India, 2 milioni di persone escluse dalla cittadinanza


Quasi 2 milioni di persone sono state escluse dalla cittadinanza nello stato dell’India orientale di Assam. E’ un altro colpo segregazionista del governo nazionalista indù di Narendra Modi, la misura è vista come tentativo di espellere milioni di musulmani, molti dei quali entrati dal confinante Bangladesh.

L’India toglie l’autonomia al Kashmir: violente proteste


Non esiste solo l’integralismo islamico o cristiano, ogni religione ha la sua  schiera di fanatici, hindu compresi (e soprattutto). Il premier nazionalista indù e conservatore Narendra Modi ha l’ambizione di trasformare l’India in uno Stato Hindu proprio come le repubbliche islamiche. Così, nel giro di un paio di giorni ha rivoluzionato le sue politiche verso il Kashmir, stato indiano a maggioranza musulmana rivendicato dal Pakistan e oggetto di un’antica disputa territoriale. Delhi ha anche abolito il divieto di acquisto di proprietà immobiliari per i non residenti, aprendo la via agli investimenti e ai trasferimenti dei cittadini indiani, che potranno andare ad abitare nel Jammu e Kashmir come fanno oggi nel resto del paese. Al momento c’è il coprifuoco e la tensione è molto alta.

India: in sciopero in 180 milioni, ma la notizia non esce dal Paese.


Venerdì 2 settembre, una delle economie più grandi del mondo ha registrato quello che forse è stato lo sciopero più grande della storia. Si calcola che circa 180 milioni di persone hanno partecipato alla poderosa iniziative di resistenza contro il governo di di destra indiano.
Nonostante ciò, la notizia, ostacolata dai più influenti media, è arrivata solo ora!
Ramen Pandey, della Confederazione Nazionale Sindacale (INTUC), ha affermato che questo sciopero è il più grande che si sia mai svolto nel mondo. Assocham, il più importante organo delle Camere di Commercio dell’India, ha sostenuto che lo scompiglio provocato nelle catene di distribuzione e nelle fabbriche hanno sottratto all’economia indiana 180 miliardi di rupie. Lo sciopera è stato indetto contro le politiche antioperaie e antipopolari del primo ministro Narendra Modi.