Arrestato Carles Puigdemont


L’arresto dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont alla frontiera tra Germania e Danimarca è “una buona notizia” per Madrid. Il governo di Mariano Rajoy ha commentato così il fermo del leader catalano in esilio da 5 mesi, precisando che “nessuno può prendersi gioco indefinitamente della giustizia” spagnola. Puigdemont è accusato di sedizione e ribellione in relazione alla dichiarazione di indipendenza votata dal Parlamento catalano e ora deve comparire di fronte a un tribunale tedesco.

Rajoy ha perso


Mariano Rajoy ha definito il referendum come una “sceneggiata”. “Non si è svolta alcuna consultazione” ha precisato. Il governo di Madrid si sente “vincitore”.
Ma analizziando meglio la cosa, possiamo tranquillamente dire che il governo centrle spagnolo ha PERSO.
I Paesi Baschi hanno da poco ottenuto una forte autonomia, questo ha sopito i loro desideri indipendentisti. Diversamente, le richieste di autonomia catalane sono state più volte negate e diverse consultazioni ignorate. Il governo catalano ha così deciso di indire il referendum per l’Indipendenza, vincolato (se vincesse il sì) alla dichiarazione d’indipendenza. Il primo errore del Governo Centrale spagnolo è proprio quello di aver permesso di essere arrivati a questo punto. Ascoltando le ragioni basche e non quelle catalane, ha avallato di fatto l’azione violenta del terrorismo organizzato dell’ETA (indipendenteisti baschi). Il secondo errore è stato quello di intervenire militarmente con la violenza per impedire la consultazione popolare. Un governo forte, avrebbe concesso blande autonomie alla Catalogna (per esempio inserendo il catalano come lingua ufficiale di tutta la Spagna a fianco del castigliano) e invece si è cercato lo scontro. I catalani hanno improvvisamente scoperto il vero volto del Governo Centrale di Madrid, che utilizza la repressione per evitare il dialogo.
La Comunità Europea non ha ancora rilasciato comunicatoi ufficiali ma, nonostante l’illegalità palese della consultazione, parte dei singoli governi europei ha condannato le violenze della Guardia Civil spagnola. E questo è il primo indizio della bruciante sconfitta del Governo Centrale che ora sarà costretto a concedere molto di più alla Catalogna, se non addirittura la stessa Indipendenza (che non tutti i catalani desiderano).
La Spagna dimostra ancora una volta (come recentemente incapace di formare una coalizione di governo dopo le elezioni) la sua incapacità politica, ovvero diplomatica e di dialogo, scegliando la strada delle concessioni per violenza (ETA dei Paesi Baschi), o le violenze contro il popolo pacifico (Catalogna). Altro che vittoria, addio Rajoy.

Indipendenza della Catalogna: dopo il blitz notte di proteste a Barcellona


Dopo il blitz spagnolo sul governo indipendentista che ha portato a 14 arresti, Barcellona scende in piazza. L’8 settembre l’esecutivo catalano è stato denunciato in blocco da Madrid per “disobbedienza, abuso di potere e malversazione di denaro pubblico” per aver firmato il decreto di convocazione del referendum sull’indipendenza. La Corte costituzionale ha sospeso la consultazione. Il presidente Carles Puigdemont a sorpresa ha annunciato comunque la nascita del sito elettorale che indica a ogni cittadino dove e come potrà votare fra 10 giorni.
La Ue esprime “preoccupazione” ma nessuna posizione ufficiale.
La Nazione Oscura Caotica esprime ufficialmente “crapula”.

La Nato condanna la decisione della Spagna di aprire i porti alla flotta russa per i rifornimenti


Gli alleati della NATO hanno condannato la decisione di Madrid di autorizzare l’ingresso nei suoi porti delle navi da guerra russe dirette in Siria per le operazioni di rifornimento. Jens Stoltenberg, il segretario generale della Nato, ha detto, “mi sono espresso molto chiaramente circa l’uso potenziale di questa flotta di aumentare la capacità della Russia e di essere una piattaforma per gli attacchi aerei contro la Siria.

La Catalogna vuole l’indipendenza!


