A Gerusalemme inaugurata ambasciata Usa, a Gaza 52 palestinesi uccisi


Mentre Ivanka Trump celebra lo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme, con tanto di cerimonia e targa, nella striscia di Gaza è un massacro: 52 morti, otto minori di 16 anni, oltre duemila i feriti.

Gli Usa e Israele si isolano politicamente dal mondo. La condanna infatti è globale: arriva dall’Onu, dall’Unione Europea, dalla Francia, dal Regno Unito, dal Libano, dal Qatar e dalla Russia.

 

Primo effetto della visita di Trump a Riyad: terrorismo in Iran


La visita di Donald Trump a Riyad, in Arabia Saudita, avvenuta il 21 maggio scorso, a omaggiare la teocrazia assoluta dei Saud, dittatura senza eguali che fa eccezione alla bandiera dell'”esportazione di democrazia” tanto sventolata dagli Usa contro Iraq, Afghanistan, Corea del Nord, eccetera (reverenza del resto emulata da tanti leader occidentali, tra i quali Matteo Renzi), è passata nei media occidentali come “la visita in cui Melania Trump non ha indossato il velo”. Oltre alla sciatteria (forse volontaria), bisogna dire che i media non hanno saputo dirci cosa si siano veramente detti.

Ma si è scoperto il 6 giugno, quando 6 paesi arabi capeggiati dai Sauditi e dall’Egitto (successivamente seguiti da altri) hanno messo al bando il Qatar, con la motivazine (davvero ridicola) dell’appoggio qatarino al terrorismo (quando tutti sappiamo, e non lo hanno nemmeno negato, che sono i sauditi a finanziare l’Isis).

Il Qatar è un regno a prevalenza sunnita, ma con forte presenza sciita, e spartisce con l’Iran uno dei più grossi giacimenti di gas naturale del golfo Persico, nonché è uno dei paesi più ricco al mondo, al pari del Kuwait. La costante presenza militare degli Usa nel Qatar rende le cose ancora più ambigue. Ma la contrapposizione Sauditi/Iran ha prevalso. Ci si chiede allora se Trump ci sia o ci faccia, cioè se si è ingenuamente fatto persuadere dai Saud, o se sotto l’aspetto naive nasconde una strategia (quale? usare il terrorismo, proprio ciò che dice di voler combattere). Questa riflessione che stavamo elaborando (era già stata accennata ieri sul profilo Fb di Lukha B. Kremo), non è uscita in tempo perché già oggi siamo costretti ad assistere alle prime conseguenze.

L’Isis, che si sente forte dell’accordo Usa/Saud, attacca l’Iran con kamikaze e sparatorie al Parlamento e al Mausoleo di Khomeini. Ormai circondata in Siria (proprio in questi giorni c’è l’attacco finale su Raqqah), prova la strada dell’Iran.

I miei personali complimeti vanno a: Trump, paladino dell’antiterrorismo che fomenta il terrorismo, i leader occidentali, che nulla fanno per opporsi a politiche internazionali irresponsabili e naturalmente tutti coloro che li hanno votati e che sono contro l’Isis. Se volete combattere veramnte l’Isis mandate al governo uno che rompa le relazioni internazionali con l’Arabia Saudita. Altrimenti andate al supermercato e… buna fortuna!

La Nazione Oscura si candida per ospitare i Mondiali del 2026


fifa1“La cupola” della FIFA (che organizza i mondiali di calcio) crolla sotto le indagini per la corruzione, arrivando a colpire persino Sepp Blatter, presidente della FIFA per ben 17 anni, che ieri si è dimesso.
La presunta corruzione riguarderebbe il mondiale in Sudafrica del 2010, ma si parla anche del prossimo mondiale in Qatar nel 2022. Inoltre, dopo le polemiche di Brasile 2014 dal punto di vista dei diritti dei lavoratori, pare che in Qatar le cose siano molto peggio, con lavoratori-schiavi pagati poco, in ritardo e privati del passaporto per togliere loro la possibilità di tornare nei Paesi d’origine (normalmente Pakistan e India). Trema anche il mondiale in Russia del 2018 (e a questo punto ci si chiede se ciò faccia parte di una strategia dell’FBI che cura le indagini).
Tutto sommato, non mi pare assurdo che la Nazione Oscura Caotica lanci la propria candidatura per ospitare i Mondiali di Calcio del 2026.

Yemen bombardato dalla Lega Araba


L’Arabia Saudita e le altre monarchie del golfo (Giordania, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e perfino il Marocco) hanno inviato i loro aerei per bombardare lo Yemen. Egitto, Giordania, Sudan e Pakistan hanno offerto truppe di terra. Gli Stati Uniti (che hanno appena allontanato dallo Yemen le loro ultime truppe) hanno promesso assistenza logistica e d’intelligence.

