5 storie flash di Lukha B. Kremo – 5


Pubblichiamo le 5 storie più brevi mai scritte dal Presidente Lukha B. Kremo in 5 post diversi.

Il secondo in ordine decrescente di lunghezza è “DEPURATORE AERODINAMICO“, del 1996, 63parole (483 battute spazi e titolo compresi)

DEPURATORE AERODINAMICO

Il depuratore aerodinamico ronza muto, elegante. Difende l’ecosistema separando il puro dall’inquinamento. Poltiglia nera, polveri e olii, aria catramosa, scarti della natura.
Il depuratore aerodinamico insensibile e intransigente inghiotte l’aria ed elimina il plancton, rendendola distillata.
Il depuratore aerodinamico è un difensore della migliore razza dell’aria infestata dalle impurità, separa ed elimina e condensa la feccia in zone di materia inferiore.

 

(leggi la precedente)

 

5 storie flash di Lukha B. Kremo – 4


Pubblichiamo le 5 storie più brevi mai scritte dal Presidente Lukha B. Kremo in 5 post diversi.

Il secondo in ordine decrescente di lunghezza è “LSH900“, del 2009, 155 parole (1011 battute spazi e titolo compresi)

LSH9000

Lo schermo si animo e vibrò impercettibilmente. Quindi emise un sibilo sommesso e il patchwork di pixel si espanse verso il mio sguardo stupito.
I colori della matrice stavano comunicando con me.
Chiesi: “LSH 9000, cosa sei?”
La convessità dei pixel si muoveva simultaneamente allo spettro dei colori, disegnando frattali in rapida mutazione. Il costrutto stava elaborando la sua risposta.
“Sono un’incrostazione di dati” annunciò la scultura olografica, “vivo in simbiosi col canale-madre. Esso mi nutre, mi mantiene vivo, con lui mi riproduco e con lui morirò.”
“Da quanti anni sei vivo?”
Lo scenario mutò e svolazzò nuovamente, sporgendosi oltre lo schermo, sempre più vicino al mio sguardo: “777 cicli terrestri”.
Inspirai: “Ma chi sei, veramente?”
La figura si scosse di nuovo, i pixel s’incresparono e danzarono disegnando rabeschi tridimensionali. Infine si espansero allungandosi fino al cristallino dei miei occhi, e mi punsero il nervo ottico come aghi: “Libreria Sherlockiana”.

Grazie Tecla.

 

(leggi la precedente)

5 storie flash di Lukha b. Kremo – 3


Pubblichiamo le 5 storie più brevi mai scritte dal Presidente Lukha B. Kremo in 5 post diversi.

Il terzo in ordine decrescente di lunghezza è “Rivelazione Reloaded“, del 2017, 299 parole (1917 battute spazi e titolo compresi)

RIVELAZIONE RELOADED

Quando il meteorite precipitò sui palazzi vaticani nessuno aveva alcun dubbio. Tutto lo scetticismo coltivato da anni, la razionalità scientifica e la calma mantenuta a ogni costo svanirono come una tovaglia tirata via da una tavola imbandita. Era chiaro quale fosse l’obiettivo. Era chiaro che ora cambiava tutto, che la tartaruga su cui poggiava l’Universo si era rovesciata.
Con un diametro di sessanta centimetri, aveva sfondato il tetto del Palazzo Apostolico ed era caduto nella camera pontificia dove, a quell’ora notturna, il papa dormiva come un sasso. Ma il sasso aveva avuto la meglio. Distruggendo l’intera camera. Frammenti del pontefice furono trovati mescolati ai quadri secenteschi.
Tutti, persino gli atei più fondamentalisti, erano certi che il mittente fosse divino. Semmai, si discuteva se fosse il Dio cristiano, un Allah che si era fatto prendere la mano dagli adepti più estremisti, o un altro Dio stufo di essere ignorato.
Nei giorni successivi i suicidi collettivi non facevano più notizia e una serie interminabile di visite di Capi di Stato si susseguì alla camera ardente, dove nella sfarzosa cassa le spoglie papali erano state ricucite e fasciate strette per farle stare insieme. Il trambusto mediatico urlava forte, così forte che una notizia uscita quasi subito era rimasta nei trafiletti, trai deliri di cattolici, laici, puritani, interventisti, revisionisti, vegani e satanisti.
Era stato trovato un bebè, proprio nella stanza adiacente. Nudo, pulito e miracolosamente illeso trai detriti. Il video divenne virale.
Quando il fumo mediatico cominciò a diradarsi, fu la madre a rivelare cos’era successo.
“Sono stata chiamata” dichiarò. “Mio figlio è il nuovo Messia”.
Nella portineria del Palazzo Apostolico, il custode guarda e riguarda il video della donna che si fa largo tra le macerie, adagia il bimbo e sgattaiola via con aria circospetta.
L’uomo cancella il video.

(leggi la precedente)

5 storie flash di Lukha B. Kremo – 2


Pubblichiamo le 5 storie più brevi mai scritte dal Presidente Lukha B. Kremo in 5 post diversi.

