L’avanguardia della carovana dei migranti raggiunge il confine con gli Usa


Un gruppo di un centiniaio di migranti si sono staccati dal il grosso della carovana, ancora a migliaia di chilometri di distanza, usando nell’ultimo tratto treni o autobus e hanno raggiunto la frontiera sud degli Usa a Tijuana.

Si tratta di decine di gay, lesbiche e transgender che hanno beneficiato del supporto anche finanziario di diverse associazioni Lgbtq americane e messicane. “Eravamo discriminati anche all’interno della stessa carovana”, raccontano alcuni di loro pronti a chiedere asilo negli Usa.

Messico: cresce la carovana di migranti


La carovana era partita il 13 ottobre scorso da San Pedro Sula, nel nord dell’Honduras, dopo un appello sui social network pubblicato da un ex deputato honduregno, in marcia verso gli Stati Uniti, raggiungendo prima il Guatemala e poi il confine con il Messico. Le autorità messicane erano riuscite a bloccare questa carovana di oltre 7.000 persone sul ponte sul fiume di confine Suchiate di Ciudad Hidalgo giovedì scorso, ma molti migranti sono entrati illegalmente attraverso il fiume, così il governo Messicano ha permesso l’ingresso effettuando i controlli di frontiera.

I migranti hanno trascorso la notte a Ciudad Hidalgo. Secondo quanto riferito dai capo dei servizi d’emergenza, circa 5.000 persone hanno pernottato in tre strutture, mentre altri 2.000 si sono accampati nella piazza centrale.
Ieri, la carovana ha ripreso la marcia verso nord. Trump ha allertato l’esercito.

La Nazione Oscura riconosce il Texas come parte del Messico


Il presidente Donald Trump ha annunciato uno spostamento della politica estera in base al quale gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele, mettendo in moto un piano per trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

In risposta al riconoscimento da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di Gerusalemme come capitale israeliana, l’Autorità Nazionale Palestinese ha annunciato che riconoscerà il Texas come stato del Messico da quando è stato violentemente annesso dagli Stati Uniti negli anni Quaranta dell’Ottocento.

La Nazione Oscura l’ha appena fatto.

Tutte le vergogne del mondo


Il governo ungherese ha appena annunciato che costruirà una barriera al confine con la Serbia per impedire ai migranti di entrare nel Paese. La recinzione  sarà lunga 175 chilometri e alta più di 4 metri. Ecco tutte le barriere esistenti nel mondo (fonte Internazionale.it):

Arabia Saudita–Yemen
Anno di costruzione: 2013
Lunghezza: 1.800 chilometri
Motivo: impedire presunte infiltrazioni terroristiche

Ceuta e Melilla–Marocco
Anno di costruzione: 1990
Lunghezza: 8,2 chilometri e 12 chilometri
Motivo: bloccare l’immigrazione irregolare dal Marocco nelle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla

Cipro zona greca–zona turca, linea verde
Anno di costruzione: 1974
Lunghezza: 300 chilometri
Motivo: il muro corrisponde alla linea del cessate il fuoco voluto dall’Onu in seguito al conflitto che divise l’isola

Bulgaria-Turchia
Anno di costruzione: 2014
Lunghezza: 30 chilometri
Motivo: arginare i flussi migratori provenienti da est

Iran–Pakistan
Anno di costruzione: 2007
Lunghezza: 700 chilometri
Motivo: proteggere il confine dalle infiltrazioni dei trafficanti di droga e dei gruppi armati sunniti

Israele–Egitto
Anno di costruzione: 2010
Lunghezza: 230 chilometri
Motivo: contrastare terrorismo e immigrazione irregolare

Zimbabwe–Botswana
Anno di costruzione: 2003
Lunghezza: 482 chilometri
Motivo: la motivazione ufficiale è contenere i contagi tra il bestiame ed evitare lo sconfinamento delle mandrie, ma in realtà la motivazione sembrerebbe essere quella di impedire l’arrivo di migranti irregolari

