Libia: il vero scontro è tra Italia e Francia?


A Tripoli si combatte tra milizie rivali: nonostante diversi tentativi di mediazione, finora non è stata raggiunta alcuna tregua. La capitale libica è controllata dal governo di accordo nazionale guidato dal primo ministro Fayez al Serraj, appoggiato dall’ONU e sostenuto con molta convinzione dall’Italia, prima dai governi Renzi e Gentiloni e oggi dal governo Conte. Nonostante quello di Serraj sia oggi il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, il primo ministro non può contare su un proprio esercito e per garantire la propria sicurezza deve fare affidamento alle milizie armate che gli sono fedeli. Gli scontri sono cominciati quando Tripoli è stata attaccata da sud da un gruppo di milizie guidate dalla Settima Brigata, considerata vicina al principale avversario di Serraj, cioè il generale Khalifa Haftar, l’uomo che controlla di fatto la Libia orientale e che vorrebbe controllare tutto il paese. Tra gli altri, Haftar è appoggiato dalla Francia del presidente Emmanuel Macron, che da tempo sta cercando di prendersi il suo spazio in Libia, secondo molti a discapito degli interessi italiani.

Secondo il governo italiano, gli scontri sarebbero il risultato delle politiche francesi in Libia degli ultimi anni, in particolare dell’intervento militare del 2011 che destituì l’ex presidente libico Muammar Gheddafi, e dell’attuale posizione politica della Francia a fianco di Haftar.

A quanto pare siamo al node del pettine della guerra del 2011 (di cui avevamo parlato molte volta, tra cui qui)

Matteo Renzi cì dà la figa bianca


Mentono tutti


Ci avete fatto caso? Il Grand Guignol di Nizza come il fallito golpe in Turchia li abbiamo vissuti in diretta, com’è ormai consueto nell’era del Grande Fratello, fra tv, social network, videotelefonini e telecamere fisse. Eppure mai come da quando ci pare di sapere tutto, non sappiamo nulla. Perché tutti mentono. Tutti. Si pensava che l’homo videns di cui parlò Giovanni Sartori fosse almeno più immune dei suoi antenati alle bugie. Invece ne è vieppiù ostaggio, perché non sa neppure di non sapere. Crede di sapere tutto, dunque non cerca di saperne un po’ di più. O sospetta di sapere cose false, ma cade in preda alle leggende metropolitane del complottismo e della dietrologia, tanto false quanto affascinanti, dunque ritenute credibili come estrema reazione alle verità ufficiali, palesemente farlocche. Mente lo Stato Islamico, cioè l’Isis, quando 48 ore dopo la strage di Nizza comunica che il franco-tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel “era un nostro soldato”. Da quanto accertato finora, non lo era affatto: non era uno jihadista inquadrato, era un pessimo musulmano, beveva come una spugna, andava a donne, non rispettava il Ramadan, nessuno l’ha mai visto in moschea. Era semplicemente un pazzo solitario, ma tutt’altro che scemo, che s’è fatto beffe della cosiddetta “sicurezza” francese, ancora una volta perforata come un colabrodo, non bastando i precedenti di Charlie Hebdo e del Bataclan. E probabilmente ha deciso di morire da famoso in mondovisione: come Andreas Lubitz, il copilota tedesco che si schiantò un anno fa sulle Alpi francesi con tutti i passeggeri del suo aereo di linea. Mente il governo Hollande-Valls, quando assicura che la polizia transalpina ha “compiuto il suo dovere”, ma nulla poteva contro un terrorista “radicalizzato velocemente” ( tanto velocemente che non era neppure schedato tra i soggetti a rischio blando, malgrado i suoi precedenti per furti, violenze e altri crimini comuni: tipica tecnica di ingigantire il nemico per minimizzare le colpe di chi non ha saputo fermarlo). Se la polizia facesse il proprio dovere, nessun pregiudicato al mondo riuscirebbe a invadere, con un Tir noleggiato e una pistola in pugno, una zona pedonale affollata di migliaia di persone nel giorno della Festa Nazionale. Ammesso e non concesso che la polizia dica il vero, e cioè che Bouhlel ha forzato con abile manovra il posto di blocco (che invece, secondo testimoni oculari, non c’era neppure più), sarebbe stato inseguito e abbattuto dai gendarmi in pochi secondi.

