Livorno: un nuovo 21 gennaio 1921?


Il presidente della neorepubblica di Torriglia, attualmente in esilio volontario a Livorno saluta la vittoria del Movimento 5 Stelle nel comune italiano dove nacque (il 21 gennaio 1921) il Partito Comunista Italiano (dalla scissione dal Partito Socialista) e dove il PCI (Poi PDS, PD) ha sempre ottenuto i migliori risultati di tutta Italia (a volte a braccetto con il comune di Siena).
Questo fa capire l’enorme portata simbolica e non del fatto, minimizzata solo da chi continua nella propria costante cecità, quella di un partito sempre più distante dall’elettorato non attivo.
Per il M5S, quella di Livorno non è solo una vittoria ma una conquista, è la caduta di un simbolo, il superamento di una invalicabile linea Maginot, la caduta del baluardo del Comunismo. Perché la popolazione della città più rossa d’Italia ha dichiarato che il Pd non è l’erede di Berlinguer e della Questione Morale.
Questa è da ripetere: la popolazione della città più rossa d’Italia ha dichiarato che il Pd non è l’erede di Berlinguer e della Questione Morale.
Infatti, prima del ballottaggio la sinistra aveva dato indicazioni di voto al M5S e non al Pd.
Roberta Lombardi chiosa: “La vittoria a Livorno e a Civitavecchia dimostra che il M5S è l’unica alternativa alle larghe intese del magna magna”.
Tra i militanti del MoVimento si fa largo una prima interpretazione: la vittoria a Livorno è un passo di quella “rivoluzione culturale” annunciata durante i comizi per le ultime elezioni europee. Sul blog di Grillo Mark Rossi, da Gorizia, scrive: “Quasi settant’anni di dominio assoluto della sinistra sono stati cancellati con un colpo di matita. Quando i cambiamenti, poi, partono dal basso diventano inarrestabili”.
Infine, Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista rivendica: “A Livorno ha perso il centrosinistra, non la sinistra. Il Pd di Renzi non è certo la sinistra“.
Tutto le citazioni non sono state riportate per persuadere qualcuno (e per rimarcare la situazione “particolare” di Livorno), perché noi sappiamo cosa dice l’elettorato di sinistra, l’uomo della strada e cosa si sente dire del Pd e di Renzi almeno dalla seconda parte deglia nni 2000, da quando i DS e poi il Pd si è definitivamente staccato dall’elettorato, conservando soltanto rapporti con le sigle sindacali, anch’esse per nulla al passo con il nuovo mondo del lavoro, fatto non di contratti nazionali da rinnovare, ma di contratti atipici-carta straccia, sfruttamento, lavoro nero e precariato senza fine.
Noi lo diciamo fin dalla nostra fondazione (2004), loro (il PD-L) non l’hanno ancora capito.
Se nel 1921 Livorno fu città all’avanguardia nel creare una nuova ideologia (non stiamo qui a giudicare se fosse una cosa buona o se ebbe successo o meno, sono passati 100 anni, il Comunismo appartiene ormai al secolo scorso), credo che i livornesi anche in questo nuovo secolo non si siano fatti sfuggire l’occasione di essere tra i primi a voltare pagina (il primo posto, tra i comuni capoluoghi di provincia spetta a Parma, nel 2012): se non può vincere Rifondazione Comunista o una lista Tsipras: avanti moVimento, alla riscossa!

Bifo: i Forconi e la deflagrazione dell’Europa


Interessante articolo di Franco “Bifo” Berardi su MicroMega, avrei voluto citarne degli estratti, ma non sono riuscito, l’articolo non è lungo e si legge in un sol fiato (qui il link originale, ringrazio Bifo e MicroMega)