Corea del Nord–Corea del Sud
Anno di costruzione: 1953
Lunghezza: 4 chilometri
Motivo: la divisione delle due Coree in seguito alla guerra del 1953

Marocco–Sahara occidentale, Berm
Anno di costruzione: 1989
Lunghezza: 2720 chilometri
Motivo: difendere il territorio marocchino dal movimento indipendentista Fronte Polisario

Irlanda, Belfast cattolica–Belfast protestante, peace lines
Anno di costruzione: 1969
Lunghezza: 13 chilometri
Motivo: separare i cattolici e i protestanti dell’Irlanda del Nord

Stati Uniti–Messico, muro di Tijuana
Anno di costruzione: 1994
Lunghezza: 1.000 chilometri
Motivo: impedire l’arrivo negli Stati Uniti dei migranti irregolari messicani e bloccare il traffico di droga

Israele–Palestina
Anno di costruzione: 2002
Lunghezza: 730 chilometri
Motivo: impedire l’entrata in Israele dei palestinesi, prevenire attacchi terroristici

India–Pakistan, line of control
Lunghezza: 550 chilometri
Motivo: dividere la regione del Kashmir in due zone, quella sotto il controllo indiano e quella sotto il controllo pachistano

India–Bangladesh
Anno di costruzione: 1989
Lunghezza: 4.053 chilometri
Motivo: fermare il flusso di immigrati provenienti dal Bangladesh, bloccare traffici illegali e bloccare infiltrazioni terroristiche

Pakistan–Afghanistan, Durand Line
Lunghezza: 2.460
Motivo: chiudere i contenziosi territoriali tra i due stati che risalgono all’epoca coloniale

Kuwait–Iraq
Anno di costruzione: 1991
Lunghezza: 190 chilometri
Motivo: arginare un’eventuale nuova invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, dopo la guerra del golfo

Messico e Iran: qui la parola uccide


“Iran. A Teheran un blogger viene condannato a morte per le frasi satiriche pubblicate su Facebook. E due donne che denunciano i narcos su Twitter vengono uccise. Perché la rete fa paura a dittatori e criminali. «Sabb al-nabi» significa in arabo «insultare il profeta». Il 30 agosto scorso Soheil Arabi, fotografo e blogger di 30 anni, è stato condannato a morte da un tribunale iraniano perché ritenuto colpevole proprio di “sabb al-nabi”. I Guardiani della rivoluzione hanno fatto irruzione un anno fa in casa sua mentre dormiva portando via lui e sua moglie. La donna è stata rilasciata subito, invece lui l’hanno tenuto in cella di isolamento per due mesi. Da allora è detenuto nella sezione 2A della prigione di Evin a Teheran, nota per essere un luogo di tortura. Soheil Arabi avrebbe commesso “Sabb al-nabi” pubblicando critiche satiriche su esponenti del regime sul suo profilo Facebook. E qui mi si gela il sangue.
Messico. María del Rosario Fuentes Rubio, giovane medico e attivista messicana, è stata uccisa il 15 ottobre scorso. E prima di lei, nel 2011, alla Nena de Laredo. Su “Primera Hora”, il giornale locale di Nuevo Laredo per cui lavorava, firmava come Maria Elizabeth Macías Castro. Su Twitter e sul sito “Nuevo Laredo en vivo” usava lo pseudonimo “NenaDLaredo”. Con questo nick scriveva degli affari dei cartelli messicani e invitava la gente a denunciare fatti legati al narcotraffico. Marisol credeva fermamente che per contrastare i gruppi criminali bisognasse condividere informazioni. E sapeva che la parola, una volta condivisa, era più pericolosa delle armi. Sabato 24 settembre 2011 il suo corpo senza vita fu trovato su una strada nelle vicinanze di Nuevo Laredo ai piedi del monumento di Cristoforo Colombo. Sopra al monumento era stata posta la sua testa decapitata. A ucciderla uno dei cartelli messicani più potenti e feroci, Los Zetas. Questi sono messaggi inequivocabili: chi parla di organizzazioni criminali muore.” (di Roberto Saviano, si ringrazia repubblica.it.)

