Corea del Nord, test atomico provoca sisma di magnitudo 6.3


Un terremoto del 6.3 scuote la Corea del Nord. Pyongyang comunica che ieri è stato condotto con successo il test di una bomba all’idrogeno. L’esplosione sotterranea a 10 km è 5 volte più potente della bomba di Nagasaki, ed è il sesto test atomic della Corea del Nord. Scatta l’allarme di Seul: il presidente Moon jae-in convoca il Consiglio di sicurezza e l’esercito sudcoreano alza il livello d’allerta predisponendo l’attivazione del “team di risposta” alla minaccia atomica. Shinzo Abe manda i jet giapponesi per verificare il livello di radioattività. Pechino invia aerei militari al confine.

Missile nordcoreano sorvola il Giappone, convoncato il COnsiglio di Sicurezza Onu


La Corea del Nord ha lanciato un missile sconosciuto che ha sorvolato il territorio giapponese. Le autorità di Tokyo hanno invitato i cittadini giapponesi di Tohoku a prendere precauzioni e trovare riparo nei rifugi sotterranei, sebbene non si conosca il tipo di missile sparato. Il proiettile non identificato sarebbe stato lanciato intorno alle 5.57 locali da Pyongyang (poco prima delle 23.30 ora italiana). Secondo l’agenzia sudcoreana il missile si è rotto il tre parti ed è finito in mare a circa 1.180 chilometri da Cape Erimo nell’isola di Hokkaido. Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha confermato che il missile ha percorso lo spazio aereo del Giappone.

E da Seul c’è stata subito anche una risposta “militare” al lancio del missile da parte di Pyongyang. La Corea del Sud ha tenuto manovre aeree con quattro caccia F-15 che hanno sganciato otto bombe MK-84 su target al Pilseung Range, campo militare sulla costa orientale: il portavoce presidenziale Park Su-hyun ha detto che il direttore della sicurezza nazionale Chung Eui-yong ha avuto un colloquio con la controparte americana H.R. McMaster sull’ultima “provocazione” del Nord.
Per questa mattina è stata convocata una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il Terzo Mondo si riorganizza: nuovi assetti politici in Asia


Forse non ve ne siete accorti, ma in Asia ci sono grandi movimenti che stanno modificando profondamente l’assetto politico.
La conferenza afroasiatica di Bandung, in Indonesia, si tenne la prima volta nel 1955 creando il termine e il concetto di “Terzo Mondo” in contrapposizione con il bipolarismo della Guerra Fredda, concetto poi ripreso da Tito con il Movimento dei Paesi non Allineati. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Movimento non seppe reagire al vuoto politico internazionale a causa dei molti contrasti interni (e i vari genocidi in Africa e in Bosnia), e per il fenomeno dei Paesi in Via di Sviluppo. Il Movimento esiste ancora, l’Iran ne pretenderebbe la sede, ma i grandi Paesi in Via di Sviluppo come Brasile e Cina o la stessa Iugoslavia (Serbia) che ne fu la fondatrice, sono presenti solo come osservatori.
In ogni caso, durante la conferenza afroasiatica di Bandung a Jakarta del 2015 il primo ministro di Tokyo, Shinzo Abe, e il presidente cinese, Xi Jinping, scattata, si sono stretti la mano: i due leader sembrano rilassati e in sintonia. Questo nonostante il discorso di Abe che ha espresso “profondo rimorso” per quanto accaduto durante la Seconda guerra mondiale, senza pronunciare formalmente le sue scuse, attese soprattutto dai rappresentanti cinesi e sudcoreani. Questo è importante se consideriamo anche che dieci anni fa, l’allora primo ministro Junichiro Koizumi, considerato il padre politico di Shinzo Abe, espresse le scuse formali.
Questo ri-raffreddamento dei rapporti Cina-Giappone si deve leggere alla luce di ciò che è successo qualche giorno fa in Pakistam, dove il presidente cinese Xi Jinping e il premier pakistano Nawa Sharif hanno cementato la relazione strategica che lega i loro due Paesi con una valanga di accordi per investimenti cinesi nelle infrastrutture e nell’energia per 46 miliardi di dollari. E’ un matrimonio perfetto quello tra Cina e Pakistan: non bisogna dimenticare che c’è l’India come fastidioso vicino comune (per esempio la questione territoriale irrisolta del Kashmir, conteso da tutte e tre le potenze).
In pratica la Cina si assicura un “corridoio energetico” lungo il Pakistan (attentati permettendo), una sorta di nuova “via della seta” che permetterà di evitare alla Cina il passaggio dal Mar Cinese e dallo stretto di Malacca, arrivando direttamente nel Golfo Persico.

Nuova moda dal Giappone: condanne a morte


Due condanne a morte sono state eseguite il 25 aprile 2013 in Giappone.
Le esecuzioni sono state effettuate per impiccagione e seguono quelle di tre giustiziati del 21 febbraio 2013, decise sotto il governo guidato dal premier conservatore Shinzo Abe, salito al potere sulla spinta delle elezioni politiche vinte il 16 dicembre scorso.
I detenuti giustiziati sono Katsuji Hamasaki (64 anni) e Yoshihide Miyagi (56 anni), affiliati alla Yakuza sono stati giudicati colpevoli dell’omicidio nel 2005 di due uomini legati a un clan rivale, freddati in un ristorante di Ichihara, nella prefettura di Chiba.