“Ciò che sta accadendo in Italia va letto nel contesto della deflagrazione dell’Unione europea, provocata dall’aggressione finanzista guidata dalla Banca centrale europea e dal governo tedesco.
Da Maastricht in poi, il ceto finanzista globale ha deciso di cancellare in Europa le tracce della forza operaia del passato, la democrazia, la garanzia salariale, la spesa sociale. In nome del fanatismo liberista ha finito per sradicare le radici del consenso su sui si fondava l’Unione europea. L’effetto, però, non è solo il dimezzamento del monte salari dei lavoratori europei, la distruzione della scuola e della sanità pubblica, l’abolizione del limite dell’orario di lavoro, la precarizzazione generalizzata. E’ anche la guerra.
Era prevedibile, era previsto, ora comincia ad accadere.
La disgregazione finale dell’Unione europea possiamo leggerla sulla carta geografica.
Cominciamo da est. L’insurrezione ucraina è prova di come sia mutata la natura d’Europa. Nata come progetto di pace tra tedeschi e francesi, e quindi di pace in tutto il continente, l’Unione è oggi divenuta l’esatto contrario. Gli europeisti ucraini usano l’europeismo come arma puntata contro l’imperialismo russo, e risvegliano fantasmi del nazismo. L’ingresso in Europa è visto come una promessa di guerra, e la precipitazione del conflitto in Ucraina non potrà che avere conseguenze spaventose per l’Europa intera. Bruxelles reagirà aprendo un confronto con la Russia di Putin, oppure lascerà che la Russia di Putin soffochi una rivolta che è nata nel nome dell’Europa?
Spostiamoci a ovest. Il Parlamento catalano ha indetto il referendum indipendentista per l’autunno del 2014. I franchisti del governo madrileno hanno risposto che il referendum non si farà mai.
Nel frattempo, in Francia i sondaggi prevedono che il Front National diverrà partito di maggioranza alle prossime elezioni. A quel punto il patto franco-tedesco su cui si fonda l’Unione sarà cancellato nella coscienza della maggioranza dei francesi, e la balcanizzazione del continente precipiterà.
Questa dinamica mi pare il contesto in cui leggere le convulsioni agoniche della penisola italiana.
Il governo Letta-Alfano-Napolitano, filiale del partito distruttori d’Europa, è in camera di rianimazione. Può durare o crollare poco importa: non è in grado di mantenere nessuna promessa, neppure quelle fatte ai suoi padroni di Francoforte.
Il movimento dei forconi è il tracimare del nervosismo sociale. Nel 2011 il movimento anticapitalista tentò di fermare l’aggressione finanzista, ma non ebbe la forza per mettere in moto una sollevazione solidale. La precarizzazione ha sgretolato la solidarietà tra lavoratori, e il movimento si risolse in una protesta che il ceto politico-finanziario, per criminale interesse e per imbecillità conformista, rifiutò perfino di ascoltare.
Ma la sollevazione non si ferma, perché ha i caratteri tellurici di una disgregazione della base stessa del consenso sociale. E’ una sollevazione priva di interna coerenza, priva di strategia progressiva. Ci sono dentro elementi di nazionalismo, di razzismo, di egoismo piccolo-proprietario, ma anche elementi di ribellione operaia, di democrazia diretta e rabbia libertaria. Non è importante la sua confusa coscienza, le contrastanti ideologie e i contrastanti interessi che la mobilitano. Conta il fatto che il suo collante obbiettivo è l’odio contro l’Europa. Questo odio non può che essere portatore di disgrazie.”

