In Turchia il governo vince il Referendum Costituzionale forse grazie ai brogli


Sono fino a 2,5 milioni le schede che l’Osce ritiene non valide nel referendum costituzionale che si è tenuto in Turchia domenica, vinto di misura dal ‘sì’ (51,4%), Lo ha detto Alev Korun, deputata austriaca di origine turca, membro della delegazione di osservatori dell’Osce.
Il voto destinato a trasformare la repubblica turca in una sorta di dittatura presidenziale con un parlamento quasi privo di poteri preoccupa molto l’Unione europea, anche se sui giudizi pesa molto l’accordo sui migranti.

Scozia, sì a nuovo referendum sull’indipendenza


Il Parlamento scozzese ha votato a favore della richiesta di un nuovo referendum sull’indipendenza, da tenersi nell’autunno 2018 o nella primavera del 2019. Ha così approvato la proposta della prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon.

*** Referendum in Italia: Vince il BO


NAZIONE OSCVRA CAOTICA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO XXX

giorno 12 frimaio 135

  • Cosa vi augurate che vinca al referendum costituzionale in Italia?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Qvesito 30

Qvesito 30

Commento: il Governo Oscuro ha respinto il Referendum Costituzionale in Italia per astensione. Nessun Sì, e un testa a testa tra No e astenuti, che rivela evidentemente che per il Governo Oscuro il referendum è, al meglio, inutile, se non dannoso.

Matteo Renzi cì dà la figa bianca


Ungheria: senza quorum il referendum di Orban


Il referendum voluto da Viktor Orban manca il quorum
Il quesito (Vuole che l’Ue possa prescrivere l’insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi anche senza il consenso del Parlamento ungherese?).
Convocando il referendum Orban perseguiva obiettivi interni e internazionali. Tra i primi, un plebiscito politico che ne rafforzasse l’ormai lunga leadership, arando sotto i piedi l’erba al concorrente di estrema destra Jobbik.
Dopo il fallimento del referendum, il presidente magiaro sostiene che “gli oltre 3 milioni di voti per il No costituiscono un segnale che non può essere ignorato e che impone di agire per vietare l’accoglienza senza il permesso del parlamento nazionale”. Ma Bruxelles ribadisce che “i ricollocamenti già decisi sono obbligatori e devono essere rispettati”.
Ci si chiede (già altre volte abbiamo affrontato l’argomento), perché Orban non indica un bel Ungherexit (o Magyarexit), forse perché il presidente xenofobo furbetto vuole solo prendere dall’Europa lasciando i problemi al resto dell’Unione? Forse perché sta combattendo una triste lotta tra xenofobi e razzisti? Si spera solo che il popolo che l’ha eletto si renda conto che il futuro degli Ungheresi fuori dall’Europa li rigetterebbe al tempi dell’odiato sovietismo.

Colombia: la lunga notte di dolore e di violenza è cominciata!


“La nostra lunga notte di dolore e di violenza è finita” aveva annunciato il presidente Juan Manuel Santos qualche giorno fa di fronte ai dignitari del mondo intero convenuti a Cartagena per assistere alla cerimonia della firma del trattato di pace tra il governo colombiano e le Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias Colombianas) di Rodrigo Londono, alias Timoshenko.
Ma con uno stretto margine di 60.000 voti (ottenendo lo 50,23%) e un’affluenza relativamente bassa, i colombiani hanno votato No al referendum che doveva ratificare gli accordi di pace firmati una settimana fa a Cuba tra il presidente Juan Manuel Santos e le Farc.
Così, dopo più di mezzo secolo, oltre 200mila morti (per i due terzi civili) e quasi otto milioni di desplazados, la guerra continuerà.
A quanto pare ha prevalso la paura che il trattato, invece che disarmare le Farc per farle entrare un politica, garantissero le porte all’impunità e aprissero il potere alle Farc.
Ma la paura, come spesso accade, porta proprio alla guerra.

