In Italia c’è un governo votato in modo anticostituzionale


L’importante è che l’Italia se lo dica da sola, oggi la Consulta ha decretato che il sistema elettorale, denominato Porcellum (Porcata) dallo stessa persona che l’ha proposto (Roberto Calderoli, in funzione pro-Lega Nord) viola la Costituzione sia per il premio di maggioranza previsto per Camera e Senato, sia per l’esclusione del voto di preferenza.
Un passo alla volta l’Italia si rende conto di aver navigato per due decenni in una democrazia apparente, un incantesimo di lucida follia, una mesmerizzazione berlusconiana, un reality show applicato alla politica di inaudita potenza, grazie alla connivenza media/governo o media/parlamento (alternativamente), un carrozzone che ha raggiunto punte di grave comicità negli ultimi 5 anni (in particolare gli ultimi atti: l’ultimo governo Berlusconi, il jolly sprecato Monti, e la resa davanti a Napolitano).
Ora l’improvviso risveglio: gente, la festa è finita, siete una specie rara di sgarruppato regime! Rifate tutto, mi raccomando, tenete lontano dal potere quelli che hanno combinato questo guaio. La neorepubblica potrebbe, un giorno, riallacciare i rapporti con voi, noi che abbiamo sempre saputo che la Costituzione per voi è un semplice vessillo da mostrare agli amici.

La Grecia si salva. Grazie alla mafia


Un titolo così potrebbe essere l’epilogo della crisi greca.
Vi siete mai chiesti perché, nonostante la crisi economica e finanziaria dell’intero Occidente, c’è un ente internazionale, qui radicato, che sta aumentando il fatturato a livelli di crescita cinesi?
La mafia, secondo tutte le stime, sta infatti aumentando il proprio fatturato, in modo particolare la ‘Ndrangheta, ma anche la Camorra, Cosa Nostra e le varie filiali del Norditalia e in Europa.
Ne ha parlato Roberto Saviano in un suo recente intervento: “La crisi ha aperto enormi possibilità alle mafie vincenti. Quelle perdenti sono state fermate dalla crisi, ma quelle vincenti, i gruppi nigeriani, russi, calabresi, casalesi, corsi sono cartelli che hanno portato liquidità all’economia in crisi. E la liquidità li ha fatti vincere in ogni settore, dall’edilizia alle banche”
Insomma, secondo Saviano le mafia sono utili a banche e agli imprenditori perché prestano loro denaro (riciclato dal narcotraffico). Continua lo scrittore: “Infatti, se dovessero sparire per miracolo, quanta crisi ci sarebbe in Italia e in Europa! Parlo di un dato prodotto dalla Procura Nazionale Antimafia italiana quindi da un’istituzione: 100 miliardi di euro l’anno di fatturato! Stiamo parlando di una delle più grandi imprese europee e ci limitiamo al fatturato italiano. Pensate ai cartelli spagnoli, ai cartelli sudamericani in Spagna.
“Una parte delle istituzioni è sicuramente in prima linea da molto tempo contro questo fenomeno. Lo Stato non è mai un monolite che va in un’unica direzione. L’Italia è un paese molto complesso per cui se c’è una parte che è in prima linea anche a rischio della propria vita c‘è anche una parte profondamente collusa.
Credere che si possano sconfiggere le organizzazioni criminali con la repressione è un’illusione, la repressione è utile ma per batterla ci vuole un cambio politico-economico: il meccanismo degli appalti deve cambiare. Se vince sempre chi propone un prezzo più conveniente abbattendo i costi è chiaro che a spuntarla saranno loro.
Loro vincono perché possono sostenere quei prezzi ammortizzandoli con il narcotraffico”
“Le mafie interloquiscono con i poteri: con lo Stato, e anche con la Lega Nord. “Interloquire” significa “incontri”, e incontri significa volontà di gestire le liste, volontà di corrompere i politici. Poi certo tocca alla magistratura accertare”.
“Si stabilisce un’alleanza tra mafia, politici e investitori. Arrivano le mafie e portano soldi, proteggono direttamente alcuni politici e drenano gli imprenditori. Cioè se tu interloquisci con loro è tutto più veloce.
Quindi diventano anche lo snodo per gli investimenti che ci sono stati nell’Europa dell’Est perché le mafie sono state addirittura il propulsore economico in base a un principio liberale: hanno voluto e saputo rischiare”.
E il prossimo obiettivo potrebbe essere la Grecia, se fallisse il salvataggio europeo, le Mafie avrebbero via libera per un nuovo mercato.