La tesi è quella dell’appoggio dell’Iran della minoranza sciita Yemenita. Vera o no, gli effetti sono gli stessi: migliaia di civili morti.

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Esce il quarto numero di Flush-art – Arte e morte contemporanea,
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Il re saudita Abdullah: “Fermare subito l’Isis o tra un mese attentati in Europa e Usa”


I servizi segreti dell’Arabia Saudita sono considerati i più efficienti del mondo arabo. Anche per questo l’allarme lanciato ieri dal re saudita Abdullah bin Abdul Aziz ha forte eco in Occidente.
A Gedda si sono riunite le monarchie del Golfo (Arabia Saudita, Bahrain, Emirati arabi, Kuwait, Oman e Qatar) che hanno condannato, tutte, il terrorismo che sta scuotendo il mondo arabo e si sono pronunciate, tutte, per l’unità territoriale dell’Iraq.

Visitatori da 100 nazioni!


Il 1° settembre 2013, grazie a un visitatore del Qatar, il blog della Neorepubblica Kaotica di Torriglia, raggiunge i 100 Paesi da cui ha ricevuto visite dall’inizio della propria esistenza (21 dicembre 2010).
Ecco il numero di visite per Paese a oggi (divertitevi a leggere i primi, ma soprattutto gli ultimi!):
NB: grande assente la Cina perché il sito WordPress è oscurato (ad eccezione di Taiwan).

Italy 65.404
United States 929
Switzerland 518
Germany 463
France 461
United Kingdom 338
Spain 178
Belgium 108
Netherlands 86
Canada 84
Brazil 73
Argentina 73
Poland 72
Slovenia 63
Croatia 62
Albania 58
Australia 53
Romania 49
Mexico 49
Japan 48
Luxembourg 41
Hungary 41
Russian Federation 36
Greece 33
Czech Republic 33
Malta 33
Turkey 32
San Marino 32
Sweden 32
Iceland 29
Austria 28
Indonesia 28
Denmark 26
Israel 24
Norway 23
Ireland 23
Finland 22
Portugal 19
Thailand 17
Lithuania 17
India 17
Serbia 15
Tunisia 15
Colombia 15
Ukraine 14
Taiwan 13
Republic of Korea 12
New Zealand 11
Hong Kong 10
Ecuador 9
Republic of Moldova 9
Vatican City 9
Chile 8
Venezuela 8
Morocco 8
Bulgaria 7
Peru 7
Costa Rica 6
Guatemala 6
Philippines 6
Malaysia 5
Slovakia 5
Viet Nam 5
Pakistan 4
Uruguay 4
South Africa 4
Lebanon 4
Monaco 4
Puerto Rico 4
Estonia 4
Cyprus 3
Montenegro 3
Saudi Arabia 3
Latvia 3
Senegal 3
Gibraltar 3
Macedonia 3
Dominican Republic 3
Cape Verde 2
Singapore 2
Georgia 2
Paraguay 2
Bosnia and Herzegovina 2
Egypt 2
Afghanistan 2
Nigeria 1
Jersey 1
Cayman Islands 1
Algeria 1
Belarus 1
United Arab Emirates 1
Azerbaijan 1
Libya 1
Honduras 1
Qatar 1
Bolivia 1
Benin 1
Kuwait 1
Uganda 1
Sri Lanka 1

La Lega Araba bacchetta la Siria: e l’Europa?


La Lega Araba sospende la Siria dalle attività dell’organizzazione a partire dal prossimo 16 novembre fino a quando il governo non metterà fine alle repressione interne. Lo ha reso noto il ministero degli esteri del Qatar, presidente di turno della Lega Araba.
Secondo il governo siriano, la decisione della Lega Araba di sospendere la Siria è illegale perché viola lo statuto e le regole interne della Lega. Lo ha affermato l’ambasciatore Yousef Ahmad, che sostiene inoltre che la decisione rappresenta inoltre l’elogio funebre dell’azione comune araba e dimostra che la sua direzione è subordinata ai programmi degli Usa e dell’Occidente.