La nuova Guerra Fredda sarà calda? la NATO in Ucraina


Ne abbiamo già parlato molte volte, ma i media di massa preferiscono parlare dell’ISIS e del caldo. Sì, il global worming è importante, anche perché presto verrà scaldato da una Guerra che da Fredda si sta scaldando giorno dopo giorno.
Ieri, 20 luglio, sono cominciate le esercitazioni congiunte della Nato in corso in Ucraina, nella regione di Leopoli: si tratta delle manovre militari multinazionali Saber Guardian (Rapid Trident-2015) che si protrarranno fino al 31 luglio e a cui partecipano duemila militari da Usa, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Lettonia, Georgia e altri 12 Paesi.
Il sostegno concesso dalla Nato al revanscismo fomentato dal “partito della guerra” di Kiev rischia di compromettere la ricerca di una soluzione negoziata alla crisi ucraina, sostiene una nota diffusa ieri dal ministero degli Esteri della Russia. Vero è che non è la prima esercitazione di questo tipo in questa zona, ma anche vero che l’impiego di forze non ha eguali nel passato, e questo è un brutto segnale, visto i rapporti compromessi con la Russia.
Ma la Rapid Trident non è altro che una versione leggera della Tri­dent Junc­ture 2015 (TJ15), che dal 28 set­tem­bre al 6 novem­bre vedrà impe­gnate soprat­tutto in Ita­lia, Spa­gna e Por­to­gallo oltre 230 unità ter­re­stri, aeree e navali e forze per le ope­ra­zioni spe­ciali di oltre 30 paesi alleati e part­ner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 140 aerei da guerra, più le indu­strie mili­tari di 15 paesi per valu­tare di quali altre armi ha biso­gno l’Alleanza (il “tidente” è il riferimento a Stati Uniti, Unione Europea e Unione Africana). La Trident Juncture 2015, presentata in funzione anti-ISIS, comprende 22 dei 28 Paesi dell’Unione Europea. Su que­sto sfondo, come si può discu­tere di Unione euro­pea igno­rando l’influenza della Nato e, quindi, degli Stati uniti che ne deten­gono il comando? come si può pen­sare che nella vicenda greca non svol­gano un ruolo rile­vante gli Usa tra­mite la Nato, di cui la Gre­cia è parte stra­te­gi­ca­mente impor­tante?
Come si pos­sono sepa­rare le que­stioni eco­no­mi­che da quelle poli­ti­che e mili­tari, nel momento in cui, sulla scia della stra­te­gia Usa, l’Europa viene tra­sfor­mata in prima linea di una nuova guerra fredda con­tro la Rus­sia e in ponte di lan­cio di nuove ope­ra­zioni mili­tari in Africa, Medio­riente e oltre, fino nella regione Asia/Pacifico?
Fatevi queste domande e d’un tratto tutti vi sembrerà più piccolo e inutile, Tsipras, il referendum, Renzi, la Merkel.

OXI!


Sostenitori del NO (Oxi) festeggiano la vittoria

Sostenitori del NO (Oxi) festeggiano la vittoria


In Grecia vince il NO.
In piazza Syntagma festeggiano i sostenitori del partito di Tsipras Syziza e del NO (Oxi).
Come Ida Dominijanni di Internazionale interpreta l’evento (sintesi):
“Alexis Tsipras e il ministro delle finanze Yannis Varoufakis, comunque si giudichino la tattica con cui hanno gestito la trattativa con la troika e i loro eventuali errori (ma era possibile non commettere errori, dati i rapporti di forza?), hanno il merito storico di avere riaperto una partita politica e culturale sulla natura, i fini e i mezzi dell’Unione europea che pareva ormai chiusa, o relegata in pochi e minoritari circoli di militanti e intellettuali sparsi nel continente.
Nel giro di una settimana, l’ordine del discorso sull’Europa è completamente cambiato: come ha scritto Lucia Annunziata, il “canone” Europa – la finta e indiscutibile “oggettività” di un’Unione retta solo dall’imperativo kantiano dei diktat economici – è morto.
Alexis Tsipras e il ministro delle finanze Yannis Varoufakis, comunque si giudichino la tattica con cui hanno gestito la trattativa con la troika e i loro eventuali errori (ma era possibile non commettere errori, dati i rapporti di forza?), hanno il merito storico di avere riaperto una partita politica e culturale sulla natura, i fini e i mezzi dell’Unione europea che pareva ormai chiusa, o relegata in pochi e minoritari circoli di militanti e intellettuali sparsi nel continente.
La verità è un’altra, e non stupisce che sia insopportabile per i mezzi d’informazione di cui sopra, interessati alla questione generazionale solo quando è sinonimo di blairismo ritardato, arroganza e rottamazione.
Finalmente il campo europeo è diviso.”
Noi della Nazione Oscura (da sempre europeisti di un’Eruopa che nasca dal Popolo e non dalla Finanza), siamo assolutamente felici che in Europa sia almeno aperto il dibattito.
Tsipras, come noi, è esponente di quella generazione che fu espropriata della politica a suon di cariche della polizia nelle ingloriose giornate di Genova 2001, e ha riportato la politica globale – la stessa di cui a Genova quella generazione già sapeva parlare prima di essere zittita – al centro di un’Europa spoliticizzata e fuori dal mondo.

