Ceuta: oltre 100 migranti assaltano barriera e passano il muro


Nuovo assalto alla barriera che separa l’enclave spagnola di Ceuta, al confine col Marocco: oltre centro migranti questa mattina sono riusciti a superare la recinzione alta sette metri e a raggiungere il territorio spagnolo. Sette agenti della Guardia Civil sono rimasti feriti, secondo quanto riferiscono i media spagnoli, che parlano anche di un numero imprecisato di migranti feriti e contusi.

Marocco: nessuna condanna per chi abbandona l’Islam


Nessuna condanna a morte per l’apostata, e libertà per coloro che dall’Islam vogliono uscire e abbracciare altre fedi. E’ una posizione storica, quella presa dalla massima rappresentanza religiosa del Marocco, il Consiglio superiore degli Ulema, che continua coraggiosamente ad aprire la strada al riformismo in casa Islam senza ombre o ambiguità.

Libia riunificata


Firmato a Skhirat in Marocco l’accordo che sancisce la nascita del governo di unità nazionale libico che andrà a unire i due Governi fino a oggi presenti in Libia (di Tobruk e di Tripoli).
fin all’ultimo è andata avanti la mediazione, con l’inserimento di tre nuove figure in seno al Consiglio presidenziale libico: Ali Qatrani, vicepremier per l’est, Abdul Salam Karjamal, vice per il sud, e Ahmed Hamza Mahdi, anche lui per il sud, che affiancheranno il premier Fayed Sarraj e gli altri responsabili indicati nell’accordo dell’8 ottobre accettato dalle parti.
L’accordo, tra l’altro, prevede che sia l’esecutivo a nominare un nuovo capo delle Forze Armate.
A Tripoli dovranno riaprire anche le sedi diplomatiche, e il Paese dovrà tornare alla normalità per riuscire a sconfiggere l’Isis e la minaccia che rappresenta, e affrontare la crisi dei migranti.

Tutte le vergogne del mondo


Il governo ungherese ha appena annunciato che costruirà una barriera al confine con la Serbia per impedire ai migranti di entrare nel Paese. La recinzione  sarà lunga 175 chilometri e alta più di 4 metri. Ecco tutte le barriere esistenti nel mondo (fonte Internazionale.it):

Arabia Saudita–Yemen
Anno di costruzione: 2013
Lunghezza: 1.800 chilometri
Motivo: impedire presunte infiltrazioni terroristiche

Ceuta e Melilla–Marocco
Anno di costruzione: 1990
Lunghezza: 8,2 chilometri e 12 chilometri
Motivo: bloccare l’immigrazione irregolare dal Marocco nelle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla

Cipro zona greca–zona turca, linea verde
Anno di costruzione: 1974
Lunghezza: 300 chilometri
Motivo: il muro corrisponde alla linea del cessate il fuoco voluto dall’Onu in seguito al conflitto che divise l’isola

Bulgaria-Turchia
Anno di costruzione: 2014
Lunghezza: 30 chilometri
Motivo: arginare i flussi migratori provenienti da est

Iran–Pakistan
Anno di costruzione: 2007
Lunghezza: 700 chilometri
Motivo: proteggere il confine dalle infiltrazioni dei trafficanti di droga e dei gruppi armati sunniti

Israele–Egitto
Anno di costruzione: 2010
Lunghezza: 230 chilometri
Motivo: contrastare terrorismo e immigrazione irregolare

Zimbabwe–Botswana
Anno di costruzione: 2003
Lunghezza: 482 chilometri
Motivo: la motivazione ufficiale è contenere i contagi tra il bestiame ed evitare lo sconfinamento delle mandrie, ma in realtà la motivazione sembrerebbe essere quella di impedire l’arrivo di migranti irregolari

Corea del Nord–Corea del Sud
Anno di costruzione: 1953
Lunghezza: 4 chilometri
Motivo: la divisione delle due Coree in seguito alla guerra del 1953

Marocco–Sahara occidentale, Berm
Anno di costruzione: 1989
Lunghezza: 2720 chilometri
Motivo: difendere il territorio marocchino dal movimento indipendentista Fronte Polisario

Irlanda, Belfast cattolica–Belfast protestante, peace lines
Anno di costruzione: 1969
Lunghezza: 13 chilometri
Motivo: separare i cattolici e i protestanti dell’Irlanda del Nord

Stati Uniti–Messico, muro di Tijuana
Anno di costruzione: 1994
Lunghezza: 1.000 chilometri
Motivo: impedire l’arrivo negli Stati Uniti dei migranti irregolari messicani e bloccare il traffico di droga

Israele–Palestina
Anno di costruzione: 2002
Lunghezza: 730 chilometri
Motivo: impedire l’entrata in Israele dei palestinesi, prevenire attacchi terroristici

India–Pakistan, line of control
Lunghezza: 550 chilometri
Motivo: dividere la regione del Kashmir in due zone, quella sotto il controllo indiano e quella sotto il controllo pachistano

India–Bangladesh
Anno di costruzione: 1989
Lunghezza: 4.053 chilometri
Motivo: fermare il flusso di immigrati provenienti dal Bangladesh, bloccare traffici illegali e bloccare infiltrazioni terroristiche