Il New Italian Epic è morto


Questo post è stato stimolato dal fatto ch Wu Ming 1 sia intervenuto in un commento precedente di questo stesso blog, ma non ha alcuna funzione critica o provacatoria, e tenete presente che è stato concepito almeno 1 mese e mezzo fa.
Ma partiamo dalle definizione, il New Italian Epic si definisce (con un memorandum uscito nel 2008) la letteratura italiana dalla caduta della Prima Repubblica (1992) in poi che risponda a certi requisiti, individuati a posteriori in certe opere, che sono: rifiuto del tono distaccato e “gelidamente ironico” predominante nel romanzo postmoderno, sperimentazione di punti di vista inusuali, attitudine pop (che è la radice popolare), storie alternative e ucronie e sperimentazione linguistica, oltre che ad aspetti “postproduttivi” di vario tipo, legati anche a internet.
Non siamo quindi in presenza di un “movimento”, ma di una “nebulosa”. Attitudine diversa, ma per certi aspetti parallela al gruppo dei Connettivisti che sono definiti in un “movimento” che però ha caratteristiche di open source (oltre naturalmente a peculiari caratteristiche stilistiche che qui non vogliamo indagare).
Non tutti hanno accolto il NIE come seria proposta letteraria, qualcuno ha parlato di “bufala”, Antonio Caronia non ne era completamente persuaso e attendeva lo sviluppo degli eventi, Tommaso Pincio ha espresso perplessità sull’espressione “oggetti narrativi non-identificati”, pur riconoscendo la centralità del nuovo romanzo italiano, ma altri autorevoli autori ne hanno parlato in senso positivo. Citiamo per esempio Valerio Evangelisti, che ha parlato di esito poetico massimalista, per cui la letteratura di tradizione popolare (feuilletton, noir, romanzo d’avventura, fantascienza) raggiunge un esito satirico sociale e politico, o Giuseppe Genna e Antonio Scurati, che parla di “confusività”. Interessante questo termine di Scurati, per cui la realtà e la finzione hanno i confini sempre più labili, la finzione stessa prevale sulla realtà, “il vero è un momento del falso” (Guy Debord). Partirei da questa riflessione di Scurati (vedi mio post su Kippleblog, L’inesperienza connettiva di Antonio Scurati), per riflettere su alcuni dibattiti post-memorandum del NIE, come “Il New Italian Epic è una baggianata. È solo autopropaganda” di Carla Benedetti, accettato da Wu Ming come ottimo strillo e seguito da un’analisi degli stratagemmi retorici utilizzati dai detrattori del NIE. Wu Ming ha intelligentemente risposto alle critiche mostrando come, se il NIE è da considerarsi un’autopropaganda, le detrazioni siano una contropropaganda.
Certo, riunire Roberto Saviano, Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldo sotto le definizioni di cui sopra sembrerebbe un artificio, ma in effetti le comunanze sono sottili, nascoste, sono connessioni sottese, istintive più che logiche, ma assolutamente presenti. Come le connessioni che i Connettivisti spiegano in ogni loro intervento. La nebulosa NIE è composta da autori che possono anche non conoscersi ma che sono accomunate da questi punti invisibili.
C’è però un elemento che è stato sottovalutato, la questione del legame con la propria storia, la storia d’Italia.
Il NIE affronta in modo “epico”, e quindi direi partigiano, non super partes, la società e la politica italiana, la Mafia, il Berlusconismo, il liberismo post-caduta del muro, e quindi la Seconda Repubblica.
Che è morta in queste settimane. A questo punto si potrebbe addirittura periodizzare il NIE (1992-2013). Grillo, il MoVimento 5 Stelle e la dissoluzione del PD aprono una nuova fase, una Terza Repubblica, di cui al momento non sappiamo molto.
Ma sappiamo che lo scontro è cambiato, ora non c’è più un socialismo in dissoluzione privo di nomenclature geopolitiche reali contro un liberalismo ultracapitalistico che ingenuamente credeva di aver conquistato il mondo. La crisi economica dal 2008 a oggi ha infranto i sogni ultraliberisti da un lato e ha isterilito la lotta di classe socialista dall’altro. Ora è tutto da riscrivere.
Ma quando dico che il NIE è morto non intendo che nessun altro romanzo possa ascriversi a questa nebulosa. Ma che i romanzi del NIE, se i Wu Ming vogliono continuare la serissima e autorevole farsa, devono riferirsi (anche in futuro) a questo periodo.
Questo per svuotare di significato la questione autopromozione/farsa e il dibattito che ne è conseguito, in quanto il fine che caratterizza una definizione è meramente tassonomico, quindi classificatorio.
Nessuna autopromozione (o forse in parte), nessuna farsa, ma solo una propsta per comprenderci meglio tra di noi e, in ultima analisi, per comunicare.

