Ambasciator porta pena (Arrestato Julian Assange, creatore di Wikileaks)


L’ambasciatore dell’Ecuador a Londra, nella cui Ambasciata dal 2012 viveva come rifugiato politico Julian Assange, creatore di Wikileaks, ha chiamato le autorità del Regno Unito informandole che la richiesta di estradizione era stata accolta e che lo stato revocato il suo status di rifugiato. Così oggi, la polizia di Londra ha arrestato Julian Assange per una violazione della libertà su cauzione avvenuta nel Regno Unito nel 2010, e per conto delle autorità statunitensi che avevano emesso un mandato di estradizione che lo accusa di aver diffuso documenti riservati. Il presidente ecuadoriano Lenín Moreno, da quando era stato eletto nel 2017, aveva sempre detto di voler rivedere l’anomala situazione di Assange, a cui l’asilo politico era stato concesso dal suo predecessore, Rafael Correa.
Il suo caso, insieme a molti altri, come per esempio quello di Cesare Battisti, senza entrare nel merito delle accuse, dimostrano però che la giustizia è sempre più appannaggio della politica dei Governi.

Sorteggeremo i condannati a morte


Dopo l’entusiasmante stratagemma europeo per la scelta della nuova sede dell’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, che dovrà lasciare Londra in seguito alla Brexit, la Nazione Oscura ha deciso di adottare lo stesso sistema.

In pratica la sede è stata scelta sorteggiando tra due palline con il nome delle città. Ha vinto Amsterdam (ai danni di Milano) la città che nei ballottaggi precedenti aveva sempre perso o pareggiato: un grande risultato! La Nazione Oscura sceglierà in questo modo la sede della prossima ambasciata, e si prefigge in futuro di scegliere politici, magistrati, soldati, contribuenti, carcerati e condannati a morte. Il sorteggio, infatti, ha qualcosa di divino, perché la casualità non è assolutamente controllata dall’uomo.

Facciamo i complimenti a quest’Europa che si piega agli dei della fortuna, come si faceva con i condannati e le steghe qualche secolo fa.

Allah è Grande: il Ramadan dell’Isis


Ecco la nuda croncaca degli ultimi giorni :

23 maggio: Manchester, attentato al concerto di Ariana Grande al Manchester Arena: 22 morti e 59 feriti.

31 maggio: Afghanistan, camion bomba a Kabul nel quartiere delle ambasciate: 80 morti e più di 300 feriti.

1 giugno: Kabul, 20 morti e 87 feriti in una triplice esplosione durante il funerale del figlio del vicepresidente del Senato, Alam Ezidyar.

2 giugno: Londra, sul London Bridge un pulmino ha investito i passanti. Altri civili accoltellati a Borough Market. 7 morti e circa 50 feriti.

La Nazione Oscura appoggia “Lexit”, la scissione di Londra dal Regno Unito


Da Londra è partita una petizione per staccare la capitale con 8,6 milioni di abitanti (per il 37% nati all’estero) dal resto del Paese e tenerla ancorata all’Europa: «Lexit». Sadiq Khan, il sindaco di origini musulmane successore di Boris Johnson, sarebbe destinato a presidente della nuova nazione secessionista.

Posthuman pop!


Questo è il quarto appuntamento del nostro tradizionale “post col botto”, ovvero il post di San Silvestro.

Viktoria Modesta

Viktoria Modesta

Questo articolo è dedicato alla pop star Viktoria Modesta, disabile e altro esempio di possibile postumanità. Dopo il grande esempio di Oskar Pistorius nel mondo dello sport (vedi nostro articolo “il postumano è sedicesimo”, naturalmente ci dissociamo dalle vicende giudiziarie che lo riguardano), ecco un esempio marcatamente femminile. Viktoria Modesta Moskalova, nata nel 1988, è una cantante e una modella inglese. I suoi problemi alla gamba risalgono alla nascita e, dopo molto traversie, la donna ha deciso per l’amputazione nel 2007. Ha partecipato alla celebrazione di chiusura delle paralipiadi del 2012 a Londra.

