Rottura tra la Russia e la Nato, chiuso l’ufficio a Mosca


Mosca sospende il funzionamento della sua missione presso la Nato dal 1° novembre. Lo fa sapere il ministro degli Esteri Serghei Lavrov.  L’ufficio informazioni della Nato a Mosca sarà chiuso come ritorsione per la decisione dell’Alleanza di revocare l’accreditamento di otto funzionari della missione russa presso l’Alleanza.

Summit Bide-Putin, prove di dialogo


Si è concluso dopo circa 4 ore il summit tra i presidenti statunistense e russo. Il vertice è definito costruttivo, ma restano le divergenze. Biden: “La mia agenda non è contro la Russia, è per gli americani’. Putin: “Biden è diverso da Trump ed è uno statista esperto”. Tra i temi discussi: il rientro degli ambasciatori, i trattati sulle armi, la cybersecurity, l’Ucraina e lo scambio di detenuti.

Ucraina, risale la tensione con la Russia


La Russia vede una possibile minaccia di ripresa di una guerra civile in Ucraina. “Siamo davanti ad atti provocatori lungo la linea di contatto” sostiene il Cremlino. Il premier ucraino Volodymyr Zelensky ha visitato il Donbass e ha detto che l’adesione del paese alla Nato avrebbe presumibilmente aiutato a porre fine al conflitto nella regione. Fraze che Mosca ha letto come provocazione. Gli Stati Uniti hanno inviato due navi militari nel Mar Nero.

Proteste antiputin: più di tremila arresti


Ieri in tutta la Russia si sono tenute grandi manifestazioni di protesta contro il governo di Vladimir Putin e l’arresto del dissidente Alexei Navalny, avvenuto al ritorno dalla Germania dove nei mesi scorsi era stato curato per un avvelenamento ordinato secondo lui dai servizi di sicurezza russi. Le manifestazioni – no autorizzate – sono avvenute in più di 100 città e a fine della giornata sono stati arrestati 3.324 manifestanti.

Arrestato Aleksey Navalny al suo ritorno a Mosca


È stato arrestatopoco dopo essere atterrato a Mosca, come i burocrati del servizio penitenziario avevano preannunciato. Aleksej Navalny, che si trovava da agosto in Germania dove i medici lo hanno salvato dall’avvelenamento al Novichok subito in Siberia, non aveva potuto presentarsi negli ultimi mesi ai controlli di legge proprio perché ancora convalescente.

I patti tra Armenia e Azerbaigian


L’ostilità tra Azerbaigian e Armenia, iniziata alla fine di settembre nella regione contesa del Nagorno e costata migliaia di morti, è cessata la scorsa settimana nell’ambito di un accordo mediato dalla Russia che vede Mosca schierare forze di pace nella regione e richiede che l’Armenia ceda circa il 15-20% del territorio del Nagorno-Karabakh conquistato dall’Azerbaigian, inclusa la storica città di Shusha.

La Russia alla conquista dell’Artide


Alla fine di agosto, la Russia ha iniziato un’esercitazione militare – la più grande nel mare di Bering dalla fine della Guerra Fredda – che si è svolta in parte nelle acque della zona economica esclusiva statunitense (Zee): la Zee è quell’area che si estende fino a 200 miglia dalle coste di un paese, in cui lo stesso paese può svolgere attività di pesca e sfruttamento delle risorse senza la competizione di altri stati, ma non può proibire il passaggio di navi straniere (la Russia poteva quindi transitarvi ma non intimare alle imbarcazioni americane di andarsene).

L’importanza del mare di Bering è legata allo sfruttamento delle risorse nella regione dell’Artide, che negli ultimi anni ha provocato una serrata competizione tra i Paesi che si affacciano sui mari del nord, tra cui Russia e Stati Uniti.

Avvelenato Alexei Navalny, il Cremlino prende tempo


Alexei Navalny, l’oppositore di Putin è in coma: ipotesi avvelenamento (probabilmente di Polonio 210). Un’ipotesi alquanto probabile dato che Alexei ha bevuto un tè caldo all’aereoporto prima di salire sull’aereo, dove ha cominciato a sentirsi male e costretto il pilota a un atterraggio di emergenza a Omsk. I medici stanno adesso lottando per salvargli la vita, come ha precisato il vicedirettore dell’ospedale Anatoly Kalinichenko, con il Ministero della Salute che ha confermato le condizioni dell’oppositore definendole “gravi ma stabili”. La sua portavoce, Kira Yarmysh, dice che “Alexei è stato avvelenato con qualcosa mescolato nel suo tè perché era l’unica cosa che ha bevuto quella mattina. Inoltre,si sa, il veleno è rapidamente assorbito se inalato insieme a un liquido caldo. La conferma arriverà solo dopo i risultati delle analisi.
Una Ong tedesca ha offerta l’invio di un aereo specializzato in trasporto medico, con un team di medici a bordo, per poter trasferire a Berlino l’oppositore russo insieme alla moglie. Angela Merkel ha già firmato la richiesta di estradizione, ma i medici russi, pressati dal Cremlino, negano l’autorizzazione al trasferimento in un ospedale in Germania, in quanto le condizioni non sarebbero “stabili” (come detto in precedenza).
Purtroppo la lista degli avvelenati e dei sospetti di avvelenamento o omicidio di oppositori russi o spie ed ex spie russe è davvero lunga e inquietante per un Paese che si professa “democratico”.

Haftar perde la Tripolitania: la Turchia domina in Libia (con la Russia)


Questa mattina le milizie che fanno capo al governo di Accordo Nazionale guidato dal premier Fayez Sarraj a Tripoli hanno annunciato la presa della cittadina di Tarhuna. Haftar il 4 aprile 2019 da Bengasi, tradiva gli impegni con l’Onu al dialogo politico, imponendo la logica delle armi e annunciando che avrebbe conquistato la capitale in pochi giorni.

Ma da metà novembre il presidente turco Erdogan aveva scelto di impegnarsi seriamente al fianco di Sarraj. I suoi droni e i razzi antiaerei sono stati in grado di paralizzare la flotta aerea di Haftar, quindi le brigate di miliziani siriani assoldati e addestrati dallo stato maggiore turco e inviati a Tripoli e Misurata hanno fatto il resto.

La presa di Tarhuna significa che Haftar torna alle posizioni di partenza, perdendo la Tripolitania.

Alle origini di questi sviluppi appaiono fondamentali gli accordi tra Erdogan e Putin.

Al momento dunque la Russia garantisce l’ordine in Cirenaica, mentre la Turchia trionfa in Tripolitania. Grande assente resta invece l’Europa, che dai tempi della conferenza di Berlino, lo scorso 19 gennaio, ha assunto una politica di attesa.

Defender Europe: 30mila soldati Usa in Europa


Defender Europe: nel bel mezzo di una delle più grandi emergenze sanitarie, arrivano in Europa 30mila soldati statunitensi a difenderci! Si suppone dalla Russia, grande pericolo imminente (sì, è ironico).

Comincerà all’inizio di aprile e sarà un’esercitazione colossale che l’Esercito americano definisce il più grande spiegamento di truppe Usa in Europa negli ultimi 25 anni.

Nei giorni scorsi a Zagabria il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha detto che per ora tutto proseguirà come programmato, la situazione epidemica viene monitorata e ci potranno essere cambiamenti in caso di necessità.

Siria, 29 soldati turchi uccisi a Idlib


Rischio di escalation internazionale per la situazioni in Siria. Duri scontri nella notte tra le milizie governative di Assad, sostenute dalla Russia, e gli uomini di Erdogan, che appoggiano i ribelli. Convocata la Nato, mentre il governo di Ankara annuncia che non fermerà più i migranti diretti in Grecia.

