Sacro Paradiso Fiscale adDio!


Lo Stato della Città del Vaticano sta per entrare nella “White list” dell’Ocse. In seguito a contatti informali con alti funzionari dell’organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo economico di Parigi, in Curia, grazie ai richiesti adeguamenti fiscali e tributari, viene dato per certo il sì all’entrata nel “club” dei Paesi fiscalmente virtuosi.
Che questo succeda nel 2011 è, per quanto ci riguarda, abbastanza balzano, nel senso che un Paese che nasce e vive per un intento anche etico ha ancora in linea teorica leggi non etiche.
Oltre all’assenza di tasse, mi riferisco all’ordinamento di Monarchia Assoluta e all’esistenza (solo formale, mai eseguita dal Nuovo Stato nato dai Patti Lateranensi del 1929) della pena di morte.
Naturalmente il biasimo non è sul presunto atteggiamento entietico del Vaticano, ma di un farraginoso rapporto con le prorpie istituzioni e le proprie leggi, che riflette il tradizionalismo religioso e il dogmatismo della Chiesa, vero nodo della questione.
I problemi formali