Viktoria Modesta

Viktoria Modesta

Viktoria Modesta

Viktoria Modesta

 

Vedi il “post col botto” degli anni precedenti:

2013: Noam Chomsky e la mistificazione della realtà

2012: Se vince Berlusconi la Neorepubblica di Torriglia dichiarerà guerra all’Italia!

2011: Declassate le agenzie di rating!

Frestonia


Dossier Micronazioni Parte XVII.
Frestonia era il nome adottato dai residenti di Freston Road, una strada al confine nord-occidentale di Notting Hill, Londra, noto anche come Notting Dale, quando hanno tentato di secessione dal Regno Unito nel 1977. L’attore David Rappaport è stato il ministro degli Esteri, mentre il drammaturgo Heathcote Williams ha servito come ambasciatore in Gran Bretagna. Un altro ministro era Nicola Albery di BIT.

Francobolli di Frestonia da 9 pence

Francobolli di Frestonia da 9 pence


Frestonia consisteva in 7.300 mq triangolari di terreno (compresi i giardini comunali) formati da Freston Road, Bramley Road, Shalfleet Drive e parte del distretto W10, che appartenevano al momento al London Borough of Hammersmith.
La maggior parte dei residenti di via Freston erano abusivi, fin dai primi anni 1970. Quando il Greater London Council previde di riqualificare l’area, i 120 residenti adottarono tutti lo stesso cognome di Bramley, con l’obiettivo che il Consiglio li dovesse accogliere collettivamente.
Il Consiglio minacciò lo sfratto formale, così in un incontro pubblico a cui parteciparono 200 persone, ispirandosi a Freetown Christiania di Copenaghen, suggerì di indipendenti dal resto del Regno Unito. Un referendum diede il 94% dei residenti a favore del piano, e il 73% a favore dell’adesione della Comunità economica europea. L’indipendenza fu dichiarata il 31 ottobre 1977.
Frestonia aveva il suo giornale, il Tribal Messanger, una galleria d’arte chiamata ‘La Galleria Breaker Car’ e anche un “teatro nazionale”, che ha eseguito Heathcote Williams The Immortalist. È stato anche costituito il Frestonian National Film Institute.
Il trasporto locale è stato servito dal bus numero 295 e dalla metropolitana di Londra. Sono stati emessi francobolli, e sono stata progettata l’introduzione di una moneta.
Quando lo Stato ha festeggiato il suo quinto anniversario, nel 1982, la popolazione era di 97 persone che occupavano 23 case. Nello stesso anno, i Clash hanno registrato il loro album in Combat Rock Studios Ear (noto anche come Sala del Popolo) a Frestonia.
A seguito della copertura della stampa internazionale, i residenti hanno costituito la Bramleys Housing Co-operative Ltd, che ha negoziato con Notting Hill Housing Trust per la residenza e la riqualificazione della zona. Alcuni Frestoniani, in disaccordo per la conseguente perdita di indipendenza, si allontanarono. I residenti rimanenti si sono dimostrati incapaci di mantenere gli ideali della nazione di Frestonia”, che di conseguenza è andata in declino. Al suo posto, si è sviluppata una comunità più convenzionale, senza alcuna pretesa di secessione dal Regno Unito.

Oggi, la Bramleys Housing Co-operative gestisce gli immobili e i suoi membri continuano a vivere come una comunità molto unita. Alcuni sono figli o nipoti dei Frestoniani originali, anche se vi è stato anche un notevole afflusso di nuovi residenti.

Peoples Hall di Frestonia

Peoples Hall di Frestonia


Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte XVIII.

Rennu de Taulara


Dossier Micronazioni Parte VIII.
Torniamo in Sardegna, dove abbiamo un illustre precedente della Repubblica de Malu Entu, nientemeno che il presunto regno più piccolo del mondo, il Regno di Tavolara.