* * *

I 43 studenti «desaparecidos» lo scorso 26 settembre a Iguala, nello stato di Guerrero (sud del Messico) sono stati uccisi da sicari del gruppo narco Guerreros Unidos, e i loro corpi sono stati bruciati, alcuni mentre erano ancora vivi, in una discarica della vicina località di Colula.
“Ya me cansé” (“Io sono stanco”): queste le parole di Jesus Murillo Karam, procuratore generale messicano, pronunciata alla conferenza stampa in cui è stata annunciata la morte dei 43 studenti scomparsi a Iguala, la frase ha fatto facendo il giro del web ed è diventata una delle principali tendenze di Twitter.
Non tutti infatti credono alla versione ufficiale, e forti sono i sospetti di colluzione tra Cartelli del Narcotraffico e Stato Messicano.

Dominion of Melchizedek


Dossier Micronazioni XVII.
Il Dominio di Melchizedek è una micronazione nota per aver facilitato frodi bancaria in larga scala in molte parti del mondo. Il presidente era Pearlasia Gamboa, moglie del vicepresidente David Korem. Le loro attività sono state descritte dal quotidiano La Repubblica come “una delle truffe internazionali più diaboliche mai concepite in questi ultimi anni”.

Bandiera di Melchizedek

Bandiera di Melchizedek

Stemma di Melchizedek

Stemma di Melchizedek


The Dominion of Melchizedek (anche DoM) è stato creato nel 1986 da Evan David Pedley e suo figlio Mark Logan Pedley. Quest’ultimo ha utilizzato anche una serie di pseudonimi, tra cui “Tzemach Ben David Netzer Korem”. I Pedleys hanno pubblicato una traduzione della Bibbia nota come la Bibbia di Melchizedek. Durante il 1980 i Pedleys erano già stati condannati e incarcerati per varie frodi.
David Evan Pedley, uno dei fondatori del Dominio di Melchizedek, ha scritto la prefazione della Bibbia di Melchizedek, ha tradotto la Genesi, l’Esodo, il Vangelo di Matteo e parti dell’Apocalisse.
Pedley è stato ripetutamente indagato, finché nel 1982, lui e Ben David fuggirono in Messico per evitare l’arresto. Ben David è stato arrestato nel gennaio 1983 in Messico per non rinnovare il suo visto e David Pedley si consegnò alle autorità messicane.
Nel 1987, durante la detenzione messican,a Padley muore, anche se le circostanze non sono chiare. Un funerale bara chiusa si è tenuto ad Altadena, in California. Al funerale, gli agenti dell’FBI chiedono le impronte digitali del corpo di David Pedley, ma la richiesta è stata negata dalla famiglia, e alcuni sostengono che Padley sia ancora vivo sotto altro nome.
Suo figlio Mark Logan Pedley, è stato il capo della Casa degli Anziani, vicepresidente del potere esecutivo e capo della Corte Suprema di DoM fino alle elezioni del 2006, quando Korem è stato sostituito da Charles Balas. A seguito delle elezioni, nessun membro della famiglia Pedley detiene titoli di autorità in DoM.
Banconota di Melchizedek da 100 Dominion Dollar

