Dopo il golpe, l’Egitto è in guerra


Dopo il golpe l’Egitto è in guerra. Questo titolo vuole ribadire quanto la maggior parte dell’informazione in Occidente sia cauta nel definire la situazione in Egitto (si è evitato accuratamente di usare il temine golpe o colpo di stato, si evita accuratamente di usare il termine guerra civile). Piuttosto si parla di “sull’orlo della guerra civile”. Un orlo tremendo visto che inun griorno ha fatto almeno 74 vittime.
L’Egitto è in guerra civile, lo abbiamo constatato già dal 3 luglio (quasi un mese fa, vedi) ma, come per la Siria, l’informazione ha edulcorato la cosa finché poteva (noi avevamo parlato di guerra civile in Siria dal 25 aprile 2011, vedi, e andatevi a vedere quando le agenzie d’informazione hanno utilizzato la parola rivoluzione o guerra per la Siria).

Egitto: Revolution Reloaded


Golpe dei militari in Egitto. Destituito il presidente Mohamed Morsi, costituzione sospesa e poteri al presidente della Corte costituzionale. Morsi è stato informato dai militari di non essere più presidente dell’Egitto dalle 19 di mercoledì in seguito al fallimento dei negoziati con i militari per lasciare il potere. E al cairo è scoppiata la festa

*** In Cina 7 persone ne controllano 1.344.130.000


NEOREPVBBLICA DI TORRIGLIA
GOVERNO OSCVRO
QVESITO VI

giorno 26 brumaio 132

* Siete d’accordo con l’elezione di Xi Jinping a Segretario del Partito Comunista Cinese e alla sua automatica elezione a Presidente della Cina che avverrà a marzo 2013?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Qvesito 6

Xi Jinping sfiduciato

Commento: Xi Jinping è stato eletto oggi, 15 novembre 2012, al posto del suo predecessore Hu Jintao al 18° Congresso del Partito Comunista Cinese. Rispetto al suo predecessore è considerato un “riformista”, nei limiti che la Cina permette, infatti fa parte dell’ala riformista. Da segnalare che all’interno del Cpup, l’organismo al vertice del Partito Comunista Cinese, che governerà il Paese per i prossimi 10 anni, sono stati ridotti i membri (da 9 a 7) nel tentativo di ridurre le fazioni all’interno del Partito, rendendo il potere più agile ed efficace. Xi Jinping annuncia che il problema maggiore è la corruzione politica, che va affrontata “comportandoci in maniera onorevole”, e sottolineando la necessità per i membri del partito di osservare una “stretta disciplina, migliorare la propria condotta e mantenere stretti legami con il popolo”.
Nove signori cinesi in giacca e cravatta hanno passato “silenziosamente” il comando della Cina ad altri sette (evidentemente per loro nove erano troppi). 7 uomini controlleranno più di 1.344.130.000 per i prossimi 10 anni.
A meno che una rivoluzione democratica li elimini una volta per tutte.
Sembra proprio questo il volere dei ministri della Neorepubblica di Torriglia, in una votazione che raggiunge l’apice dell’astensionismo (solo 7 presenti, più 2 astenuti), che indica il poco interesse che può avere un “non cambio politico” come quello cinese e l’inutilità di ogni speculazione su questa farsa kabuki.
C’è da aggiungere l’appoggio della Neorepubblica di Torriglia all’indipendenza del Tibet, che fa del vertice della Cina un Governo a noi avverso. Forse anche per questo, segnaliamo che il nostro sito (e probabilmente l’intera piattaforma WordPress.com) sono censurati in Cina, infatti questo blog registra contatti da 76 Paesi (vedi), ma nessuno dalla Cina.

Cuba si apre al mondo


Storica decisione di Raul Castro, fratello del lider maximo Fidel Castro: a gennaio i cubani potranno espatriare possedendo soltanto il passaporto, senza né richiesta di permesso, né tassa di 150 dollari (proibitiva per quasi tutti gli abitanti) fino a ben 24 mesi.
Un bel salto dal 1961 (quando si decise di fermare l’esodo di massa delle persone in fuga dalla revolucion cubana del 1959 di Fidel Castro) a oggi.

Egitto: no a finte rivoluzioni


Il popolo di piazza Tahrir, cittadini/rivoluzionari sembra non si siano fatti incantare da tutti i buoni propositi del Consiglio Supremo militare al potere in Egitto.
Vorrei citare il giornalista Maurizio Musu che esemplifica perfettamente la nostra lettura della primavera araba, soprattutto alla luce dei duri scontri (e delle morti) di questi giorni al Cairo.
“Se è vero che noi tutti occidentali siamo figli ed eredi legittimi della rivoluzione vissuta alla fine del Settecento, è altrettanto vero che noi oggi siamo i pre-destinati di quella Europa che oggi pare abbia scordato quegli stessi principi messi in luce nel decantato ed osannato 1789 come primigenio palcoscenico della Libertà come garanzia del futuro, ed essendo questo principio il padre fondatore della nostra attuale esistenza di cittadini pensanti piuttosto che di cittadini viziati e corrotti dal senso di illibertà quale era l’epoca pre-illuministica, viene naturale pensare che qualcosa si debba pur spiegare a coloro che oggi scendono nella piazza Tahrir ai fini di quella stessa giustificazione che noi avemmo a suo tempo, non solo per le loro lotte quanto per la stessa egemonia di un pensiero ancora discusso in Occidente quale garante unico del futuro.”

