Egitto: no a finte rivoluzioni


Il popolo di piazza Tahrir, cittadini/rivoluzionari sembra non si siano fatti incantare da tutti i buoni propositi del Consiglio Supremo militare al potere in Egitto.
Vorrei citare il giornalista Maurizio Musu che esemplifica perfettamente la nostra lettura della primavera araba, soprattutto alla luce dei duri scontri (e delle morti) di questi giorni al Cairo.
“Se è vero che noi tutti occidentali siamo figli ed eredi legittimi della rivoluzione vissuta alla fine del Settecento, è altrettanto vero che noi oggi siamo i pre-destinati di quella Europa che oggi pare abbia scordato quegli stessi principi messi in luce nel decantato ed osannato 1789 come primigenio palcoscenico della Libertà come garanzia del futuro, ed essendo questo principio il padre fondatore della nostra attuale esistenza di cittadini pensanti piuttosto che di cittadini viziati e corrotti dal senso di illibertà quale era l’epoca pre-illuministica, viene naturale pensare che qualcosa si debba pur spiegare a coloro che oggi scendono nella piazza Tahrir ai fini di quella stessa giustificazione che noi avemmo a suo tempo, non solo per le loro lotte quanto per la stessa egemonia di un pensiero ancora discusso in Occidente quale garante unico del futuro.”

Cospirazionalismo e revisionismo padano: la verità?


