Raqqa liberata dai Curdi appoggiati dagli Usa


Raqqa è stata liberata, gli ultimi miliziani dell’Isis sono stati uccisi o si sono arresi. Ad annunciare la liberazione di Raqqa sono state le milizie curde siriane dell’Ypg e i combattenti arabi sostenuti e armati dagli Stati Uniti. Ma una vittoria militare può rivelarsi l’anticamera di un altro conflitto armato. È quello che vedrà contrapposti i curdi siriani e l’esercito turco. Il presidente Recep Tayyp Erdogan teme di più è la costituzione del Grande Kurdistan, che dalle provincie a maggioranza curda dell’Iraq si estenda all’area della Siria prospiciente i confini della Turchia per poi avere un deflagrante effetto domino nelle regioni turche a maggioranza curda.

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Attentati in Egitto, in Turchia e in Nigeria


In Egitto ccisione di 25 copti egiziani ed il ferimento di altri 49, in maggioranza donne e bambini riuniti per una messa nella cappella di San Pietro e Paolo, adiacente alla Cattedrale ortodossa di San Marco, al Cairo.
In Turchia, un doppio attacco bomba a Istanbul con 38 morti e 155 feriti. Nella tarda serata del 10 dicembre un’autobomba ha colpito un’auto della polizia e un attentatore suicida si è fatto saltare in aria nei pressi dello stadio della squadra Besiktas ad Ankara. Il gruppo dei Falconi del Kurdistan (Tak) ha rivendicato l’attacco.
In Nigeria un attentato kamikaze è stato messo a segno a Maiduguri città martoriata dalla violenza dei militanti islamisti di Boko Haram, probabilmente da due bambine 7 o 8 anni. L’attentato suicida non ha provocato la morte di altri uomini o donne, ma il ferimento di almeno 17 persone.

La festa ISIS dei 18 anni


Trenta morti e un centinaio di feriti a Suruc, cittadina sul confine con la Siria che ospita migliaia di persone in fuga dall’Isis. Colpito il centro che stava organizzando aiuti per Kobane.
A provocare questa delizia (ripresa in diretta) una ragazza kamikaze di 18 anni.
Questo è cosa vuole quel Porco Dio dell’ISIS: la morte violenta dell’umanità tranne loro. Il nazismo islamico va combattuto con le armi soprattutto della laicità.
Poche ore dopo, a Mosul, un attacco suicida in Iraq, ma stavolta è contro l’Isis. Terrorismo risponde a terrorismo: un kamikaze ha ucciso 33 aspiranti kamikaze jihadisti a Mosul, roccaforte irachena del Califfato islamico. Non si esclude il regolamento di conti interno, ma in ogni caso l’ISIS potrebbe morire del proprio stesso cancro.

Turchia: la resa dei conti dello scheletro curdo nell’armadio


I fatti: il 31 marzo in Turchia alcuni uomini armati del gruppo marxista-leninista DHKP/C sono entrati in un tribunale di Istanbul prendendo in ostaggio il procuratore Mehmet Selim Kiraz. L’attacco è terminato diverse ore dopo, con un blitz delle forze speciali turche. Kiraz, che stava indagando sulla morte di Berkin Elvan, un giovane turco ucciso durante le proteste anti-governative al parco Gezi di Istanbul nel 2013, è morto in serata in ospedale. Oggi invece un uomo armato è entrato nell’ufficio di Istanbul dell’AKP, il partito conservatore al governo, e ha appeso una bandiera rossa a una finestra (la bandiera non è ancora stata identificata). L’uomo è stato arrestato poco dopo dalla polizia. Nel pomeriggio sono stati sentiti dei colpi di arma da fuoco di fronte a una stazione di polizia di Istanbul: BBC scrive che la polizia ha sparato a due uomini armati. Ayla Albayrak del Wall Street Journal ha scritto che il governatore di Istanbul ha detto che uno dei due assalitori era una donna: ha tentato di farsi esplodere ma è stata uccisa dalla polizia. Il secondo assalitore è scappato.
Vediamo come il “il Post” (che ringraziamo e invitiamo a seguire) commenta la sequenza di avvenimenti:
“Il New York Times ha scritto che la crisi “ha evocato in Turchia fantasmi e traumi recenti”. DHKP/C, il gruppo marxista che ha compiuto l’attacco al tribunale di Istanbul, è nato e cresciuto nel corso degli anni Settanta, un periodo di grande violenza politica nel Paese. Nel giro di pochi anni, specialmente dal 1976 al 1980, gli scontri tra gruppi ultranazionalisti di estrema destra e gruppi di estrema sinistra provocarono circa 5mila morti. Le violenze si intesificarono anche per le interferenze di Unione Sovietica e Stati Uniti, che negli anni della Guerra Fredda cercarono di aumentare la loro influenza in Turchia, uno dei paesi europei più importanti dal punto di vista strategico.”

