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Roberto Saviano e Cesare Battisti: il diavolo e l’acqua santa


Scrive parole importanti, Serge Quadruppani, su Carmillaonline:

“Due icone diametralmente opposte, dove l’una incarna il culmine della perversione, l’altra dell’eroismo: il mostro Battisti e il santo Saviano sono probabilmente il duo più rappresentativo dell’Italia di oggi. La velocità con la quale sono entrati nei rispettivi ruoli dà le vertigini. Ma che le cose siano forse più complicate di quanto sembrino nel cielo dei media? Lo sapevate che nel 2004 Saviano ha firmato il testo di solidarietà a Cesare Battisti lanciato in Italia da Carmilla online?”

Lo aveva fatto anche la nascente N/azione Oscura Kaotica, non ancora indipendente, ma all’epoca già dichiarata autonoma.

In questi giorni “il governo italiano si è messo in testa di reclamare di nuovo un’estradizione tempo prima rifiutata, si è iniziato a evocare Cesare come un mostro.

La forza e il grandissimo merito di Gomorra risiede in quella cosa così difficile da definire che porta il nome di letteratura. Ma la trasformazione del suo autore in un’icona della lotta anti-camorra, ruolo che riveste con grande coraggio e grande devozione, ha forse attutito di molto la portata del libro e la sua carica di critica sociale. E la forsennata mediatizzazione si è forse rivelata, per la creatività e la riflessione di questo trentenne, una prigione altrettanto costrittiva della vita in una caserma dei carabinieri cui è ormai condannato. L’iper-mediatizzazione di Saviano e le campagne in cui si è lanciato l’hanno trasformato nel portavoce di una visione che per la sinistra istituzionale italiana fa le veci della politica: l’idea che la legalità e il suo rigido rispetto siano la soluzione a qualunque male del paese. Se c’è una cosa di cui Gomorra non fatica a convincere è che la Campania, l’Italia e il resto del mondo hanno urgente bisogno di trasformazione sociale. E non si è mai visto nascere una nuova società dal rigido rispetto delle regole di quella vecchia.”

Ancora Quadruppani: “Cesare Battisti ha il torto di aver fatto parte di una generazione che ha vissuto un’esperienza di scontro con la vecchia società italiana, attraverso un radicalismo che non ha equivalenti nell’Europa occidentale del Dopoguerra. Uno scontro che si è smarrito nella mimica della guerra, lavoro nel quale gli Stati saranno sempre meglio armati dei popoli. Ma la violenza del movimento degli anni Settanta era il prodotto della società di quel periodo, era presente nei rapporti sociali, in quelli di lavoro e nei comportamenti dei guardiani della pace sociale.”

“Questa violenza, distillata dalla stessa società, è stata rimossa […] per poi essere ricoperta dall’ondata consumista degli anni Ottanta. Di questa rimozione Cesare Battisti è il capro espiatorio, fabbricato di sana pianta da frenesie politiche post-11 settembre.”

“Per chi è affetto da «amnesia del tempo reale» il passato esiste solo nella misura in cui ne parlano i media e nelle forme in cui questi ne parlano: dagli anni Settanta, ribattezzati «di piombo», si è cancellata una violenza sociale oggi inimmaginabile, proprio come oggi dai manifesti del metro di Parigi si cancellano le sigarette degli scrittori di prima del proibizionismo anti-tabagista.

Quando scompare la comprensione storica e restano solo appelli a reazioni emotive, quando sull’insieme delle sofferenze veicolate da un’epoca si scelgono solo quelle utili in quel preciso momento, quando una tale riformattazione è finita, non è difficile trasformare la comparsa del nome di «Cesare Battisti» in una seduta di odio di massa di tipo orwelliano.”

“Saviano vive nella sua caserma fisica e mentale, mentre Battisti subisce una duplice reclusione, dietro le sbarre e dietro un caricatura che lo riduce a una smorfia: con queste premesse non stupisce che qualche mese fa il primo abbia finito col ritirare la firma di sostegno al secondo.”