Stemma del Regno di Tavolara

Stemma del Regno di Tavolara


Tavolara è un’isola di 5,9 km² della Sardegna nord-orientale, parte del Comune di Olbia (OT) nella regione della Gallura.
L’isola si presenta come un maestoso massiccio calcareo a picco sul mare, di forma grossomodo rettangolare, lungo circa 6 km e largo 1 km.
L’Isola è di proprietà della famiglia veneto-romana dei Marzano, che comprende un faro di segnalazione marittima, tranne una piccola parte, espropriata dalla NATO, e la punta occidentale dove sorgono due ristoranti e piccole case che appartengono alla famiglia Bertoleoni.
Sul finire del Settecento, la famiglia Bertoleoni giunse in prossimità dell’arcipelago della Maddalena costeggiando la Corsica a bordo di una piccola nave da diporto proveniente da Genova in cerca di una terra in cui abitare; si stabilì dapprima sull’isola di Spargi, poi si spostò più a sud, sulla piccola isola di Mortorio ma, spinta dalla ricerca di un’isola più generosa e ospitale, navigando ancora verso sud, stabilendosi definitivamente sulla splendida e disabitata isola di Tavolara, dedicandosi all’allevamento delle capre selvatiche, assai numerose sul suo territorio.
I Bertoleoni sono gli unici abitanti dell’isola. In base a ciò Paolo, figlio di Giuseppe, avanza dei ricorsi presso la casa reale di Savoia perché gli venga riconosciuta la proprietà e la sovranità sul suolo di Tavolara.
Nel 1836 il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, di passaggio per quei luoghi, notò l’isoletta sconosciuta e decise di approdarvi anche per conoscere l’autore dei tanti ricorsi. Presentatosi ai residenti come re di Sardegna, sembra che Giuseppe Bertoleoni abbia risposto: “E io sono il re di Tavolara!”.
Carlo Alberto soggiornò presso di lui per una settimana e, secondo i Bertoleoni, avrebbe promesso di riconoscere indipendente Tavolara.
Qualche anno più tardi il demanio tenta di espropriare i Bertoleoni della loro isola, sostenendo che su di essa non esiste alcun titolo di proprietà. Paolo Bertoleoni decide allora di recarsi personalmente a Torino da Carlo Alberto, passando da Porto San Paolo e quindi da Civitavecchia. Dal re in persona ottiene rassicurazioni e dopo alcuni giorni gli viene recapitata, dalla citta di Tempio, una pergamena che lo riconosce come padrone assoluto e re di Tavolara.
Tonino Bertoleoni difende la storia della sua famiglia da chi sostiene che sia solo una leggenda, purtroppo non può portare come prova la pergamena che documenta la sovranità dei Bertoleoni perché questa è andata perduta, ma mostra con orgoglio nel suo ristorante, che si affaccia sulla spiaggia dello “Spalmatore di terra”, una copia della fotografia dei regnanti di Tavolara.
Famiglia reale di Tavolara

Famiglia reale di Tavolara


Nel frattempo, a Giuseppe Bertoleoni succede il figlio Paolo, che si proclama re col nome di Paolo I, sposa una donna sarda, Italia Murru, e da lei ha il figlio Carlo. A detta di Carlo I di Tavolara, l’isola sarebbe stata ufficialmente visitata da inviati della regina Vittoria del Regno Unito che, alla fine dell’Ottocento, avrebbe riconosciuto il piccolo Regno.
I Bertoleoni narrano che ancora oggi, nel museo di Buckingham Palace, a Londra, sia conservata la foto della famiglia reale di Tavolara, all’interno della collezione di ritratti delle famiglie reali di tutto il mondo, con la dicitura: “La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova Pausania, il più piccolo regno del mondo”, anche se l’affermazione non è verificata.
Carlo I di Tavolara perì il 6 novembre 1927. Gli sono succeduti Mariangela, Paolo II, Carlo II e, ultimo, Tonino Bertoleoni, che vive tutt’oggi a Porto San Paolo.
Regno di Tavolara

Regno di Tavolara

Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte IX.