Banconota di Melchizedek da 100 Dominion Dollar


I sostenitori di DoM affermano che si tratta di una “sovranità ecclesiastica”, in modo analogo alla Città del Vaticano, che sostiene Gerusalemme come “propria Patria” (in base al racconto biblico di Melchisedek, che si dice essere stato re-sacerdote di Salem). Infatti la sua bandiera incorpora simboli cristiani, ebrei e islamici, ma il dominio non ha alcuna chiesa o religione formalmente costituita, e gli osservatori respingono l’affermazione della sovranità ecclesiastica.
Nel corso del 1990 DoM ha cominciato a rivendicare la sovranità su un certo numero di isole del Pacifico, (già tutti possedimenti riconosciuti da altri Paesi), tra questi l’atollo Taongi (un possesso disabitato delle Isole Marshall), Malpelo Island (un possesso della Colombia, abitato da una guarnigione militare), Karitane Shoal (una scogliera sommersa sotto 9 metri d’acqua), Solkope Island (parte di Figi) e Clipperton Island (un possesso francese), e gran parte dell’Antartide.
Il Dominio del sito Melchizedek afferma di essere stata riconosciuta come sovrana, tuttavia, molti giornalisti sostengono sia un inganno, e per gli United States Securities and Exchange Commission è inesistente.
Un articolo del Washington Post ha riferito che DoM è stato “diplomaticamente riconosciuto” dalla Repubblica Centrafricana nel 1993. Un articolo del sito antifrode Quatloos ha osservato che “Melchisedek ha apparentemente ottenuto una sorta di riconoscimento da parte di alcuni Stati più piccoli … che sono tutti importanti per la loro corruzione.
Per quanto è noto, DoM non mantiene una diplomazia o di qualsiasi altra forma di rappresentanza nella Repubblica Centrafricana, né esiste una prova che confermi l’esistenza di un rapporto formale bilaterale di qualsiasi sostanza.
DoM sostiene inoltre di essere stato riconosciuto dal Burkina Faso. Nessuna fonte affidabile secondaria ha pubblicato una conferma o una smentita.
In risposta a una delle rivendicazioni territoriali di DoM, il governo della Repubblica delle Isole Marshall ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il governo della Repubblica delle Isole Marshall condanna le rivendicazioni e le attività fatte valere da (presunti) rappresentanti del Regno di EnenKio e del Dominio di Melchisedek”.
Le Isole Marshall hanno emesso una nota diplomatica alle altre nazioni, esortando nazioni amiche per non riconoscere le pretese di DoM nelle Isole Marshall.
Oltre 300 investitori in varie parti del mondo hanno perso denaro per presunti investimenti, per l’acquisto del passaporto o per truffe gestite da diverse “banche” di Melchizedek. John Shockey, un ex assistente speciale presso l’ufficio del Comptroller of the Currency, ha dichiarato: “Il Dominion di Melchizedek è una truffa, una frode grave, e non un’entità sovrana legittima. Le persone legate al Dominio di Melchizedek sono stati incriminate e condannate per una serie di reati”.
Nei primi anni 2000, DoM ha mantenuto una casella postale a Canberra, in Australia. Uno dei soggetti individuati dalle autorità filippine nel novembre 1998 come il capo di una serie di truffe perpetrate in nome di DoM era John Gillespie, un criminale ex australiano. Secondo una notizia riportata da The Nation di Bangkok “centinaia di filippini, cinesi e bengalesi pagato fino a US$ 3.500 a Gillespie e la sua banda, per inutili documenti di viaggio per Melchizedek”. Mentre gli altri membri della banda sono stati arrestati, Gillespie è fuggito.
Pearlasia Gamboa è stata il primo presidente del Dominio di Melchizedek, di origini filippino-americane, donna d’affari, è stata coinvolta nella truffa bancaria internazionale. La United States Securities and Exchange Commission ha presentato istanza contro Gamboa nel 2009 per impedirle la vendita di titoli di qualsiasi tipo, e per farle rimborsare le vittime delle sue attività fraudolente.
Una delle colonie rivendicate da Melchizedek

Una delle colonie rivendicate da Melchizedek


Carta di Taongi, una delle colonie di Melchizedek

Carta di Taongi, una delle colonie di Melchizedek


Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte XVIII.

Republic of Molossia


Dossier Micronazioni Parte XV.
La Repubblica di Molossia trae le sue origini dal progetto della Repubblica Gran Vuldstein, creata da Kevin Baugh e James Spielman il 26 maggio 1977. L’intera popolazione era composta dal re James I (Spielman), e dal Primo Ministro Baugh, anche se James lasciò ben presto, lasciando “Vuldstein” in gran parte defunta.
Il 3 settembre 1999, Kevin Baugh ha creato la Repubblica di Molossia come continuazione di Vuldstein, e si è dichiarato il suo presidente.