Italia: storia di un fallimento annunciato


“Grandi” giornalisti dicono che nessuno poteva prevedere che la candidatura di Romano Prodi (e il Partito Democratico) saltasse così.
Partiamo da questa frase per analizzare l’ottusità ostinata di chi non ha capito che siamo nella Terza Repubblica.
Il MoVimento 5 Stelle si presenta per la prima volta alle politiche e prende il 25,5% dei voti. Non era mai successo, nemmeno Forza Italia la prima volta aveva preso tanti voti. Il messaggio è chiaro, urlato in tutte le piazze. Certo, il M5S ha degli aspetti poco chiari, si parla di diktat di Grillo, di criptofascismo, persino di convenienze economiche. Quello che ho sempre detto è che i fatti contano più delle chiacchiere, e che bisogna aspettare che i grillini combinino le loro magagne, prima di gridare contro.
Nonostante tutto, il Partito Democratico non capisce la portata di questo voto, si sentono ancora i politici veri, seri e pieni di esperienza, non gli urlatori di piazza (sentite come suonano beffarde ora queste parole). E non veicola la protesta. Certo, cerca l’alleanza con il M5S. Ma la cerca con i canoni di una politica che ormai è morta. “Inciucio”, parola napoletana mai così celebre e calzante, che rende bene l’idea del concetto di alleanza dal punto di vista del M5S. Grillo non ci sta. Il Pd urla allo scandalo, all’irresponsabilità di questi “ingenui e lobotomizzati grillini”, continuando a non capire l’interlocutore, per cui un’alleanza sarebbe una “gabbia” che li costringerebbe a votare anche cose contrarie alla propria coscienza. Ma Bersani non ce la fa a fare un’alleanza alla luce del sole con Berlusconi, che ha combattuto fino a ieri, così propone un nome che vada bene al PdL come Presidente della Repubblica. Si arriva in questo modo alla farsa dei saggi, per procrastinare la formazione del Governo e subordinarla a quella del Presidente, senza capire, ancora una volta, che esiste una “base” che non ama gli inciuci, soprattutto per quanto riguarda il Presidente della Repubblica.
Salta Franco Marini, che già aveva provocato vivaci proteste e poi salta anche Romano Prodi, a sorpresa (di chi lo ha votato). In realtà all’annucio del nome di Prodi, bastava sentire la rete (non il M5S, ma chi aveva votato Pd) per capire che ci sarebbero stati dei grandi mal di pancia, e i sorrisi degli intervistati che avevano appena “unito il partito” erano tanto convinti quanto i mugugni che si sentivano dietro. Ancora una volta il Pd non ha capito che i tempi sono cambiati e l’ovazione è da relegare al passato, in quanto espressione della volontà di chi urla più forte, non certo garanzia di democrazia.
Tutto questo scenario complesso, intricato e imprevedibile era stato in linea generale da noi previsto (lo stallo, la mancata alleanza tra Pd e M5S e tra Pd e PdL, la procrastinazione al dopo Napolitano e il nuovo stallo, fino alle due candidature, di cui siamo stati convinti fin dall’inizio che saltassero). Quindi, noi non siamo sorepsi per niente perché viviamo in questo mondo, dove si sentono i mugugni e i mal di pancia, e invito i signori giornalisti, editorialisti e direttori a leggersi ciò che per noi potrebbe succedere.
Il Pd è morto (fa harakiri, seppuku o, meglio internecine, parola che ho imparato da Alan D. Altieri) e si scinderà in due anime, una che vuole (e ha sempre voluto in questi 20 anni) una spartizione del potere con il PdL (l’inciucio) che in questo caso si realizzerà nel famigerato Governissimo, e un’altra che finalemnte appoggerà il rinnovamento istituzionale dei Cinquestellati.
Perché il Pd h detto no a Rodotà? Non è una domanda stupida perché la risposta è agghiacciante: Rodotà è laico e a favore dell’eutanasia. Ecco che nel Pd aleggia il fantasma del cattolicesimo politico (ma come fa a chiamarsi progressita un partito che segue i suggerimenti di una religione, mah!)
Insomma, dopo le schede bianche metà del Pd si schiererà con Stefano Rodotà e gli altri con Anna Maria Cancellieri. La fazione che prevarrà formerà un governo congiunto tra la frazione del Pd e il M5S oppure il PdL.
Chi ha ancora la bocca sporca della parola elezioni si metta l’anima in pace, non si spendono miliardi per richiedere agli italiani quello che hanno già detto. Bisognerà aspettare almeno un anno per riproporre credibilmente questa ipotesi, quindi, se il governo non andrà bene, elezioni sì, ma a giugno 2014.
Noi non crediamo in queste istituzioni dal 2004, ma ormai siamo in folta compagnia. Vi consiglio di procurarvi un nostro passaporto, prima che sia troppo tardi.

*** Bersani con l’acqua alla gola


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO VIII

giorno 3 germinale 132

* Siete favorevoli al governo di minoranza parziale in Italia del futuro premier Pier Luigi Bersani?

Il Governo Oscuro ha votato così:
Bersani sfiduciato Bersani sfiduciatocaption]

commento:
Appoggio minimo al governo di parziale di minoranza di Pier Luigi Bersani, in una delle votazioni più entusiasmanti per l’incertezza dell’esito, nonché la prima a essere stata votata da tutti (i presenti, cioè gli iscritti a votare, sono uguali ai votanti e di questo faccio i complimenti a tutti). Siccome la maggioranza (50%+1) è calcolata sui votanti e non sui presenti, questa varia ogni volta che arriva un voto. Alla fine Bersani la spunta con il minimo dei voti necessari (10 su 18).
Si tratta di un appoggio fortemente condizionato. Molti dei voti sono l’accettazione che sia questa l’opzione “meno peggiore”, da provare anche perché altrimenti ogni altra opzione sarebbe disastrosa. Da segnalare un deciso appoggio all’opzione Bersani insieme al Movimento 5 Stelle vista come un’ipotesi sicuramente migliore, ma più rischiosa, o al Movimento 5 Stelle da solo, magari in futuro.
Come per Monti (inizialmente appoggiato “al pelo”), noi della Neorepubblica di Torriglia, giacobini nelle intenzioni, desiderosi di grandi e veri cambiamenti, che non si riconoscono appiena in nessuna realtà politica italiana, siamo sempre pronti a essere moderatamente ottimisti e realisti, e credere che l’Italia possa raggiungere un livello di autoconsapevolezza politica che si avvicini alla nostra. Comunque Bersani è avvisato: hai l’acqua alla gola, se sbagli, l’appoggio potrà sempre venire meno!
Ci sono molti dubbi sulla durata del governo, in ogni caso, faremo una votazione di “conferma o meno della fiducia”, tra 1 anno (non ci sporchiamo le mani prima).

