Meme-swarm e Microtrading, di Franco “Bifo” Berardi


Traduciamo un articolo di Franco “Bifo” Berardi, apparso il 4 febbraio 2021 su “Ill Will“, che ringraziamo: qui il link dell’originale in inglese.

Con l’inizio del secondo anno dell’Era della Pandemia, la battaglia finale tra l’umanità e il capitalismo sfrenato sta diventando brutta: il cappio si sta stringendo intorno al nostro collo.

La privatizzazione di tutto è stata la tendenza generale degli ultimi quarant’anni. L’11 settembre 1973, un assassino nazista sostenuto da Henry Kissinger rovesciò Salvador Allende e prese il potere in Cile, uccidendo trentamila militanti di sinistra. Da allora, l’economia è stata sottomessa ai sostenitori di Chicago della ricerca illimitata del profitto, con il suo programmatico taglio dei salari dei lavoratori. Così iniziò l’era duratura del Neoliberalismo, premessa della dottrina hitleriana della selezione naturale.

Nel primo mese dell’Anno 2 dell’Era della Pandemia, la Silicon Valley mette in scena il suo colpo finale: il Presidente degli Stati Uniti d’America (lo stesso che Dorsey e Zuckerberg avevano servito quando era un vincitore) viene privato del suo diritto di parola.

Lo stesso mese, Big Pharma prende il controllo della vita della maggior parte della specie umana, riaffermando il privilegio coloniale della razza bianca di predatori sul Sud globale: il nazionalismo dei vaccini annuncia la sua intenzione di frantumare completamente un ordine geopolitico già traballante.

I segni del caos sono ovunque: una democrazia liberale in dissolvenza è incapace di fermare la diffusione della guerra civile globale a bassa intensità tra le sue identità conflittuali.

Più recentemente, una nuova sequenza caotica è emersa nel campo della finanza, mostrando segni di diventare potenzialmente un fattore permanente di instabilità.

Genesi dello sciame

Se sono particolarmente interessato al lavoro dell’artista di Barcellona Max Esteban, è perché, oltre al suo lavoro come artista, ha un MBA dell’Università di Stanford, un dottorato in Economia e Commercio, ed è un esperto in questioni di finanza. Esteban sta attualmente lavorando a un progetto di critica visiva della follia finanziaria che sta infettando la mente contemporanea.

Twenty Red Lights (un video collegato a tre serie di venti foto ciascuna) è un tentativo di visualizzare sia le dinamiche finanziarie che gli effetti che il loro dominio ha prodotto a livello della vita quotidiana e dell’immaginario sociale: effetti di panico, aggressività e cinismo. Entrando nello spazio della mostra ci si trova di fronte a tre fotografie: edifici aziendali oscurati, finestre di banche fiocamente illuminate di notte. Nero, bianco, grigio, un tocco di blu e numeri rossi di tredici cifre. Codici bancari, password, crittografie, proliferazione di segni senza senso: mutismo e codice. Rumore accelerato, aumento della pressione sanguigna, empatia disattivata.

A Forest, il progetto che Esteban sta sviluppando ora, è un’indagine video sull’intelligenza artificiale e la natura della realtà: le immagini sono reali? la voce è reale? la nostra vita è reale? La simulazione semiotica ha trasformato profondamente la nostra percezione della realtà, e la finanza è un gioco basato sulla simulazione semiotica. Capire le regole del gioco finanziario è impossibile, perché queste regole cambiano continuamente. Non sono regole naturali, ma l’effetto di una negoziazione senza fine: una proiezione linguistica che si basa sul potere.

Il potere è essenzialmente definito come l’imposizione di regole di scambio (linguistico). In effetti, il denaro e il linguaggio hanno qualcosa in comune: entrambi non sono nulla, eppure muovono tutto. Il denaro è un segno senza significato. Il significato è definito dalla potenza dell’atto linguistico, e imposto dalla forza del soggetto dell’enunciazione.

Negli ultimi vent’anni Christian Marazzi ha ripetutamente affermato che l’accumulazione del capitale è sempre più un effetto del linguaggio. In Capitale e linguaggio, Marazzi spiega che la volatilità dei mercati finanziari non va attribuita alla discrepanza tra l’economia monetaria-finanziaria e l'”economia reale” (beni materiali prodotti e scambiati). La distinzione tra economia reale e monetaria è scomparsa nel 1971 quando Nixon ha cancellato la convertibilità del dollaro americano, rompendo così il legame tra denaro e realtà. O meglio, stabilendo un nuovo ordine della cosiddetta realtà.

