Cile, milioni di persone in piazza


Passerà alla storia come “La Marcha más grande de Cile“. Solo a Santiago, in Plaza Italia, è stata stimata un’affluenza di più di un milione e duecentottantamila persone, e concentrazioni identiche e altrettanto affollate ci sono state in tutto il resto del paese.
Ma cosa chiede la gente? Principalmente, tre cose: allontanare le forze armate dalle strade, cancellare tutte le leggi che sono state fatte contro il popolo e convocare un’assemblea costituente per chiedere una nuova costituzione.

Se non ora, quando? Domani, forse.


Il Capo di Stato Lukha Kremo Baroncinij emette una nota sulla situazione sociale e politica dell’Italia.
Le grandi manifestazioni, che hanno successo a livello di numeri e consensi sono, più che in altri Paesi (più che in Francia, più che in Egitto), parole inascoltate dall’esecutivo (se non addirittura avversate).
Meno forte di Paesi del Nordeuropa, l’opinione pubblica in Italia sembra meno influente anche di Paesi in via di sviluppo (come l’Egitto, la Tunisia, il Brasile).
La riflessione è che il Governo, nominato dal Parlamento, dovrebbe essere lo specchio dell’intero Paese, quindi attuare le leggi e le riforme del proprio programma (questa frase non è banale, in quanto, sia il Centrodestra che il Centrosinistra hanno disatteso a parecchie promesse), ma anche ascoltare quelle richieste dell’opposizione che possono essere acquisite (la “concertazione”, cosa che in questo periodo è assolutamente inimmaginabile).
Se il Governo diventa fazioso (e mortifica continuamente l’elettorato avversario anche con frasi ingiuriose), l’opposizione la segue (il Berlusconismo ha creatro lo sterile anti-Berlusconismo) in un crescendo di non-politica, che approda a una situazione in cui vengono meno molte istanze democratiche.
È utile ribadire che la fonte di questa situazione è un fatto voluto più o meno da quasi tutto il Parlamento (oltre al Centrodestra, sicuramente gran parte del Centrosinistra che non volle, quando era al Governo, eliminarlo): stiamo parlando del “Conflitto di Interessi”, che sembra ormai dimenticato, ma che è il vero motivo per cui una parte del Paese ha più strumenti propagandistici di un’altra (nonostante la par condicio, che funziona come una specie di “domenica ecologica”, cioè solo per un periodo ininfluente).
Al momento in Italia si vota in una scheda in cui ci sono già scritti i nomi, quasi il 20% della popolazione (i partiti “piccoli”) non ha nemmeno un rappresentante (nonostante il Parlamento sia composto da 945 persone!) e tra i cui candidati ce n’è uno che controlla tre televisioni nazionali su sei. Allora che senso ha buttare giù Berlusconi perché “di facili costumi”? Nessuno.
Risolvete il Conflitto di Interessi, fate una legge elettorale democratica, vedrete che tutto si aggiusterà e la vostra politica non sarà più un elemento internazionale di scherno e vergogna.