Nessuna notizia dall`Islanda parte II


Riprendiamo il post precedente riguardante l’Islanda.
Ci chiedavamo se qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi, alla luce dei fatti non riportati dai mass-media dall’Islanda.
Si diceva che il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?

Ecco brevemente la cronologia dei fatti:

2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.
2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.
Rileggi dalla Parte I.

Nessuna notizia dall’Islanda


Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?
Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.
Leggi la Parte II.

Primavera araba: altra guerra civile!


Dopo le guerre civili di Tunisia, Egitto e Libia e la rivoluzione repressa nel sangue in Siria, ora anche in Yemen è guerra civile.
Ieri oltre 40 morti a seguito degli scontri in corso a Sana’a tra le forze del regime e quelle della tribù più potente del Paese, gli Hashid, guidata dallo sceicco dissidente Sadiq Al-Ahmar, di cui il presidente Ali Abdullah Saleh ha ordinato l’arresto. Ma i morti negli ultimi giorni sono molti di più.
Noi condanniamo la repressione del regime yemenita e appoggiamo i ribelli (come in Tunisia ed Egitto) e ribadiamo la condanna dei regimi di Libia e Siria.

La Spagna si sveglia!


Madrid, Spagna: si chiama già il Movimento del 15 maggio o degli “Indignados”, la folla che pacificamente continua, giorno e notte, a manifestare, nonostante il divieto, durante la pausa di riflessione per le elezioni amministrative. La Commissione elettorale ha chiesto di sciogliere gli assembramenti con cui appunto dal 15 maggio migliaia di giovani protestano contro le misure di austerità, ma gli 28 milan “indignati” sono rimasti a Puerta del Sol anche dopo la mezzanotte e al mattino erano ancora in 18 mila.
Il movimento spontaneo, formato prevalentemente ma non esclusivamente da giovani, denuncia una situazione economica senza prospettive, con una disoccupazione oltre il 20% (il 44% tra gli under 25). Gli “indignados” chiedono un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni della politica nazionale, attraverso l’utilizzo di referendum popolari a cui sottoporre le leggi più importanti, e un decentramento del potere centrale.
Sotto attacco anche la monarchia, di cui si chiede l’abolizione.
La situazione è precaria, ma migliore della Grecia, dove si temono manfestazion e rivolte anche violente.

Sentirsi italiani


[Wu Ming risponde alla rivista “Nuovi Argomenti”]
“Posso dire che mi sono sempre sentito italiano soprattutto in questo senso, ossia consapevole – e orgoglioso – di stare dentro una tradizione di «pensiero italiano» radicale, lungo una via prettamente italiana alla modernità e al pensare la rivoluzione. Cosa che ha ben poco a che fare con lo stato-nazione e col patriottismo dei confini. L’aprirsi di quella via era dovuto a tanti fattori, non ultima l’esistenza, in Italia, del movimento operaio più marxista (benché in un modo “strano”, eterodosso persino nello stalinismo) e più organizzato di tutto l’occidente. Anche la disgregazione che ha prodotto la situazione attuale è dovuta a tanti fattori, non ultima la reazione violentissima dell’establishment alle lotte di quel movimento. Ed è il principio dell’altra storia, quella che mi vede italiano (nel senso anzidetto) per quanto riguarda i natali, ma profugo per quanto riguarda il presente. Profugo, sfollato, pur continuando a vivere all’interno del Paese che è anagraficamente il mio. Sfollato, esule nella mia stessa terra, come un palestinese, perché non esiste più il Paese che era il mio esistenzialmente. Si tratterà, per me e per quelli come me, di federare i campi profughi (dove abbiamo avuto figli e nipoti) fino a costruire un nuovo «Paese nel Paese».”
Con i dovuto distinguo dati dai riferimenti politici e anagrafici, il capo di Stato Lukha Kremo Baroncinij (e le istituzioni della N/azione Oscura) si sente “italico” in un senso simile a quello del Wu Ming di turno ed è pronto (già da 6 anni e mezzo) alla ricostituzione del «Paese nel Paese», partendo dalla Neorepubblica di Torriglia.

Siria: è rivoluzione!


Dopo Tunisia, Egitto e Libia, anche in Siria le rivolte (scoppiate in moltissimi paesi arabi e chiamate nel complesso la “primavera araba”) sono state represse con il fuoco e si contano alcune centinaia di morti, soprattutto a Deraa, nel sud del Paese. Il regime del presidente Bashar al Assad parla di secessione salafita (integralista), ma pare un’evidente giustificazione senza fondamento.
La nostra neorepubblica è solidale con le proteste anti-regime.