L’atto di Nixon svelò bruscamente la natura semiotica del denaro, aprendo la strada al libero rapporto fluttuante tra segno e significato. Da quel momento, la distinzione tra “economia reale” ed economia monetaria è venuta meno: volatilità dei mercati finanziari e smaterializzazione (o meglio, mentalizzazione) del lavoro non sono che due facce della stessa medaglia. Dopo il 1971, il mercato finanziario ha cessato di essere una rappresentazione dell’economia “reale”, o un supporto monetario per i bisogni degli investitori “reali”. La Borsa si è trasformata in una fabbrica che crea denaro dal nulla, che scambia nulla con nulla, mentre genera effetti reali nella distribuzione sociale della ricchezza. Il concetto stesso di “realtà” a quel punto è diventato fragile e incerto e la relazione tra significante e significato ha cominciato a galleggiare:

“Il capitale non appartiene più all’ordine dell’economia politica: opera con l’economia politica come suo modello simulato… Il principio di realtà corrispondeva a un certo stadio della legge del valore. Oggi tutto il sistema è sommerso dall’indeterminazione, e ogni realtà è assorbita dall’iperrealtà del codice e della simulazione. Il principio di simulazione ci governa ora, piuttosto che il superato principio di realtà” (Jean Baudrillard)

Qual è il fattore decisivo in un regime di valori fluttuanti? Chi decide il prezzo di un bene? Chi decide il significato di un enunciato quando la relazione tra significante e significato è aleatoria? La risposta è: la forza.

Da quando il regime fisso di scambiabilità tra significante e significato è stato cancellato e sostituito da un regime di attribuzione fluttuante del significato, la logica del mercato finanziario (e del mercato in generale) è stata la violenza: la violenta affermazione della supremazia.

Il crollo finanziario del 2008 è stato l’effetto di un’accumulazione di atti di simulazione monetaria – derivati, credit default swap e, su scala più ampia, deficit e debito. All’improvviso la costruzione simulata è crollata e la società è stata costretta a pagare il conto: impoverimento, precarietà del lavoro, privatizzazione dei servizi pubblici, e così via.

Il debito era ed è il dispositivo linguistico che costringe l’uomo a sottomettere la sua vita allo sfruttamento [1].

Negli anni successivi, il movimento Occupy ha lottato per l’emancipazione della società dall’imposizione del debito, un’ingiunzione linguistica che minaccia direttamente la vita sociale. Per questo, è stato brutalmente represso e criminalizzato.

Il movimento Occupy è stato sconfitto perché le strade non sono il posto giusto per combattere un nemico astratto. Una molotov non è l’arma giusta per colpire un bersaglio fluttuante e intangibile.

Dieci anni dopo l’ascesa e la caduta di Occupy, stiamo ora assistendo all’emergere di una classe finanziaria molecolare che sta trasformando la ribellione contro il gioco capitalista in una partecipazione vendicativa al gioco. Questo nuovo attore finanziario molecolare e frammentato è spinto dalla dinamica dello sciame.

‘Sciame’ si riferisce qui alla coordinazione automatizzata tra le azioni di un corpo governato da un automa tecno-linguistico. Lo sciame è un organismo sovraindividuale risultante dalla coordinazione automatizzata di organismi individuali distinti. Introducendo macchine tecno-linguistiche nel flusso della comunicazione connessa, Semiocapital sta trasformando il corpo vivente della società secondo il modello dello sciame.

Lo sciame di meme in azione

Dall’inizio della pandemia, c’è stato un enorme aumento del numero di commercianti al dettaglio.

Milioni di disoccupati (principalmente uomini bianchi di diverse età), avventurieri e libertari infuriati, piccoli imprenditori rimasti senza lavoro a causa della serrata e delle conseguenti perturbazioni economiche hanno passato le loro giornate a comprare, vendere, commerciare e investire sugli schermi dei loro personal computer. Come risultato di questi innumerevoli piccoli investimenti individuali, un’enorme quantità di denaro si riversò nella macchina finanziaria, aiutando il mercato azionario a sopravvivere alla depressione diffusa.

Questi stessi investitori dilettanti hanno recentemente creato il caos nel mercato azionario muovendosi insieme in modo irrazionale, provocando ondate di disordine nel processo di trading. L’esuberanza irrazionale non è una novità nell’attività finanziaria, ma questa volta gli attori esuberanti sono una folla multiforme esclusa dal cerchio del potere. Lo sciame è il loro potere, e la regola dello sciame è la loro regola.