Libia, via libera di Ankara all’invio di truppe contro Haftar


L’esercito turco aiuterà il premier al Serraj a fermare l’avanzata dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale della Cirenaica Khalifa Haftar, impegnato da aprile nella presa di Tripoli. Ma le reazioni del mondo non sono favorevoli. Trump è contro “Contro ogni interferenza esterna”. L’Egitto chiede una “risposta internazionale”, mentre l’Ue e la Russia rimangono “contro una soluzione armata”

Cile, Hong Kong, Ecuador, Catalogna, Libano, Egitto e Russia: cos’hanno in comune tutte queste rivolte


In molti Paesi negli ultimi mesi abbiamo assistito a cortei di protesta imponenti. Ognuno con le sue priorità ma c’è un filo conduttore: Hong Kong reclama la propria autonomia e chiede che le sue prerogative siano preservate, anzi ampliate, nonostante la pressione della leadership comunista. Le proteste sono iniziate quando la governatrice Carrie Lam ha cercato di far passare una legge sull’estradizione di ricercati e sospetti in Cina, ma poi sono continuate nonostante la proposta sia stata ritirata.
Anche in Cile (l’aumento del costo dei mezzi pubblici) e in Libano (una tassa su Watsapp e le chiamate  via internet) i cortei sono continuati nonostante venissero meno i motivi che avevano scatenato la protesta.
Ancora più drammatica la situazione in Ecuador, dove Lénin Moreno lascia la capitale Quito e trasferisce l’esecutivo nella città costiera di Guayaquil. Le proteste erano cominciate per l’aumento dei prezzi dei carburanti e il taglio dei sussidi.
In Catalogna la gente è scesa in strada dopo la dura condanna di 12 leader indipendentisti. In Egitto si sta protestando contro il governo del presidente Abdelfettah Al Sisi, e in Russia ci sono proteste per la libertà di espressione politica.
Un filo conduttore che unisce i contestatori nel mondo è la lotta contro la disuguaglianza sociale e le accuse di corruzione nei riguardi del governo.
E non dobbiamo dimenticare i Fridays for the Future di Greta Thunberg per il cambiamento climatico.

 

 

Incidente nucleare in Russia: allarme radiazioni


L’8 agosto alle 7.59 è avvenuta un’esplosione su una piattaforma marina davanti alla base missilistica del Ministero della Difesa russo di Nyonoska, sul mar Bianco, un incidente nucleare che ha causato 7 morti e 15 feriti. La contaminazione ha raggiunto quantomeno la cittadina di Severodvinsk (185 mila abitanti) dove in una delle centraline (dati online, poi cancellati dalle autorità) si sarebbero raggiunti livelli di 1,78 microsievert per ora, 16 volte il fondo di radioattività naturale. C’è chi teme che possa essere uno degli incidenti più gravi dopo quelli Chernobyl e Fukushima.

L’agenzia russa Rosatom l’incidente ha ammesso che l’esplosione ha coinvolto un missile con delle fonti isotopiche nel motore a propellente liquido. Esiste un solo missile con doppio sistema di propulsione propellente liquido/nucleare, il missile da crociera Burevestnik. Il propellente liquido si è incendiato e il missile è esploso liberando tutta la radioattività contenuta nel suo mini reattore nucleare. Ieri i militari hanno annunciato ai 450 abitanti di Nyonoska che sarebbero stati evacuati, ma a sera levacuazione è stata cancellata a sorpresa.

Il CRIIRAD, un rispettato centro di ricerca francese, ha pubblicato un interessante rapporto preliminare sull’incidente di Nyonoska. “In queste condizioni una moltiplicazione per 20 del rumore di fondo radioattivo ambientale – scrive il CRIIRAD – può corrispondere, se confermata, ad una contaminazione dell’aria estremamente elevata”.

 

Oman, attacco a due petroliere


Le petroliere coinvolte sono la norvegese Front Altair di proprietà della società Frontline, battente bandiera delle isole Marshall, e la Kokuka Courageous della società giapponese Kokuka Sangyo, battente bandiera di Panama, che trasportava metanolo da Singapore all’Arabia Saudita. I 44 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo dalla Marina iraniana e dalla marina militare americana, che ha inviato sul posto la Quinta Flotta.

Le cause dell’incidente non sono ancora note, ma il segretario di stato Usa Mike Pompeo nella serata di giovedì ha accusato l’Iran per l’attacco: “Sono loro i responsabili, per colpire gli alleati degli Stati Uniti. La Russia è cauta: “No a conclusioni affrettate”.

La fine del trattato antinucleare Inf è una sceneggiata anti-Cina


Dopo che Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti hanno sospeso l’accordo Inf per le armi nucleari a medio raggio, oggi anche Putin si è sfilato dall’accordo, sostenendo che la Russia non abbia mai violato l’accordo e che non schiererà missili a corto e medio raggio a meno che gli Stati Uniti non lo facciano prima.

In realtà la decisione statunitense è dovuta al fatto che la Cina, non avendo mai firmato l’accordo, da tempo sviluppa missili nucleari proibiti da quel trattato: secondo gli Stati Uniti, quindi, sta acquisendo un vantaggio strategico e militare troppo grande.

Usa confermano uscita dal trattato antinucleare. Si torna alla Guerra Fredda


Gli Stati Uniti si ritirano dallo storico INF, il trattato Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty sulle armi nucleari firmato da Ronald Reagan e Michail Gorbaciov che pose fine alla Guerra Fredda.

Lo ha confermato il segretario di stato americano Mike Pompeo: “Negoziamo un nuovo accordo intesa se Mosca rispetta gli impegni. Per troppo tempo la Russia ha violato il trattato sulle forze nucleari a medio raggio impunemente, sviluppando segretamente e schierando un sistema missilistico proibito che pone una minaccia diretta ai nostri alleati e alle nostre truppe all’estero”.

Russia testa nuovo missile supersonico


Il presidente russo, Vladimir Putin, ha annunciato che è stato compiuto con successo il test del nuovo missile ipersonico, da lui definito una «nuova arma strategica» nell’arsenale della Russia, parlando di un evento «importante» per le forze armate russe.

Sarebbe in grado di superare facilmente la velocità del suono e di battere i sistemi di difesa anti-aerei.

Carri armati al confine Russia-Ucraina


Tensione al confine tra Russia e Ucraina, dove recentemente diversi armamenti sono stati portati dalla Federazione russa al confine con lo Stato ucraino. In particolare, Mosca ha spostato 300 carri armati T-62 dalle regioni orientali a una base vicina al confine con l’Ucraina.

Trump fa vedere di essere arrabbiato con Putin, e la Merkel ha problemi all’aereo


Trump cancellla l’incontro con Putin, per la prima volta da quando ha cominciato la sua corsa alla Casa Bianca sembra raffreddare i suoi rapporti con il presidente russo. Potrebbe comunque trattarsi solo di una mossa tattica, dettata magari dagli ultimi problemi giudiziari e di politica interna. Trump non è nuovo a questi cambi repentini di idea, che sembrano per il momento avergli dato dei vantaggi.

Nel frattempo l’aereo di Angela Merkel ha un’avaria alquanto insolita: tutti i sistemi di comunicazione saltano e la cancelliera è costretta a prendere un aereo nel pomeriggio, rinunciando a parte del seguito, riuscendo a non rinunciare ai bilaterali del G20 di Buenos Aires in Argentina. Non ci sono ipotesi di sabotaggio, al momente, ma ci si chiede chi abbia interesse a far saltare l’incontro con Putin.