L’Europa delle Indipendenze


Ecco come sarebbe l’Europa se tutti i territori indipendentisti fossero indipendenti: chi dice che sarebbe come un’Europa medievale mente sapendo di mentire, in quanto queste indipendenze si realizzerebbero tutte nell’ambito dell’Unione Europea, e non regni o imperi assoluti. Infatti sarebbe esattamente una comunità di Stati Indipendenti (come è l’UE) come adesso, con la differenza che i Paesi sarebbero di più, le tendenze autonomiste sarebbero soddisfatte e i particolarismi sociali e culturali rispettati.
Quello che ci auguriamo è che il rafforzamento delle autonomie e l’indipendenza dei piccoli territori vada a indebolire il Centralismo delle nazioni attuali, rafforzando la coesione degli Stati Uniti d’Europa. La cessione di sovranità dalle nazioni all’Europa rischia sicuramente di minare la democrazia, ed è quindi necessario che l’Europa elimini istituzioni a rischio democrazia come il MES (vedi) o le decisioni di Banche di singoli Paesi, ovvero è necessario da un lato che le istituzioni (o chi prende le decisioni e influenza la vita politica ed economica) siano votate e compartecipate da tutti gli Stati membri, dall’altro che non siano ignorate questioni riguardanti i particolarismi (da qui la necessità che un territorio indipendentista sia riconosciuto, in modo che abbia i propri diritti). Siamo tutti bravi noi europei ad auspicare l’autonomia del Kurdistan e del PKK, ma è giusto che anche Paesi come la Scozia, la Sardegna, i Paesi Baschi o la Catalogna abbiano le proprie istituzioni!
PS: come vedete, la Padania non esiste, si chiama Pianura Padana ed è un luogo geografico, i politici padani occupano poltrone a Roma e ci stanno benone, altro che indipendenza.

Independent UE

Independent UE

Massacro di Yazidi da parte dell’ISIS


Melek Taus

Melek Taus

Gli Yazidi, i seguaci dell'”Angelo-Pavone”, stanno morendo. Un’intera popolazione sta per scomparire dal Medio Oriente sterminata dall’avanzata dei miliziani sunniti dell’Isis. I combattenti dello Stato islamico in Iraq (di cui abbiamo parlato qui) hanno già colpito migliaia e migliaia di sciiti e di cristiani, ma adesso nel mirino ci sono i membri di questa comunità millenaria, infatti, sono almeno 500 gli Yazidi giustiziati nei giorni scorsi dagli jihadisti dello Stato Islamico a Sinjar, nel nord dell’Iraq, incluse donne e bimbi, cge potrebbero essere state sepolte vive, mwentre quasi 300 donne sono state rapite per essere trasformate in schiave.
Ma chi sono gli Yazidi?
Gli Yazidi sono un gruppo religioso di origine curda (curdofoni), costituito da circa 500.000/800.000 individui che vivono in tutto il Caucaso e soprattutto a Sinjar, la città nel Kurdistan iracheno situata a 50 chilometri dalla frontiera con la Siria (ma sono presenti in tutto il mondo). Accusati dall’ortodossia islamica di praticare culti eretici, essi sono stati duramente perseguitati dagli Ottomani e poi dal governo turco, a causa della loro separatezza etnica, nel corso della storia.
Lo Yazidismo sarebbe presente nel Vicino Oriente addirittura da più di 4.000 anni (anche se hanno subito forti riforme nel XIII secolo). In esso sarebbero confluiti nel tempo, elementi di giudaismo cabalistico, di Cristianesimo mazdeo (conosciuto come Zoroastrismo) e di misticismo islamico Sufi. Alcuni studiosi definiscono lo Yazidismo “il museo dei culti orientali”. essendo in effetti un complesso processo di sincretismo.
Lo yazidismo crede nella metempsicosi (la trasmigrazione delle anime, come nell’induismo, mentre ai giusti è destinato il paradiso). I miti della creazione risentono delle dottrine dello gnosticismo mentre vari riti (battesimo, forme di comunione, ecc.) si richiamano al cristianesimo, specialmente quello nestoriano.

