La Nazione Oscura si candida per ospitare i Mondiali del 2026


fifa1“La cupola” della FIFA (che organizza i mondiali di calcio) crolla sotto le indagini per la corruzione, arrivando a colpire persino Sepp Blatter, presidente della FIFA per ben 17 anni, che ieri si è dimesso.
La presunta corruzione riguarderebbe il mondiale in Sudafrica del 2010, ma si parla anche del prossimo mondiale in Qatar nel 2022. Inoltre, dopo le polemiche di Brasile 2014 dal punto di vista dei diritti dei lavoratori, pare che in Qatar le cose siano molto peggio, con lavoratori-schiavi pagati poco, in ritardo e privati del passaporto per togliere loro la possibilità di tornare nei Paesi d’origine (normalmente Pakistan e India). Trema anche il mondiale in Russia del 2018 (e a questo punto ci si chiede se ciò faccia parte di una strategia dell’FBI che cura le indagini).
Tutto sommato, non mi pare assurdo che la Nazione Oscura Caotica lanci la propria candidatura per ospitare i Mondiali di Calcio del 2026.

Disastro mondiale: non in Brasile, ma in Palestina


Bombardamenti israeliani su Gaza, 9-7-2014

Bombardamenti israeliani su Gaza, 9-7-2014

I media mondiali mostrano le lacrime di un Paese, il Brasile, che ai campionati mondiali di calcio ha perso in casa per 7-1 contro la Germania.
Nel frattempo non si è vista una lacrima dai 35 morti e 300 feriti degli attacchi di Israele a Gaza, offensiva sulla zona da parte di Tel Aviv, che punta a stanare Hamas. L’aviazione israeliana ha attaccato con oltre 160 raid aerei contro la Striscia al lancio di razzi dai Territori occupati. Tra le vittime, a Gaza, anche bambini.
Sull’area metropolitana di Tel Aviv nella mattinata sono stati intercettati dall’Iron Dome cinque razzi partiti dalla Striscia. I proiettili lanciati da Gaza sono stati indirizzati in 20 differenti località di Israele, compresa la zona centrale del Paese. Le sirene sono risuonate a Tel Aviv, Modin, Rishon Letzion, Ashdod, Ashkelon, Rehovot, ma anche nel sud del paese. La polizia ha invitato i cittadini a essere sempre vicini ai rifugi.

Felipe VI prova a salvare il declino di una famiglia


17 giorni dopo l’abdicazione del padre Juan Carlos, da oggi la Spagna ha un nuovo re, Felipe VI. Un Capo dello Stato con poteri limitatissimi, tanto che non può neppure sciogliere il governo o indire nuove elezioni.
Ma il passaggio di consegne serve soprattutto a salvare una dinastia in declino, una monarchia sempre meno popolare e con problemi con la giustizia.
Presenti alla cerimonia, oltre alla moglie e alle figlie, la sorella maggiore del nuovo sovrano, l’Infanta Elena, e la regina madre Sofia. Assenti, invece, il vecchio sovrano Juan Carlos e l’altra sorella di Felipe, l’Infanta Cristina, cancellata da ogni atto ufficiale della corona dopo essere stata imputata nel caso Noos, un caso di presunta corruzione politica che vede fra i maggiori indagati Iñaki Urdangarín Liebaert, marito di Cristina.
L’incoronazione avviene lo stesso giorno in cui la nazionale di calcio spagnola campione del mondo in carica esce dal mondiale umiliata, abdicando così sia in campo politico, che in quello sportivo.