Questa folla di outsider è stata aiutata dalla totale deregolamentazione che l’amministrazione Trump ha supervisionato in campo finanziario. Come ha osservato Doug Henwood:

“È divertente vedere alcuni Wall Streeters lamentarsi che c’è qualcosa di ingiusto in questa azione, dato che questi sono i tipi di giochi che fanno tra di loro e con il pubblico in generale tutto il tempo. Parlano di azioni al rialzo o al ribasso, a seconda dei loro interessi, e complottano contro quelli che vedono come giocatori deboli o vulnerabili tutto il tempo. È solo che gli speculatori dilettanti con nomi come DeepFuckingValue che li stanno assalendo per ora sono il tipo sbagliato di persone. Non vivono a Greenwich in case con venti garage”.

Circa tre milioni di persone hanno preso parte al trading dello sciame di meme che ha alimentato il breakout di GameStop. La storia di GameStop è complicata: si basa sui tecnicismi della vendita allo scoperto, una sorta di sofisticato schema Ponzi che crea una bolla che a un certo punto deve prevedibilmente scoppiare.

“Si può scommettere che il prezzo di un’azione scenderà assumendo una posizione corta. Questo richiede che tu prenda in prestito le azioni da qualcun altro prima. Il vostro broker poi vende immediatamente le azioni. Poiché pensi che il prezzo scenderà ancora, sei calmo, freddo e raccolto. Aspettate che il prezzo scenda ancora, e poi ricomprate le azioni ad un prezzo più basso, in modo da poter restituire le azioni a chi ve le ha prestate” [2].

L’evento GameStop è particolarmente interessante perché è stato alimentato da meme. I commercianti si sono trasformati in uno sciame grazie alle strutture semitribali della comunità di Reddit e dei giocatori che hanno dato loro la forza di opporsi ai poteri consolidati degli hedge fund. I memi sono creatori di sciami perché facilitano la costruzione di identità provvisorie, collegando i cervelli individuali a un’intenzione automatizzata dalla rete. Lo sciame è l’automazione dell’attività di un corpo collettivo basato sull’attività cerebrale autoriflessiva degli individui, un fenomeno a cui Brett Scott si riferisce come surrealismo del mercato:

“[M]arket surrealism emerge, perché si scopre che tutti quei grafici che i trader tecnici guardano riflettono anche le azioni di altri trader tecnici. Se i trader guardano i trader che guardano i trader, piuttosto che guardare la società, il mercato cade in una zona crepuscolare” [3].

Vendetta tecno-finanziaria

Penso che dovremmo vedere l’evento GameStop come un episodio della guerra civile americana in corso. La guerra civile sta assumendo forme senza precedenti nel mondo in rete (hacking, interruzioni di rete, ecc.)

“Questa è una rivoluzione finanziaria” è il titolo di un articolo pubblicato dalla rivista (non proprio cripto)trumpista Zerohedge. Tra molti altri media provenienti dalla cosiddetta “galassia populista”, Zerohedge sta dando voce a una rabbia che nasce da una storia di umiliazioni economiche e sociali. La rabbia contro i poteri consolidati dell’élite finanziaria è espressa in queste parole:

“È una guerra di classe. È ora di reagire”; “C’è ed è stata una classe dirigente il cui unico scopo è quello di mantenere il potere. Ci illuminano col gas e ci fanno credere di sapere cosa sia meglio per noi. L’1% sa meglio del 99%. Non si tratta di azioni, questa è una rivoluzione finanziaria…”;

“La lezione è ovvia: quando facciamo casino, paghiamo il prezzo dei nostri errori. Ma quando le banche sbagliano, l’intero sistema finanziario viene in loro soccorso”;

“I piccoli investitori sono stati spennati per anni. È esasperante. La gente è arrabbiata. Abbiamo visto persone bruciare edifici in nome della lotta contro la discriminazione, altri scendere sul Campidoglio degli Stati Uniti, altri distruggere la vita delle persone via Twitter, e altri ancora aggredire i loro concittadini che non indossavano maschere” [4].

Naturalmente, ogni tentativo di offuscare o confondere la ribellione contro l’assassinio di George Floyd con l’assalto dei trader a Wall Street è ingiusto e fastidioso, sì. Il movimento insurrezionale che ha scosso il paese lo scorso maggio, come il movimento Occupy Wall Street dieci anni fa, erano tentativi di provocare un processo di ricomposizione di tutti gli sfruttati contro il potere. La perturbazione del micro-trading, al contrario, è una mera espressione dell’istinto proprietario egoista, ed è finalizzata a spillare un po’ di soldi e possibilmente un po’ di spazio in Borsa. Ma il punto è chiaro: tutti i segmenti della società americana sono in guerra contro tutti gli altri segmenti.

Finché prevarrà un egoismo segmentato e identitario, finché la solidarietà sociale sarà messa in ombra dall’istinto properitale, la tendenza prevalente non sarà l’insurrezione sociale ma la guerra civile.

Lo spirito Joker si sta diffondendo, da Capitol Hill a Wall Street.