Chi è Julian Assange


Dossier Personaggi Parte IV.
Veniamo all’attualità più scottante. Perché la gente convinta che esista un Ordine Mondiale (o qualcosa di simile) trovi il suo vero “eroe”, evitando di perdere tempo dietro a certi cialtroni complottisti. Sto parlando di Julian Paul Assange.

Julian Assange

Julian Assange


Assange Nasce a Townsville, nel Queensland, nel 1971. Fin da adolescente mostra le sue doti informatiche ed entra nel mondo dell’hacking. Dai 17 anni, dopo aver frequentato 30 scuole diverse, Julian assume lo pseudonimo di Mendax e mette in piedi gil gruppo di hacker International Subversives. Grazie ai software da lui sviluppati, il gruppo s’infiltra nei siti informatici di Nasa, Pentagono, Dipartimento della Difesa Usa e molti altri.
Nell’ottobre del 1989, alla vigilia del decollo della navicella Atlantis, i tecnici della Nasa vedono comparire sui computer la scritta WANK, acronimo inglese di Worms Against Nuclear Killers.
Nel 1991 subisce un’irruzione nella sua casa di Melbourne da parte della polizia federale australiana, secondo l’accusa di essersi infiltrato in vari computer appartenenti a un’università australiana e nel sistema informatico del Dipartimento della difesa americano. Nel 1992 gli vengono rivolti 24 capi di accusa di hacking. Assange è condannato, ma in seguito è rilasciato per buona condotta, dopo aver pagato una multa di 2100 dollari australiani.
Nel 1995 rilascia il programma Strobe, software open-source dedicato al port scanning. Nel 1997 collabora alla stesura del libro Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier. Si mette a studiare fisica e gira il mondo.
Ma è a partire dalla seconda metà degli anni Duemila che il suo nome compare sesmpre più spesso nelle cronache mondiali. Dal 2007, infatti, è tra i promotori del sito web WikiLeaks.
Il termine “to leak”, (letteralmente, trapelare) significa rendere pubblica un’informazione senza autorizzazione ufficiale, nonostante gli sforzi per tenerla segreta. Assange dichiara: “I nostri bersagli principali sono i regimi oppressivi come la Cina, la Russia, e dell’Asia Centrale. Ma ci aspettiamo di essere d’aiuto anche per chi in Occidente vorrebbe che fossero denunciati comportamenti illegali e immorali dei governi e delle grandi società”. L’interfaccia è simile a quella di Wikipedia, ed è usabile da qualunque tipo di persona. In breve riceve più di un milione di documenti, tutti provenenti da fonte anonime.
Uno dei primi documenti che mettono in vetrina è il regolamento di Guantanamo. Segue la denuncia per l’approssimazione degli studi sul riscaldamento globale. Poi è la volta della Julius Baer Bank, l’istituto privato di Zurigo che li querela ottenendo la chiusura del sito. La sentenza scatena un effetto boomerang: vecchi e nuovi media fanno fronte comune, sostenendo il ricorso in tribunale. Così la sentenza viene ribaltata, WikiLeaks torna on line, e la banca rinuncia all’azione legale.
In seguito WikiLeaks tocca la multinazionale di trading petrolifero Trafigura, accusata di aver scaricato in Costa d’Avorio rifiuti tossici, Scientology e la massoneria. Arrivano le prove dei massacri in Kenya (grazie alle quali vincono il Media Award 2009 di Amnesty International). E infine, Collateral Murder, lo sconvolgente video in cui si vedono i piloti dell’elicottero Apache che dopo aver scambiato per dei lanciarazzi i lunghi teleobiettivi delle macchine fotografiche di Namir Noor Eldeen, reporter dell’agenzia Reuters a Bagdad, hanno aperto il fuoco uccidendolo insieme ad altre 10 persone. Dopo il clamore suscitato dal filmato, viene arrestato il soldato americano Bradley Manning con l’accusa di avervi fornito centinaia di files top secret a WikiLeaks.