Due milioni di votanti su oltre 6 milioni di «elettori» chiamati ad esprimersi. E alla fine un risultato netto, come ci si poteva aspettare: l’80% dei catalani che deciso di partecipare alla consultazione («illegale» secondo il governo di Madrid), ha scelto il sì: vuole che la Catalogna sia uno stato e che sia indipendente.
Il significato politico rimane perché non si può ignorare il segnale lanciato da un terzo dei catalani. Secondo il presidente catalano Arturo Mas, “una giornata di pieno successo”. Ma d’altra parte, per ministro della Giustizia di Madrid, Rafael Català, è stata invece una consultazione “sterile e inutile, un atto di propaganda politica, senza validità democratica”.

Catalogna indipendente? Si vota, ma per finta


Bandiera della Catalunya

Bandiera della Catalunya

Dopo aver cambiato nome più volte, ed essere passato attraverso due bocciature della Corte Costituzionale spagnola, la consultazione sull’indipendenza catalana in ogni caso si terrà. Artur Mas, Presidente della Generalitat de Catalunya (il Parlamento catalano) dal 2010, lo ha detto chiaramente.
Il giorno designato è oggi, 9 novembre 2014, chaimato anche 9N, scelto perché è l’anniversario della caduta del Muro di Berlino.
Recandosi ai seggi, i catalani si troveranno davanti a un duplice quesito, scritto in catalano, spagnolo e dialetto aranese: «Vuole che la Catalogna sia uno Stato?» e «In caso affermativo, vuole che questo Stato sia indipendente?».
Rispondendo «No» alla prima domanda si esprime la volontà di rimanere parte dello Stato spagnolo. Se invece si barra il «Sì» alla prima domanda e «No» alla seconda, ci si esprime a favore della federalizzazione della Spagna. Il «Sì» a entrambe le domande, infine, è la richiesta di indipendenza assoluta della Catalogna, che diventerebbe Stato a sé.
Il governo spagnolo ha dichiarato il referendum anticostituzionale, ma lo tollera come “espressione di un’opinione”.
Ma ci sono diversi osservatori internazionali, e se dovesse vincere il “Sì” in maniera netta, la cosa potrebbe avere risvolti politici importanti.
L’Ambasciatore Kaotico di Spagna e delle Terre Africane, dalle Canarie, fa sapere di accogliere qualsiasi risultato come “una delle più alte evidenze del volere popolare”.

Israele, Italia e Spagna: la violenza è l’unica soluzione


Lo sciopero europeo contro le misure di austerity è degenerato in scontri in Spagna, a Madrid, e in diverse città italiane (Roma, Milano, Torino, Padova, Brescia). Scioperi ci sono stati anche in Portogallo, Grecia, Polonia e Germania, dove pare la polizia si sia comportata in modo molto diverso, agevolando il corteo anziché impedirne l’avanzata.
Nel frattempo Israele lancia un missile sull’auto di Ahmed Jaabari, capo militare di Hamas, uccidendolo. Hamas giura sanguinosa vendetta. Gli Usa sostengono che Israele abbia diritto di difendersi, approvando inconsapevolmente (?) anche la dichiarata rappresaglia palestinese: è evidente che anche loro vogliono la guerra.
I ministri italiani fanno spallucce e lanciano condanne generiche contro le violenze (ma mi chiedo cosa ci sia di più violento che far pagare la crisi alle classi meno abbienti), senza chiedersi le motivazioni degli studenti (forse se li aspettavano un po’ più choosy).
Sia il governo, sia i media, sia la sinistra, dividono i “facinorosi infiltrati” dai “manifestanti pacifici”, senza chiedersi se sia una divisione artificiosa, di comodo o no (certo che è di comodo, ognuno per un motivo diverso), senza chiedersi le motivazioni che spingono alla rabbia, senza chiedersi se la questura sia stata in grado di controllare l’ordine pubblico o abbia commesso degli errori.
Io invece mi chiedo se sia giusto assegnare a un corteo un percorso che non comprenda il luogo dell’istituzione contro cui vuole protestare (se io protesto contro il parlamento, dove lo vorrei fare, secondo voi?).
L’assegnazione di un percorso secondo la questura più sicuro, diventa insicuro perché evidentemente “fuori strada” e non concorde al volere di chi organizza la protesta. E lo scontro (o l’errore) nasce in questo momento, poi sapere chi sia stato il primo a lanciare la molotov/bomba carta/lacrimogeno lo lasciamo ai discorsi da bar.
Come tutti sanno, la guerra si dichiara prima di combattere.
Noi la pensiamo come Pier Paolo Pasolini: siamo dalla parte degli offesi, quindi in primis le forze dell’ordine di prima fila e i manifestanti. I responsabili, anche questo lo sanno tutti, vanno cercati più in alto.
Le questure hanno voluto la guerra, i “facinorosi” hanno voluto la guerra, Israele e gli Usa vogliono la guerra, Palestina vuole la guerra. Ma attenzione, guerrafondai: ci sono i ministri tecnici/finanzieri/economisti che vi condannano, che paura, eh?!
Chissà come andrà a finire…?
Intanto a Gaza stanno bombardando (e non sono le uova sulle vetrine di Roma).