La cultura della frammentaria classe sub-finanziaria che si trasforma sempre più in sciami non è una cultura della solidarietà e della trasformazione sociale, ma una cultura volta alla vendetta (e possibilmente un po’ di denaro).

Un modo di intendere il trumpismo è come un massiccio episodio di vendetta e umiliazione da parte di un ampio segmento della popolazione americana che aveva visto la sua mobilità sociale ridotta, le sue prospettive umiliate, lasciando il suo futuro radicalmente incerto. Nel suo libro Revenge Capitalism, Max Haiven ripercorre le radici dell’attuale regressione e la tendenza reazionaria che sta portando il mondo verso una nuova oscurità. Le sue radici si trovano nell’umiliazione e nella vendetta. Nel 2016, gli umiliati hanno scelto Trump perché lo hanno (correttamente) percepito come l’Umiliatore in Capo.

Trump ha promesso vendetta per umiliazione contro la Clinton, contro i messicani e contro i Wall Streeters, tra gli altri. Ora che l’umiliatore è stato umiliato a sua volta, i suoi seguaci si stanno vendicando contro istituzioni come il Congresso e Wall Street. Non si aspettano la vittoria, non si aspettano il cambiamento – vogliono solo vendetta. Cito ancora da Zerohedge:

“Questo è personale per me, e per milioni di altri. . . Lo sto rendendo il più doloroso possibile per voi […] Questa è la natura umana: facciamo cose strane quando siamo arrabbiati. Ma ci fa sentire meglio. […] Ma come dicono gli utenti di Reddit, non si tratta di soldi. È personale. È emotivo”.

E anche:

“Sono consapevolmente impegnati in un comportamento distruttivo (e autodistruttivo). A loro sta bene perdere soldi, perché sono arrabbiati”.

Il momento Joker è arrivato nella storia del mondo. Il momento in cui la produzione di massa di psicosi mette in pericolo la “normale” accumulazione di capitale. Ma l’accumulazione “normale” del capitale è già una fonte principale di psicosi. Quindi, cosa c’è dopo?

Il capitalismo neoliberale è stato a lungo un focolaio di frustrazione: alla gente è stata promessa prosperità, affidabilità, persino felicità, ma tutte queste promesse neoliberali si sono rivelate inganni. L’industria dell’intermediazione al dettaglio promette la fuga dalla miseria quotidiana dicendo alla gente (in particolare ai maschi bianchi) che sono destinati alla grandezza del mercato e al successo economico. Un’altra promessa ingannevole, come tutte le altre. Tuttavia, non è troppo tardi per un po’ di vendetta.

Note

[1] Su questo punto, vedi Maurizio Lazzarato: The Making of Indebted Man, Semiotexte, 2012.

[2] Alexis Goldstein, “What Happened with Gamestock?” Markets Weekly.

[3] Brett Scott, “La vera lezione della storia di GameStop è il potere dello sciame”, The Guardian.

[4] “Come finisce tutto questo?”, “Questa è una rivoluzione finanziaria”, Zerohedge.

 

Che cos’è il Nuovo Ordine Mondiale (NWO)?