Il 28 novembre 2010, dopo l’annuncio nelle settimane precedenti, WikiLeaks rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”. Il giorno seguente, il general attorney dell’Australia, Robert McClelland, dichiara alla stampa che l’Australia è intenzionata a investigare sulle attività di Assange e di Wikileaks.
I file riservati danno un’immagine devastante della guerra e del suo stato di fallimento in Afghanistan: viene nascosto il vero numero delle vittime civili, mentre l’intelligence pakistana lavora al fianco di Al Qaeda per progettare attacchi, i talebani usano i missili Stinger che la Cia fornì ai mujaheddin di Osama Bin Laden, le truppe Usa utilizzano droni automatici scadenti e rischiosi, la Cia ha finanziato l’intelligence afghana.
La Casa Bianca ha replicato che Wikileaks non è un fornitore oggettivo di notizie, ma piuttosto un’organizzazione che si oppone alla politica americana in Afghanistan.
“Casualmente”, proprio dieci giorni prima, il 18 novembre 2010 (ma dopo gli annunci), il tribunale di Stoccolma spicca un mandato d’arresto nei suoi confronti con l’accusa di stupro, molestie e coercizione illegale. Il reato contestatogli sarebbe quello di aver avuto rapporti sessuali non protetti, seppur consenzienti, con due donne, Anna Ardin (militante femminista, segretaria dell’associazione Brotherhood Movement e autrice di una Guida alla vendetta contro il partner, pubblicata sul web) e Sofia Wilén, e di aver successivamente rifiutato di sottoporsi a un controllo medico sulle malattie sessualmente trasmissibili, condotta considerata criminosa dalla legge svedese. La denuncia era stata fatta dalle due ex amanti dopo che aver appreso l’una dall’altra di aver avuto rapporti sessuali con lui.
La vicenda ha del ridicolo se confrontata con la “portata” delle dichiarazioni di WikiLeaks, e si commenta da sola, ma l’Interpol si mette in moto.
Il 7 dicembre Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato, il tribunale respinge la richiesta di libertà provvisoria su cauzione e lo tiene in carcere fino al 14 dicembre. Nel frattempo la Svezia presenta una richiesta di estradizione alle autorità britanniche: secondo alcune fonti, tale richiesta sarebbe finalizzata ad estradarlo in realtà negli Stati Uniti dove lo attende un processo per spionaggio. E noi non ne dubitiamo. L’accusa per spionaggio, negli Stati Uniti, può costare l’ergastolo e anche la pena di morte.
Assange viene rilasciato su cauzione, e la decisione sulla richiesta di estradizione rimandata.
Il 2 novembre 2011 l’Alta corte di Londra dà il via libera all’estradizione richiesta dalla Svezia, e a metà giugno 2012 la Corte Suprema britannica rigetta definitivamente il ricorso contro l’estradizione. Assange si rifugia subito dopo presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, chiedendo asilo politico come perseguitato. Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, conferma la concessione dell’asilo, per evitare la sua consegna alla Svezia. Già nel 2010 Quito aveva offerto ad Assange residenza in Ecuador “senza precondizioni”, per poter “esprimersi liberamente”. Alla base vi è il fatto che il governo di quel paese era preoccupato per alcune attività illegali degli americani in Ecuador; attività che voleva che venissero trattate da Assange senza restrizioni e che WikiLeaks si era detta pronta a documentare.
Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte V: Nikola Tesla.

Cospirazionalismo e revisionismo padano: la verità?