Pakistan–Afghanistan, Durand Line
Lunghezza: 2.460
Motivo: chiudere i contenziosi territoriali tra i due stati che risalgono all’epoca coloniale

Kuwait–Iraq
Anno di costruzione: 1991
Lunghezza: 190 chilometri
Motivo: arginare un’eventuale nuova invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, dopo la guerra del golfo

Bimbo nella valigia, cm 55x40x15, autore: Uomo


Bambino nella valigia

Bambino nella valigia

Viaggiava chiuso in trolley un bambino di otto anni, scoperto ai controlli alla frontiera di Ceuta, enclave spagnola in Marocco. era in uno stato terribile. Il bambino ha detto di avere otto anni e di arrivare dalla Costa d’Avorio”. Poche ore dopo, gli agenti hanno arrestato anche il padre del bambino, un cittadino ivoriano che vive a Gran Canaria. Migliaia di migranti ogni anno rischiano la vita per tentare di entrare a Ceuta e a Melilla, altra enclave spagnola al confine con il Marocco, e arrivare cosi’ in Europa.

Bambino nella valigia

Bambino nella valigia

Yemen bombardato dalla Lega Araba


L’Arabia Saudita e le altre monarchie del golfo (Giordania, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e perfino il Marocco) hanno inviato i loro aerei per bombardare lo Yemen. Egitto, Giordania, Sudan e Pakistan hanno offerto truppe di terra. Gli Stati Uniti (che hanno appena allontanato dallo Yemen le loro ultime truppe) hanno promesso assistenza logistica e d’intelligence.

La tesi è quella dell’appoggio dell’Iran della minoranza sciita Yemenita. Vera o no, gli effetti sono gli stessi: migliaia di civili morti.

Francesco Azzarà e Rossella Urru, ostaggi per la pace


Dal 23 ottobre scorso, Rossella Urru, ventinovenne e collaboratrice del Cisp (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli), è stata rapita in Algeria, operava nei campi profughi Sahrawi, che accolgono le tribù in fuga dalla regione del Sahara Occidentale, loro territorio di origine, sotto il controllo del Marocco da ben trentasei anni. La lotta per l’autodeterminazione condotta dal popolo Sahrawi è stata sempre pacifica ed ha ottenuto, gia dal 1966, il riconoscimento del Polisario, Fronte Popolare di Liberazione di Saguia el Hamra e Río de Oro, e l’autorizzazione dell’ONU per organizzare un referendum, che ancora deve realizzarsi a causa dell’invasione del Marocco, contrario all’autodeterminazione dei Sahrawi giacché mira al controllo delle risorse della regione. Noi della NeoRepubblica, avevamo già accennato alla situazione del Sahrawi, rivendicandone l’indipendenza e/o l’autonomia e riconoscendolo come nazione sovrana.
Il 14 agosto scorso Francesco Azzarà, di Emergency, è stato rapito in Sudan e ancora non si hanno notizie di una sua possibile liberazione. Il sequestro è avvenuto a Nyala, capitale del sud Darfur, durante il viaggio in auto verso l’aeroporto. Da tre mesi il volontario è nelle mani dei rapitori, ma anche di lui, come di Rossella, i media non si occupano molto, come non si occuparono di Vittorio Arrigoni durante il seppur brevissimo rapimento, ma si parlò molto di Vittorio, per qualche giorno, dopo la sua morte e poi di nuovo il vuoto.

Il Risiko non è più un gioco: land grabbing e nuovo colonialismo parte IV: l’Italia


Dossier Land Grabbing parte IV: l’Italia.
Il nostro Paese confinante non è estraneo al fenomeno del land grabbing. Da ricerche effettuate da ActionAid, Fao e Grain (farmlandgrab.org) risulta che le aziende italiane coinvolte in grandi progetti di affitto di terreno agricolo in Africa siano una decina. Se si considerano solo i progetti maggiori, 1,5 milioni di ettari, una superficie equivalente a quella della Calabria, sono di proprietà di società italiane. Circa la metà di questi terreni è utilizzata per coltivazioni destinate alla produzione di biocarburante. Tra le più importanti il gruppo Eni, con 180.000 ettari della Repubblica Democratica del Congo destinati alla coltivazione di palme da olio, Agroils, 250.000 ettari in Marocco, Senegal, Camerun, Ghana e Indonesia, dove le coltivazioni sono destinata alla produzione di biocarburanti, e Fri El-Green Power, con 80.000 ettari tra Etiopia, Nigeria e Congo, anche qui destinati a palme da olio per agrocarburanti. Ma la capofila del Land grabbing in Italia è l’azienda Benetton, che in Argentina ha acquistato il 10% della Patagonia per l’allevamento e il pascolo di pecore da lana. Notiamo una dissonanza tra le celebri campagne pubblicitaria di Oliviero Toscani che avevano, come scopo secondario, quello di sensibilizzare l’opinione pubblica verso alcune problematiche globali e il comportamento dell’azienda.
Rileggi dalla Parte I.