Venezuela: golpe mancato?


Dopo l’ennesima giornata di marce di protesta contro e a favore del regime, la spallata finale di Juan Guaidó non c’è stata, la rivolta non è andata oltre qualche immagine sui social, gli uomini chiave del regime si sarebbero dovuti schierare con Guaidó e López ma, all’ultimo momento, hanno fatto marcia indietro. Il sospettò è che dietro ci sia lo “zampino” della Russia. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo non ha escluso un intervento militare, che la Russia ha denunciato come una possibile ingerenza verso uno Stato sovrano.

In turchia cantano Bella Ciao in italiano, noi la cantavamo in turco!



Notizia di questi giorni dice che durante le rivolte in Turchia la gente cantava Bella Ciao in italiano, qui vediamo il presidente della Neorepubblica di Torriglia (con il nome di Krell) che nel 2006 finiva i propri concerti con la versione turca.

Ricetta Anticrisi | Carmilla on line ®


[Letto su CarmillaOnLine]

La cliente urla.
– C’è uno scarafaggio nella minestra!
Il maitre si avvicina sollecito. Estrae una pinzetta e un fazzoletto dal taschino, pesca lo scarafaggio dalla scodella, lo ripone nel fazzoletto, e lo consegna a un cameriere. Poi sorride alla cliente.
– Tutto a posto, può iniziare la cena.
La cliente indica la minestra.
– Non me la cambia?
– L’ho già cambiata.
– Non è vero!
– Sì invece. Ho rimosso lo scarafaggio. Questo è un importante segnale di rinnovamento. La minestra adesso è libera dall’elemento perturbante, quindi è oggettivamente cambiata.
La cliente lo fissa, basita.
– Ma è la stessa.
Il maitre scuote la testa.
– La sua è un’affermazione qualunquista.
– Mi cambi immediatamente questa schifezza! – Urla la cliente. Il maitre inarca le sopracciglia. Poi, compunto, stappa la minerale sul tavolo, e la versa nella scodella fino a farla traboccare, inzuppando la tovaglia.
– Cosa sta facendo?
– Allargo la minestra alle forze esterne, aggiungendo un ulteriore elemento di discontinuità.
La cliente si alza di scatto.
– Lei è un demente, e questo ristorante è una fogna! Io me ne vado.
– Ci dispiace che abbia deciso di scegliere la via della protesta sterile e antistorica – il maitre estrae un blocchetto di carta dalla tasca – è comunque tenuta anche lei a partecipare allo sforzo comune per uscire dalla crisi – stacca un foglietto, e lo consegna alla cliente.
– Cos’è?
– Il conto.
– Lei è pazzo! Io non pago il brodo di scarafaggio che m’è colato sulle scarpe!
Il maitre estrae una pistola.
I clienti agli altri tavoli, chini sulle loro scodelle, continuano a mangiare facendo finta di niente.
– Ma questa è una rapina! Siete dei criminali! – Dice la cliente, pallida.
– Le ricordo che siamo tutti innocenti fino al terzo grado di giudizio – il maitre punta la pistola alla testa della cliente – sono tremila euro.
La cliente porge al maitre tutto il portafoglio.
– Ne ho solo quattrocento – dice, con un filo di voce.
– Possiamo integrarli con una norma anti-intercettazioni – il maitre intasca anche il cellulare rimasto sul tavolo – e la privatizzazione dei cosiddetti gioielli di famiglia – indica l’orologio, e gli orecchini della cliente, che si affretta a consegnarli.
– Posso andarmene adesso?
– Mi dispiace, ma ci deve ancora più di mille euro – il maitre fa cenno a un cameriere, che si avvicina armato di mannaia – sarà necessario anche qualche taglio.