Riguardo il delicato argomento della Padania, dovremmo dividerlo in due questioni: quella del partito politico, la Lega Nord, e quella dell’esistenza della Padania come entità politica e sociale autonoma o addirittura indipendente.
E’ giusto dire che la Lega è forse il partito politico più vicino ai cittadini e sicuramente uno dei più vicini, che in Emilia Romagna soprattutto sta sostituendo quello che era, diversi anni fa, la Sinistra e il Partito Comunista (non solo a livello sociale, ma proprio come voti), che le ragioni del Norditalia, parlo di una maggiore autonomia verso il Sud e il Centro, di federalismo fiscale (e anche politico), di una situazione culturale, economica, occupazionale e imprenditoriale che è differente dal resto d’Italia (soprattutto dal Sud), queste ragioni sono condivisibili e non sono campate in aria.
Il Norditalia, in particolare Lombardia e Veneto, sono forse le regioni economicamente più sviluppate d’Europa insieme alle regioni più ricche di Germania, Francia, Inghilterra e Benelux. E’ quindi normale che ci sia del risentimento nel momento in cui l’Italia intera è considerata a rischio default, insieme a Portogallo, Gracia e Spagna (fino ad arrivare all’acronimo PIGS, maiali).
Naturalmente è sempre più difficile ottenere l’autonomia (o l’indipendenza) quando la parte che la richiede è economicamente più sviluppata, mentre sarebbe più semplice se lo richiedesse, per esempio, la Sicilia. In passato è anche successo, ma dietro c’era Cosa Nostra e lo Stato ha fatto la guerra al secessionismo siciliano. Ma c’è l’esempio recente del Sudan del Sud (riconosciuto in tempi record dall’ONU) e della Slovacchia, tanto per stare in Europa, che chiese la secessione dalla Cecoslovacchia e la ottenne nel giro di un anno.
Ma il vero problema è l’entità culturale e sociale della Padania. Insomma: esiste o no?
I padani sostengono che se ne parlasse “ben 100 anni fa”, tacciando gli altri di ignoranza. Molto paradossale, perché la Padania sarebbe più giovane della Coca-Cola (inoltre stiamo parlando della parola, non di un senso di appartenenza, che c’è solo dagli anni 80), e, in confronto ai 3000 anni di età della parola Italia, fa sorridere.
I padani sostengono che l’unità dell’Italia sia una mitologia sostanzialmente inventatta nel XVIII secolo. Allora che ne era dell’Italia, regione privilegiata dell’Impero Romano (perché in Italia tutti avevano la cittadinanza romana), che comprendeva tutta la penisola (escluso soltanto isole e Alpi)? Non ci fu un regio Padania.
Che fine ha fatto il Regno d’Italia, nato sulle ceneri della conquista carolingia (parliamo del IX-X secolo)? Un regno che è vero che non comprendeva tutta l’Italia, ma questo a causa del giovane Stato della Chiesa e dei Bizantini, che “colonizzavano” grandi parti della penisola. Non ci fu un Regno di Padania.
Ma parliamo di cultura, quando la Scuola Siciliana, poi quella toscana e Dante cominciarono a scrivere in volgare, nonosatnte esistessero già i dialetti, cercarono di scrivere in un volgare italiano, che fosse super partes e che s’ispirasse al modello fiorentino. Non mi sembra che ci siano poeti che scrivessero in dialetto del Nord.
Machiavelli stesso, pur rinunciando all’unione politica (perché troppo difficile da raggiungere, suppongo, a causa dei particolarismi eccentuati in Italia), parlava di Italia, parlava di autonomia rispetto agli stranieri (e gli stranieri erano francesi e spagnoli, non padani o siciliani).
Nel Rinascimento, nonostante ci s’ispirasse al classicismo, non si parlava di Città-Stato, ma sempre di Italia, a livello culturale e, nonostante le divisioni politiche, il senso di appartenenza era quello, come si può capire leggendo la letteratura di quell’epoca.