Ucraina: si avvicinano le elezioni, e quindi i venti di guerra con la Russia


Riesplode la crisi che oppone Kiev a Mosca e ai ribelli filorussi nell’est del Paese.
Il Parlamento di Kiev ha approvato l’introduzione della legge marziale nelle regioni di confine, nelle stesse ore in cui la tv di Stato russa mostrava le immagini dei soldati ucraini catturati quando Mosca ha sequestrato tre navi del Paese nello stretto di Kerch.
La decisione arriva dopo che le forze russe hanno catturato le navi ucraine domenica che avevano superato i limiti di competenza, facendo temere a Kiev un’invasione di terra.
E’ la prima volta che le forze ucraine entrano in aperto conflitto con i russi. Lo scontro tra i due Paesi finora è stato indiretto, con la Russia a sostenere le ragioni dei ribelli del Donbass contro le ragioni di Kiev.
La richiesta del presidente ucraino Petro Poroshenko ha suscitato allarme tra le opposizioni, le quali temono che egli “possa utilizzare l’incidente per ritardare l’elezione presidenziale prevista per marzo”.

Ecco che si l'”incidente” potrebbe essere spiegato come una provocazione ucraina. Ancora una volta la politica interna rischia di creare crisi internazionali.

Trump-show all’Onu: accusa tutti


All’assemblea Generale dell’Onu, come presidente di turno, Trump ne approfitta e accusa la Cina di presunte interferenze sul prossimo voto Usa.

Ammonisce l’Europa “che vuole aggirare le sanzioni contro l’Iran”.

Avvisa Israele: qualcosa devi cedere.

Minaccia il Venezuela.

Non dice nulla alla Russia.

Questo mentre nel mondo vengono fatti negoziati condotti al di fuori della cornice dell’Onu, nell’indifferenza di Stati Uniti ed Unione Europea.

 

Aereo militare russo abbattuto dai siriani. Per i russi gli F16 israeliani si sono fatti scudo


Il governo russo ha confermato che l’aereo Ilyushin-20 dell’aeronautica militare russa è stato abbattuto per errore dalla contraerea siriana durante un attacco israeliano su Latakia. Gli F-16 israeliani che stavano attaccando la città siriana si sono fatti scudo con il velivolo russo, ed è per questo che è stato centrato dai missili antiaerei di Damasco.

La Russia minaccia ritorsioni contro Israele.

Trump e Putin si fanno i pompini a vicenda


“È bello essere qui con te”, ha esordito il presidente Usa al vertice di Helsinki, stringendo la mano a quello russo. Donald Trump, seduto sul bordo della sedia, ha fatto alcune brevi dichiarazioni assieme a Vladimir Putin prima del colloquio vis à vis durato 2 ore. Subito lo scambio di cortesie: il capo della Casa Bianca si è anzitutto complimentato per l’organizzazione del mondiale, mentre Putin da parte sua replicava: “Un piacere incontrarti”. Trump aggiunge: “Credo che finiremo per avere un rapporto straordinario”. E “il dialogo costruttivo tra la Russia e gli Usa può offrire la possibilità di aprire nuove strade per la pace”.  “Di solito i nostri colloqui in contesti internazionali erano stati molto più brevi. Ho la sensazione che io e Trump iniziamo a capirci molto meglio adesso”.

Naturalmente non si è deciso niente.

A Gerusalemme inaugurata ambasciata Usa, a Gaza 52 palestinesi uccisi


Mentre Ivanka Trump celebra lo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme, con tanto di cerimonia e targa, nella striscia di Gaza è un massacro: 52 morti, otto minori di 16 anni, oltre duemila i feriti.

Gli Usa e Israele si isolano politicamente dal mondo. La condanna infatti è globale: arriva dall’Onu, dall’Unione Europea, dalla Francia, dal Regno Unito, dal Libano, dal Qatar e dalla Russia.

 

In Siria un attacco in più del solito


Trump dà il via libera, partito lʼattacco contro la Siria: una pioggia di missili si è abbattuta contro Damasco e altri obiettivi sensibili. Blitz militare condotto assieme in accordo con Emmanuel Macron (Francia) e Theresa May (Gran Bretagna). Usati sia missili Tomahawk che jet militari. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha definito l’attacco “un atto di aggressione” contro un Paese che sta combattendo il terrorismo sul suo territorio. Per Putin, inoltre, l’intervento senza un mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu è una violazione del diritto internazionale.

La Terza Guerra Mondiale è finita (meglio, sospesa) con l’elezione di Trump


In questi giorni, dopo la minaccia di Donald Trump di attaccare la Siria (anche quella parte controllata dall’esercito governativo siriano di Assad e da quello russo) campeggiano sui media allarmi di Terza Guerra Mondiale. Noi abbiamo ripetuto questo allarme diverse volte, sopratutto nel 2015 (vedi per esempio qui), sia per la guerra in Ucraina, sia per strane manovre della Nato e dell Russia nei mari europei. Dal 2017 (con l’elezione di Donald Trump), la minaccia viene soprattutto dallo scontro politico tra Usa e Kim Jong-un.

Come è già successo nel recente passato, l’esercito Usa ha già bombardato zone della Siria non di sua diretta pertinenza, e viceversa hanno fatto i russi venendo più volte “a contatto” con gli statunitensi. Ma è bastato  avvisare i luoghi che si sarebbero bombardati. E’ come avvisare un condannato di spostarsi prima di sparare. Una farsa, se preferite.

Quindi niente Terza Guerra Mondiale in Siria, per il momento, ma solo e sempre civili ammazzati perché si trovano al centro della scacchiera.

Siria, Trump avverte la Russia: “Preparatevi, arriveranno i missili”.


Donald Trump avverte la Russia: i missili arriveranno. Lo fa con un tweet in cui avverte Mosca di prepararsi. “La Russia giura di abbattere tutti i missili sparati sulla Siria. Preparati Russia perché arriveranno, belli e nuovi e intelligenti!

Trump risponde a varie dichiarazioni di esponenti di alto rango russi, che hanno messo in guardia gli Usa affermando che Mosca risponderà a un eventuale attacco americano. Tra essi l’ambasciatore russo in Libano, Alexander Zasypkin, che ha affermato i missili statunitensi verrebbero intercettati e abbattuti, e i loro siti di lancio sarebbero a loro volta colpiti. Zasypkin ha parlato alla tv libanese al-Manar, dichiarazioni poi riprese dai media russi tra cui Ria.

Caso Sergei Skripal, espulsi dall’Occidente almeno 100 diplomatici russi


Il caso Skripal assume proporzioni sempre maggiori: a venti giorni dall’avvelenamento con il gas nervino dell’ex ufficiale del KGB traditore al soldo dello MI16 (i Servizi Segreti di Londra) Sergei Skripal e della figlia Yulia (al momento ancora in coma), nonché di altre 126 persone del quartiere in modo lieve, probabilmente clienti o personale del ristorante italiano “Zizzi” e del Pub “The Mill” dove avevano bevuto una pinta di birra, a Salisbury in Gran Bretagna, arriva la durissima reazione delle cancellerie di mezzo mondo.

L’Italia, senza governo e internazionalmente “assente”, obbedisce al diktat degli Usa e dell’Ue con l’espulsione di 2 diplomatici russi, nonostante al momento non ci siano le prove di un coinvolgimento governativo russo.

La reazione del Cremlino non si è fatta attendere: il ministero degli Esteri ha annunciato una “risposta speculare” a breve, di fronte a quello che non ha esitato a chiamare “passo ostile” che avrà “conseguenze”.

Lo zar Putin continua a regnare su tutte le Russie


Vladimir Putin è stato rieletto con oltre il 76,67% dei voti alla presidenza della Russia per altri sei anni, fino al 2024, quando compierà 24 anni di mandato. Soltanto due leader hanno regnato di più: la zarina Caterina II e Joseph Stalin.

Dopo Xi Jinping, la quarta elezione di Putin conferma la tendenza a preferire leader di lungo regno o addirittura vitalizio: ciò è un inquietante segnale che l’addomesticamento delle masse è tornato a livelli pre-democratici.

