Monza, travolge e uccide un’anziana. “Radiamo al suolo le case dei monzesi”


ZingariRoma27 maggio 2015: una settantottenne travolta da un’auto pirata ieri sera a Cesano Maderno (Monza), è deceduta in mattinata all’ospedale San Gerardo di Monza. La responsabile una donna, fuggita, che oggi è stata individuata da i Carabinieri.
L’incidente è une delle migliaia di investimenti mortali annui causati da italiani che poi fuggono, omettendo il soccorso, quasi sempre sotto l’effetto di alcool e stupefacenti.
Ma alla vigilia delle elezioni si parla solo di uno di questi incidenti, avvenuto a Roma a causa di due ragazzi rom.
Se la persona è italiana si parla di “reato di omicidio stradale“, se è straniera di “pena di morte“.
Lukha B. Kremo prende alla lettera l’idea di Matteo Salvini: “Radiamo al suolo tutti i quartieri dove abitano i maledetti pirati della strada”. Inoltre ricorda che la nostra costituzione caotica prevede la “pena di morte” solo per chi è favore della stessa.

Messico e Iran: qui la parola uccide


“Iran. A Teheran un blogger viene condannato a morte per le frasi satiriche pubblicate su Facebook. E due donne che denunciano i narcos su Twitter vengono uccise. Perché la rete fa paura a dittatori e criminali. «Sabb al-nabi» significa in arabo «insultare il profeta». Il 30 agosto scorso Soheil Arabi, fotografo e blogger di 30 anni, è stato condannato a morte da un tribunale iraniano perché ritenuto colpevole proprio di “sabb al-nabi”. I Guardiani della rivoluzione hanno fatto irruzione un anno fa in casa sua mentre dormiva portando via lui e sua moglie. La donna è stata rilasciata subito, invece lui l’hanno tenuto in cella di isolamento per due mesi. Da allora è detenuto nella sezione 2A della prigione di Evin a Teheran, nota per essere un luogo di tortura. Soheil Arabi avrebbe commesso “Sabb al-nabi” pubblicando critiche satiriche su esponenti del regime sul suo profilo Facebook. E qui mi si gela il sangue.
Messico. María del Rosario Fuentes Rubio, giovane medico e attivista messicana, è stata uccisa il 15 ottobre scorso. E prima di lei, nel 2011, alla Nena de Laredo. Su “Primera Hora”, il giornale locale di Nuevo Laredo per cui lavorava, firmava come Maria Elizabeth Macías Castro. Su Twitter e sul sito “Nuevo Laredo en vivo” usava lo pseudonimo “NenaDLaredo”. Con questo nick scriveva degli affari dei cartelli messicani e invitava la gente a denunciare fatti legati al narcotraffico. Marisol credeva fermamente che per contrastare i gruppi criminali bisognasse condividere informazioni. E sapeva che la parola, una volta condivisa, era più pericolosa delle armi. Sabato 24 settembre 2011 il suo corpo senza vita fu trovato su una strada nelle vicinanze di Nuevo Laredo ai piedi del monumento di Cristoforo Colombo. Sopra al monumento era stata posta la sua testa decapitata. A ucciderla uno dei cartelli messicani più potenti e feroci, Los Zetas. Questi sono messaggi inequivocabili: chi parla di organizzazioni criminali muore.” (di Roberto Saviano, si ringrazia repubblica.it.)

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I 43 studenti «desaparecidos» lo scorso 26 settembre a Iguala, nello stato di Guerrero (sud del Messico) sono stati uccisi da sicari del gruppo narco Guerreros Unidos, e i loro corpi sono stati bruciati, alcuni mentre erano ancora vivi, in una discarica della vicina località di Colula.
“Ya me cansé” (“Io sono stanco”): queste le parole di Jesus Murillo Karam, procuratore generale messicano, pronunciata alla conferenza stampa in cui è stata annunciata la morte dei 43 studenti scomparsi a Iguala, la frase ha fatto facendo il giro del web ed è diventata una delle principali tendenze di Twitter.
Non tutti infatti credono alla versione ufficiale, e forti sono i sospetti di colluzione tra Cartelli del Narcotraffico e Stato Messicano.