Riguardo il delicato argomento della Padania, dovremmo dividerlo in due questioni: quella del partito politico, la Lega Nord, e quella dell’esistenza della Padania come entità politica e sociale autonoma o addirittura indipendente.
E’ giusto dire che la Lega è forse il partito politico più vicino ai cittadini e sicuramente uno dei più vicini, che in Emilia Romagna soprattutto sta sostituendo quello che era, diversi anni fa, la Sinistra e il Partito Comunista (non solo a livello sociale, ma proprio come voti), che le ragioni del Norditalia, parlo di una maggiore autonomia verso il Sud e il Centro, di federalismo fiscale (e anche politico), di una situazione culturale, economica, occupazionale e imprenditoriale che è differente dal resto d’Italia (soprattutto dal Sud), queste ragioni sono condivisibili e non sono campate in aria.
Il Norditalia, in particolare Lombardia e Veneto, sono forse le regioni economicamente più sviluppate d’Europa insieme alle regioni più ricche di Germania, Francia, Inghilterra e Benelux. E’ quindi normale che ci sia del risentimento nel momento in cui l’Italia intera è considerata a rischio default, insieme a Portogallo, Gracia e Spagna (fino ad arrivare all’acronimo PIGS, maiali).
Naturalmente è sempre più difficile ottenere l’autonomia (o l’indipendenza) quando la parte che la richiede è economicamente più sviluppata, mentre sarebbe più semplice se lo richiedesse, per esempio, la Sicilia. In passato è anche successo, ma dietro c’era Cosa Nostra e lo Stato ha fatto la guerra al secessionismo siciliano. Ma c’è l’esempio recente del Sudan del Sud (riconosciuto in tempi record dall’ONU) e della Slovacchia, tanto per stare in Europa, che chiese la secessione dalla Cecoslovacchia e la ottenne nel giro di un anno.
Ma il vero problema è l’entità culturale e sociale della Padania. Insomma: esiste o no?
I padani sostengono che se ne parlasse “ben 100 anni fa”, tacciando gli altri di ignoranza. Molto paradossale, perché la Padania sarebbe più giovane della Coca-Cola (inoltre stiamo parlando della parola, non di un senso di appartenenza, che c’è solo dagli anni 80), e, in confronto ai 3000 anni di età della parola Italia, fa sorridere.
I padani sostengono che l’unità dell’Italia sia una mitologia sostanzialmente inventatta nel XVIII secolo. Allora che ne era dell’Italia, regione privilegiata dell’Impero Romano (perché in Italia tutti avevano la cittadinanza romana), che comprendeva tutta la penisola (escluso soltanto isole e Alpi)? Non ci fu un regio Padania.
Che fine ha fatto il Regno d’Italia, nato sulle ceneri della conquista carolingia (parliamo del IX-X secolo)? Un regno che è vero che non comprendeva tutta l’Italia, ma questo a causa del giovane Stato della Chiesa e dei Bizantini, che “colonizzavano” grandi parti della penisola. Non ci fu un Regno di Padania.
Ma parliamo di cultura, quando la Scuola Siciliana, poi quella toscana e Dante cominciarono a scrivere in volgare, nonosatnte esistessero già i dialetti, cercarono di scrivere in un volgare italiano, che fosse super partes e che s’ispirasse al modello fiorentino. Non mi sembra che ci siano poeti che scrivessero in dialetto del Nord.
Machiavelli stesso, pur rinunciando all’unione politica (perché troppo difficile da raggiungere, suppongo, a causa dei particolarismi eccentuati in Italia), parlava di Italia, parlava di autonomia rispetto agli stranieri (e gli stranieri erano francesi e spagnoli, non padani o siciliani).
Nel Rinascimento, nonostante ci s’ispirasse al classicismo, non si parlava di Città-Stato, ma sempre di Italia, a livello culturale e, nonostante le divisioni politiche, il senso di appartenenza era quello, come si può capire leggendo la letteratura di quell’epoca.
La nascita dell’idea di nazione moderna (quindi non di mero territorio posseduto da un regnante), è di questi anni. La Francia ha Giovanna d’Arco che sprona alla rivolta verso “l’invasore inglese” (che fino a quel momento veniva seplicemente considerato il proprietario di vaste terre francesi e non un colonizzatore). In questi anni nasce l’idea moderna di nazione (di cui anche la Padania lo è, e quindi non può basarsi sui Comuni medievali che cacciarono l’imperatore tedesco, appunto la Lega Lombarda storica), e se in Italia non si arriva subito all’unità nel ‘500 o nel ‘600 è perché le forze politiche che la dividevano era troppo forti e serviva un’idea più forte per contrastarle (che poi sarà quella di repubblica). Del resto lo furono anche in Germania (che ottenne l’unità solo nel XVIII secolo, e completa nel secolo successivo, quindi come l’Italia), ma a quanto pare, appena una ventina di anni fa, la Germania si è riunificata (dopo la divisione postbellica e il crollo del muro di Berlino) e non ha fatto il contrario come vorrebbe la Lega.
I padani (ora vi prego, tenetevi forte, qui ci sono le montagne russe) sostengono che sia stata la massoneria inglese a volere l’Italia unità. Se ho capito bene, la massoneria inglese, attraverso la Rivoluzione Francese, ha fatto in modo di unificare l’Italia.
Devo aver capito male, come potrebbe la massoneria inglese aver aiutato coloro che combattevano? Sappiamo che è stato Cavour, tramite le intercessioni che ha fatto a Napoleone III ad aiutare l’unità d’Italia, e naturalmente Mazzini. Che nella Giovine Europa ci fossero infiltrati della City di Londra? Cari padani, fatemi capire.
E’ vero che la massoneria inglese finanziò parte della spedizione dei Mille, ma lo fecero per eliminare il potere temporale dei Papi, visto che i suoi compoenti erano protestanti presbiteriani, e non in funzione antipadana!
E’ oltresì vero che il Risorgimento è stato mitizzato e che fu in realtà una rivoluzione borghese e non completamente popolare, ma non vedo come si possa arrivare a dire che il popolo non volesse l’Italia unita e la libertà dai molti principi e tiranni che vi erano in Italia. Le rivoluzioni nascono tutte come borghesi, sono i borghesi che hanno gli strumenti culturali per farle, poi, a volte, le rivolte vengono portate avanti dal cosiddetto proletariato (come avvenne nella Rivoluzione Francese, e come furono le rivolte successive, quella del ’48 e ancora più tardi con il Socialismo). Voi stessi autoproclamati padani, siete in prevalenza borghesi.
Forse voi anelate al ritorno a prima dell’unità d’Italia, con il Nord povero come il Sud, comandato da principi tiranni e approfittatori? Non è forse grazie anche alla forza lavoro dei meridionali che il Norditalia è diventata la forza economica e industriale che è oggi (molti di voi, lo so, sono figli di meridionali…)? Non è grazie alla forza lavoro africana che il Veneto oggi è economicamente forte come la Lombardia? Forse preferivate quando il Veneto era povero come la Calabria?
No, quello che desiderate in realtà, è un’identità. Vi siete creati l’identità padana perché state vivendo la moderna e diffusa sindrome della mancanza d’identità, che tocca tutta Europa e tutti i ceti sociali. Pensateci bene: prima vi siete detti “celtici”, andando a cercare i resti preistorici dei “cugini” insubri (2500 anni fa), ora, forse comprendendo che tra voi e gli insubri vi dividono centinaia di popolazioni, avete tradito le vostre “tradizioni” richiamandovi nuovamente al cattolicesimo (naturalmente in funzione antiislamica).
Insomma, la Padania non esiste se non come espressione del disagio che parte delle popolazioni del Nord vive (e spesso a ragione) nei confronti di un mondo che cerca di sfruttarla. Se si partisse da questa considerazione, forse i dirigenti e gli “ideologi” padani smorzerebbero i loro deliri revisionistici e cospirazionalisti.