[…]

Mentono i governi occidentali, dagli Usa all’Ue, che hanno atteso 3-4 ore prima di condannare il golpe e dare la solidarietà a Erdogan e al suo governo “liberamente eletto”. Hanno semplicemente aspettato di vedere chi vinceva per saltare sul carro giusto: avessero prevalso i golpisti, ora starebbero scaricando l’imbarazzante Sultano che perseguita gli oppositori, arresta o costringe all’esilio i dissidenti, chiude la stampa libera, censura il web (altro che “libere elezioni”), licenzia i magistrati, taglieggia l’Europa sui migranti e fa pure il doppio gioco col petrolio dell’Isis. Che il golpe sia stato un fulmine a ciel sereno per le cancellerie occidentali, non può crederlo neppure Alice nel Paese delle Meraviglie: la Turchia, ultimo avamposto della Nato verso il Medio Oriente, è piena di basi militari con personale americano ed europeo e tutti gli strumenti per intercettare gli F16 dei putschisti appena decollati alla volta di Ankara.

Mente anche Matteo Renzi quando, dopo ore di silenzio, corre in soccorso del vincitore Erdogan con gran “sollievo” per il “prevalere della stabilità e delle istituzioni democratiche” e perché “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”. A parte l’abuso di parole come “libertà” e“democrazia”, che stonano sia col concetto di “stabilità” sia con un figuro come Erdogan che ora fa il controgolpe con la scusa del golpe, noi siamo uomini di mondo e capiamo quasi tutto: realpolitick, diplomazia, alleanze, interessi commerciali e anche la paraculaggine per dirottare altrove il mirino dei terroristi. Ma allora piantiamola con le ipocrisie. Com’è che, se “libertà e democrazia sono sempre la via maestra da seguire e difendere”, l’Italia continua a essere alleata di regimi illiberali e antidemocratici come l’Arabia Saudita, che, oltre a essere un’ottima fornitrice di Rolex a sbafo, è il principale finanziatore e megafono del reclutamento e della propaganda jihadista nel mondo? E che differenza c’è fra i generali golpisti “laici” turchi condannati ieri e il generale golpista “laico”egiziano Al-Sisi che seguitiamo a trattare coi guanti bianchi anche se continua a prenderci in giro sull’assassinio di Giulio Regeni? A parte il fatto che i golpisti turchi hanno perso e il golpista egiziano ha vinto, si capisce.

Marco Travaglio

Ashraf Fayadh: il poeta condannato a morte


L’Arabia dei Saud, dove il capo di stato italiano Matteo Renzi si è da poco recato per i salemelecchi d’inaugurazione di una metropolitana, ha appena condannato a morte Ashraf Fayadh, poesta rifugiato Palestinese, ma nativo Saudita, per blasfemia dopo che un suo lettore lo aveva accusato di incitamento a rinunciare all’Islam, a causa del contenuto di una sua raccolta di poesie del 2008. Rilasciato dopo pochi giorni, il poeta 50enne era stato arrestato nuovamente a gennaio 2014 nella città sud-occidentale di Abha. Una prima sentenza lo aveva condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate (sì, queste sono le pene del Regno del Male), ma il giudice d’appello ha deciso di condannarlo a morte.
Per chiedere la sua liberazione, lo scorso anno è stata lanciata una petizione, sottoscritta da centinaia di artisti e intellettuali. Almeno 150 persone sono state giustiziate in Arabia Saudita nel 2015, il dato più alto degli ultimi anni.