Secondo il complotto del Nuovo Ordine Mondiale, il cui acronimo è NWO (New World Order), un presunto gruppo di potere oligarchico e segreto si starebbe adoperando per prendere il controllo di ogni organizzazione statale del mondo.
Una delle menzioni iniziali del NWO sarebbe contenuta nella dichiarazione del 1975 del Presidente statunitense Gerald Ford: “Dobbiamo unirci per costruire un nuovo ordine mondiale […] Al meschino concetto di sovranità nazionale non dev’essere permesso di distoglierci da quest’obiettivo”. Il testo è in realtà un rimando all’importanza della sovranazionalità nelle decisioni politiche internazionali, e non è legato alla presunta organizzazione oggetto della teoria cospirativa.
In questa teoria vengono richiamati a far parte del presunto complotto, gli Illuminati (leggi nostro articolo), il Quarto Reich, l’ONU, gli Stati Uniti, la comunità ebraica e la nuova massoneria.
Anche note organizzazioni internazionali quali la Banca Mondiale, l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), il WTO (World Trade Organization), l’Unione Europea e la NATO sono spesso elencate come sotto-organizzazioni per lo sviluppo del Nuovo Ordine Mondiale. Infine, la maggior parte delle famiglie potenti e influenti, quali i Rothschild, i Rockfeller, la JP Morgan, la famiglia Du Pont, la famiglia Bush, il casato Windsor, così come i monarchi europei e il Vaticano, sono secondo alcuni complottisti membri del NWO.
Lo stesso attacco alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 farebbe parte del disegno del NWO e sarebbe stato organizzato a tavolino da questi signori.
In quest’ottica non è difficile creare un vero e proprio “calderone” di teorie e sottoteorie, a volte discordanti, tra le quali citiamo, a grandi linee:
1) Gli anarco-insurrezionalisti, gli ecologi radicali e i neo-Luddisti, a volte sostengono che c’è o può esistere un’esplicita organizzazione cospirativa.
2) Le ideologie cristiano-evangeliche fondamentaliste includono un elemento religioso preminente nella cospirazione, basato sugli antichi testi evangelici e biblici: l’anti-Cristo.
3) Altri sostengono una Teoria del Controllo, riguardante il controllo della mente e della società anche mediante la dispersione degli agenti chimici nell’atmosfera via aerea (scie chimiche o anomale), esperimenti sul controllo delle meteorologia e dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche, esperimenti riguardanti il controllo della mente e la sua conseguente manipolazione da parte della CIA (MK-ULTRA), influenza di extraterrestri, l’Area 51, la Base Dulce, fino a includere la storia antica dell’uomo, in cui si troverebbero tracce di queste attività umane o extraterrestri.
4) Un’ulteriore teoria è chiamata “Signoraggio” e prevede l’abolizione del denaro contante il quale, secondo i sostenitori, andrebbe gradualmente sostituito da quello elettronico utilizzabile sotto forma di carte magnetiche o microchip a bassa frequenza impiantati sottopelle. Secondo i sostenitori di questa teoria, una volta preso saldamente il potere, il NWO potrebbe controllare ogni singolo essere umano sia negli spostamenti che nelle transazioni di denaro, ricattando all’occorrenza chiunque possa agire contro gli interessi della nuova dirigenza planetaria.
Purtroppo la concomitanza (e la concorrenza) di teorie potrebbe screditare quello che c’è di vero in alcune di esse e infatti molti complottisti sono convinti che i fautori del NWO lavorino per creare teorie del complotto sempre nuove e fantasiose proprio per screditarle tutte. Il complottismo del complottista.
Giunti a questa deriva, paradossalmente il Nuovo Ordine Mondiale pare più un Vecchio Caos Globale.

Per rendere costruttivo il ragionamento bisogna innanzitutto fare delle distinzioni:
1) Separare il NWO dall’ufologia.
2) Distinguere il NWO dagli Illuminati.
3) Concepire il NWO non come potere effettivo, ma come volontà di una parte del mondo, in questo caso dei cosiddetti “poteri forti”, ovvero qualsiasi persona, istituzione, o famiglia che ha dei reali ed effettivi poteri sulla società o parte di essa.
Infatti, come insegna la Storia, non è mai stato possibile racchiudere l’intero controllo mondiale in una persona, un impero o un’istituzione. Anche l’Impero Romano, quello Cinese o il Papato hanno avuto un potere forte, ma mai assoluto, e sempre contrastato da altri poteri concorrenti o dal “popolo” stesso.
Oggi la coscienza dei cittadini è molto più consapevole e informata del passato, e per questo l’opinione pubblica stessa è considerata (anche dai poteri forti), un elemento di forte influenza (e la stessa esistenza del complottismo ne è un’evidenza).
Concepire un potere unico come il NWO è assurdo perché ce lo insegna la Storia: regimi con tendenze “assolutistiche” ci sono e ci sono stati, ma più erano forti e assolutistici e con maggiore forza sono stati combattuti. Elenco i casi più eclatanti, ma la lista potrebbe non finire più: il Papato (contrastato dalla Riforma), il Nazismo (combattuto dagli Alleati), il Comunismo e l’Imperialismo statunitense (che si sono opposti tra di loro in una grande Guerra Fredda).
Se da un lato, però, non dobbiamo credere all’esistenza di un “mostro” che controlla il mondo, non possiamo negare gli effetti che hanno “i suoi tentacoli”. La volontà di raggiungere un NWO, o un potere che sia forte nel mondo, esiste ed è sotto gli occhi di tutti: esistono istituzioni non elette democraticamente (come i già citati FMI, WTO e la Banca Mondiale e le relative lobbies) che hanno un’innegabile ed evidente influenza nel mondo.
Si può quindi concludere parlando di “influenze di potere” esercitate dai soggetti sopra elencati, dalle istituzioni, dalle grandi famiglie, dai dirigenti di multinazionali del petrolio, della farmacologia e dell’informatica, fino al Vaticano, che hanno reali influenze sulle decisioni mondiali.
Questo fenomeno, che è stato esercitato dall’antichità fino a oggi e si trasforma e si adegua (a volte “travestendosi”) a seconda dell’epoca che sta vivendo, ha poco da nascondere e molto da mostrare, e si traduce in una semplice parola: “Potere”.
Noi abbiamo due possibilità: far sentire la nostra voce (la famosa “opinione pubblica”), e fare leva su una caratteristica del potere, che è quella dell’esclusività: ogni potere tende a escludere e annichilire altri pretendenti al potere, e si creano così condizioni di equilibrio tra poteri forti che riescono a ridurre la loro influenza globale. Così è stato durante la Guerra Fredda, con il Comunismo che faceva da contraltare all’Imperialismo capitalistico. Oggi va un po’ peggio, perché c’è un potere meschino che contrasta la Civiltà del Capitale: il fondamentalismo religioso.
Cominciamo a ragionare in questi termini prima di descrivere alieni che insegnano agli egiziani a costruire astronavi a forma di piramide o Bush che schiaccia il pulsante l’11 settembre.