La nascita dell’idea di nazione moderna (quindi non di mero territorio posseduto da un regnante), è di questi anni. La Francia ha Giovanna d’Arco che sprona alla rivolta verso “l’invasore inglese” (che fino a quel momento veniva seplicemente considerato il proprietario di vaste terre francesi e non un colonizzatore). In questi anni nasce l’idea moderna di nazione (di cui anche la Padania lo è, e quindi non può basarsi sui Comuni medievali che cacciarono l’imperatore tedesco, appunto la Lega Lombarda storica), e se in Italia non si arriva subito all’unità nel ‘500 o nel ‘600 è perché le forze politiche che la dividevano era troppo forti e serviva un’idea più forte per contrastarle (che poi sarà quella di repubblica). Del resto lo furono anche in Germania (che ottenne l’unità solo nel XVIII secolo, e completa nel secolo successivo, quindi come l’Italia), ma a quanto pare, appena una ventina di anni fa, la Germania si è riunificata (dopo la divisione postbellica e il crollo del muro di Berlino) e non ha fatto il contrario come vorrebbe la Lega.
I padani (ora vi prego, tenetevi forte, qui ci sono le montagne russe) sostengono che sia stata la massoneria inglese a volere l’Italia unità. Se ho capito bene, la massoneria inglese, attraverso la Rivoluzione Francese, ha fatto in modo di unificare l’Italia.
Devo aver capito male, come potrebbe la massoneria inglese aver aiutato coloro che combattevano? Sappiamo che è stato Cavour, tramite le intercessioni che ha fatto a Napoleone III ad aiutare l’unità d’Italia, e naturalmente Mazzini. Che nella Giovine Europa ci fossero infiltrati della City di Londra? Cari padani, fatemi capire.
E’ vero che la massoneria inglese finanziò parte della spedizione dei Mille, ma lo fecero per eliminare il potere temporale dei Papi, visto che i suoi compoenti erano protestanti presbiteriani, e non in funzione antipadana!
E’ oltresì vero che il Risorgimento è stato mitizzato e che fu in realtà una rivoluzione borghese e non completamente popolare, ma non vedo come si possa arrivare a dire che il popolo non volesse l’Italia unita e la libertà dai molti principi e tiranni che vi erano in Italia. Le rivoluzioni nascono tutte come borghesi, sono i borghesi che hanno gli strumenti culturali per farle, poi, a volte, le rivolte vengono portate avanti dal cosiddetto proletariato (come avvenne nella Rivoluzione Francese, e come furono le rivolte successive, quella del ’48 e ancora più tardi con il Socialismo). Voi stessi autoproclamati padani, siete in prevalenza borghesi.
Forse voi anelate al ritorno a prima dell’unità d’Italia, con il Nord povero come il Sud, comandato da principi tiranni e approfittatori? Non è forse grazie anche alla forza lavoro dei meridionali che il Norditalia è diventata la forza economica e industriale che è oggi (molti di voi, lo so, sono figli di meridionali…)? Non è grazie alla forza lavoro africana che il Veneto oggi è economicamente forte come la Lombardia? Forse preferivate quando il Veneto era povero come la Calabria?
No, quello che desiderate in realtà, è un’identità. Vi siete creati l’identità padana perché state vivendo la moderna e diffusa sindrome della mancanza d’identità, che tocca tutta Europa e tutti i ceti sociali. Pensateci bene: prima vi siete detti “celtici”, andando a cercare i resti preistorici dei “cugini” insubri (2500 anni fa), ora, forse comprendendo che tra voi e gli insubri vi dividono centinaia di popolazioni, avete tradito le vostre “tradizioni” richiamandovi nuovamente al cattolicesimo (naturalmente in funzione antiislamica).
Insomma, la Padania non esiste se non come espressione del disagio che parte delle popolazioni del Nord vive (e spesso a ragione) nei confronti di un mondo che cerca di sfruttarla. Se si partisse da questa considerazione, forse i dirigenti e gli “ideologi” padani smorzerebbero i loro deliri revisionistici e cospirazionalisti.