Wu Ming, Bifo e il dibattito a Sinistra sul Movimento 5 Stelle e il grillismo


Discorso ufficiale n.2 “Motu Proprio” del presidente della Neorepubblica di Torriglia Lukha B. Kremo.

Dopo l’exploit del Movimento 5 Stelle, tra le discussioni e le polemiche esplose, notevole è quella sorta in seno alla Sinistra, perché le posizioni sono più confrontabili e perché molti del moVimento provengono dalla Sinistra. In modo particolare mi voglio soffermare sul dibattito sorto nella Sinistra definita “radicale”, ma che più correttamente è definibile “extraistituzionale”, ovvero quella dei “Movimenti altermondisti”, per intenderci i “No Global” e “Occupy”.
Mettiamo a confronto le posizioni di “due” personaggi di questo ambito (Bifo e Wu Ming) e misuriamo la loro distanza per capire quello che sta succedendo, ovvero se la frattura è l’assestamento del terremoto grillino, o se è destinata ad aggravarsi.
Wu Ming (collettivo di scrittori bolognesi) hanno sempre messo al corrente del potenziale pericolo del grillismo, fin dal V-day del 2007. Ma in questi giorni hanno sentito il bisogno di alcuni chiarimenti. Premesso che sono d’accordo che superare la distinzione destra/sinistra non abbia senso, poiché essere di sinistra vuol dire proposte sociali e solidali, essere di destra avere una visione liberale e un’idea “universalistica” della società, per Wu Ming il grillismo è sostanzialmente di destra, sia nell’approccio (populista e anti-intellettualista) che in alcune proposte (contro gli immigrati, per esempio) e ha elementi “criptofascisti”, ovvero elettori di estrema destra “nascosti” nella confusione delle proposte del moVimento.
Wu Ming riconosce il fenomeno come conseguenza della crisi sia della Sinistra parlamentare (assenza di proposte e risultati che l’ha ridotta a un essenziale antiberlusconismo, scambiando l’effetto, l’avvento di Berlusconi, per le cause, che invece risiedono nella sconfitta dei movimenti di emancipazione degli anni ’60-’70), sia della crisi dei movimenti radicali degli anni ’90, altermondisti, dal Movimento di Seattle a Occupy, soprattutto in Italia, a causa anche del M5S.
In ultima analisi, possiamo dire che Wu Ming individua nell’assenza della tematica “madre” del marxismo, ovvero il conflitto interclassista, il “pericolo” del M5S, che ha inglobato elettori di Destra (anche estrema), di Sinistra e “qualunquisti” di ogni genere (non uso il termine populista perché, come nota Dario Fo, è utilizzato ingiustamente con accezione negativa). La negligenza/pericolosità dei grillini sarebbe nella mancanza del riconoscimento della fondamentale divergenza d’interesse tra le classi dirigenti, tradizionalmente legate alla borghesia, e le classi popolari (quello che veniva definito proletariato), la loro caratteristica di anti-austerity, ma non esplicitamente anticapitalistica.
A differenza di Wu Ming, l’ex segretario del Pds Mauro Zani sostiene che i grillini hanno compiuto una rivoluzione, pur temendo i personalismi e i tatticismi di Grillo. I ragazzi di Bartleby stanno seguendo il dibattito in rete, ma col distacco di chi ha già verificato che tra movimenti e rappresentanza politica degli c’è una grande differenza.
Infine Bifo (franco Berardi), che ha addirittura dato il suo voto al Movimento 5 Stelle. Bifo spiega in alcuni punti questa scelta, sostenendo che gli studenti e i lavoratori possano trarre energia dal fatto che per la prima volta in Europa si manifesta l’evento capace di mandare il tilt la governance neoliberista e finanzista. In pratica si mette l’accento sul valore anti-istituzionale, capace di accogliere la protesta No Tav, ma anche la guerra alla “Kasta” che non ha fondamenti ideologici. L’importante, per Bifo, è che il M5S sia riuscito laddove anni di lotte dei movimenti non hanno ottenuto nulla, l’azione politica (anche se pericolosa) è più importante dell’immobilità (e sulle responsabilità di quest’immobilità sulla riduzione dell’impatto dei movimenti e sul successo del M5S, paiono tutti d’accordo, Wu Ming compresi). Per Bifo, il moVimento ha rotto, per la prima volta, l’ordine ultraliberista privatista e finazista del ceto governante in Europa. Le elezioni italiane hanno fermato il treno dell’offensiva finanziaria e aperto la strada a un processo di ricostruzione sociale di cui si devono occupare i movimenti della società.