Gli yazidi credono in un dio primordiale, la cui azione è terminata con la creazione dell’universo, ma venerano Melek Ṭāʾūs, che considerano un “dio attivo”, un angelo dalle sembianze di un pavone che, dopo essere decaduto, si pentì e decise di ricreare il mondo che era stato distrutto. Riempì perciò alcune giare con le sue lacrime e se ne servì per estinguere il fuoco dell’Inferno. Il culto di Melek Ṭāʾūs sembra contenere elementi propri di mitraismo, mazdeismo, manicheismo, islam e giudaismo. Con tutta probabilità, esso deriverebbe d un antico culto pre-islamico.
Melek Ṭāʾūs è spesso ritenuto dai musulmani uno shaytan, cioè un “diavolo” che devia i veri credenti. Nell’Islam, infatti, si ritiene che Iblis o Shaytan corrompa l’uomo, portandolo ad affiancare altre divinità ad Allah. Proprio a causa di tale interpretazione, gli yazidi sono stati spesso perseguitati con l’accusa di adorare il diavolo. Anche i Cristiano li hanno accusati di essere adoratori del Diavlo, proprio perché venerano l'”angelo caduto”, ovvero Lucifero.
Il sincretismo religioso degli Yazidi è complesso e come dice Danilo Arona nel “L’ombra del Dio Alato”, “non è facile da comprendere per un Occidentale”.
Danilo Arona accosta il culto degli Yazidi a quello di Pazuzu, antico Dio di orgine sumera, che rapesenta “il male”: l’angelo-pavone sarebbe sua diretta discendenza.
La pratica di venerare un dio apparentemente maligno, sarebbe giustificata dal desiderio di “cacciare il male con il male”.

Vedi il libro di Arona su Amazon (ma è presente in molti altri store).

Per cortesia, mass media, non parlate tutti quanti delle donne del Pkk uccise!


Attiviste del PKK

Attiviste del PKK

Tre donne curde, Sakine Cansiz, cofondatrice del PKK (Partito dei lavoratori curdi), Fidan Dogan, rappresentante del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) e Leyla Soylemez, giovane attivista sono state trovate ieri uccise a Parigi.
Ne parlano solo i quotidiani online, per il momento in tv non si è visto nulla: che i governi europei non vogliano disturbare la sensibilità della Turchia?
Ricordiamo che Abdullah Öcalan (leader del PKK) è detenuto in Turchia dal 2005. Parlare di un Kurdistan libero e indipendente è un tabù per molti, la creazione di una nazione indipendente o autonoma roderebbe territori di sovranità alla Turchia e all’Iraq, che diminuirebbe il controllo europeo e Statunitense nell’area del Medioriente. L’apparentemente assurdo veto di Russia e Cina all’intervento dell’Onu in Siria è proprio per contrastare questo fenomeno: l’estensione del controllo europeo-statunitense in Medioriente. Mentre gli Usa e l’Europa ignorano le ragioni dei curdi, russi e cinesi preferiscono vedere morire civili siriani piuttosto che consegnare l’area all’Occidente.
Queste sono le vere motivazioni che muovono i potenti del mondo, e non i diritti civili e l’autodeterminazione dei popoli come si legge negli articoli fondammentali dell’Onu. Se volete chiamarli Illuminati fate pure, io li chiamerei piuttosto Abbuiati.
La Neorepubblica di Torriglia riconosce il Kurdistan.

Dimentichiamoci del Kurdistan. E loro ammazzano


Ieri mattina attacco dei separatisti curdi nel sud-est della Turchia: 24 uccisi e 18 feriti tra militari e poliziotti turchi.
I raid simultanei, rivendicati dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), formazione terroristica di ispirazione maoista, hanno preso di mira alcune caserme dell’esercito e della polizia nei quartieri nel centro della città di Hakkari, a pochi chilometri dal confine con l’Iraq.
Un attacco che, aldilà di ogni giudizio, rivela la grave situazione in quei territori. Una situazione sottovalutata dall’Europa e dalla Turchia che nell’Unione Europea vorrebbe entrare senza rendersi conto dei gravi problemi che ancora l’attanaglia.
Ma oltre alla situazione del Kurdistan (a cavallo tra Turchia e Iraq), privato della propria indipendenza, non bisogna dimenticare la paradossale situazione di Cipro (divisa de facto in due Paesi, di cui quasi nessuno riconosce la sovranità di Cipro del Nord).
L’Europa sta giocando a un equilibrismo pericoloso: da un lato intraprende rapporti diplomatici con la Turchia, e condanna i terroristi curdi senza però prendere in considerazione soluzioni per la loro situazione, dall’altra non riconosce lo status di Cipro del Nord per non scontentare le ragioni della Grecia, che appoggia politicamente e non solo Cipro del Sud.

In ogni caso si penalizza l’autonomia e l’autodeterminazione dei popoli, che dovrebbe essere un principio fondamentale dell’Europa: si dovrebbe lavorare per l’indipendenza (o “autonomia” nell’ambito dell’Unione Europea, come quando parlavamo di Euskadi) di Curdistan e Cipro del Nord. Che facciamo? Ce ne freghiamo? E loro sparano.