La nuova Guerra Fredda sarà calda? la NATO in Ucraina


Ne abbiamo già parlato molte volte, ma i media di massa preferiscono parlare dell’ISIS e del caldo. Sì, il global worming è importante, anche perché presto verrà scaldato da una Guerra che da Fredda si sta scaldando giorno dopo giorno.
Ieri, 20 luglio, sono cominciate le esercitazioni congiunte della Nato in corso in Ucraina, nella regione di Leopoli: si tratta delle manovre militari multinazionali Saber Guardian (Rapid Trident-2015) che si protrarranno fino al 31 luglio e a cui partecipano duemila militari da Usa, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Lettonia, Georgia e altri 12 Paesi.
Il sostegno concesso dalla Nato al revanscismo fomentato dal “partito della guerra” di Kiev rischia di compromettere la ricerca di una soluzione negoziata alla crisi ucraina, sostiene una nota diffusa ieri dal ministero degli Esteri della Russia. Vero è che non è la prima esercitazione di questo tipo in questa zona, ma anche vero che l’impiego di forze non ha eguali nel passato, e questo è un brutto segnale, visto i rapporti compromessi con la Russia.
Ma la Rapid Trident non è altro che una versione leggera della Tri­dent Junc­ture 2015 (TJ15), che dal 28 set­tem­bre al 6 novem­bre vedrà impe­gnate soprat­tutto in Ita­lia, Spa­gna e Por­to­gallo oltre 230 unità ter­re­stri, aeree e navali e forze per le ope­ra­zioni spe­ciali di oltre 30 paesi alleati e part­ner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 140 aerei da guerra, più le indu­strie mili­tari di 15 paesi per valu­tare di quali altre armi ha biso­gno l’Alleanza (il “tidente” è il riferimento a Stati Uniti, Unione Europea e Unione Africana). La Trident Juncture 2015, presentata in funzione anti-ISIS, comprende 22 dei 28 Paesi dell’Unione Europea. Su que­sto sfondo, come si può discu­tere di Unione euro­pea igno­rando l’influenza della Nato e, quindi, degli Stati uniti che ne deten­gono il comando? come si può pen­sare che nella vicenda greca non svol­gano un ruolo rile­vante gli Usa tra­mite la Nato, di cui la Gre­cia è parte stra­te­gi­ca­mente impor­tante?
Come si pos­sono sepa­rare le que­stioni eco­no­mi­che da quelle poli­ti­che e mili­tari, nel momento in cui, sulla scia della stra­te­gia Usa, l’Europa viene tra­sfor­mata in prima linea di una nuova guerra fredda con­tro la Rus­sia e in ponte di lan­cio di nuove ope­ra­zioni mili­tari in Africa, Medio­riente e oltre, fino nella regione Asia/Pacifico?
Fatevi queste domande e d’un tratto tutti vi sembrerà più piccolo e inutile, Tsipras, il referendum, Renzi, la Merkel.

Livorno: un nuovo 21 gennaio 1921?


Il presidente della neorepubblica di Torriglia, attualmente in esilio volontario a Livorno saluta la vittoria del Movimento 5 Stelle nel comune italiano dove nacque (il 21 gennaio 1921) il Partito Comunista Italiano (dalla scissione dal Partito Socialista) e dove il PCI (Poi PDS, PD) ha sempre ottenuto i migliori risultati di tutta Italia (a volte a braccetto con il comune di Siena).
Questo fa capire l’enorme portata simbolica e non del fatto, minimizzata solo da chi continua nella propria costante cecità, quella di un partito sempre più distante dall’elettorato non attivo.
Per il M5S, quella di Livorno non è solo una vittoria ma una conquista, è la caduta di un simbolo, il superamento di una invalicabile linea Maginot, la caduta del baluardo del Comunismo. Perché la popolazione della città più rossa d’Italia ha dichiarato che il Pd non è l’erede di Berlinguer e della Questione Morale.
Questa è da ripetere: la popolazione della città più rossa d’Italia ha dichiarato che il Pd non è l’erede di Berlinguer e della Questione Morale.
Infatti, prima del ballottaggio la sinistra aveva dato indicazioni di voto al M5S e non al Pd.
Roberta Lombardi chiosa: “La vittoria a Livorno e a Civitavecchia dimostra che il M5S è l’unica alternativa alle larghe intese del magna magna”.
Tra i militanti del MoVimento si fa largo una prima interpretazione: la vittoria a Livorno è un passo di quella “rivoluzione culturale” annunciata durante i comizi per le ultime elezioni europee. Sul blog di Grillo Mark Rossi, da Gorizia, scrive: “Quasi settant’anni di dominio assoluto della sinistra sono stati cancellati con un colpo di matita. Quando i cambiamenti, poi, partono dal basso diventano inarrestabili”.
Infine, Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista rivendica: “A Livorno ha perso il centrosinistra, non la sinistra. Il Pd di Renzi non è certo la sinistra“.
Tutto le citazioni non sono state riportate per persuadere qualcuno (e per rimarcare la situazione “particolare” di Livorno), perché noi sappiamo cosa dice l’elettorato di sinistra, l’uomo della strada e cosa si sente dire del Pd e di Renzi almeno dalla seconda parte deglia nni 2000, da quando i DS e poi il Pd si è definitivamente staccato dall’elettorato, conservando soltanto rapporti con le sigle sindacali, anch’esse per nulla al passo con il nuovo mondo del lavoro, fatto non di contratti nazionali da rinnovare, ma di contratti atipici-carta straccia, sfruttamento, lavoro nero e precariato senza fine.
Noi lo diciamo fin dalla nostra fondazione (2004), loro (il PD-L) non l’hanno ancora capito.
Se nel 1921 Livorno fu città all’avanguardia nel creare una nuova ideologia (non stiamo qui a giudicare se fosse una cosa buona o se ebbe successo o meno, sono passati 100 anni, il Comunismo appartiene ormai al secolo scorso), credo che i livornesi anche in questo nuovo secolo non si siano fatti sfuggire l’occasione di essere tra i primi a voltare pagina (il primo posto, tra i comuni capoluoghi di provincia spetta a Parma, nel 2012): se non può vincere Rifondazione Comunista o una lista Tsipras: avanti moVimento, alla riscossa!