Giustiziata in Iran Reyhaneh Jabbari: voleva difendersi da uno stupratore


Reyhaneh Jabbari

Reyhaneh Jabbari

Nonostante la grande mobilitazione e gli appelli per fermare l’esecuzione, Reyhaneh Jabbari è stata impiccata nella notte tra il 24 e il 25 ottobre. La giovane iraniana, condannata a morte nel 2009 per l’uccisione di un uomo che voleva stuprarla, è stata giustiziata nel carcere di Teheran dove era rinchiusa.

Stati Uniti, esportazione di democrazia e pena di morte


Negli Stati Uniti D’America, Paese che millanta democrazia e si permette di andare in giro per il mondo a “esportarla”, nelle ultime 24 ore sono state eseguite tre condanne a morte (ricordo: la pena di morte era criticata in Europa già nel Settecento dagli illuministi). Dopo quelle in Georgia e Missouri, ieri è toccato alla Florida, terra di spiagge da sogno ed esecuzioni come se piovesse.
Dall’inizio dell’anno (meno di 6 mesi) sono state effettuate negli Stati Uniti ben 23 condanne. Vero che in Cina il numero è più di dieci volte maggiore, ma il cosa grave è che gli Usa pensano al loro stato come un modello di democrazia.
Le esecuzioni erano state momentaneamente sospese dopo le polemiche sollevate dalla morte, il 29 aprile scorso in Oklahoma, di Clayton Lockett, deceduto dopo ben 43 minuti di agonia a seguito dell’iniezione di un nuovo cocktail letale.

Guerra Fredda Reloaded


Già altre volte abbiamo parlato del sospetto che sia in corso una nuova Guerra Fredda, soprattutto da quando parliamo della Siria (si veda per esempio questo articolo del maggio 2011).
La politica internazionale è sempre complessa da capire, ma besterà leggere le prossime riche per capirne un po’ di più:
Il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu ha annunciato che la Russia intende espandere la sua presenza militare all’estero, creando delle basi in diversi Paesi quali Cuba, Venezuela, Nicaragua, Seychelles, Singapore e Vietnam. I negoziati riguardano anche la possibilità di entrare con proprie navi nei porti a condizioni favorevoli e siti di rifornimento per i bombardieri strategici. Attualmente, Mosca ha una sola base navale fuori dall’ex Urss, a Tartus, in Siria (ciò vi dice qualcosa?).
Ora, se spesso i liberali hanno mostrato entusiasmo per il fatto che gli Stati Uniti abbiano disseminato basi militari in tutto il mondo, che dire adesso? Certo, la Russia non garantisce proprio le libertà che ci sono negli Stati Uniti, ma non dimentichiamo che la Russia non è l’Urss, è una democrazia, il governo è stato eletto, mentre negli Stati Uniti c’è ancora la pena di morte. Che rispondere, cari liberali?
Per me, sarebbe meglio smantellare le basi Usa per scongiurare quelle russe.

Sacro Paradiso Fiscale adDio!


Lo Stato della Città del Vaticano sta per entrare nella “White list” dell’Ocse. In seguito a contatti informali con alti funzionari dell’organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo economico di Parigi, in Curia, grazie ai richiesti adeguamenti fiscali e tributari, viene dato per certo il sì all’entrata nel “club” dei Paesi fiscalmente virtuosi.
Che questo succeda nel 2011 è, per quanto ci riguarda, abbastanza balzano, nel senso che un Paese che nasce e vive per un intento anche etico ha ancora in linea teorica leggi non etiche.
Oltre all’assenza di tasse, mi riferisco all’ordinamento di Monarchia Assoluta e all’esistenza (solo formale, mai eseguita dal Nuovo Stato nato dai Patti Lateranensi del 1929) della pena di morte.
Naturalmente il biasimo non è sul presunto atteggiamento entietico del Vaticano, ma di un farraginoso rapporto con le prorpie istituzioni e le proprie leggi, che riflette il tradizionalismo religioso e il dogmatismo della Chiesa, vero nodo della questione.
I problemi formali