sin da quando Washington ha violato le sue promesse verbali a Gorbaciov e ha cominciato a espandere la NATO a est, propri ai confini con la Russia, e minacciando di incorporare l’Ucraina che ha un grande significato strategico per la Russia e naturalmente ha stretti legami storici e culturali.
C’è un’analisi sensata della situazione sulla principale rivista del sistema, Foreign Affairs [Affari Esteri], dello specialista in relazioni internazionali John Mearsheimer, intitolata “Perché la crisi Ucraina è colpa dell’Occidente”. L’autocrazia russa è lungi dall’essere innocente, ma qui si torna ai commenti precedenti: siamo già arrivati pericolosamente vicini al disastro in passato, e stiamo di nuovo giocando con la catastrofe.”

Notte di rivolte in Turchia: almeno 20 morti


Una nuova notte di incidenti in Turchia, nelle province curde dell’Anatolia. I manifestanti curdi contestano l’immobilismo del governo Erdogan a cui chiedono di intervenire oltre confine, in Siria, a sostegno dei combattenti curdi contro il califfato dell’Isis. Nonostante il coprifuoco imposto dalle autorità, centinaia di manifestanti sono scesi di nuovo nelle strade di Diyarbakir, Batman, Van, Siirt, lanciando pietre contro le forze di sicurezza che hanno risposto con idranti e gas lacrimogeni. Secondo i media turchi incidenti si sono verificati anche a Istanbul, Ankara e Mersin. Il bilancio ha superato i 20 morti.
Paradossale è che la Turchia, ma soprattutto l’UE, rinunci a servirsi dell’unica forza valida contro l’Isis, in quanto lo considera terrorismo (nella fattispecie il PKK di Abdullah Öcalan, detenuto in Turchia dal 1999). Forse è il califfato dell’orrore stesso che aiuterà a far comprendere la differenza che c’è tra terrorismo e volontà di emancipazione politica?
(Questa considerazione è fatta dopo le ultime dichiarazioni del leader del PKK, che chiede ai curdi di combattere per la propria autonomia senza armi e in concertazione con la Turchia).

Terzo episodio del reality show più orribile del mondo: l’ISIS decapita un britannico


Come un orribile e diabolico reality show (vedi nostro articolo sugli altri video), l’ISIS dirama via Youtube un terzo video.
Come già annunciato nel secondo episodio, in questo terzo video viene decapitato l’ostaggio britannico David Cawthorne Haines. Alla fine della barbara esecuzione, i miliziani minacciano di giustiziare anche l’altro ostaggio britannico, Alan Henning.
Il primo ministro inglese David Cameron lo ha definito un atto di pura malvagità.

Isis: “Allacciate le cinture esplosive!”


L’Isis avverte i Paesi della coalizione voluta da Obama e dichiara “guerra all’Europa e ai cristiani in Siria”. I proclami dello Stato islamico sono stati pubblicati su Youtube e rilanciati dai media egiziani, contengono l’appello ai combattenti perché “si preparino e indossino le cinture esplosive”.
Le minacce riguardano specificatamente Israele, Usa, Gran Bretagna, Arabia Saudita e Germania.

Il reality show dell’Isis figlio dell’Occidente


E’ con raccapricciante orrore che denunciamo la barbarie raggiunta dalla perfetta fusione del male di Oriente e Occidente: il terrorismo jihadista si somma alla sete di vendetta di un Occidentale convertitosi all’Islam, che si esprime con gli stilemi tipici dell’Occidente, un macabro reality show.

La prima puntata del reality Show è anadta in onda il 20 agosto 2014.
Titolo dell’episodio: A Message to America.
Durata episodio: 4m 40s
Interpreti: James Foley, il boia di origini inglesi, Steven Joel Sotloff.
Trama: Il video mostra le immagini della decapitazione di James Foley, giornalista 40enne freelance di Boston che era stato rapito nel gennaio del 2013 in Siria. Il condannato, in divisa arancione che richiama i detenuti di Guantanamo parla contro la guerra in Iraq, mentre il suo boia in inglese si rivolge direttamente al presidente americano Obama e lo invita a rinunciare ad ogni forma di aggressione contro di loro sottolineando che ogni nuovo attacco riceverà in risposta un nuovo bagno di sangue. Successivamente il terrorista inizia la decapitazione con un coltello, tagliando energicamente il collo di James. Nelle immagini successive, Foley appare decapitato e la sua testa è poggiata sul suo corpo riverso a terra
Il boia è incappucciato, parla un inglese fluente e ben scandito e si muove con sicurezza nell’inquadratura.
Alla fine si presenta un nuovo condannato, Steve Sotloff, il reporter rapito in Siria nel 2013.

