Birmania: militari sparano sulla folla


Tre manifestanti sono in condizioni critiche dopo essere stati colpiti da proiettili sparati dalle forze dell’ordine sulla folla durante le proteste di ieri contro il colpo di stato militare, mentre negli ultimi giorni diversi giornalisti sono stati arrestati.

L’ambasciatore birmano all’Onu, Kyaw Moe Tun, critica il golpe e viene licenziato


I militari al potere in Myanmar hanno licenziato l’ambasciatore all’Onu, Kyaw Moe Tun, dopo il discorso tenuto davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel quale ha esortato la comunità internazionale a usare ogni mezzo necessario per contrastare  i militari e contribuire a ripristinare la democrazia.

Il governo militare lo ha licenziato accusandolo di aver tradito il Paese e di aver parlato a nome del governo destituito, che non lo rappresenta.

Birmania, proteste contro il golpe


Bloccati Internet e i social network, arrestato anche il professore australiano Sean Turnell, grande amico e a lungo consigliere economico del Premio Nobel Aung San Suu Kyi. Un grande contingente di polizia antisommossa ha bloccato le strade vicine, con due camion con cannoni ad acqua parcheggiati sul posto, mentre almeno altri due gruppi di manifestanti marciavano a sud verso la Pagoda di Sule, portando poster di Aung San Suu Kyi e del presidente Win Myint, per chiedere il loro rilascio.

Malala Yousafzai bacchetta Aung San Suu Kyi per le violenze sui Rohingya


Tensione tra i due premi Nobel per la pace: la giovane pakistana Malala Yousafzai esorta la leader birmana Aung San Suu Kyi a prendere posizione e a esprimersi contro il trattamento nei confronti dei musulmani Rohingya in Myanmar. Non è l’unico attacco che San Suu Kyi ha ricevuto in questi giorni per un silenzio che suona come un avvallamento delle violenze contro i Rhoingya. Già era circolato un appello da parte di altri vincitori del Nobel per la pace. E il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson.

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Malala Yousafzai

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Aung San Suu Kyi

La Birmania sta rinascendo?


In Myanmar (nome moderno della secolare Birmania, appioppato dal regime comunista negli anni ’90), è stata eletta Aung San Suu Kyi, leader del Partito Democratico e Premio Nobel per la Pace nel 1991. La donna aveva già ottenuto la maggioranza nel Parlamento nel 1990 e per questo era stata arrestata dall’esercito (che spalleggiava la dittatura del governo) e reclusa fino al 1995 e nuovamente dal 2000 al 2002 e dal 2003 al 2010, per un totale di 13 anni di carcere.
Dopo una serie di elezioni-farsa, con le elezioni del 2 aprile del 2012 San Suu Kyi ottiene un seggio al Parlamento.
La donna ha definito “l’avvento di una nuova era” la sua elezione in Parlamento e il trionfo della Lega nazionale per la democrazia. La leader dell’opposizione birmana ha tenuto un discorso nel quartier generale del partito, di fronte ai sostenitori che hanno festeggiato per tutta la notte i risultati elettorali.