Chi c’è dietro la crisi: facciamo i nomi


Cerchiamo di analizzare la crisi per cercare cosa sta succedendo veramente e chi sono i veri responsabili. Giustamente i Tg nazionali, avendo un pubblico generalista che deve comprare i servizi pubblicizzati, non può approfondire più di tanto la questione. Noi cercheremo di farlo usando un linguaggio il meno possibile specialistico.
Cominciamo dall’inizio: 2006.
Già in quell’epoca ci sentivamo dire che “prima o poi la bolla immobiliare sarebbe scoppiata”. S’intendeva che l’aumento degli immobili del 10% annuo non poteva andare avanti perché era un aumento fasullo (infatti il valore catastale era sempre più lontano da quello commerciale) causato dagli speculatori del caso (società edili, agenzie immobiliari, banche che elargivano prestiti).
La causa primaria di questo aumento era infatti il prestito indiscriminato, anche a chi non se lo poteva veramente permettere. Ma questo aumento giovava apparentemente a tutti. Vediamo perché.
Il “mutuo facile” accontentava chi aveva sempre vissuto in una casa modesta: mutui di centinaia di migliaia di euro a tasso variabile permettevano, in 30 o 35 anni (in altri Paesi, come il Giappone, si arrivava a 50 anni o più, regalando di fatto ai figli un debito enorme), rate di partenza abbastanza basse da permettere loro di acquistare una villetta o un appartamento molto più grande di quello posseduto prima. Si è visto di tutto: operai con quadrilocale in città, villetta al mare e in montagna e via dicendo.
Il “mutuo facile” accontentava le banche che spremevano gli ingenui compratori con tassi da strozzini e Spread arbitrari (lo Spread, in questo caso, è un tasso aggiunto al tasso nominale).
Il “mutuo facile” incrementava le compravendite di immobili, rendendo felici le agenzie.
Incrementando le compravendite, s’incrementava il valore commerciale degli immobili, facendo guadagnare le banche (prestito più alto, maggiori interessi), le agenzie (che lavorano a percentuale) e i proprietari di casa, che si trovavano di colpo a possedere case milionarie.
Naturalmente, procedendo così, il valore era sempre più fasullo, i tassi tendevano ad aumentare a causa degli eccessi di prestito e tutti sapevano che non poteva andare avanti all’infinito. Ma nessuno ha cercato di invertire la tendenza per tempo. Stato o governi compresi.
Si sapeva già chi erano i colpevoli, ma si lasciava fare.
Così, l’esplosione preannunciata della bolla immobiliare avvenne alla fine del 2006 negli Stati Uniti, lo Stato che aveva più estremizzato il sistema dei prestiti e dei debiti.
Negli Usa, e nel mondo anglosassone in generale, si usavano infatti molti mutui subprime, letteralmente mutui a clienti “sub”-prime, quindi sotto il livello di chi poteva effettivamente permetterseli.
Le banche prestavano soldi a chi probabilmente sarebbe diventato insolvente perché il maggior rischio veniva compensato da un maggior guadagno, quindi tassi di interesse più alti, che chi si vedeva realizzare il sogno di una casa grande era disposto a pagare. Inoltre, in uno scenario di tassi e prezzi degli immobili in crescita, la segreta speranza era proprio che dopo un tempo ragionevolmente breve il mutuatario non riuscisse a onorare il pagamento e gli si potesse legalmente sottrarre l’immobile, rivendendolo a prezzo altissimo.
In questo senso, una vera circonvenzione di chi non poteva comprendere questi machiavellici meccanismi finanziari. Una pratica che i governi avevano l’obbligo di impedire, dato che il loro compito è anche quello di difendere le classi meno difendibili. Ma ciò non hanno fatto, evidentemente perché i loro componenti avevano il propri interessi.
In effetti successe proprio come previsto, i tassi variabili aumentarono (fenomeno che si verificò anche in Italia) finché i proprietari non riuscirono più a pagare le rate, divenendo insolventi.
Quello che i dirigenti delle banche non previdero (oppure preferirono guadagnare a sproposito prima di andare in pensione, lasciando i debiti in eredità) è che gli insolventi si moltiplicarono in numero tale da far saltare i conti delle banche.
La crisi diventò palpabile nel febbraio-marzo 2007 e nel settembre-ottobre 2008, bimestre in cui scomparirono le banche d’affari più note: il 15 settembre 2008 Lehman Brothers dichiara la bancarotta, il 22 settembre Goldman Sachs e Morgan Stanley diventano banche normali. Tutti gli indici borsistici mondiali fltterono in maniera consistente, arrivando mediamente sui livelli di 10 anni prima.
