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Gerusalemme: ancora scontri alla Spianata delle Moschee


Nuovi incidenti tra manifestanti palestinesi e polizia israeliana in corso sulla Spianata delle Moschee, a Gerusalemme. Da parte dei manifestanti ci sono stati lanci di pietre mentre gli agenti hanno risposto con granate assordanti. Si parla di 215 feriti.

Scontri a Washington


Un ferito e almeno 20 arresti negli scontri tra i manifestanti pro e contro Trump a Washington. I sostenitori del presidente Usa, Donald Trump, sono scesi in piazza a Washington per manifestare contro il “furto delle elezioni”. Diverse altre città sabato sono state teatro di manifestazioni di sostenitori di Trump.

A Hong Kong ancora scontri


La richiesta di democrazia torna a infiammare Hong Kong dove ci sono stati nuovi scontri tra polizia e manifestanti. Epicentro è ancora il distretto di Mongkok, uno dei tre siti principali dell’occupazione che va avanti da tre settimane per chiedere libere elezioni senza ingerenze da parte del governo centrale cinese.

Hong Kong verso Tienanmen


Prima l’assalto degli attivisti filo-cinesi, poi il gran rifiuto degli studenti che hanno detto no ai colloquio con il governo. Hong Kong è nel caos dopo una giornata di violenze e tensione, scoppiata improvvisamente proprio quando sembrava che la situazione si stesse decantando.
In serata la Federazione degli studenti, ha annunciato l’annullamento dell’incontro.
Benny Lai, il professore di legge fondatore del gruppo Occupy Central e leader della protesta, ha sostenuto la versione degli studenti affermando che gli aggressori, che hanno ferito una decina di giovani, erano membri delle Triadi, le organizzazioni mafiose del sud della Cina, alcune delle quali sono tradizionalmente favorevoli al governo di Pechino. Martin Lee, il 76enne fondatore del Partito Democratico di Hong Kong ha rincarato la dose, affermando che le scene che si sono viste oggi a Mongkok, non sono altro che una tattica comunista che consiste nell’usare la gente contro la gente per eliminare coloro che non gli sono graditi.
Non avevamo dubbi.

Israele, Italia e Spagna: la violenza è l’unica soluzione


Lo sciopero europeo contro le misure di austerity è degenerato in scontri in Spagna, a Madrid, e in diverse città italiane (Roma, Milano, Torino, Padova, Brescia). Scioperi ci sono stati anche in Portogallo, Grecia, Polonia e Germania, dove pare la polizia si sia comportata in modo molto diverso, agevolando il corteo anziché impedirne l’avanzata.
Nel frattempo Israele lancia un missile sull’auto di Ahmed Jaabari, capo militare di Hamas, uccidendolo. Hamas giura sanguinosa vendetta. Gli Usa sostengono che Israele abbia diritto di difendersi, approvando inconsapevolmente (?) anche la dichiarata rappresaglia palestinese: è evidente che anche loro vogliono la guerra.
I ministri italiani fanno spallucce e lanciano condanne generiche contro le violenze (ma mi chiedo cosa ci sia di più violento che far pagare la crisi alle classi meno abbienti), senza chiedersi le motivazioni degli studenti (forse se li aspettavano un po’ più choosy).
Sia il governo, sia i media, sia la sinistra, dividono i “facinorosi infiltrati” dai “manifestanti pacifici”, senza chiedersi se sia una divisione artificiosa, di comodo o no (certo che è di comodo, ognuno per un motivo diverso), senza chiedersi le motivazioni che spingono alla rabbia, senza chiedersi se la questura sia stata in grado di controllare l’ordine pubblico o abbia commesso degli errori.
Io invece mi chiedo se sia giusto assegnare a un corteo un percorso che non comprenda il luogo dell’istituzione contro cui vuole protestare (se io protesto contro il parlamento, dove lo vorrei fare, secondo voi?).
L’assegnazione di un percorso secondo la questura più sicuro, diventa insicuro perché evidentemente “fuori strada” e non concorde al volere di chi organizza la protesta. E lo scontro (o l’errore) nasce in questo momento, poi sapere chi sia stato il primo a lanciare la molotov/bomba carta/lacrimogeno lo lasciamo ai discorsi da bar.
Come tutti sanno, la guerra si dichiara prima di combattere.
Noi la pensiamo come Pier Paolo Pasolini: siamo dalla parte degli offesi, quindi in primis le forze dell’ordine di prima fila e i manifestanti. I responsabili, anche questo lo sanno tutti, vanno cercati più in alto.
Le questure hanno voluto la guerra, i “facinorosi” hanno voluto la guerra, Israele e gli Usa vogliono la guerra, Palestina vuole la guerra. Ma attenzione, guerrafondai: ci sono i ministri tecnici/finanzieri/economisti che vi condannano, che paura, eh?!
Chissà come andrà a finire…?
Intanto a Gaza stanno bombardando (e non sono le uova sulle vetrine di Roma).