Esce Flush.art 4, Arte e morte contemporanea


Esce il quarto numero di Flush-art – Arte e morte contemporanea,
l’irriverente e scioccante appuntamento con la morte in diretta mediatica con il mondo.
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Flush.art 4 Je suis Charlie

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Flush.art N.4 pagina2

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Arabia Saudita: più che primavera araba, è tardo inverno


Nelle ultime settimane Re Abdullah ha aperto l’università di Jeddah anche alle donne e nominato una saudita viceministro per l’istruzione femminile, ha distribuito incentivi in denaro ai giovani e il 25 settembre ha concesso il diritto di voto alle donne.
Un fatto che è stato visto dai mesia quasi come una rivoluzione.
Ma analizziamo meglio la situazione: in realtà il diritto di voto diventerà effettivo soltanto tra quattro anni, nel 2015, e quindi non in occasione delle elezioni precedenti a quella data (ce n’è stata una il 29 settembre).
Inoltre per il momento le donne ancora non possono guidare né fare la patente in Arabia Saudita.
La patente di guida è un chiaro elemento di libertà personale.
Nonostante ciò 45000 donne saudite hanno ottenuto la patente all’estero e il 40% delle automobili sono acquistate da donne.
Ma la donna alla guida è ancora vietata e molti consigliano di picchiare le donne che si mettono alla guida, come dimostra la condanna inflitta da un tribunale saudita a Shema, colpevole di essere stata colta in flagrante mentre guidava l’automobile nella città di Jeddah (tramite video su Youtube).
Siamo lontani anni luce dalla democrazia, ma speriamo che a un piccolo passo possa succedere un passo più grande, anche se siamo abbastanza pessimisti, visto il tipo di mentalità sociale e la mancanza di laicità dello Stato in questo “fedele alleato degli USA”. E, allora, quando conviene, la democrazia non si esporta più.

Il Risiko non è più un gioco: Land Grabbing e nuovo colonialismo


Dossier Land Grabbing I parte.
Il cosiddetto Land Grabbing è il fenomeno di grandi transazioni di terreni, tramite acquisto o leasing pluriennali da parte di Paesi, grandi compagnie, multinazionali o privati incoraggiati dai governi stessi. Detto così sembra quasi un particolare aspetto del commercio internazionale.
In pratica Paesi facoltosi economicamente, ma carenti di terra, si accaparrano milioni di ettari acquisendoli dai Peasi più poveri per creare una riserva alimentare strategica.
A dare il via al Land Grabbing è stata l’Araba Saudita, all’inizio del XXI secolo. Il re Abdullah, monarca assoluto d’Arabia, si è reso conto che i miliardi di dollari che affluivano in proprorzione al miliardi di barili di petrolio venduto, non garantivano una stabilità alimentare. Dopo aver fatto costruire costosissime fattorie nel deserto con acqua desalinizzata e ampi pascoli irrigati, ha deciso di acquistare migliaia di ettari di terreno in Etiopia per coltivare riso e cereali a buon prezzo per le esigenze del suo regno. Visto che la cosa funzionava ha cercato di comprare altri terreni in altri Paesi. Cominciando a incontrare una certa resistenza ha aggirato il problema prendendo in affitto immensi appezzamenti di terreno in Zambia e in Tanzania (con formula leasing di 99 anni, in pratica: li ha comprati per un secolo).
La Cina non è rimasta certo a guardare, perché (a causa degli elevati indici di crescita demografica è sempre alla ricerca di risorse alimentari e minerarie.
Il governo di Pechino ha quindi dato il via a un vero e proprio rastrellamento di terreni su scala mondiale. 80.400 ettari di terra acquistati in Russia, 43.000 in Australia, 70.000 in Laos, 7.000 in Kazakhstan, 5.000 a Cuba, 1.050 in Messico. Quindi gli interessi cinesi sono passati in Africa: 2.800.000 ettari in Congo, 2.000.000 di ettari in Zambia, 10.000 in Camerun, 4.046 in Uganda e per il momento 300 ettari in Tanzania. Inoltre ha preso in affitto migliaia di ettari in Algeria, in Mauritania, in Angola e in Botswana.
Dopo la Cina è arrivata un’altro Paese con le stesse esigenze (sovrappopolazione, carenza alimentare e mineraria): l’India.
Il governo di nuova Delhi al momento ha acquisito 50.000 ettari in Laos, 69.000 in Indonesia, 10.000 in Paraguay, 10.000 anche in Uruguay. Poi ha scoperto gli sterminati territori argentini e si è accaparrato 614.000 ettari di terreno argentino, e in Africa 370.000 ettari in Etiopia, 232.000 in Madagascar, 289.000 in Malesia.
Dietro a questi colossi si muovono i Paesi più piccoli, che utilizzano i propri colossi multinazionali. Daewoo e Hyundai stanno comprando, appoggiati dal governo della Corea del Sud terreni in tutta l’Africa. Inoltre, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti hanno acquistato centinaia di migliaia di ettari di terreno fertile in Africa e in Sud America. La Libia ha barattato un contratto di fornitura di gas all’Ucraina in cambio di 247.000 ettari di terreno.
Dietro a questi Paesi “affamati di terre”, i Paesi occidentali (del “primo mondo”) non potevano restare a guardare e, grazie alle multinazionali alimentari e minerarie, hanno cominciato a comprare terre a buon prezzo in tutto il mondo. Questi Paesi hanno esigenze lievemente diverse, in quanto cercano anche terreni per produrre agro-carburanti.
Una vera e propria febbre dell’oro verde che, dopo l’impennata dei prezzi dei generi alimentari del 2006, ha trasformato la terra nel business più redditizio del prossimo futuro. Nel 2007 e 2008, 20.000.000 di ettari di terreni dei Paesi poveri (quasi quanto mezza Italia) sono stati venduti, affittati o fatti oggetto di negoziati con società o governi stranieri.
Leggi la Parte II.