Questa prima crisi (detta dei subprime statunitensi) si è poi ripercossa in Europa e nei Paesi in via di sviluppo, per il carattere globalizzato dei mercati finanziari odierni. Infatti, qualunque titolo può essere mercanteggiato: se si possiede un credito, anziché aspettare che il debitore compia il suo dovere restituendelo, si può rivenderlo.
In sostanza, diventa un’obbligazione garantita dal credito, e psicologicamente cessa di essere un mutuo pagato da una persona che se non paga perde una casa e finisce in mezzo a una strada, e così i crediti derivati da mutui subprime vennero venduti senza limiti in tutto il mondo. In Italia un po’ meno che altrove, grazie a una maggiore prudenza e alla resistenza psicologica di basare l’economia personale sul mercato del credito.
Così, dal 2010, la crisi ha preso una nuova forma e sembra che l’Europa e in particolare i Paesi più deboli dell’Unione Monetaria (i PIGS: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, a cui segue a ruota l’Italia) stiano subendo l’attacco di nuovi speculatori che, in pratica, riscono a mettere in difficoltà interi Paesi (preferibilmente i più deboli per vari motivi) semplicemente controllando la compravendita dei titoli di Stato.
E questo mette in luce un altro fenomeno: negli ultimi 15 anni circa i mercati finanziari sono dominati da pochi grandi operatori che controllano il 70% dei flussi finanziari che quindi permette loro di controllare i mercati.
Si tratta di una quindicina di banche e società di intermediazione mobiliare, tra cui J.P. Morgan, Bank of America, Citybank, Goldman Sachs, Hsbc, Deutsche Bank, Ubs, Credit Suisse, Citycorp-Merrill Lynch, Bnp-Parisbas. Oltre loro ci sono una miriade di piccoli risparmiatori che non contano nulla. Occupay Wall Street ha diffuso un elenco con i nomi e cognomi dei dirigienti e dei manager senza dubbio coinvolti nella questione. Sappiamo chi sono i colpevoli (almeno una parte), chi sono i famosi speculatori capaci di demolire l’economia di un Paese, di distruggere una moneta, di portare al fallimento grandi società e molto altro. Sono talmente potenti che dal 1994 dettano legge anche alla Federal Reserve USA (quindi con l’appoggio del governo), che da allora propone e attua politiche monetarie sostanzialmente a favore delle banche d’affari, garantendo la liberizzazione totale dei movimenti di capitale nel mondo con cui spostano liquidi da un Paese all’altro senza costi o vincoli e la possibilità di determinare in modo virtuale il valore delle monete.
Infatti, fino al 1971 il dollaro (moneta di riferimento mondiale) era agganciato all’oro, quindi si poteva quantificare il suo valore, da quell’anno il valore di tutte le monete è invece determinato dagli stessi mercati finanziari. Questo fenomeno, del controllo totale dei mercati finanziari, compresi quelli dei Paesi sovrani e delle monete nazionali, è chiamato “Signoraggio“. Avete letto sulle vecchie banconote della lira e ora dell’euro? Prima c’era scritto “Repubblica Italiana” (per esempio nella banconota da cinquecento lire), poi “Banca d’Italia” (dalle mille lire in poi), che è un’istituzione privata (Bankitalia).
La speculazione avviene tramite un’ampia serie di “strumenti”, dalle vendite allo scoperto a derivati di tutti tipi e usi, spesso fuori dal controllo degli organi istituzionali e spesso illeciti.
Per esempio, abbattono il valore del denaro oppure speculano sulle materie prime, aumentando il prezzo del grano o del petrolio.
Infine, speculano sui titoli di Stato come sta accadendo ora indebitandolo ancora di più.
In definitiva, credo che il quadro sia ora più chiaro.
Un fenomeno predatorio da rendere illegale come il prestito subprime, ha creato una crisi e ha messo in luce, suo malgrado, le vere pratiche della finanza d’assalto e, in ultima analisi, del capitalismo sfrenato.
Speculatori, banche, assicurazioni, mediatori creditizi, agenzie finanziarie, agenzie e periti immobiliari, con la connivenza delle agenzie di rating e dell’assenza della difesa dei ceti deboli e medio bassi da parte dello Stato, stanno ricreando la “nuova aristocrazia mondiale”.