La Catalogna vuole l’indipendenza!


Due milioni di votanti su oltre 6 milioni di «elettori» chiamati ad esprimersi. E alla fine un risultato netto, come ci si poteva aspettare: l’80% dei catalani che deciso di partecipare alla consultazione («illegale» secondo il governo di Madrid), ha scelto il sì: vuole che la Catalogna sia uno stato e che sia indipendente.
Il significato politico rimane perché non si può ignorare il segnale lanciato da un terzo dei catalani. Secondo il presidente catalano Arturo Mas, “una giornata di pieno successo”. Ma d’altra parte, per ministro della Giustizia di Madrid, Rafael Català, è stata invece una consultazione “sterile e inutile, un atto di propaganda politica, senza validità democratica”.

Catalogna indipendente? Si vota, ma per finta


Bandiera della Catalunya

Bandiera della Catalunya

Dopo aver cambiato nome più volte, ed essere passato attraverso due bocciature della Corte Costituzionale spagnola, la consultazione sull’indipendenza catalana in ogni caso si terrà. Artur Mas, Presidente della Generalitat de Catalunya (il Parlamento catalano) dal 2010, lo ha detto chiaramente.
Il giorno designato è oggi, 9 novembre 2014, chaimato anche 9N, scelto perché è l’anniversario della caduta del Muro di Berlino.
Recandosi ai seggi, i catalani si troveranno davanti a un duplice quesito, scritto in catalano, spagnolo e dialetto aranese: «Vuole che la Catalogna sia uno Stato?» e «In caso affermativo, vuole che questo Stato sia indipendente?».
Rispondendo «No» alla prima domanda si esprime la volontà di rimanere parte dello Stato spagnolo. Se invece si barra il «Sì» alla prima domanda e «No» alla seconda, ci si esprime a favore della federalizzazione della Spagna. Il «Sì» a entrambe le domande, infine, è la richiesta di indipendenza assoluta della Catalogna, che diventerebbe Stato a sé.
Il governo spagnolo ha dichiarato il referendum anticostituzionale, ma lo tollera come “espressione di un’opinione”.
Ma ci sono diversi osservatori internazionali, e se dovesse vincere il “Sì” in maniera netta, la cosa potrebbe avere risvolti politici importanti.
L’Ambasciatore Kaotico di Spagna e delle Terre Africane, dalle Canarie, fa sapere di accogliere qualsiasi risultato come “una delle più alte evidenze del volere popolare”.

Scozia a un passo dall’indipendenza!


Il 18 settembre 2014 in Scozia ci sarà il referendum per l’indipendenza dal Regno Unito.
Indetto dal Governo scozzese in seguito ad un accordo tra il primo ministro scozzese Alex Salmond e il premier britannico David Cameron, esso porrà agli elettori il seguente quesito: “Dovrebbe la Scozia essere uno stato indipendente?”
Non è la prima volta che succede: nel 1979 venne indetto un primo referendum sulla devoluzione, ma non ebbe successo perché non raggiunse il quorum dei votanti.
L’11 settembre 1997 gli elettori scozzesi approvarono il progetto di autonomia del governo laburista. Il testo fu approvato col 74,3% di sì. Venne costituito un parlamento autonomo secondo gli accordi di devoluzione politica. In un secondo referendum si chiede se dare al parlamento un limitato potere di imposizione fiscale. Il sì vince col 63,5% dei voti.
Questa volta i sondaggi prevedono la prevalenza per l’indipendenza.
L’esponente nazionalista Nicola Sturgeon: “I dati mostrano che sempre più scozzesi stanno arrivando alla conclusione che l’indipendenza è il modo migliore per proteggere il nostro sistema sanitario, la crescita economica, creare lavoro ed essere sicuri di non ereditare di governi conservatori per cui non abbiamo votato ma che invece in Scozia vadano al potere gli esecutivi che abbiamo effettivamente scelto”.
Nel frattempo in questi giorni, propria a causa di queste notizie, la Sterlina sta perdendo punti in tutte le Borse del mondo.
Siete pronti per il Regno Disunito?