Infine, Wu Ming, accusati di “intellettualismo radical-chic” sostenengono tutta una serie di lotte a cui hanno fatto parte, e in modo esemplare il fatto che al G8 di Genova si trovassero dietro la prima fila di scudi quand’è partita la carica di via Tolemaide.
Probabilmente dovevano essere a fianco a me, visto che c’era anch’io in prima fila dietro gli scudi (in quel momento incontrai Philopat, che può testimoniare :-), ma con la carica devono essere scappati in fondo a via Tolemaide, lasciando i più arditi farsi colpire in piazza Alimonda.
Almeno dal 1999 seguo i movimenti, da quello di Seattle al G8 di Genova, dai Neo Global a Occupy, passando dagli Indignados, 15 de Mayo e via dicendo che, nella loro diversità, hanno sempre mantenuto questa visione classista di matrice marxista, e oggi il M5S, che invece manca di questa martice.
Il mio intento non è però aggiungere una voce discordante alla “sinistra dei movimenti” (di cui nessuno sente la mancanza, il mio approccio è “connettivista“, più che “New Italian Epic“), vorrei sottolineare che anche Wu Ming si augurano che le energie convogliate da Grillo trovino altri sbocchi, che si verifichino spaccature “liberanti” all’interno del moVimento, cosa secondo loro difficile, ma non impossibile. Wu Ming si augura lo smembramento del “monolite” e la presenza nel moVimento di interessi contrapposti e la liberazione della presenza “settario-aziendale” di Casaleggio. E intravedono due direzioni opposte, quella “anarco-capitalista” delle privatizzazione e quella più “sociale”, che però vedrebbe in Grillo e Casaleggio degli ostacoli.
Sarebbe auspicabile superare il classico manicheismo politico italiano (sei comunista o fascista) che traspare anche dalle parole di Wu Ming. Sono curioso di cosa avrebbe detto Antonio Caronia dell’exploit del M5S, ma è mancato da poco.
In quest’ottica, ecco delinearsi un’idea comune, almeno a chi ha visto nascere il M5S in parte intorno ad alcune lotte che sostenevano già molti anni prima: il “moVimento degrillizzato”, di cui anch’io parlai lo scorso anno (e suggerisco loro di chiamarsi “stellini”). Non un moVimento senza Grillo, ma dove Grillo rappresenti veramente solo il marketing comunicativo (il megafono).
Con questa visione, sono convinto che (e appoggio in pieno) la direzione intrapresa da Bifo sia la più coraggiosa e quindi coerente nell’ottica altermondista, ovvero cavalcare l’onda grossa della rivolta, per evitare che le parti “qualunquiste” e “anarco-capitalistiche” possano prevalere, e che le istanze “sociali” prevalgano, anziché stare a guardare dai propri scranni che il moVimento faccia passi falsi per lanciare accuse.
Le accuse di responsabilità hanno un valore relativo, in quanto essere responsabili di fronte al Paese significa prima di tutto essere responsabili di fronte a chi ha votato.
Se la lotta di classe di matrice marxista non sembra essere nel Dna del moVimento è forse perché il rimescolarsi degli interessi di classe ha confuso i cittadini stessi, e non certo perché esiste un popolo che ha interessi diversi dalla Kasta. Il problema è che il codice ottocentesco è sempre più di ardua lettura (per i non intellettuali) ed è necessario farne una rilettura in chiave “popolare” contemporanea. Perché l’individualismo di oggi è a torto considerato antisocialismo. Insomma, un moVimento innegabilmente “proveniente dal basso” che non contempli la lotta di classe non è necessariamente una contraddizione.
Posto che si elimino i pochi elementi criptofascisti dal moVimento, posto che Grillo e Casaleggio siano veramente solo il marketing comunicativo, la direzione che può prendere il moVimento può e dev’essere afferrata da Occupy e dai movimenti di Indignados, senza per questo porre la questione interclassista come prioritaria.
Se Wu Ming si vantano di essere stati dietro gli scudi, che lo siano ancora una volta, e non scappino perché, in quest’ottica, è necessario evitare la deriva di un moVimento che per la prima volta in Italia ha un terzo del Parlamento.
Rilancio quindi l’ipotesi di una lotta per un moVimento degrillizzato (nel senso di cui sopra) per non disperdere le forze di rivolta e l’eredità dei movimenti dal 1999 a oggi e convogliarle in un contesto parlamentare e istituzionale.