Ora forse non sembrerà più tanto una follia creare una Neorepubbblica autonoma, richiamando l’attenzione dell’assenza (o connivenza) dei governi che contano o delle classi colpite dalla crisi, soggiogate da queste nuove istituzioni finanziare.
Già dal 2003 al 2006 il nostro capo di Stato Lukha B. Kremo girava l’Italia “urlando” nei suoi reading inquietanti ammonimenti nei confronti di banche, assicurazioni e finanza, preso forse per un demagogo o un folle predicatore.
Quello che “predica” oggi non è solo una semplice Tobin Tax (tassa sulle transazioni finanziarie), che è un inutile palliativo, ma un’Europa e un mondo politico che controlli il mondo della finanza e non il contrario, delle leggi che tutelino contro questi giochi finanziari, i prodotti derivati e il gioco d’azzardo in generale (che altro non sono).
Noi non siamo ottimisti: per il momento i governi fomentano sempre di più il gioco d’azzardo (qualche anno fa almeno non lo promuovevano con stupide lotterie e gratta-e-perdi), e l’Europa istituisce il MES, altra istituzione non democratica per il controllo dei conti dei singoli Stati (vedi il nostro articolo). In definitiva, troppi speculatori fanno parte della stessa famiglia di governanti e parlamentari: non c’è da aspettarsi niente di buono se non la solita accorta tutela dei grandi capitali.
Il consiglio, a noi singoli cittadini, è staccarsi progressivamente il più possibile da questo sistema finanziario (basta prestiti, conti correnti e assicurazioni), far sentire la propria voce nelle piazze e non dare mai la fiducia a un politico in perpetuo, ma verificare, mese per mese, i suoi effettivi interessi e la resistenza ai poteri forti.

Vaticano: uno dei centri del capitalismo malato: lo IOR


Lo IOR (Istituto per le Opere Religiose) è la banca centrale del Vaticano, ma non strettamente della Santa Sede, che invece è l’APSA, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ed è quindi riconosciuto come un istituto di credito ordinario.
L’11 febbraio 1887, papa Leone XIII costituì la “Commissione delle Opere Pie” che nel 1908, su iniziativa di papa Pio X, fu rinominata “Commissione amministratrice delle Opere di Religione”.
Nel 1941, sotto Pio XII, l’amministrazione speciale assunse la denominazione di “Amministrazione delle Opere di Religione”.
Lo IOR consta di 130 dipendenti, un patrimonio stimato (nel 2008) di 5 miliardi di euro, 44000 conti correnti, riservati a dipendenti vaticani, ecclesiastici e ad una ristretta quantità di enti privati.
Rilevanti sono gli investimenti esteri, in prevalenza in titoli di Stato o portafogli a basso rischio. Gli interessi medi annui oscillano dal 4 al 12% (18% negli anni di Giubileo) e, non esistendo tasse all’interno dello Stato vaticano, si tratta di rendimenti netti.
Per quanto riguarda gli utili conseguiti, essi non vanno corrisposti ad azionisti, che nel caso dell’Ente non esistono, ma sono devoluti in favore di opere di religione e di carità.
Lo IOR è stato creato con la funzione di amministrare i capitali degli ordini religiosi, degli istituti religiosi maschili e femminili, delle diocesi, delle parrocchie e degli organismi vaticani di tutto il mondo.
Lo IOR è stato e continua ad essere molto ambito per chi possiede capitali che vuol far passare “inosservati”: il bilancio e tutti i movimenti che vengono fatti dall’Istituto sono noti solo ed esclusivamente al Papa, al collegio dei cardinali che lo gestiscono, al Prelato dell’istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione generale e ai revisori dei conti.
Per molto tempo a capo dell’Istituto e’ stato Paul Marcinkus, cardinale coinvolto in numerosi scandali, ma in generale la IOR è sempre stata coinvolta in scandali (Sindona, Scandalo del Banco Ambrosiano, scandalo Enimont, Operazione Sofia, caso Fiorani-BPI, caso Anemone-Grandi Opere, dobbiamo continuare?)
Lo IOR è il centro di un’organizzazione mondiale di banche controllate dal Vaticano. Molto semplice è qualsiasi trasferimento di denaro attraverso lo IOR, con la garanzia dell’assoluta riservatezza, poiché Città del Vaticano non ha aderito (fino al 1° aprile di quest’anno!), ai patti internazionali antiriciclaggio (vedi nostro articolo a riguardo).