Seconda Puntata
Giorno dell’andata in onda: 2 settembre 2014
Titolo dell’episodio: A Second Message to America
Durata: 2m 46s
Interpreti: Steve Joel Sotloff, il boia di origini inglesi, David Cawthorne Haines.
Trama: Il condannato Steve Sotloff appare in ginocchio e indossa una tuta arancione, sullo sfondo il deserto siriano e il rumore del vento, molto forte. Il boia, con una tuta nera e il volto coperto da un cappuccio, ha un coltello in mano, simile a quello usato per l’altro giornalista Usa, e sotto il braccio una pistola. Si rivolge direttamente alla telecamera e, con lo stesso accento inglese dell’assassino di Foley, dice: «Obama, sono tornato per la tua arrogante politica estera contro l’Isis.»
Poi è lo stesso Sotloff a parlare: «Sono certo che tu sappia chi io sia e perché compaio in questo video. Obama, la tua politica estera di intervento in Iraq era mirata a proteggere gli interessi e le vite degli americani. E allora perché sono io che pago il prezzo della tua interferenza con la mia vita?» Quindi il boia copre la bocca del reporter con una mano e con l’altra lo uccide. Nello stesso video i jihadisti minacciano di uccidere nella puntata successiva l’ostaggio britannico David Haines.

Noi speriamo che la produzione di questa follia sia interrotta al più presto, ma è evidente che il target del serial televisivo mondiale sono gli Occidentali, da persuadere e reclutare per questa ennesima crociata di morte ispirata a un Dio.

Il re saudita Abdullah: “Fermare subito l’Isis o tra un mese attentati in Europa e Usa”


I servizi segreti dell’Arabia Saudita sono considerati i più efficienti del mondo arabo. Anche per questo l’allarme lanciato ieri dal re saudita Abdullah bin Abdul Aziz ha forte eco in Occidente.
A Gedda si sono riunite le monarchie del Golfo (Arabia Saudita, Bahrain, Emirati arabi, Kuwait, Oman e Qatar) che hanno condannato, tutte, il terrorismo che sta scuotendo il mondo arabo e si sono pronunciate, tutte, per l’unità territoriale dell’Iraq.

Isis avanza in Siria, Boko Haram avanza in Nigeria


Il fascino del «Califfato» dell’Isis (vedi) continua a sedurre gli estremisti islamici anche in Africa. I fondamentalisti nigeriani Boko Haram, che avanzano con devastanti e sanguinosi attacchi nella conquista di città del nord-est della Nigeria, hanno aggiunto oggi un nuovo tassello al loro «regno della Sharia» (in cui si applica con estrema rigidità la legge islamica), replicando gli orrori compiuti dallo Stato Islamico (Isis) in Iraq e in Siria. In un video il leader dell’organizzazione, Abubakar Muhammad Shekau, ha trionfalmente dichiarato di aver inglobato nel califfato islamico Gwoza, città nel nord-est della Nigeria.
Intanto Isis conquista l’aeroporto di Taqba, nella regione di Raqqa, in Siria, provocando oltre 500 morti.

Massacro di Yazidi da parte dell’ISIS


Melek Taus

Melek Taus

Gli Yazidi, i seguaci dell'”Angelo-Pavone”, stanno morendo. Un’intera popolazione sta per scomparire dal Medio Oriente sterminata dall’avanzata dei miliziani sunniti dell’Isis. I combattenti dello Stato islamico in Iraq (di cui abbiamo parlato qui) hanno già colpito migliaia e migliaia di sciiti e di cristiani, ma adesso nel mirino ci sono i membri di questa comunità millenaria, infatti, sono almeno 500 gli Yazidi giustiziati nei giorni scorsi dagli jihadisti dello Stato Islamico a Sinjar, nel nord dell’Iraq, incluse donne e bimbi, cge potrebbero essere state sepolte vive, mwentre quasi 300 donne sono state rapite per essere trasformate in schiave.
Ma chi sono gli Yazidi?
Gli Yazidi sono un gruppo religioso di origine curda (curdofoni), costituito da circa 500.000/800.000 individui che vivono in tutto il Caucaso e soprattutto a Sinjar, la città nel Kurdistan iracheno situata a 50 chilometri dalla frontiera con la Siria (ma sono presenti in tutto il mondo). Accusati dall’ortodossia islamica di praticare culti eretici, essi sono stati duramente perseguitati dagli Ottomani e poi dal governo turco, a causa della loro separatezza etnica, nel corso della storia.
Lo Yazidismo sarebbe presente nel Vicino Oriente addirittura da più di 4.000 anni (anche se hanno subito forti riforme nel XIII secolo). In esso sarebbero confluiti nel tempo, elementi di giudaismo cabalistico, di Cristianesimo mazdeo (conosciuto come Zoroastrismo) e di misticismo islamico Sufi. Alcuni studiosi definiscono lo Yazidismo “il museo dei culti orientali”. essendo in effetti un complesso processo di sincretismo.
Lo yazidismo crede nella metempsicosi (la trasmigrazione delle anime, come nell’induismo, mentre ai giusti è destinato il paradiso). I miti della creazione risentono delle dottrine dello gnosticismo mentre vari riti (battesimo, forme di comunione, ecc.) si richiamano al cristianesimo, specialmente quello nestoriano.