Bandiera della Repubblica di Molossia

Bandiera della Repubblica di Molossia


Il 13 novembre 2012, Kevin Baugh ha creato una petizione sul sito governativo Usa Whitehouse.gov chiedendo il riconoscimento formale della micronazione.
Molossia comprende due proprietà (in precedenza erano tre), con una superficie totale di 6,3 ettari di proprietà di Kevin Baugh, che si trovano negli Stati Uniti, nella Harmony Province e nei pressi di Dayton, Nevada, luogo dove risiede la famiglia Baugh, denominata la Espera.
Moneta da 1 Valora della Repubblica di Molossia

Moneta da 1 Valora della Repubblica di Molossia

Moneta da 1 Valora della Repubblica di Molossia

Moneta da 10 Valora della Repubblica di Molossia


Il Protettorato di New Antrim si trova in un luogo segreto in Pennsylvania ed è stato il più grande dei territori Molossia è a poco più di 0,5 ettari di estensione, ma attualmente non è più sostenuto da Molossia.
Nell’agosto del 2003, Baugh ha acquistato un piccolo appezzamento di terra nel nord della California, che ha preso il nome di colonia di Farfalla. Il terreno è stato venduto alla fine del 2005, dopo che Baugh ha ereditato un altro territorio che ha chiamato Desert Homestead Provincia, nel sud della California.
Moneta commemorativa da 50 Valora della Repubblica di Molossia (2006)

Moneta commemorativa da 50 Valora della Repubblica di Molossia (2006)


Vesperia è il nome della rivendicazione Molossia di 49.881 miglia quadrate (130.000 kmq), sul pianeta Venere.
Inoltre, Molossia rivendica un posto chiamato Neptune, nelle profondità nel Pacifico settentrionale, a circa 750 chilometri a sud-ovest del Messico.
Molossia riconosce diverse altre micronazioni, e ha emanato numerosi trattati. Nel maggio 2008, un vertice si è svolto con il Granduca Paolo, leader del Granducato di Greifenberg. I piani sono stati fatti per il rilancio della Società delle Nazioni piccole.
Molossia afferma è stato uno dei primi Paesi a riconoscere la Repubblica del Kosovo.
Le poste di Molossia funzionano solo all’interno della Repubblica di Molossia in quanto la micronazione non è riconosciuto e quindi non ha agenzie equivalenti all’estero.
Negli ultimi anni sono state costruite installazioni d’arte con il tema delle micronazioni, e sono cominciati ad arrivare turisti.
Le visite sono possibili solo su prenotazione. I visitatori sono tenuti a mostrare il passaporto. Baugh ha dichiarato che tali requisiti sono derogati per i cittadini di Andorra, Liechtenstein, San Marino, Monaco, Seborga e “qualsiasi altro paese riconosciuto da Molossia”.
A Molossia, sono vietati il tabacco e lampadine a incandescenza.
Il 2 novembre 1983 la Repubblica di Molossia ha dichiarato di poter combattere una guerra contro la Germania Orientale ed ha emesso obbligazioni di guerra per fermare la guerra, che sostiene di essere stato combattuta da quel giorno fino all’unificazione della Germania.
Repubblica di Molossia

Repubblica di Molossia


Rileggi dalla Parte I.
Vai alla Parte XVI.

In Messico vince (in modo irregolare) chi appoggiava il narcotraffico


Paesi in via di sviluppo, li chiamano. E ne hanno da fare di strada, se in Messico vince le elezioni Enrique Peña Nieto, in passato accusato di corruzione e colluzione con le attività criminali dei cartelli del narcotraffico.
Appena eletto ha dichiarato lotta dura contro i narcotrafficanti, proprio mentre ad Acapulco uno scontro tra narcos provacava 15 morti e il suo avversario politico di sinistra Andrés Manuel López Obrador si appellava alle irregolarità per chiedere la ripetizione delle elezioni. Gli osservatori internazionali confermano tali irregolarità.
Insomma, un democatico dittatore dello Stato Libero di Bananas.