Ultimatum di Theresa May al Cremlino


Ieri la premier Theresa May ha dato un ultimatum alla Russia, chiamata in causa come imputata “altamente probabile” del tentato avvelenamento con un micidiale agente nervino, domenica 4 marzo a Salisbury, dell’ex spia russa Serghei Skripal e di sua figlia Yulia. Sullo sfondo della presunta identificazione della sostanza letale come di un composto affine a quelli della classe “novichok”.

Una vicenda che si colora di nuovi misteri, fra accuse incrociate, sospetti sempre più tenebrosi, minacce ormai incombenti di sanzioni e contro-sanzioni, ombre di rappresaglie diplomatiche e forse non solo.

Il Cremlino definisce “immondizia” – parola del ministro degli Esteri, come “immondizia” – parola del ministro degli Esteri, Serghei Lavrov – le accuse a suo carico.

Schermaglie nei cieli tra Israele e Iran


Un F16 israeliano che stava dando la caccia a un drone iraniano, è stato abbattuto dai sistemi di difesa siriani, precipitando nei pressi del villaggio israeliano di Harduf e facendo scattare i sistemi di allarme nel Golan occupato. I caccia israeliani avevano intercettato un drone iraniano lanciato dalla Siria che, secondo Israele, si trovava nello spazio aereo israeliano e come controrisposta hanno colpito obiettivi nella zona di Tadmor. Accuse respinte da Teheran, dalla Russia e da Hezbollah, che, in una dichiarazione congiunta, negano la violazione dello spazio aereo e accusano Israele di aver mentito per giustificare gli attacchi di risposta in Siria, e promettono una “risposta dura e ferma a ogni nuova aggressione”.

La prima nave da guerra USA nel Mar Nero


L’ingresso nel Mar Nero del cacciatorpediniere statunitense “Carney” con a bordo il sistema di difesa anti-missile Aegis non è una mossa amichevole nei confronti della Russia, ha dichiarato a Ria Novosti il capitano di primo rango Mikhail Nenashev, presidente dell’associazione a sostegno della Flotta russa e professore in Scienze Politiche.
Questo succede mentre l’amministrazione Trump decide l’invio di armi in Ucraina.

Le sanzioni spingono Kim Jong-Un ad accelerare nei test


Secondo gli esperti interpellati dal New York Times, la Corea del Nord deve ancora mettere a punto le tecnologie che permettono a un missile di portare più testate. E il processo per consolidare la capacità di lanciare missili balistici intercontinentali, potrebbe essere accelerato proprio dalle sanzioni Onu, che hanno innescato la corsa contro il tempo di Pyongyang ai test militari, prima che gli effetti si facciano sentire sull’economia.

Nel frattempo la Russia si propone come mediatrice tra Usa e Corea del Nord.

Incidente radioattivo in Russia o Kazakistan tenuto segreto


Una nube radioattiva si aggira sull’Europa. Un mistero, visti i tanti interrogativi e le sparute risposte. Come riporta l’agenzia Reuters, rimane certo che, nelle ultime settimane, gli istituti di sicurezza nucleare in Europa hanno misurato livelli elevati di rutenio 106, isotopo radioattivo prodotto da scissioni di atomi che non si registrano naturalmente. Secondo gli esperti, i livelli riscontrati e i movimenti della coltre farebbero ritenere che un incidente sia avvenuto in un impianto nucleare situato a sud degli Urali, in Russia o Kazakistan, nell’ultima settimana di settembre. A lanciare l’allarme è stato l’Irsn, l’Istituto francese di sicurezza nucleare, che ha escluso che la fuga di materiale radioattivo sia stata provocata dal malfunzionamento di un reattore nucleare.

La prossima settimana scoppia la guerra mondiale?


Dopo il bombardamento notturno deciso da Donald Trump per mezzo di 59 missili Tomahawk verso la base aerea siriana da cui era partito l’attacco chimico nella provincia di Idlib, lo scacchiere mondiale è nuovamente in fermento.
L’attacco, appoggiato dall’Europa e osannato da parte dell’opinione pubblica occidentale è avvenuto prima che si sia aperta una vera inchiesta internazionale.
Trump ha affermato che fosse nel vitale interesse della sicurezza degli Stati Uniti.
Putin sostiene che non ci siano prove che il governo siriano abbia usato armi chimiche nella provincia di Idlib, ma che ci siano prove che il diritto internazionale è stato violato dagli Stati Uniti.
Buthayna Shaaban, consigliere politico del presidente siriano Bashar al Assad, promette che la Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata.
Infine, la Corea del Nord ha dichiarato che l’attacco degli Stati Uniti contro la Siria è un atto di aggressione intollerabile che prova più di un milione di volte quanto sia giusto che la Corea del nord continui il proprio programma nucleare.
Gli stessi analisti indicano come l’attacco alla Siria sia un segnale non solo per l’ISIS, Assad e Putin, ma anche e soprattutto per Kim Jong-un.
Questo per rimarcare il pessimo comportamento di Trump non solo in politca interna, ma anche in politica internazionale, anche se rimaniamo convinti che Assad sia il vero responsabile dell’attacco chimico. Inoltre, pare che in queste ultime ore trapelano voci che Putin cominci a essere insofferente con il suo alleato.
Ma il problema più grave sembra al momento essere l’Oriente: l’esercito degli Stati Uniti ha deciso di spostare le navi del Carl Vinson Strike Group, di cui fanno parte una portaerei con 60 aerei, una nave usata per lanciare missili e due in grado di intercettarli e 5000 soldati vicino alla Corea del Nord, minacciando l’uso della forza se Pyongyang dovesse effettuare nuovi test.
Il regime dittatoriale di Pyongyang non ha più dubbi che gli Usa e la Corea del sud stiano preparando un’invasione (e, a dire il vero, gli Usa non negano, anzi ci sono prove che l’invasione sia stata almeno progettata.)
La Corea del Nord ha già sviluppato e dispiegato almeno 7 testate nucleari, le ha installate sui suoi Scud ER, sui missili a raggio intermedio a combustibile solido. Ha completato i lavori nel terzo tunnel del sito di Punggye ad una profondità di 550 metri. Si teme che il sesto test nucleare abbia una resa esplosiva fino a 14 volte maggiore di quella avvenuta lo scorso settembre. Gli Stati Uniti mantengono permanentemente nella regione uno sniffer WC-135, per eseguire il campionamento dell’aria e rilevare possibili test.
L’incontro tra il Presidente Trump e il presidente cinese Xi Jinping ha fruttato un accordo per mettere pressione sul governo di Pyongyang e cercare di farlo desistere dalla sua politica di corsa agli armamenti atomici. Resta il fatto che la Corea del Nord non è un alleato subalterno della Cina (come la Siria per la Russia), e che potrebbe non seguire i consigli di Pechino.
Per finire in bellezza, il 15 aprile è il 105esimo anniversario dalla nascita del “presidente eterno” Kim Il-sung, nonno del leader Kim Jong-un. Un evento che verrà presumibilmente festeggiato con una maestosa parata militare presso il Mirim Airport di Pyongyang, in un meno provocatorio sfoggio di muscoli.

Bombe a San Pietroburgo


Un vagone della linea blu del metrò è stato sventrato da un’esplosione mentre correva fra le stazioni Tekhnologicheskiy Institut e Sennaya Ploshchad causando, secondo il governo, almeno 14 morti e 45 feriti, 13 dei quali gravi. A compiere l’attentato sarebbe stato un kamikaze di nazionalità russa e di origine kirghisa, Akbarzhon Jalilov, nato a Osh 22 anni fa. Lo ha reso noto il comitato di Stato kirghiso per la sicurezza nazionale.

La Svezia si prepara per la Terza (o Quarta) Guerra Mondiale


A partire dal prossimo primo luglio, la Svezia reintrodurrà la leva militare obbligatoria. Da tempo il paese fatica a raggiungere la quota di 4 mila volontari all’anno di cui ha bisogno per mantenere efficienti le sue forze armate, una necessità che è diventata sempre più urgente negli ultimi tre anni a causa dell’atteggiamento aggressivo della Russia sia in Europa orientale che nell’area del mar Baltico.