Dichiarata indipendente la Repubblica di Donetsk


A Donetsk, Ucraina dell’Est, manifestanti filorussi hanno occupato la sede dell’amministrazione regionale, proclamando la Repubblica sovrana indipendente. Occupate le sedi di governo anche a Kharkiv e Luhanksk, a Est del Paese, dove sono stati chiesti referendum simili a quello che ha preceduto l’annessione della Crimea alla Russia.

Frestonia


Dossier Micronazioni Parte XVII.
Frestonia era il nome adottato dai residenti di Freston Road, una strada al confine nord-occidentale di Notting Hill, Londra, noto anche come Notting Dale, quando hanno tentato di secessione dal Regno Unito nel 1977. L’attore David Rappaport è stato il ministro degli Esteri, mentre il drammaturgo Heathcote Williams ha servito come ambasciatore in Gran Bretagna. Un altro ministro era Nicola Albery di BIT.

Francobolli di Frestonia da 9 pence

Francobolli di Frestonia da 9 pence


Frestonia consisteva in 7.300 mq triangolari di terreno (compresi i giardini comunali) formati da Freston Road, Bramley Road, Shalfleet Drive e parte del distretto W10, che appartenevano al momento al London Borough of Hammersmith.
La maggior parte dei residenti di via Freston erano abusivi, fin dai primi anni 1970. Quando il Greater London Council previde di riqualificare l’area, i 120 residenti adottarono tutti lo stesso cognome di Bramley, con l’obiettivo che il Consiglio li dovesse accogliere collettivamente.
Il Consiglio minacciò lo sfratto formale, così in un incontro pubblico a cui parteciparono 200 persone, ispirandosi a Freetown Christiania di Copenaghen, suggerì di indipendenti dal resto del Regno Unito. Un referendum diede il 94% dei residenti a favore del piano, e il 73% a favore dell’adesione della Comunità economica europea. L’indipendenza fu dichiarata il 31 ottobre 1977.
Frestonia aveva il suo giornale, il Tribal Messanger, una galleria d’arte chiamata ‘La Galleria Breaker Car’ e anche un “teatro nazionale”, che ha eseguito Heathcote Williams The Immortalist. È stato anche costituito il Frestonian National Film Institute.
Il trasporto locale è stato servito dal bus numero 295 e dalla metropolitana di Londra. Sono stati emessi francobolli, e sono stata progettata l’introduzione di una moneta.
Quando lo Stato ha festeggiato il suo quinto anniversario, nel 1982, la popolazione era di 97 persone che occupavano 23 case. Nello stesso anno, i Clash hanno registrato il loro album in Combat Rock Studios Ear (noto anche come Sala del Popolo) a Frestonia.
A seguito della copertura della stampa internazionale, i residenti hanno costituito la Bramleys Housing Co-operative Ltd, che ha negoziato con Notting Hill Housing Trust per la residenza e la riqualificazione della zona. Alcuni Frestoniani, in disaccordo per la conseguente perdita di indipendenza, si allontanarono. I residenti rimanenti si sono dimostrati incapaci di mantenere gli ideali della nazione di Frestonia”, che di conseguenza è andata in declino. Al suo posto, si è sviluppata una comunità più convenzionale, senza alcuna pretesa di secessione dal Regno Unito.

Oggi, la Bramleys Housing Co-operative gestisce gli immobili e i suoi membri continuano a vivere come una comunità molto unita. Alcuni sono figli o nipoti dei Frestoniani originali, anche se vi è stato anche un notevole afflusso di nuovi residenti.

Peoples Hall di Frestonia

Peoples Hall di Frestonia


Rileggi dalla Parte I.
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