Il Risiko non è più un gioco: Land Grabbing e nuovo colonialismo


Dossier Land Grabbing I parte.
Il cosiddetto Land Grabbing è il fenomeno di grandi transazioni di terreni, tramite acquisto o leasing pluriennali da parte di Paesi, grandi compagnie, multinazionali o privati incoraggiati dai governi stessi. Detto così sembra quasi un particolare aspetto del commercio internazionale.
In pratica Paesi facoltosi economicamente, ma carenti di terra, si accaparrano milioni di ettari acquisendoli dai Peasi più poveri per creare una riserva alimentare strategica.
A dare il via al Land Grabbing è stata l’Araba Saudita, all’inizio del XXI secolo. Il re Abdullah, monarca assoluto d’Arabia, si è reso conto che i miliardi di dollari che affluivano in proprorzione al miliardi di barili di petrolio venduto, non garantivano una stabilità alimentare. Dopo aver fatto costruire costosissime fattorie nel deserto con acqua desalinizzata e ampi pascoli irrigati, ha deciso di acquistare migliaia di ettari di terreno in Etiopia per coltivare riso e cereali a buon prezzo per le esigenze del suo regno. Visto che la cosa funzionava ha cercato di comprare altri terreni in altri Paesi. Cominciando a incontrare una certa resistenza ha aggirato il problema prendendo in affitto immensi appezzamenti di terreno in Zambia e in Tanzania (con formula leasing di 99 anni, in pratica: li ha comprati per un secolo).
La Cina non è rimasta certo a guardare, perché (a causa degli elevati indici di crescita demografica è sempre alla ricerca di risorse alimentari e minerarie.
Il governo di Pechino ha quindi dato il via a un vero e proprio rastrellamento di terreni su scala mondiale. 80.400 ettari di terra acquistati in Russia, 43.000 in Australia, 70.000 in Laos, 7.000 in Kazakhstan, 5.000 a Cuba, 1.050 in Messico. Quindi gli interessi cinesi sono passati in Africa: 2.800.000 ettari in Congo, 2.000.000 di ettari in Zambia, 10.000 in Camerun, 4.046 in Uganda e per il momento 300 ettari in Tanzania. Inoltre ha preso in affitto migliaia di ettari in Algeria, in Mauritania, in Angola e in Botswana.
Dopo la Cina è arrivata un’altro Paese con le stesse esigenze (sovrappopolazione, carenza alimentare e mineraria): l’India.
Il governo di nuova Delhi al momento ha acquisito 50.000 ettari in Laos, 69.000 in Indonesia, 10.000 in Paraguay, 10.000 anche in Uruguay. Poi ha scoperto gli sterminati territori argentini e si è accaparrato 614.000 ettari di terreno argentino, e in Africa 370.000 ettari in Etiopia, 232.000 in Madagascar, 289.000 in Malesia.
Dietro a questi colossi si muovono i Paesi più piccoli, che utilizzano i propri colossi multinazionali. Daewoo e Hyundai stanno comprando, appoggiati dal governo della Corea del Sud terreni in tutta l’Africa. Inoltre, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti hanno acquistato centinaia di migliaia di ettari di terreno fertile in Africa e in Sud America. La Libia ha barattato un contratto di fornitura di gas all’Ucraina in cambio di 247.000 ettari di terreno.
Dietro a questi Paesi “affamati di terre”, i Paesi occidentali (del “primo mondo”) non potevano restare a guardare e, grazie alle multinazionali alimentari e minerarie, hanno cominciato a comprare terre a buon prezzo in tutto il mondo. Questi Paesi hanno esigenze lievemente diverse, in quanto cercano anche terreni per produrre agro-carburanti.
Una vera e propria febbre dell’oro verde che, dopo l’impennata dei prezzi dei generi alimentari del 2006, ha trasformato la terra nel business più redditizio del prossimo futuro. Nel 2007 e 2008, 20.000.000 di ettari di terreni dei Paesi poveri (quasi quanto mezza Italia) sono stati venduti, affittati o fatti oggetto di negoziati con società o governi stranieri.
Leggi la Parte II.