Due parole su Beppe Grillo


Il Movimento 5 Stelle è spesso stigmatizzato o, fino a ora, ignorato.
Considerato espressione dell’antipolitica, si può dare adito a questa definizione considerando la politica nella sua accezione degenerativa: nel momento in cui la politica è corrotta, ha obiettivi ad personam, e in generale si allontana dall’etica (ci cui la potica è parente stretta), allora è normale pensare all’antipolitica nel senso di “rinnovamento politico”.
Antipolitica è anticorruzione, ecco eprché la gente vota 5 Stelle.
Si tratta quindi di una classica definizione “dispregiativa” che ha e avrà risvolti non previsti dai chi ha coniato l’espressione. Così come i “macchiaioli” erano definiti quei pittori livornesi che più che dipingere “macchiavano le tele”, fino a essere poi considerati uno dei movimenti italiani più originali della pittura italiana di fine XIX secolo, credo che il Movimento 5 stelle farà dell’antipolitica il suo punto di forza nel senso di profondo rinnovamento di concepire l’arte sacra della politica.
Innanzitutto, il Movimento 5 stelle h la caratteristica di essere un movimento nato dal basso, principio fondamentale della democrazia e della politica.
Il difetto di essere populista (che in realtà in parte condivide con i partiti via via fondati ex nihilo da Silvio Berlusconi o dall’Italia diei Valori di Antonio Di Pietro) non è così marcato come potrebbe sembrare, e questo per il semplice motivo che Beppe Grillo è decisamente diverso da Silvio Berlusconi, ma anche da Di Pietro.
A parte una buona vis satirica (in Grillo enormemente migliore), i tre leader hanno origini completamente diverse. Berlusoni era un imprenditore con metà del Quinto Potere italiano nelle mani (tre televisioni nazionali), Di Pietro faceva parte della Magistratura, Grillo è un comico.
Berlusconi e Di Pietro sono stati il deus ex machina dei propri partiti, Grillo non è che il “megafono” del Movimento, non è in politica come candidato e, si spera, non ne farà mai parte.
Questo fatto è spesso presentato dai partigiani mass media italiani come una cosa negativa, una specie di “abbandono della nave alla Schettino”.
In questo modo, però, Grillo non ha il controllo totale del Movimento, che potrà crescere e svilupparsi in modo autonomo. In tal senso c’è anche il rischio, tanto per dirne una, che il Movimento 5 stelle si organizzi in bande fasciste e faccia spedizioni punitive.
In realtà questa è la garanzia che alcune “sparate” veramente fuori luogo di Beppe Grillo (come sugli immigrati, sulla Mafia e sull’abbandono dell’Euro), vengano ignorate, in autonomia, dal Movimento.
Personalmente conosco alcuni del Movimento e, oltre che cittadini “qualcunque”, ex sinistrorsi delusi, ci sono (a sorpresa per qualcuno) intellettuali di ogni provenienza politica.
Ma come: intellettuali che fanno antipolitica? Infatti, meditate su questo, il Movimento 5 Stelle nasce in modo analogo alla Lega di vent’anni fa (voto di protesta), ma a parer mio ha basi culturalmente più solide di una fantomatica “identita padana” e un ridicolo “cerchio magico”.
Ci auguriamo quindi che Movimento 5 Stelle e antipolitica (nel senso di rinnovamento politico) si sviluppino secondo le idee di “pulizia” ed etica che sono prorpie della vera politica e che Beppe Grillo rimanga sempre l’eccezionale comico qual è, senza intervenire sulle direttive del Movimento, lasciando così certe sue “sparate” alla satira e non alla politica.