Bulgaria e Moldova: venti di Russia (e di Trump)


Bulgaria: Rumen Radev, socialista, con il 58% dei voti, filo-russo candidato dell’opposizione, è riuscito vincitore in Bulgaria nel ballottaggio presidenziale contro Tsetska Tsacheva, filooccidentale e presidente del Parlamento; dopo questo risultato il premier Bojko Borisov sostenitore di Tsacheva si è dimesso il che probabilmente porterà a nuove elezioni.
Moldova/Moldavia: vittoria del filo-russo socialista Igor Dodon con il 55% dei voti nella Repubblica di Moldavia che ha battuto la filo-occidentale Maia Sandu.
Paiono probabili gli effetti della vittoria di Donald Trump.

La Nato condanna la decisione della Spagna di aprire i porti alla flotta russa per i rifornimenti


Gli alleati della NATO hanno condannato la decisione di Madrid di autorizzare l’ingresso nei suoi porti delle navi da guerra russe dirette in Siria per le operazioni di rifornimento. Jens Stoltenberg, il segretario generale della Nato, ha detto, “mi sono espresso molto chiaramente circa l’uso potenziale di questa flotta di aumentare la capacità della Russia e di essere una piattaforma per gli attacchi aerei contro la Siria.

Flotta russa nel Mediterraneo


Mentre il Consiglio Europeo condanna energicamente gli attacchi del regime siriano e dei suoi alleati, in particolare della Russia, contro la popolazione civile di Aleppo, la più massiccia flotta navale russa che si sia mai vista dalla fine della Guerra fredda sta muovendo dal Mare del Nord verso il Mediterraneo. Le navi stanno costeggiando la Norvegia, l’Inghilterra e la Francia per entrare nel Mediterraneo da Gibilterra.

Attriti Russia-Usa


Aerei militari russi hanno condotto una serie di voli considerati aggressivo sopra un cacciatorpediniere statunitense in acque internazionali nel mar Baltico. In un’occasione un jet Su-24 è arrivato a soli nove metri dalla Uss Donald Cook, in una sorta di atacco simulato. La nave statunitense si trovava a circa 70 miglia nautiche da Kaliningrad.

La Russia mostra le immagini del contrabbando dell’ISIS con la Turchia


Il generale russo Serghei Rudskoy, in una conferenza stampa tenuta a Mosca, ha affermato che questa settimana le forze aeree russe hanno colpito in Siria 17 colonne di camion, portando così a circa 2.000 il totale delle autocisterne distrutte da quando, a settembre scorso, è stata avviata la campagna di raid.
Rudskoy sostiene che è stato contato il transito di almeno 12.000 cisterne che andavano e venivano dal valico siriano-turco di Zakho.
Si segnala anche la VERGOGNOSA propaganda dei MEDIA OCCIDENTALI per minimizzare questo fatto.

World War II reloaded, un altro capitolo


Ne parliamo dal 2013: la Seconda Guerra Fredda è già nata e si porta dietro tutti i rischi della Prima, ovvero quella di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale.
Giudicate voi:
“Sia chiaro: la Turchia è membro della NATO e nostro alleato”, ha detto Obama a Parigi a margine del vertice sul clima. Le prove (schiaccianti) portate da Mosca che Erdogan e famiglia trafficano il petrolio di DAESH? “Totalmente assurde”, ha risposto Steve Warren, portavoce del Pentagono.
Ha deciso di posizionare batterie di Patriot al confine tra Turchia e Siria, come voleva Erdogan (e non aveva finora ottenuto).
Cameron ha ottenuto dal suo parlamento il via a “bombardare le basi ISIS” in Siria e lo fa’ senza coordinarsi con i russi. In pratica, un atto di ostilità.
La UE ha deciso – a porte chiuse, senza consultare i parlamenti per volontà di Angela Merkel – di prolungare le sanzioni contro Mosca. Una cosa è evidente: è la NATO a determinare totalmente la politica estera della UE, commenta anche Deutsche Wirtschaft Nachrichten.
Berlino s’impegna per la prima volta a mandare i suoi Tornado a bombardare la Siria – ormai chiaramente una operazione occidentale per ostacolare la vittoria russa contro l’ISIS.
La debolezza con cui gli europei si prestano a queste provocazioni anti-Putin è dimostrata dal fatto che da quando Mosca ha posizionato gli S-400 per contrastare gli aerei turchi, la francese Charles De Gaulle ha smesso di bombardare l’ISIS. Per giorni la Charles De Gaulle è stata introvabile. Poi si è scoperto che aveva lasciato il Mediterraneo orientale per rifugiarsi dietro i Patrios Usa in Turchia. Erdogan, che vuole trovare ogni giorno più membri della NATO coinvolti nella sua sporca guerra, ha subito consentito ai caccia francesi di andare a “bombardare l’ISIS” (leggi: intralciare i russi) dalla base turca di Incirlik.
Insomma tutto l’Occidente, in perfetta malafede, è schierato a dar ragione ad Erdogan e a sostenere di fatto DAESH che cede sotto i colpi russi.
Il numero delle provocazioni che emergono in questi giorni è troppo, per non vedere una volontà precisa. Emerge che quando gli F-16 turchi abbatterono il Sukhoi, erano appoggiati da F-16 americani come deterrente per una rappresaglia russa. “Se è vero, significa che Obama non ha alcuno scrupolo a cominciare un conflitto diretto con Mosca”, ha commentato Michael Jabara Carley, docente di politica internazionale alll’Università di Montreal.
L’ultima e forse la più inquietante provocazione: due sommergibili turchi (Dolunay e Burakreis) scortati dall’incrociatore americano USS Carney che porta missili balistici Aegis, stanno tallonando la nave da guerra Moskva, armata di missili S-300, al largo di Cipro, in acque internazionali.
La cosa è allarmante perché può essere il preludio alla ritorsione da Mosca più temuta fin dai tempi degli Zar: che la Turchia chiuda alla navigazione russa il Bosforo e i Dardanelli. Non c’è dubbio che il regime turco ci pensi, ne sia tentato. Il ministro Davutoglu ha minacciato: “Anche la Russia ha da molto da perdere” da controsanzioni.
Se Erdogan chiudesse gli stretti, commetterebbe un atto di criminalità internazionale con pochi precedenti, una violazione della libertà di navigazione sancita dalla Convenzione di Montreux del 1936.

Caccia russo abbattuto dai turchi


Un aereo militare russo impegnato nei bombardamenti in Siria è stato abbattuto dagli F-16 di Ankara dopo che dalla Siria aveva sconfinato nello spazio aereo turco.
In serata inoltre il ministero della Difesa russo ha annunciato che un suo elicottero Mi-8 impegnato nella ricerca dei due piloti del jet è stato distrutto in territorio siriano.
Se per il momento la Terza Guerra Mondiale era nell’aria, ora ha anche la sua causa occasionale.

Stop ai voli per l’Egitto: stimate ingenti perdite di turismo


Le perdite economiche previste dall’Egitto nel turismo dopo lo stop dei voli da parte di alcuni Paesi a seguito della tragedia dell’aereo russo in Sinai, potrebbe arrivare a 800 milioni di dollari, se questa decisione di fermare i voli si prolungasse per tre mesi». Lo ha affermato il ministro del Turismo egiziano, Hisham Zaazou.

