Carabiniere ubriaco e drogato investe e uccide un uomo. “Spianiamo tutte le caserme”


carabinieri3-2Savona, Fulvio B., un carabiniere 47enne ubriaco, drogato e senza assoicurazione investe e uccide Nicolino Squillaci.
Fuori servizio al momento dell’incidente, ha investito con la sua moto, risultata senza assicurazione, un pensionato che è morto poco dopo in ospedale. Dalle analisi del sangue, l’agente è risultato con un tasso alcolemico superiore a 3 e positivo alla cocaina.
Coma da post precedente, Lukha B. Kremo si allinea al modo di pensare di Matteo Salvini e propone di “Spianare tutte le caserme dei Carabinieri“.
Naturalmente il fatto che in soli due giorni dopo l’incidente mediatico dei Rom di Roma, abbiamo trovato due casi molto simili, di cui uno esemplare (perché da parte di un uomo delle Forze dell’Ordine) fa capire la portata di questo fenomeno. Inquietante e assolutamente da punire, ma non che prende tutte le fasce sociali, e non è assolutamnte una caratteristica dei Rom.

Se mi dai un Nizza io ti do la Capraia e Montecristo


Mentre la NeoRepubblica di Torriglia (che alcuni ritengono una follia, uno scherzo, un divertissment…) porta avanti le trattative per vendere la Corsica all’Italia, la proposta di legge fatta in questi giorni in questo Paese di eliminare le provincie sotto ai 300.000 abitanti e i comuni sotto i 1.000 abitanti, sta provocando critiche e proposte per certi versi balzane, per altri interessantissime.
Citiamo solo le più importanti: Imperia e Savona chiedono l’accorpamento con la provincia di Cuneo, piuttosto che far parte della regione Liguria a provincia unica genovese. Imperia ipotizza addirittura una regione extraterritoriale (un’interregione?) che comprenda anche Nizza!
Interessante anche la proposta del sindaco di Capraia (che raggiunge a malapena 400 abitanti): staccarsi dalla Toscana e unirsi alla Corsica!
E che dire della volontà dei sette comuni del Cadore (che andrebbero tutti accorpati) di unirsi al Vaticano? (Una donazione stile Liutprando? Lo Stato della Chiesa ricomincia la sua fase espansionistica?)
Non vogliamo parlare dell’analisi sociologica che andrebbe fatta (liguri non genovesi che amano più la Francia di Genova, toscani che si sentono più francesi che italiani), del resto siamo abituati a queste cose (lombardi che non si sentono italiani, veneti che rifondano la Serenissima…). Piuttosto ci preme far notare come queste ipotesi difficilmente praticabili (ma non impossibili in linea teorica), siano sempre più utilizzare per scopi politici pratici. Una minaccia come quelle di Imperia, Savona e Capraia (e le molte altre di questi giorni) potrebbero ottenere più di quanto molti non credano.
E ci auguriamo che la nostra idea (che risale al 2004) ottenga la stessa attenzione e il rispetto di un progetto sì di difficile realizzazione, ma con un grande potenziale potere di ottenere attenzione politica.