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Jarmo Sermilä per Music: Response (Mail4Freedom)


Il musicista finnico Jarmo Sermilä contribuisce al progetto Music:Response con ben 6 suoi cd, At Bizarre Exit (1992), Other Reflections: Electr-Acoustic Works (1994, con Patrick Kosk e Otto Romanowski), Survey of Sounds: Finnish Electro-acoustic Music (1997, con Usko Meriläinen, Herman Rechberger, Otto Romanowski, Jukka Ruohomäki), Random Infinities (1997), Mechanical Partnership (2000) e Technogourmet (2001, con Emil Viklicky). Trombettista e improvvisatore incarna perfettamente lo spirito di scambio musicale e l’importanza dell’improvvisazione, della musica elettronica e acustica. (Scorrete fino in fondo se volete ascoltare qualcosa.)

Kosk-Romanowski-Sermilä

Kosk-Romanowski-Sermilä

Random Infinity

Random Infinity

At Bizarre Exits

At Bizarre Exits

Technogourmet

Technogourmet

Mechanical Partnership

Mechanical Partnership

Survey of Sounds

Survey of Sounds

La produzione di Jarmo Sermilä spzia tra jazz sperimentale, elettroacustica ed elettronica improvvisativa. Essendo egli un trobettista, proponiamo il brano Urbanology 5 dall’album At Bizarre Exit del 1992, e un estratto di Hommage à Jules Verne, dall’album Survey of Sounds.

Sperimentare o battere cassa?


Il Console Kaotico di Lombardia contribuisce al dibattito aperto da Colonel XS circa la sperimentazione che non sperimenta, con un suo punto di vista da musicista.

“Se è vero che alcuni (molti o pochi?) cavalcano l’onda della sperimentazione per proporre prodotti davvero poco illuminati è altrettanto vero che ci sono ancora artisti che cercano ostinatamente e appassionatamente nuove strade e nuovi suoni e approcci cercando di presentare qualcosa, se non di assolutamente nuovo, di stimolante per l’ascoltatore.
Il periodo in generale poco aiuta, il cambio generazionale probabilmente non ha creato una nuova schiera di sperimentatori, l’ascoltatore medio oggi è sicuramente più distratto e quindi anche poco ricettivo il che contribuisce a una certa sterilità in molti campi artistici.
L’uso delle nuove tecnologie aiuta in un senso permettendo a molti un avvicinamento agli strumenti e alle macchine impensabile fino a pochi decenni fa; il limite invece è il proliferare di prodotti all’interno dei quali il fruitore spesso fa fatica a distinguere il bello dal brutto.
Senza fare dietrologia, anche se a me Retromania è piaciuto parecchio, mi sembra che questo fenomeno ci sia sempre stato con l’aggravante che ai tempi del vinile e dei primi cd si scopriva la vaccata solo dopo l’acquisto.
Oggi è molto spesso, se non sempre, possibile un ascolto a costo zero, una specie di trailer che permette di andare sul sicuro in caso di acquisto.
I gusti sono sempre personali; quello che io reputo interessante, per altri è di difficile ascolto se non addirittura irritante.
E personalmente ritengo perdita di tempo altro che non cercare nuovi artisti e nuove proposte interessanti nel panorama di gigabyte.
Il problema semmai, per il fruitore, è la mancanza di curiosità che fa da stimolo sia a lui stesso che agli artisti che propongono le proprie opere e l’assenza quasi cronica di spazi in cui gli artisti si possono esibire. Negli ultimi tempi i locali cosiddetti alternativi sono interessati quasi esclusivamente a fare cassa, come un qualsiasi locale privato, puntando sempre e solo su generi musicali “sicuri” senza aver voglia di dedicare spazio a realtà diverse e controcorrente.
È chiaro che poi tutto si affievolisce e si inaridisce.
Un caro saluto

Il console di Lombardia
Massimo Mascheroni – ODRZ
http://www.odrz.org”

Sulla sperimentazione musicale e non solo


Comunicato Ufficiale del Ministro del Nulla Alex Nasi aka Colonel XS

“Dichiaro morta la SPERIMENTAZIONE CHE NON SPERIMENTA!”, altro che non voler imparare gli strumenti nascondendosi dietro farlocche pretese dis-imparatorie! Signori, la MUSICA è una parola elevata; quella che intendete voi è la musicoterapia per infanti ritardati che battono i campanellini”.

di COLONEL XS

Con questa spietata e perentoria affermazione, pubblicata alcuni giorni or sono sulla mia pagina FB, volevo porre l’accento sulla faciloneria con cui tanti (sempre più, ahimè) si elevano al rango di musicisti elettronico-sperimentali. Da tempo assistiamo al sempre più ingombrante uso del computer, che sostituisce lo studio di registrazione (costoso e già per questo fonte di una prima scrematura), e al proliferare etichette casalinghe, nel migliore dei casi, quando non addirittura inesistenti o puramente virtuali.

Come può un consumatore differenziare ed orientare i propri ascolti tra una ragionevole offerta via web e la deviazione/distrazione data da una ciurma di “amiconi/perditempo/provocatori”, se non dopo una ragionevole perdita di tempo, per l’appunto?
Spesso purtroppo si uniscono anche musicisti affermati e/o storicizzati, che, fermi nella loro autoreferenzialità non sanno più discernere tra la mera qualità di un suono e la compiutezza di una “composizione”, sia essa canzonettara o puro ambiente sonoro; così come tante labelunderground “ufficiali” che non possono più far altro che sparare nel mucchio e cercare di imbroccarla giusta, sempre che non limitino anch’esse la scelta su parametri “amicali”.

E qui casca l’asino: basta forse la qualità sonora sempre più facile da raggiungere – o, meglio, imitare – (ah, la “cameretta-generation”…)? Serve a qualcosa infestare il web con un’inondazione di gigabyte di cazzate, tra cui è sempre più difficile districarsi?

Nossignori! Non giova a nessuno: né a chi la musica la fa, né a chi ne è un semplice fruitore. L’unico risultato sulla distanza è la disaffezione per la ricerca (in tutte le sue accezioni). Cerchiamo il nuovo nel vecchio, proprio perché il “nuovo” ha cessato la sua spinta verso le “nuove frontiere”, verso un “oltre” che è (era) sempre un po’ più in la, continuando ad attorcigliarsi e contorcersi (al pari di una serpe cui è stata mozzata la testa – si, la testa, notoriamente sede dell’intelligenza e dell’ingegno), perdendosi nel mare dell’ovvietà.
Questo mentre da più parti si corre ad elevare a “nuova” (che palle!) Bibbia il saggio “Retromania” di Simon Reynolds, spesso portato ad emblema proprio da coloro che, come già dall’enunciato, “rinunciano ad imparare l’uso e la pratica di uno strumento” nascondendosi dietro banali citazioni di Tzara o Picasso (roba vecchia di un secolo o giù di lì, dunque), annunciando l’importanza (o piuttosto l’impostura?) del dis-imparare.
Bene. Il dado è tratto, come diceva qualcuno, e il mio punto di vista mi sembra chiaro.
Si apra il dibattito!

Il vostro amato (od odiato che sia)

Colonel XS