Gli yazidi credono in un dio primordiale, la cui azione è terminata con la creazione dell’universo, ma venerano Melek Ṭāʾūs, che considerano un “dio attivo”, un angelo dalle sembianze di un pavone che, dopo essere decaduto, si pentì e decise di ricreare il mondo che era stato distrutto. Riempì perciò alcune giare con le sue lacrime e se ne servì per estinguere il fuoco dell’Inferno. Il culto di Melek Ṭāʾūs sembra contenere elementi propri di mitraismo, mazdeismo, manicheismo, islam e giudaismo. Con tutta probabilità, esso deriverebbe d un antico culto pre-islamico.
Melek Ṭāʾūs è spesso ritenuto dai musulmani uno shaytan, cioè un “diavolo” che devia i veri credenti. Nell’Islam, infatti, si ritiene che Iblis o Shaytan corrompa l’uomo, portandolo ad affiancare altre divinità ad Allah. Proprio a causa di tale interpretazione, gli yazidi sono stati spesso perseguitati con l’accusa di adorare il diavolo. Anche i Cristiano li hanno accusati di essere adoratori del Diavlo, proprio perché venerano l'”angelo caduto”, ovvero Lucifero.
Il sincretismo religioso degli Yazidi è complesso e come dice Danilo Arona nel “L’ombra del Dio Alato”, “non è facile da comprendere per un Occidentale”.
Danilo Arona accosta il culto degli Yazidi a quello di Pazuzu, antico Dio di orgine sumera, che rapesenta “il male”: l’angelo-pavone sarebbe sua diretta discendenza.
La pratica di venerare un dio apparentemente maligno, sarebbe giustificata dal desiderio di “cacciare il male con il male”.

Vedi il libro di Arona su Amazon (ma è presente in molti altri store).

Che cos’è lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante


Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (o della Grande Siria) (acronimo ISIL o ISIS) è uno stato autoproclamatosi il 3 gennaio 2014 nel nord-ovest dell’Iraq, da un’organizzazione jihadista, figlia di Al Qaeda, oggi capeggiata da Abū Bakr al-Baghdādī, approfittando della situazione di caos e debolezza politica della zona dell’Iraq e della Siria. Il 29 giugno 2014 si è proclamato califfato.
Dopo aver autoproclamato la propria sovranità politica su Siria e Iraq, ha occupato il nord-ovest dell’Iraq, con le città di Mosul e Falluja, proclamando l’intenzione di allargare il suo progetto di dominio, come suggerisce la stessa inclusione del “Levante” nella denominazione, anche su Giordania, Israele, Palestina, Libano, Kuwait, Cipro e una zona meridionale della Turchia (l’ex Vilayet di Aleppo).

ISIS. Zone occupate (a luglio 2014) e rivendicate.

ISIS. Zone occupate (a luglio 2014) e rivendicate.


L’ISIS obbliga il pagamento della Dhimma (una tassa) ai non musulmani (secondo una consuetudine islamica medievale). Chi si rifiuta “sceglie la spada”. Di fatto quasi tutti i cristiani sono fuggiti da Mosul, dove ieri i jihadisti stessi hanno fatto esplodere la Moschea di Giona (perché di professione Sciita e non Sunnita come i jihadisti).
Ancora più inquietante l’annuncio dell’obbligo di infubilazione per tutte le donne dello Stato, che al momento non è ancora da ritenersi un provvedimento.

Iraq, una nuova guerra


I ribelli jihadisti dell’Isis (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) hanno rivolto un appello ai loro sostenitori per unirsi alla battaglia e marciare verso Baghdad. Il portavoce dell’Isis, Abu Mohammed Al-Adnani, esorta gli insorti a marciare verso la capitale e critica il premier iracheno Nouri Al-Maliki. I Jihadisti hanno già occupato due distretti della provincia di Diyala.
Il presidente americano Obama ha dichiarato che saranno presi provvedimenti a breve termine.