Arabia Saudita: attacco alle raffinerie, dimezzata la produzione


Gli Usa accusano l’Iran  per gli attacchi con i droni contro due importanti raffinerie saudite, ufficialmente rivendicati dai ribelli yemeniti alleati della’Iran. Per il segretario di Stato Usa Pompeo “non c’è alcuna prova che gli attacchi siano arrivati dallo Yemen” e accusa direttamente l’Iran. Riad ha fermato temporaneamente la produzione nelle due raffinerie colpite, interrompendo circa metà della produzione totale. Sale il rischio della risalita del prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile.

Quando parlate di democrazia, sciacquatevi la bocca


Il mondo Occidentale inneggia a Juan Guaidó, il capo del Parlamento del Venezuela che si è autoproclamato (ripeto: autoproclamato) presidente del Venezuela, alcuni paesi (tra cui l’Unione Europea) lo riconoscono già come presidente.

Nel frattempo, la mozione per riconoscere Juan Guaidó  non è riuscita ad ottenere ieri a Washington la maggioranza – di valore unicamente politico – tra i Paesi membri dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), solo 16 Paesi su 35, infatti lo hanno appoggiato.

Si ricorda che Nicolás Maduro è stato eletto democraticamente con voto elettronico e che ha vinto probabilmente perché l’opposizione si è ritirata per protesta (quindi niente brogli).

Si potrà dire che Maduro ha tollerato la corruzione mandando a rotoli l’economia di un Paese ricco (che ha le più estese riserve di petrolio al mondo), che non è capace di condurre un Paese (dalla morte di Chavez l’economia venezuelana è crollata e ciò non può dipendere solo dal crollo del prezzo del petrolio, dato che altri Paesi dell’Opec non hanno subito la stessa sorte), che ha fatto scelte sbagliate e scellerate (ha bloccato il cambio del Bolivar, ha dato la precedenza all’appartenenza politica rispetto alla competenza politica o tecnica, creando incompetenza e corruzione, ha trascurato investimenti e nuove tecnologie per il petrolio che, diversamente dal quello arabo, è un composto di sabbia bitumosa, quindi necessita di maggiore lavorazione ), ma non si può definire dittatore. Fatevene una ragione, ed evitare di inneggiare all'”esportazione democrazia” perché, come dimostrano le vicende dell’Iraq e della “Primavera araba”, ha esiti disastrosi (ed è spinta non dalla filantropia, ma dal desiderio di neocolonialismo e imperialismo).

 

Petrolio, tutti pronti a rialzare il prezzo (prima dell’affermazione della Tesla?)


Le oscillazioni del barile di più e meno 5 dollari sotto la soglia dei 50 testimoniano il nervosismo all’avvicinarsi della riunione semestrale dei Paesi Opec, il prossimo 30 novembre. Dall’inizio del 2014, quando i prezzi erano sopra i 100 dollari, la produzione è aumentata di 3,8 milioni di barili giorno, 13% in più. Sono queste le cifre su cui stanno lavorando gli unici che possono ridurre, Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Arabi Uniti. Gli altri, per una ragione o l’altra, non faranno riduzioni. L’Iran ha ormai affermato la sua linea, quella di tornare al livello pre-sanzioni di 4 milioni, contro gli attuali 3,9.

Importante è che il lento riavvicinamento con i sauditi, la vera forza che può forgiare l’accordo, non è andato compromesso nelle ultime settimane. Anzi, l’atteggiamento duro del nuovo presidente Trump e le elezioni presidenziali della prossima primavera suggeriscono più concretezza a Teheran. La complicazione arriva dall’Iraq, dove i successi militari nel Nord contro l’Isis hanno spinto Baghdad ad usare la scusa della guerra per chiedere di essere esentati da limiti alla produzione.
Chi si farà carico di gran parte del calo sarà, come al solito, l’Arabia Saudita, anche lei a record storici di 10,6 milioni barili giorno. I sauditi e i loro stretti alleati, Kuwait e Emirati, producono 16,5 milioni barili giorno. Solo loro, con un 10%, potrebbero far tornare in poche ore i prezzi del greggio a 100 dollari, ma vogliono un impegno da parte di tutti, perché hanno paura di perdere quote di mercato. Quello che serpeggia da anni in Medio Oriente, e in particolare a Riad fra i giovani principi, è il timore che presto il petrolio non servirà più a molto, spazzato via dall’innovazione dell’auto elettrica, portata dall’uomo che promette il viaggio – di sola andata – su Marte, Elon Musk della Tesla.