Prima considerazione: sembra di sentir parlare Ahmadinnejad all’Onu: il governo siriano alza lo scudo dell’antioccidentalismo per difendere il proprio regime antidemocratico. Ridicolo.
Seconda considerazione: La Lega Araba (come l’Europa) prende in mano le sorti di un Paese non allineato. Se la Siria non fosse un regime ci sarebbe da preoccuparsi. Speriamo solo che l’Europa si evolva come organismo veramene democratico e che le decisioni siano prese dal Parlamento Europeo e non dalla Banca Centrale Europea.
(Quale arcana parola: Parlamento Europeo! Vi ricordate? Ci hanno fatto votare diverse volte i rappresentanti al Parlamento. Ci hanno mai fatto votare i dirigenti della BCE?)
Chi credete ci sia dietro le proposte di Lucas Papademos come premier in Grecia e Mario Monti in Italia?
Mi auguro che questi governi tecnici servano giusto per superare l’emergenza finanziaria, altrimenti dobbiamo inventarci un altro nome per queste “Tecnocrazie”.

Il Risiko non è più un gioco: Land Grabbing e nuovo colonialismo


Dossier Land Grabbing I parte.
Il cosiddetto Land Grabbing è il fenomeno di grandi transazioni di terreni, tramite acquisto o leasing pluriennali da parte di Paesi, grandi compagnie, multinazionali o privati incoraggiati dai governi stessi. Detto così sembra quasi un particolare aspetto del commercio internazionale.
In pratica Paesi facoltosi economicamente, ma carenti di terra, si accaparrano milioni di ettari acquisendoli dai Peasi più poveri per creare una riserva alimentare strategica.
A dare il via al Land Grabbing è stata l’Araba Saudita, all’inizio del XXI secolo. Il re Abdullah, monarca assoluto d’Arabia, si è reso conto che i miliardi di dollari che affluivano in proprorzione al miliardi di barili di petrolio venduto, non garantivano una stabilità alimentare. Dopo aver fatto costruire costosissime fattorie nel deserto con acqua desalinizzata e ampi pascoli irrigati, ha deciso di acquistare migliaia di ettari di terreno in Etiopia per coltivare riso e cereali a buon prezzo per le esigenze del suo regno. Visto che la cosa funzionava ha cercato di comprare altri terreni in altri Paesi. Cominciando a incontrare una certa resistenza ha aggirato il problema prendendo in affitto immensi appezzamenti di terreno in Zambia e in Tanzania (con formula leasing di 99 anni, in pratica: li ha comprati per un secolo).
La Cina non è rimasta certo a guardare, perché (a causa degli elevati indici di crescita demografica è sempre alla ricerca di risorse alimentari e minerarie.
Il governo di Pechino ha quindi dato il via a un vero e proprio rastrellamento di terreni su scala mondiale. 80.400 ettari di terra acquistati in Russia, 43.000 in Australia, 70.000 in Laos, 7.000 in Kazakhstan, 5.000 a Cuba, 1.050 in Messico. Quindi gli interessi cinesi sono passati in Africa: 2.800.000 ettari in Congo, 2.000.000 di ettari in Zambia, 10.000 in Camerun, 4.046 in Uganda e per il momento 300 ettari in Tanzania. Inoltre ha preso in affitto migliaia di ettari in Algeria, in Mauritania, in Angola e in Botswana.
Dopo la Cina è arrivata un’altro Paese con le stesse esigenze (sovrappopolazione, carenza alimentare e mineraria): l’India.
Il governo di nuova Delhi al momento ha acquisito 50.000 ettari in Laos, 69.000 in Indonesia, 10.000 in Paraguay, 10.000 anche in Uruguay. Poi ha scoperto gli sterminati territori argentini e si è accaparrato 614.000 ettari di terreno argentino, e in Africa 370.000 ettari in Etiopia, 232.000 in Madagascar, 289.000 in Malesia.
Dietro a questi colossi si muovono i Paesi più piccoli, che utilizzano i propri colossi multinazionali. Daewoo e Hyundai stanno comprando, appoggiati dal governo della Corea del Sud terreni in tutta l’Africa. Inoltre, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti hanno acquistato centinaia di migliaia di ettari di terreno fertile in Africa e in Sud America. La Libia ha barattato un contratto di fornitura di gas all’Ucraina in cambio di 247.000 ettari di terreno.
Dietro a questi Paesi “affamati di terre”, i Paesi occidentali (del “primo mondo”) non potevano restare a guardare e, grazie alle multinazionali alimentari e minerarie, hanno cominciato a comprare terre a buon prezzo in tutto il mondo. Questi Paesi hanno esigenze lievemente diverse, in quanto cercano anche terreni per produrre agro-carburanti.
Una vera e propria febbre dell’oro verde che, dopo l’impennata dei prezzi dei generi alimentari del 2006, ha trasformato la terra nel business più redditizio del prossimo futuro. Nel 2007 e 2008, 20.000.000 di ettari di terreni dei Paesi poveri (quasi quanto mezza Italia) sono stati venduti, affittati o fatti oggetto di negoziati con società o governi stranieri.
Leggi la Parte II.