Raid russo in Siria, a gli Usa non va giù


Gli Stati Uniti accusano la Russia di compiere raid in Siria non per colpire l’Is ma gruppi ribelli che combattono Assad, tra i quali anche agenti dei servizi segreti Usa, la Cia.
Il presidente russo Vladimir Putin, confermando l’avvio di contatti con le istituzioni militari americane per coordinare le azioni in Siria, ha condannato duramente le notizie di vittime tra i civili causate dai primi raid russi Teheran approva l’intervento russo e invia forze di terra per offensiva dal Nord contro gli oppositori del regime siriano. La Turchia non vuole permettere che il terrore si radichi vicino ai suoi confini, nè di essere messa di fronte a una situazione di fatto compiuto. Il popolo siriano non deve essere lasciato a scegliere tra un regime che lo massacra (quello di Assad) e le organizzazioni terroristiche (lo Stato Islamico).

J’accuse (e Je suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque


Questo è un atto di accusa. Verso tutti i governi coinvolti e i loro doppi giochi. Verso le degeneri ideologie religiose, verso il colonialismo globale degli Usa e l’autoritarismo della Russia, verso i terroristi. Ma è anche un suggerimento. Perché le accuse devono essere seguite da ipotesi costruttive.
Dopo questa introduzione, leggetevi le schede proposte (linkate), complete di esaustive cartine.
Per scelta, questo articolo NON comprende alcune teorie dietrologiche anche se assolutamente valide, ma si attiene soltanto ai FATTI.

La chiave di lettura del disassetto del Medio Oriente e non solo e il conseguente esodo di questi giorni è la contrapposizione di quattro poteri forti: gli Stati Uniti, la Russia, l’Islam sunnita e quello sciita.
Durante la Guerra Fredda l’Unione Sovietica era alleata con gli sciiti, con l’Asse Urss-Iran. Discorso analogo l’alleanza tra Usa e sunniti, con l’asse Usa-Arabia Saudita, con la complicazione dal rapporto privilegiato Usa-Israele. I rapporti economici tra Israele e Sauditi anticipavano già le contraddizioni odierne, acuitesi dopo la fine della (prima) Guerra Fredda.
Una volta caduto il tabù della guerra nucleare tra superpotenze, la politica estera degli Stati Uniti è cominciata via via a essere sempre più “rilassata” nei confronti di nazioni che prima appartenevano al blocco sovietico (Europa dell’Est e Iran).
In Europa il frettoloso allargamento della NATO (che ha inglobato le repubbliche baltiche Lituania, Estonia, Lettonia) fino ad avviare trattative con l’Ucraina, ha aggravato il contrasto etnico tra ucraini e russi all’interno del Paese. Naturalmente la Russia è risentita dell’atteggiamento degli Stati Uniti che continuano a sanzionarla.
(Vedi la scheda “Ucraina”).
Nel frattempo lo scontro tra sunniti e sciiti si è aggravato per due motivi: l’allentamento delle alleanze con gli alleati storici, ma soprattutto l’avanzamento di ideologie salafite (e quindi fondamentaliste e jihadiste) in tutto il Medio Oriente. Le conseguenze sono state più estreme del previsto: 11 settembre, Al Qaeda e Stato Islamico hanno fatto in modo che Russia e Stati Uniti si trovassero coinvolti unitamente nello stesso punto strategico: la Siria e l’Iraq.
(Vedi le schede “Siria”, “Stato Islamico e Iraq”).
Lo scontro tra sciiti e sunniti però si gioca tra Arabia e Iran e la scintilla è scoccata con la guerra in Yemen (Vedi le schede “Yemen e Arabia Saudita” e la scheda “Iran”).
La partita oggi si gioca in 4 e le vecchie alleanze non hanno più l’esclusività di un tempo (ci sono alleanze incrociate, temporanee o ambigue). Resta alla periferia dal gioco la disastrosa situazione in Libia (vedi la scheda “Libia”) e l’annosa questione tra Israele e Palestina (che qui non affrontiamo in quanto lo abbiamo fatto già atre colte).
Nella varie schede ho descritto sommariamente, ma in modo accurato con cartine molto precise, la situazione etnica e religiosa, quella delle forze in campo, le alleanze ufficiali e le accuse reciproche a ogni attore politico. Questa parte è composta solo da fatti, nessuna opinione, né personale né dietrologica è contemplata. La schede terminano con un commento personale super partes e dei suggerimenti personali, questi sì ideologici.
Come potrete comprendere leggendo le schede, i governi sono interessati soprattutto ai vantaggi economici, le democrazie mettendo in primo piano solo i diritti civili dei propri cittadini, i regimi nemmeno questo.
L’Onu persegue la vecchia politica dell’integrità nazionale (come nel congresso di Vienna del 1815), mettendo in secondo piano il principio di autodeterminazione dei popoli.
Per perseguire entrambi questi principi termino questa introduzione con l’esempio del Libano.
Il Libano è sempre stato abbastanza stabile, vista l’assenza di una netta maggioranza sciita o sunnita all’interno del Paese. Il potere è distribuito ugualmente: il presidente del governo libanese deve essere un cristiano, il primo ministro un sunnita e il portavoce del parlamento uno sciita. I conflitti si concentrano principalmente nel nord del Paese, ai confini con la Siria, dove il gruppo militante sciita degli Hezbollah sostiene il governo di Bashar al-Assad.
La chiave sciiti contro sunniti e dei loro vecchi alleati, spiega solo in parte lo scontro nel e sul Golfo. Spiega ancor di più, e meglio, un’altra chiave di lettura: la crisi di legittimità dei poteri e la conseguente crisi ideologica.

Lukha B. Kremo, 11 settembre 2015

Lo Stato Islamico e l’Iraq


(tratto da “J’accuse (e Je suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque”, settembre 2015)