No comment – sin comentarios


Difficile aggiungere un commento alla foto scattata oggi a Madrid. Questa fotografia è un’ottima rappresentazione di ciò che sta avvenendo in questo momento in non poche parti del mondo.

Madrid

Oggi a Madrid

Euskadi. Ex Batasuna: basta lotta armata


La sinistra indipendentista basca (ex Batasuna) accetta i cinque punti della risoluzione adottata dalla Conferenza per la pace che si è svolta ieri a San Sebastian (Donostia), a partire dal primo che contiene l’appello all’Eta all’abbandono definitivo della lotta armata.
La vera utopia basca, ovvero l’indipendenza di Euskadi (Paese Basco) si scontra da decenni con il centralismo nazionalista di Madrid. Due posizioni molto lontane, che fanno quasi gridare al miracolo l’accettazione dei punti di questa Conferenza.
In effetti l’indipendenza basca dovrebbe essere contemplata nell’ambito di Paese indipendente ma allineato (potremmo usare la parola autonomia, anche se non esatta) con l’Europa e la Moneta Unica europea (a livello economico e persino militare, visto che è quello che l’Europa sta cercando di fare), quindi un'”autonomia” che non comprometta gli equilibri di Spagna, Francia e gli altri Paesi dell’Unione, ma che s’inserisca come voce originale e autodeterminata e indichi non la via della divisione, bensì quella della “fusione” dei diversi Paesi: un’Europa fatta da Nazioni Autonome, che fanno parte dello stessa Unione.
Naturalmente un’Unione dove saranno le elezioni a decidere la composizione del parlamento e il parlamento a decidere la composizione della Banca Centrale Europea.
Un parlamento europeo che possa portare a un parlamento mondiale (passando prima da un parlamento dei Paesi occidentali) che elegga il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e altri sinistri organismi non eletti democraticamente.
Ma la nostra road map è troppo evoluta per poter essere realizzato in tempi brevi.

La Spagna si sveglia!


Madrid, Spagna: si chiama già il Movimento del 15 maggio o degli “Indignados”, la folla che pacificamente continua, giorno e notte, a manifestare, nonostante il divieto, durante la pausa di riflessione per le elezioni amministrative. La Commissione elettorale ha chiesto di sciogliere gli assembramenti con cui appunto dal 15 maggio migliaia di giovani protestano contro le misure di austerità, ma gli 28 milan “indignati” sono rimasti a Puerta del Sol anche dopo la mezzanotte e al mattino erano ancora in 18 mila.
Il movimento spontaneo, formato prevalentemente ma non esclusivamente da giovani, denuncia una situazione economica senza prospettive, con una disoccupazione oltre il 20% (il 44% tra gli under 25). Gli “indignados” chiedono un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni della politica nazionale, attraverso l’utilizzo di referendum popolari a cui sottoporre le leggi più importanti, e un decentramento del potere centrale.
Sotto attacco anche la monarchia, di cui si chiede l’abolizione.
La situazione è precaria, ma migliore della Grecia, dove si temono manfestazion e rivolte anche violente.