TAPAS CANARIAS: onorificienza IVIMAFIC a Matilde Brunetti


Se pensavate che Tapas Canarias fosse una stucchevole rubrica su dove si va in spieggia e di come si mangia bene, vi sbagliate di grosso.
Parliamo subito di pianeta: mentre il mondo discute in gravissimo ritardo sulle energie rinnovabili e sui rimedi da prendere per il riscaldamento globale, c’è invece chi prende la retromarcia e investe su petrolio ed emissioni di gas. Questo non avviene solo in Paesi del Terzo Mondo, proprio per questo parzialemnte giustificabili, ma nella “illuminatissima” Europa, e in particolare in Spagna, che ha deciso che uno dei paradisi del turismo mondiale, l’arcipelago della Canarie, è adatto per l’investimento pretrolifero. Sì, la frase appena letta sembra assurda, ma è tutto vero: artefice è la compagnia petrolifera Repsol, protetta a spada tratta dal Governo Spagnolo.
Il Governo delle Canarie ha subito indetto un referendum, svoltosi il 23 novembre, in cui chiedeva alla popolazione delle Canarie se era d’accordo allo sfruttamento del petrolio nelle acque cicostanti e se doveva contrapporsi al Governo Spagnolo. L’esito, scontato, è stato del 75% contro. Questo è il primo strappo del Governo Canario rispetto al Governo Centrale Spagnolo, che l’Ambasciatore Kaotico plaude in modo entusiastico.
Ma il bello è che i referendum sono considerati come sondaggi di opinione (come quello sulla Catalogna indipendente), la Repsol ha cominciato a sondare i fondali vicino alla costa di Lanzarote e non ha intenzione di abbandonare il progetto.
La cronaca recente ha visto Greenpeace nell’arcipelago canario con la sua nave Arctic Sunrise, la stessa imbarcazione che fu sequestrata per oltre un anno dal governo russo per essere intervenuta, in circostanze analoghe, contro le attività di estrazione di petrolio in Artico della Gazprom. Questa volta la nave di Greenpeace, il suo equipaggio e gli attivisti a bordo stavano attendendo l’arrivo della Rowan Reinassance, una “nave trivella” operata dalla Repsol, presidiando l’area di mare dove avrebbe dovuto iniziare le sue attività di esplorazione.
Tre gommoni della Marina Militare spagnola, provenienti dalla nave RelámpagoP43, hanno ripetutamente speronato i gommoni di Greenpeace. Matilde Brunetti, un’attivista italiana è caduta in mare in seguito a questa aggressione, riportando la frattura della tibia e due tagli. Le urla che si sentono nel video sono le sue. Un altro attivista è stato ferito e anche i gommoni di Greenpeace sono stati danneggiati.
L’ativista ha dichiarato: “Muchas gracias a toda la gente de Canarias por el apoyo, mantened la lucha contra las prospecciones”. L’ambasciatore Kaotico di Spagna e delle Terre Africane ha approvato le sue parole, offrendole l’onorificienza: IVIMAFIC “Io vi mando a fare in culo”, consegnata a tutte le personalità che si mettono in mostra per azioni contro il potere autoritario e antidemocratico. E’ la prima onorificienza consegnata e apre la strada a successive assegnazioni.
Va ricordato che l’ombra delle trivelle, del profitto dei petrolieri, si estende dall’Artico alle Canarie fino alle coste italiane, dove un decreto legge del governo Renzi – il famigerato Sblocca Italia – ha spalancato i nostri mari alle aziende che vivono dello sfruttamento delle fonti fossili: che vivono, cioè, della causa prima della distruzione del clima, nonché di molti ecosistemi del Pianeta. La reazione sproporzionata e aggressiva della Marina spagnola ha qualcosa di emblematico, in tal senso: è una misura di violenza scomposta e arrogante che abbiamo sperimentato in molte altre circostanze, quando il coraggio dei nostri attivisti ha intralciato i piani economici dei petrolieri.

Oggi, 10 frimaio 134,
il presidente della Nazione Oscura Caotica Lukha B. Kremo
insignisce
Matilde Brunetti
in qualità di attivista Green Peace
della eMedaglia IVIMAFIC
Io VI Mando A Fare In Culo
per aver rischiato la vita per la difesa dell’ambiente oceanico e per la giovane età in cui lo ha fatto (23 anni).

Io vi mando a fare in culo

Io vi mando a fare in culo

Matilde Brunetti

Matilde Brunetti

Cos’è l’Onorificienza IVIMAFIC (Io Vi Mando A Fare In Culo)?

Chi è Matilde Brunetti?