Il quarto in ordine decrescente di lunghezza è “Punto di non ritorno“, del 2017, 307 parole (1868 battute spazi e titolo compresi)

PUNTO DI NON RITORNO

Il computer percettivo si risveglia come sbadigliando. Il patchwork di sensazioni mi circonda. Tepore rassicurante, rumori di posate, l’odore del cibo che amavo da bambino. Ora comunico con quello che, quando ero fuori di qui, tutti chiamavano mondo.
Infine, la luce. Che disegna il viso del ragazzo che amo.
“Che giorno è?”
Lui scuote la testa. Sta piangendo. Se mi concentrassi potrei sentire l’odore delle lacrime.
Volto scavato, occhiaie rosse. Risponde: “È il giorno”.
Sono recluso da un tempo che non posso definire. Nel mio nulla, nel mio non-tempo, non ho cognizione del trascorrere dei secondi.
Sento una frenetica gioia salirmi dallo stomaco come un pasto digerito male. Penso che dovremmo essere felici.
“È successo prima del previsto…” dice con le vocali strozzate.
La mia vita ha ricordi sfumati che prendono colore pensando a lui. Lo vedo correre sul prato, ridere, rotolarsi con me. Le vette innevate, l’affanno delle salite, la spuma delle mareggiate col vento nelle orecchie che cancella i discorsi.
“Allora… c’incontreremo!”
Annuisce con gravità.
Sorrido. Lui se n’accorge e fa germogliare uno stentato sorriso: sembra un versaccio.
“Scusami. Non dovrei piangere, tra poco sarò con te.”
“Torneremo a respirare l’aria insieme?…”
Scuote la testa.
“No. Oggi ho avuto un incidente.” Non riesce a reggere il mio sguardo interrogativo. “E non ce l’ho fatta.”
Mentre lo osservo sembra trasformarsi, la pelle comincia a creparsi. Una grossa cicatrice fiorisce deturpandogli il viso, come se stesse rivivendo l’incidente al rallentatore.
Lo sgomento mi morde lo stomaco.
“Sono morto” dice. “Come te. Da oggi vivremo in due spazi neri. E grazie ai ricordi salvati in memorie al silicio potremo rivivere a sprazzi, come fai tu da anni.”
Il mondo si richiude in sé stesso, come il sipario di uno spettacolo meraviglioso che però lascia l’amaro in bocca.

 

(leggi la precedente)

 

5 storie flash di Lukha B. Kremo – 1


Pubblichiamo le 5 storie più brevi mai scritte dal Presidente Lukha B. Kremo in 5 post diversi.

Il quinto in ordine decrescente di lunghezza è “Calafuria“, del 2014, 318 parole (1985 battute spazi e titolo compresi), uscito sul quotidiano “Il Tirreno” nell’estate 2014.

CALAFURIA

Quando arrivo, quelle arenarie bronzee, levigate dai venti e dalle acque impetuose, mi proiettano subito in uno stato mentale diverso, alterato.
Lontano dai fumi della città, lontano dal caos delle spiagge, questa costa di rocce ruvide ma uniformi, che s’inerpica per anfratti scoscesi, insenature e grotte, è un balcone sul mare, verde di profumi inconfondibili, dove le agavi si fondono alla macchia mediterranea, pregna di odori agrodolci, l’anice selvatico, la santolina, il salmastro.
Calafuria è un luogo mentale.
Il Romito, luogo oscuro e appartato, dal Castel Sonnino scende verso il Boccale, passando dalla selvaggia cala del Leone a Calignaia, dal mistico Sassoscritto a Calafuria, fino alle vaschette, in un viaggio dantesco per tornare al mondo quotidiano. Chi qui tentò di sorpassare, vi trovò la morte.
Mi fermo a osservare Calafuria, quella cala che prende il nome dall’impeto delle libecciate invernali (e infernali) che rendono la tranquilla baia balneare un quadro di Turner, e vedo scomparire il ponte stradale. La mia mente va a ritroso nel tempo e anche il ponte ferroviario svanisce. La baia torna selvaggia, primordiale, una spiaggia ghiaiosa dove mare e rocce giocano da milioni di anni. Arretro, facendomi spazio tra i cespugli profumati, e vedo scomparire anche la vecchia carreggiata prebellica, che passa su due ponti. E m’immergo nella Calafuria primigenia, il Romito di secoli fa. Vicino al mare, scorgo strani personaggi al lavoro. Sono schiavi romani, che caricano sui carri le arenarie appena tagliate. Senza saperlo, stanno costruendo piscine per i bambini del loro futuro, tra cui ci sono anch’io. Il cuore mi batte veloce.
I Romani scompaiono, lo stesso lavoro è fatto dagli Etruschi e poi da nessuno. Resto da solo, assistendo a quello che fu un vulcano sottomarino, nei meandri dei secoli pleistocenici.
Sbatto le palpebre.
Ora davanti a me ci sono bambini con le pinne e la maschera che osservano i polpi. E il cuore mi batte ancora più veloce.