Situazione etnico/religiosa:
L’ISIS (o ISIL, Stato Islamico del Sud e del Levante), recentemente ridenominato semplicemente IS (Stati Islamico) è un califfato autoproclamato unilateralmente da Abu Bakr al Baghdadi (che ha preso il nome di Califfo Ibrahim), nei territori del nord Iraq. L’IS è uno stato islamico sunnita fondamentalista e jihadista. L’obiettivo finale è il jihad globale, la guerra santa dell’Islam contro tutti gli infedeli del mondo. Con un “sogno”: conquistare Roma, il simbolo della cristianità. Il califfo ha chiesto esplicitamente ai musulmani di ribellarsi ai governi nazionali (dal Nord Africa alle Filippine) in favore dell’annessione allo Stato Islamico.
Ha lo stesso progetto e lo stesso modo per perseguirlo di Al Qaeda con la fondamentale differenza del controllo sul territorio. Al Qaeda non ha mai avuto il controllo su un preciso territorio. L’Afghanistan ha rappresentato una base negli anni del regime talebano, ma Osama Bin Laden non ha mai avuto un ruolo politico durante la dittatura taliban a Kabul. Attualmente Al Qaeda ha le sue basi nelle zone tribali del Pakistan, nello Yemen orientale e in zone tribali del Sudan, ma senza veri ruoli politici statali. Le truppe dell’Isis invece sono formate da combattenti “regolari”.
Osama Bin Laden voleva un Califfato, lo immaginava come il punto di approdo di un percorso, ma per la sua nascita attendeva il momento propizio affinché ci fosse la giusta unità nel mondo islamico. Abu Bakr al Baghdadi si è invece autoproclamato Califfo dopo aver preso il controllo di alcune zone tra Siria e Iraq.
Il risultato è gli attentati e le stragi di gruppi anche molti diversi (ma accomunati dal fondamentalismo e dal jihadismo) che operano in Nord Africa sono rivendicati dall’IS. Questi gruppi sono di etnia anche molto diverse, e quasi tutti sono sunniti (con l’eccezione del rebus dello Yemen, vedi scheda dello Yemen e Arabia Saudita). In particolare c’è Boko Haram, che opera nel nord della Nigeria, Al Shabaab (In Somalia, Uganda e nord Kenya), il gruppo AQIM (al-Qaeda in the Islamic Maghreb), che opera nell’area Sahariana e Sub Sahariana [vedi mappa fondamentalismo islamico in Africa, a fine articolo].
Il dialogo tra Al Qaeda e IS è comunque complesso oltreché segreto. Da circa un anno, Ayman al-Zawahiri, capo di Al Qaeda dopo la morte di Bin Laden, sembra abbia rotto l’alleanza con l’IS per l’eccesso di cruenza della jihad, ma soprattutto per le divergenze e gli scontri tra i gruppi di Al Qaeda in Siria (a cominciare da quelli di Jabhat al Nusra) e i miliziani dell’IS. Mentre altri gruppi (come Boko Haram) hanno reso pubblica il loro appoggio all’IS.
Situazione sul campo:
Lo Stato Islamico ha come città-base Raqqa, nel nord dell’Iraq, e attualmente ha conquistato il controllo di gran parte del nord Iraq (a esclusione di una striscia di territori curdi), la Siria orientale e un avamposto dell’Iraq centrale, poco a nord di Baghdad.
In Siria l’IS ha stretto alleanze con alcuni gruppi di ribelli sunniti, allargando la propria influenza quasi fino alla Giordania, alla Turchia e al Mediterraneo (vedi mappa dei territori occupati dall’IS, a fine articolo).
Le condizioni di Abu Bakr al Baghdadi, sembrano piuttosto gravi dopo il ferimento causato da un bombardamento. Abdul Rahman Mustafa al-Qardashi, noto con il nome di Abu Alaa al Afri è stato indicato come il prossimo Califfo e, visto che proviene da Al Qaeda, e lo scenario potrebbe cambiare con una collaborazione più stretta con i miliziani qaedisti, soprattutto quelli siriani di Jabhat al Nusra.
Gli Usa l’estate scorsa hanno guidato una coalizione internazionale in Iraq e in Siria ma gli effetti dei raid e delle operazioni militari sul terreno minimi.
I curdi, invece, hanno mantenuto le loro posizioni nel nord est dell’Iraq, perdendo posizioni solo in parte dei loro territori iracheni; hanno perduto parte dei loro territori nel nord della Siria, mantenendo però la roccaforte di Kobane.
Nelle ultime settimane l’Iran ha accresciuto il suo potenziale nella regione e sta attuando un intervento effettivo di contrasto all’ IS, tanto in Siria, quanto in Iraq, dove però i progressi iraniani si scontrano con le scelte della politica americana. Gli USA non sono disposti a concedere all’Iran questo ruolo di primo piano nella lotta all’IS, la cui condotta si intreccia con la crisi in atto nello Yemen (vedi scheda dello Yemen e Arabia Saudita).
Posizioni ufficiali:
Nessun governo è disposto ad appoggiare l’IS in modo ufficiale, sebbene in alcuni Paesi (tra cui l’Arabia Saudita) prevalga un Islam salafita (In Arabia wahabita, che è un’evoluzione del salafismo), ovvero fondamentalista e ci siano reali sospetti di una convenienza dell’esistenza dello Stato Islamico.
Gli Stati Uniti e parte dell’Europa stanno percorrendo in Medio Oriente, in Nord Africa e nella penisola arabica una diplomazia del doppio binario: negoziare sul nucleare con l’Iran, maggiore sostenitore di Assad insieme alla Russia (vedi scheda dell’Iran), e rassicurare con consistenti forniture di armi l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo che da anni combattono contro Teheran una guerra “segreta” in Iraq, in Siria e da qualche tempo anche in Yemen.
La Russia è pronta ad appoggiare un forum di discussione che preveda la partecipazione di tutte le parti in conflitto. Una proposta inclusiva, che è all’opposto dell’approccio esclusivo portato avanti dagli USA in Iraq e dai loro alleati arabi che continuano a bombardare lo Yemen e accusano l’Iran di inviare armi ai ribelli in Yemen.
Il governo di Baghdad (che ormai ha solo il controllo del Sud del Paese e parte del centro) è appoggiato dagli Stati Uniti, dall’Iran e dalla Russia. Il governo siriano di Assad solo dalla Russia e dall’Iran.
Ai curdi la comunità internazionale riconosce solo i diritti civili, senza appoggiare alcun progetto politico (come quello del PKK) di autonomia o indipendenza dei propri territori (anche perché si dislocano in ben 4 Paesi, Iran, Iraq, Turchia e Siria).
Accuse:
I sunniti appoggiano i gruppi jihadisti in Siria come Jabat Nusra e lo stesso Isis che dovrebbe costituire uno stato sunnita a cavallo tra Siria e Iraq per poi essere sostituito, nei piani delle monarchie arabe e della Turchia, da elementi più presentabili sul piano internazionale.
In particolare Turchia e Arabia Saudita paventano la nascita di uno Stato sunnita che occupi le attuali posizioni dell’IS e faccia da “cuscinetto separatore” tra gli sciiti iraniani e quelli siriani.
Sono noti i rapporti che intercorrono tra l’Arabia Saudita e l’IS: i sauditi infatti finanziano il Califfato dall’inizio del conflitto in Siria, oltre che foraggiare altre cellule terroristiche wahabite in tutta l’area mediorientale. Ufficialmente però il governo saudita fa parte della coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti, di cui sono storici alleati.
Per via della guerra in Yemen (non ufficialmente appoggiata dall’Iran) e del recente accordo sul nucleare tra Usa e Iran (vedi schede dello Yemen e dell’Iran), gli Usa e la NATO stanno armando i Sauditi per tranquillizzarli e mantenere salda l’alleanza con loro. È facile quindi che gli equipaggiamenti bellici della NATO arrivino nelle mani dell’IS.
Il comando militare di Hezbollah (sciiti combattenti in Siria e Libano) e le Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane, stanno addestrando in Iraq volontari sciiti per combattere l’avanzata dell’IS.
Commento:
L’IS si è sviluppata perché fa comodo a molti governi. Ai sunniti salafiti prima di tutto (Arabia Saudita), ma anche alla Turchia, e agli Usa. Ma usare un manipolo di fondamentalisti assassini per i propri scopi è la cosa più orribile che si possa fare. L’IS deve essere annientato come lo è stato il governo Talebano in Afghanistan. Siccome l’area è ancora più delicata, l’operazione deve essere fatta congiuntamente, da tutte le parti coinvolte.
Ma insieme al regime assassino dell’IS deve scomparire anche il doppiogiochismo di altri regimi: prima di tutti dall’Arabia dei Saud, che per allearsi con l’Occidente dovrebbe abbandonare l’ideologia fondamentalista wahabita.
L’eliminazione dell’ideologia fondamentalista è la base per la pace, ogni appoggio al fondamentalismo dovrebbe cessare soprattutto da chi professa lo stato laico. Se il fondamentalismo non ha più appoggi, ogni velleità svanisce e il delicato assetto del Medio Oriente potrà essere ricostituito sulla base dell’autodeterminazione dei popoli, dimenticando i confini disegnati suo tempo con il righello dai coloni francesi.
Previsioni:
Gli Stati Uniti troveranno un delicato accordo con Russia e Iran per una risoluzione Onu di intervento congiunto in Siria e nel nord dell’Iraq.
Il governo siriano di Bashar al-Assad dovrà quindi lasciare il posto a un governo di transizione, moderato, che accolga in parte le posizioni dei ribelli, senza perdere il proprio potere.
L’IS sarà sconfitto, ma sul terreno ci sarà una morte e una distruzione tale (anche politica e sociale) che la ricostruzione sarà molto dura. Le zone riprese all’IS si divideranno in zone di influenza (russa, usa e iraniana).
Suggerimenti:
Il migliore: 1) Creare uno Stato di unità nazionale in Siria e uno in Iraq (equilibrio sciiti e sunniti nelle istituzioni, come nell’attuale Libano).
Creare uno Stato indipendente curdo che comprenda i territori dove i curdi sono in maggioranza (parte di Siria, Iraq, Iran e Turchia).
Annettere alla Turchia i territori esterni a maggioranza turca.
In alternativa: 2) Creare uno Stato Islamico, un Paese cuscinetto tra Siria occidentale, Iran e Iraq del sud che comprenda le popolazioni a maggioranza sunnita.
Creare uno Stato indipendente curdo che comprenda i territori dove i curdi sono in maggioranza (parte di Siria, Iraq, Iran e Turchia).
Creare uno Stato sciita dell’Iraq del Sud (o annetterlo all’Iran come compensazione per la creazione dello Stato Islamico sunnita).
Annettere alla Turchia i territori esterni a maggioranza turca.