*** Italia: i rapporti restano congelati!


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XIV

giorno 29 piovoso 133

*Siete favoreli al decongelamento dei rapporti diplomatici con l’Italia?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Si mantengono congelate le relazioni con l'Italia

Si mantengono congelate le relazioni con l’Italia

Commento: il Governo Oscuro non decongela i rapporti diplomatici con l’Italia. alla luce del Qvesito precedente (il XIII), si decide di non de-congelare i rapporti diplomatici con il nostro Paese confinante (l’italia), che sono ufficialmente congelati dal 28 aprile 2013 (giorno dell’insediamento del governo di larghe intese presieduto da Enrico Letta). Da segnalare il record di voti contrari (13).

*** Renzi: all’effetto placebo non crede nessuno


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XIII

giorno 28 piovoso 133

* Siete favorevoli al governo presieduto da Matteo Renzi?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Nessuna fiducia a Matteo Renzi

Nessuna fiducia a Matteo Renzi

Commento: il Governo Oscuro non dà la fiducia a Matteo Renzi. Che non cambia nulla è quasi scontato, i cittadini della Neorepubblica di Torriglia non hanno creduto nel governo di larghe intesa presieduto da Letta, non si capisce come e perché dovrebbero credere in Renzi. Oltretutto abbiamo un record di voti contrari, ben 12 (che eguaglia il record negativo di Napolitano). Renzi è visto come un placebo, un nome che fa slogan. Detto questo, la cosa veramente più grave del suo insediamento, è il modo: il Pd lo ha sostituito a Letta senza consultare il Parlamento.

Il presidente Kremo aveva un cane di nome Dudù


Kremo con Dudù nel 1974

Kremo con Dudù nel 1974

Il presidente Lukha B. Kremo è sempre stato riservato, cercando di rivelare poco della propria vita privata ma, dato il clamore di questi giorni intorno a Dudù, il cane con cui Matteo Renzi ha minacciato di parlare al posto dell’ex uomo libero, ex presidente dell’ex partito dell’ex governo, è giusto che la Storia rivendichi le proprie verità:
nel 1974 il Presidente Lukha B. Kremo (all’epoca di 4 anni) ha ricevuto in regalo un cane che lui stesso ha chiamato Dudù (il nome per chi non lo sapesse deriva dai film del ‘Maggiolino Tutto Matto’ Herbie, che nei film tedeschi della serie si chiamava Dudù).
Curiosità: Dudu è stata anche una fanzine punk della fine degli anni 70 perché fondeva con fantasia la parola Dada con Punk.
Il Presidente Lukha B. Kremo, in quanto primo ad avere un cane di nome Dudù, invita Renzi a una trattativa per una nuova legge elettorale e diffida l’ex uomo politico nell’utilizzare ancora il nome Dudù senza specificare che sia il suo cane e no il cane del presidente.