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Avvelenato Alexei Navalny, il Cremlino prende tempo


Alexei Navalny, l’oppositore di Putin è in coma: ipotesi avvelenamento (probabilmente di Polonio 210). Un’ipotesi alquanto probabile dato che Alexei ha bevuto un tè caldo all’aereoporto prima di salire sull’aereo, dove ha cominciato a sentirsi male e costretto il pilota a un atterraggio di emergenza a Omsk. I medici stanno adesso lottando per salvargli la vita, come ha precisato il vicedirettore dell’ospedale Anatoly Kalinichenko, con il Ministero della Salute che ha confermato le condizioni dell’oppositore definendole “gravi ma stabili”. La sua portavoce, Kira Yarmysh, dice che “Alexei è stato avvelenato con qualcosa mescolato nel suo tè perché era l’unica cosa che ha bevuto quella mattina. Inoltre,si sa, il veleno è rapidamente assorbito se inalato insieme a un liquido caldo. La conferma arriverà solo dopo i risultati delle analisi.
Una Ong tedesca ha offerta l’invio di un aereo specializzato in trasporto medico, con un team di medici a bordo, per poter trasferire a Berlino l’oppositore russo insieme alla moglie. Angela Merkel ha già firmato la richiesta di estradizione, ma i medici russi, pressati dal Cremlino, negano l’autorizzazione al trasferimento in un ospedale in Germania, in quanto le condizioni non sarebbero “stabili” (come detto in precedenza).
Purtroppo la lista degli avvelenati e dei sospetti di avvelenamento o omicidio di oppositori russi o spie ed ex spie russe è davvero lunga e inquietante per un Paese che si professa “democratico”.

Arafat avvelenato: le rivelazioni


La notizia del probabile avvelenamento di Yasser Arafat da polonio 210, resa nota dal laboratorio di Losanna incaricato degli esami, è l’ultimo atto di una vicenda dai contorni ambigui che ha riservato più di un colpo di scena. Ecco la successione dei principali eventi dopo la morte dello storico leader palestinese, avvenuta l’11 novembre del 2004 in un ospedale militare francese al culmine di una misteriosa malattia (tratta dal corriere.it, che ringraziamo).

3 luglio 2012: Al Jazeera, in un documentario, avanza l’ipotesi dell’avvelenamento dopo analisi di laboratorio effettuati in Svizzera su campioni di capelli, spazzolino da denti e altri reperti messi a disposizione dalla vedova Suha Arafat.
4 luglio 2012: il negoziatore palestinese Saheb Erekat chiede la costituzione di una commissione internazionale d’inchiesta sulla morte.
10 luglio 2012: Suha Arafat incarica uno studio legale francese di presentare una denuncia contro ignoti per scoprire la verità sulla morte del marito.
8 agosto 2012: l’Autorità nazionale palestinese chiede all’Istituto di Radiofisica di Losanna di esaminare i resti di Yasser Arafat.
28 agosto 2012: la procura di Nanterre apre un’inchiesta.
11 novembre 2012: il presidente palestinese Abu Mazen annuncia che l’Anp sta coordinando con gli inquirenti francesi, gli esperti svizzeri e il governo russo le procedure per la riesumazione del corpo di Yasser Arafat.
27 novembre 2012: riesumazione della salma del leader palestinese. Presenti esperti francesi, svizzeri e russi. Il prelievo dei campioni viene effettuato senza estrarre i resti dalla tomba e dopo poche ore la tomba viene richiusa.
12 ottobre 2013: la rivista britannica Lancet sostiene l’ipotesi che il presidente dell’Anp sia stato avvelenato.
15 ottobre 2013: un medico dell’agenzia federale biologica russa smentisce l’avvelenamento.
5 novembre 2013: la Commissione palestinese di inchiesta sulle circostanze della morte di Arafat riceve il rapporto che attendeva dal laboratorio di Losanna.