[Questo discorso è un motu proprio, cioè una visione che appartiene personalmente al presidente Lukha B. Kremo e non rappresenta la posizione ufficiale del Governo della Neorepubblica, che si pronuncerà sul caso italiano una volta che si delineerà la composizione del governo in Italia]

Come il Vaticano, anche la Neorepubblica suggerisce cosa votare agli italiani


Anche la Neorepubblica di Torriglia suggerisce cosa votare agli italiani, cercando di fare ingerenza politica, come faceva il Vaticano tramite la Santa Sede (molto di più qualche anno fa, oggi un po’ meno che è in crisi).
Oltre ad approvare il voto disgiunto (un simbolo alla Camera e uno diverso al Senato), ecco le liste suggerite in ordine alfabetico (sì, sono tutte vere!):
(Attenzione, andate fino in fondo per vedere le liste da evitare, e alcune note di colore…)

Alleanza per la Terra

Alleanza per la Terra

Alleanza per l'Italia

Alleanza per l’Italia

Angeli della Libertà

Angeli della Libertà

Basta Tasse

Basta Tasse

Civiltà Rurale Sviluppo

Civiltà Rurale Sviluppo

Comunità Lucana Movimento No Oil

Comunità Lucana Movimento No Oil

Democrazia Atea

Democrazia Atea


Dimezziamo lo stipendio ai politici

Dimezziamo lo stipendio ai politici

Disoccupati per l'Italia

Disoccupati per l’Italia

Staminali d'Italia

Staminali d’Italia

Forza evasori

Forza evasori

Fratellanza Donne

Fratellanza Donne

Fronte per l'Indipendenza

Fronte per l’Indipendenza

Fronte Verde

Fronte Verde

Il Megafono lista Crocetta

Il Megafono lista Crocetta

Indipendenza per la Sardegna

Indipendenza per la Sardegna

Io Non Voto

Io Non Voto

La Rosa Nera

La Rosa Nera

Lega Federale del Sud

Lega Federale del Sud

Liberai da Equitalia

Liberai da Equitalia

Amnistia Giustizia Libertà

Amnistia Giustizia Libertà

Tutti Insieme per l'Italia

Tutti Insieme per l’Italia

Indipendenza Sarda

Indipendenza Sarda

Movimento 5 Stelle

Movimento 5 Stelle

MAIE Movimento Associativo Italiani all'Estero

MAIE Movimento Associativo Italiani all’Estero


Movimento Bunga Bunga

Movimento Bunga Bunga

No chiusura ospedali

No chiusura ospedali

Movimento Naturalista Italiano

Movimento Naturalista Italiano

Movimento Poeti d'Azione

Movimento Poeti d’Azione

Movimento Progetto italia

Movimento Progetto italia

PAS Fermiamo le Banche & le Tasse

PAS Fermiamo le Banche & le Tasse

Pane pace lavoro

Pane pace lavoro

DNA

DNA

Partito internettiano

Partito internettiano

Partito Nazionale Stranieri

Partito Nazionale Stranieri

Partito Pirata

Partito Pirata

PER

PER

Potere ai cittadini

Potere ai cittadini

Rivoluzione Civile

Rivoluzione Civile

Rivoluzione democratica

Rivoluzione democratica

Sardigna Natzione

Sardigna Natzione

UQ

UQ

Verdi

Verdi

Tenete presente che alcune delle liste potrebbero far parte di coalizioni con cui non siete d’accordo, e fungere da “liste civetta.”
E queste invece sono ASSOLUTAMENTE DA EVITARE, perché secondo noi fomentano idee al limite della legalità:

Casapound Italia

Casapound Italia


Destra Nazionale MSI

Destra Nazionale MSI

Fratelli d'Italia

Fratelli d’Italia

Fratelli d'Italia Centrodestra Nazionale

Fratelli d’Italia Centrodestra Nazionale

La Destra Storace

La Destra Storace

Rinascita Italiana

Rinascita Italiana

RSI

RSI

Unitas Universalis Militantium Ecclesiae

Unitas Universalis Militantium Ecclesiae

Ovviamente votate secondo vostra coscienza, solo alcune annotazioni:
Fratellanza Donne: si comincia male, io direi Sorellanza!
Gay di destra: perché discriminare i gay in base alla loro idea politica?
“Io non voto”: è virgolettato, quindi solo un modo di dire? è il massimo dell’incoerenza
Movimento Bunga Bunga: chi è che viene sbattuto via a calci in culo? Quello che penso io?
Movimento Associazionistico Italiani all’Estero MAIE: una buona lista per noi, che viviamo nella Neorepubblica, perché nessuno ci rappresenta al Parlamento.
Potere ai Cittadini: sul simbolo si legge: “lista del popolo con pino maniaci ora tocca a noi”, se si mette una virgola dopo Pino che succede?
PER: per cosa?
UQ: uh?
Si ricordano a signori Ministri e ai signori cittadini che a breve saranno proposti 2 quesiti, uno sull’Italia e uno sul Vaticano, tenetevi pronti.

Due parole su Beppe Grillo


Il Movimento 5 Stelle è spesso stigmatizzato o, fino a ora, ignorato.
Considerato espressione dell’antipolitica, si può dare adito a questa definizione considerando la politica nella sua accezione degenerativa: nel momento in cui la politica è corrotta, ha obiettivi ad personam, e in generale si allontana dall’etica (ci cui la potica è parente stretta), allora è normale pensare all’antipolitica nel senso di “rinnovamento politico”.
Antipolitica è anticorruzione, ecco eprché la gente vota 5 Stelle.
Si tratta quindi di una classica definizione “dispregiativa” che ha e avrà risvolti non previsti dai chi ha coniato l’espressione. Così come i “macchiaioli” erano definiti quei pittori livornesi che più che dipingere “macchiavano le tele”, fino a essere poi considerati uno dei movimenti italiani più originali della pittura italiana di fine XIX secolo, credo che il Movimento 5 stelle farà dell’antipolitica il suo punto di forza nel senso di profondo rinnovamento di concepire l’arte sacra della politica.
Innanzitutto, il Movimento 5 stelle h la caratteristica di essere un movimento nato dal basso, principio fondamentale della democrazia e della politica.
Il difetto di essere populista (che in realtà in parte condivide con i partiti via via fondati ex nihilo da Silvio Berlusconi o dall’Italia diei Valori di Antonio Di Pietro) non è così marcato come potrebbe sembrare, e questo per il semplice motivo che Beppe Grillo è decisamente diverso da Silvio Berlusconi, ma anche da Di Pietro.
A parte una buona vis satirica (in Grillo enormemente migliore), i tre leader hanno origini completamente diverse. Berlusoni era un imprenditore con metà del Quinto Potere italiano nelle mani (tre televisioni nazionali), Di Pietro faceva parte della Magistratura, Grillo è un comico.
Berlusconi e Di Pietro sono stati il deus ex machina dei propri partiti, Grillo non è che il “megafono” del Movimento, non è in politica come candidato e, si spera, non ne farà mai parte.
Questo fatto è spesso presentato dai partigiani mass media italiani come una cosa negativa, una specie di “abbandono della nave alla Schettino”.
In questo modo, però, Grillo non ha il controllo totale del Movimento, che potrà crescere e svilupparsi in modo autonomo. In tal senso c’è anche il rischio, tanto per dirne una, che il Movimento 5 stelle si organizzi in bande fasciste e faccia spedizioni punitive.
In realtà questa è la garanzia che alcune “sparate” veramente fuori luogo di Beppe Grillo (come sugli immigrati, sulla Mafia e sull’abbandono dell’Euro), vengano ignorate, in autonomia, dal Movimento.
Personalmente conosco alcuni del Movimento e, oltre che cittadini “qualcunque”, ex sinistrorsi delusi, ci sono (a sorpresa per qualcuno) intellettuali di ogni provenienza politica.
Ma come: intellettuali che fanno antipolitica? Infatti, meditate su questo, il Movimento 5 Stelle nasce in modo analogo alla Lega di vent’anni fa (voto di protesta), ma a parer mio ha basi culturalmente più solide di una fantomatica “identita padana” e un ridicolo “cerchio magico”.
Ci auguriamo quindi che Movimento 5 Stelle e antipolitica (nel senso di rinnovamento politico) si sviluppino secondo le idee di “pulizia” ed etica che sono prorpie della vera politica e che Beppe Grillo rimanga sempre l’eccezionale comico qual è, senza intervenire sulle direttive del Movimento, lasciando così certe sue “sparate” alla satira e non alla politica.