Mappa occupazione IS in Iraq e Siria

Mappa occupazione IS in Iraq e Siria

Gruppi fondamentalisti Islamici in Africa

Gruppi fondamentalisti Islamici in Africa

La guerra civile in Ucraina


(tratto da “J’accuse (e Je suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque”, settembre 2015)

Situazione etnica:
il nord-ovest è filo-occidentale, la popolazione in maggioranza è ucraina, di religione ortodossa o cattolica fedele al patriarcato di Kiev, economicamente legata a Polonia ed Europa. Il sud-est (Crimea, Donbass e regioni limitrofe) è filo-russo, la popolazione in maggioranza è Russa o russofona, di religione ortodossa fedele al patriarcato di Mosca, legata economicamente a doppio filo alla Russia.
[vedi mappa etnica Ucraina a fine articolo, alle percentuali vanno aggiunti gli ucraini russofoni che sono sostanzialmente filo-russi, che portano alla seconda mappa, quella delle percentuali raggiunte dai rispettivi presidenti, vedi mappa poltica Ucraina a fine articolo].
Situazione sul campo:
La Crimea è stata annessa alla Russia il 18 marzo 2014, ma l’Onu non ha riconosciuto l’annessione. Le due repubbliche di Donetsk e Lugansk sono state proclamate nel 2014 e hanno appena introdotto il rublo russo come unica moneta per tutte le operazioni finanziarie, senza il riconoscimento dell’Onu. Le due repubbliche di Donetsk e Lugansk hanno introdotto il rublo russo come unica moneta per tutte le operazioni finanziarie.
I deputati del governo ultra-nazionalistico di Kiev hanno approvato in prima lettura una riforma costituzionale che conferisce una maggiore autonomia ai territori orientali russofoni in mano ai ribelli.
Regge, per ora, l’accordo tra le autorità ucraine e i separatisti del Donbass (repubblica di Donetsk, Repubblica di Lugansk e regioni limitrofe) per far un cessate il fuoco.
Posizioni ufficiali:
l’amministrazione Obama sta valutando se fornire all’esercito di Kiev armi ed equipaggiamenti difensivi. Il segretario di Stato John Kerry e il capo di Stato maggiore congiunto Martin Dempsey starebbero valutando l’ipotesi di armare i soldati ucraini contro i ribelli filo russi. Anche la Nato pronta ad allinearsi e inviare soldati e rinforzare la propria presenza in tutta l’Europa dell’Est.
Dal canto suo il presidente russo Vladimir Putin chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto nel sud est ucraino di mettere fine urgentemente alle azioni militari e a qualsiasi altra manifestazione di violenza.
Angela Merkel invece è tornata a chiedere l’immediato cessate il fuoco nelle regioni orientali e separatiste ucraine. Il cancelliere inoltre avverte che la Germania non sosterrà Kiev inviando armi all’esercito regolare perché il conflitto non può essere risolto militarmente.
Accuse:
sia le forze ucraine che i ribelli sono accusati di utilizzo di armi chimiche (bombe al fosforo). Amnesty International ha accusato la pratica della tortura in Ucraina orientale.
La Russia manda regolarmente aiuti umanitari alle repubbliche filo-russe, ma anche armi equipaggiamenti bellici.
Gli Usa hanno già mandato uomini e armi in via non ufficiale.
L’Unione Europea ha accordato un prestito da 1,8 miliardi di euro all’Ucraina.
Precipitoso allargamento della NATO a Georgia e Ucraina e quindi a ridosso dei confini russi del cosiddetto “Near Abroad”.
La Nato ha già annunciato la più grande esercitazione militare nella storia dalla caduta del muro di Berlino, la “Trident Juncture 2015”, che si svolgerà nel Mar Nero, non lontano dall’Ucraina.
La Nato sta rinforzando la sua presenza in Europa dell’Est sia permanentemente sia come con esercitazioni (oltre quella sul Mar Rosso, c’è stata quella sul Mar Baltico) in modo eccessivo.
Infine, la guerra civile in Ucraina ha fatto tornare d’attualità le frizioni interne tra Tallinn, Riga e Vilnius e Narva, città al confine Estonia-Russia, gemellata proprio con Donetsk, capoluogo del. A differenza dell’Ucraina, l’Estonia è membro della NATO e Vladimir Putin ha dichiarato che “solo una persona non sana di mente o in sogno può immaginare che la Russia possa un giorno attaccare la Nato”.
Commento:
è evidente la volontà Usa di far entrare l’Ucraina nell’orbita politica della NATO (il Paese è in lista d’attesa per entrare nel Membership Action Plan (meccanismo di pre-adesione alla NATO) anche a costo di uno scontro militare e quella dell’Europa di farla entrare nella UE con la diplomazia.
La Russia ha sempre protetto le minoranze russe oltreconfine (in tutte le Repubbliche ex sovietiche e anche altrove) dichiarando questi territori unilateralmente indipendenti e facendoli occupare da forze militari filorusse (sono molti gli esempi). Effettivamente, in Crimea e nel Donbass, i filorussi sono la maggioranza (un po’ più dubbia la situazione nelle restanti regioni dell’Est Ucraina).
Quindi i due principi che si scontrano sono: l’autodeterminazione dei popoli e l’integrità nazionale. Noi non abbiamo dubbi nello schierarci per il primo principio. Per questo le repubbliche filorusse dovrebbero ottenere la secessione dall’Ucraina e l’annessione alla Russia con un referendum (referendum che sono già stati fatti e vinti).
Secondariamente, noi siamo contrari a nazionalismi esasperati, che portano soltanto a incrinare i rapporti tra le Nazioni. Il governo ucraino e il governo ungherese (che sta costruendo un muro di contenimento mentre l’UE ha deciso di accettare i rifugiati) rappresentano bene la deriva a cui portano posizioni ultra-nazionalistiche.
Previsioni:
l’annessione del Donbass è dietro l’angolo, la guerra però non si fermerà per la volontà testarda della NATO di riappropriarsi dell’Ucraina. La Terza Guerra Mondiale però non è in discussione, almeno non per l’Ucraina: lo scontro globale è sconveniente per tutti. SI mostreranno i muscoli: intensificazioni delle esercitazioni NATO, nuove basi nei Paesi Nato a ridosso della Russia, rinforzo dell’arsenale atomico russo. Una questione simile all’Ucraina, ma molto meno strategica è la Georgia, anch’essa interessata all’integrazione della NATO, ma con il territorio nord-ovest a maggioranza russa (Abcazia) dichirato indipendente (in pratica nnesso alal Russia).
Suggerimenti:
Il migliore: 1) Creare un governo di unità nazionale, equilibrato politicamente per costituzione (equilibrio filo-ucraino e filorusso nelle istituzioni), eventualmente anche senza Crimea, ed eventualmente con la Transnistria (una striscia filorussa in territorio moldavo).
In alternativa: 2) Secessione dell’Ucraina in due parti, l’Est annesso alla Russia, l’Ovest alla NATO e nell’Ue nei tempi previsti per soddisfare i requisiti. Eventualmente dovrebbe essere annessa anche la Transnistria.

Distribuzione etnica Ucraina

Distribuzione etnica Ucraina

Distribuzione politica Ucraina

Distribuzione politica Ucraina