I pirati al governo in Islanda? Forse


Dopo le elezioni del 29 ottobre, il parlamento è rimasto frammentato e il centrodestra ha provato a formare il governo due volte, senza riuscirci.
Così il capo dello Stato islandese Gudni Johannesson a sorpresa ha convocato la leader dei Pirati (Piratar), Birgitta Jonsdottìr, e le ha conferito l’incarico di tentare di formare un governo.

Birgitta Jondsdottir

Birgitta Jondsdottir

Obama denuncia Standard’s & Poor


Il Ministro della Giustizia statunitense, Eric Holder, ha depositato presso la Corte Federale di Los Angeles una querela per frode contro il colosso americano Standard’s & Poor, agenzia di rating per aver sopravvalutato alcuni titoli immobiliari e contribuito così in maniera determinante, a scatenare la crisi dei mutui subprime nel 2008.
Vi rimando ai nostri articoli su com’è nata l’attuale crisi (leggi), e come anche noi della neorepubblica di Torriglia abbiamo segnalato l’assurdità dell’operato delle agenzie di rating (leggi).
In pratica, le agenzie di rating non hanno assolutamente accennato al rischio che rappresentavano i mutui subprime.
Barack Obama dà un segnale forte contro la speculazione e il mondo delle banche, esattamente quello che un politico vero dovrebbe fare. In Europa i politici che denunciano questa situazione sono una rarità, l’unica eccezione in cui sono stati tutelati i consumatori è avvenuta in Islanda.
In Italia, la campagna elettorale (tranne alcune eccezioni) si sta giocando su altre questioni, che distolgono gli elettori dai veri problemi, per esempio l’esistenza di una “casta” di finanzieri/speculatori e conniventi che modificano le sorti dell’economia mondiale (come hanno già fatto).
Sveglia!

Nessuna notizia dall`Islanda parte II


Riprendiamo il post precedente riguardante l’Islanda.
Ci chiedavamo se qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi, alla luce dei fatti non riportati dai mass-media dall’Islanda.
Si diceva che il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.
2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.
Rileggi dalla Parte I.

Nessuna notizia dall’Islanda


Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?
Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.
Leggi la Parte II.