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Tre giorni di rivolte nella Salomone dopo il colpo di Stato (pro-Cina)


I disordini sono iniziati mercoledì quando centinaia di persone hanno protestato per chiedere le dimissioni del primo ministro Manasseh Sogavare per via la decisione di riconoscere Cina anziché Taiwan. Sogavare sostiene che all’origine dei disordini di questi giorni ci siano potenze straniere, contrarie alla decisione presa nel 2019 dal suo governo di non riconoscere più diplomaticamente Taiwan ma la Cina. La polizia delle Isole Salomone ha sparato colpi per disperdere i manifestanti che cercavano di raggiungere la residenza privata del primo ministro a Honiara, la capitale dell’arcipelago che ha una popolazione di 80mila abitanti ed è sprofondata nel caos da tre giorni.

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Xi Jinping: Taiwan sarà riunificata, no a interferenze esterne


Il presidente Xi Jinping, alle celebrazioni per i 110 anni dalla Rivoluzione del 1911, ha affermato che la questione Taiwan è una questione interna alla Cina e non ammette interferenze esterne, aggiungendo che la soluzione di Taiwan “è determinata dalla tendenza generale della storia cinese, ma, cosa più importante, è la volontà comune di tutto il popolo cinese. La riunificazione nazionale con mezzi pacifici serve al meglio gli interessi della nazione cinese nel suo insieme, compresi i connazionali di Taiwan.”

Il Consiglio di Taipei per gli affari con la Cina, in risposta ai giudizi sulla riunificazione di Xi Jinping, ha replicato che di fronte alle ambizioni del Partito comunista cinese la presidente Tsai Ing-wen ha più volte ribadito che non cederà né avanzerà, e che Solo i 23 milioni di taiwanesi hanno il diritto di decidere.

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Taiwan teme invasione della Cina


Dopo l’incursione di 38 jet militari della Cina nello spazio aerei di Taiwan, oggi il Ministro della Difesa Chiu di Taiwan Pechino ha già le capacità adesso, ma non inizierà facilmente una guerra. La Cina rivendica Taipei come parte “inalienabile” del suo territorio promettendo la riunificazione anche con l’uso della forza. Il governo di Taiwan, al contrario, afferma che l’isola è già una nazione sovrana senza bisogno di dichiarare l’indipendenza.

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Venti di pace in Corea. Il capo della Cia da Kim Jong-un


L’incontro, rivelato solo ieri, che ha visto Mike Pompeo nelle vesti di direttore della Cia recarsi a Pyongyang a parlare con Kim Jong-un è il primo tra alti livelli ufficiali Usa e Corea del Nord da 18 anni. Trump ha fatto trapelare la notizia di questo incontro avvenuto nei giorni della scorsa Pasqua, il che vuol dire, a distanza di qualche settimana, che l’incontro è andato bene e che ci sono stati anche degli sviluppi. Dal 1953 esiste solo una tregua fra i due paesi, la possibilità oggi invece potrebbe essere un vero trattato di pace, come quello che fecero le due Germanie, e l’apertura condizionata del 38esimo parallelo. Tutto questo è avvenuto anche grazie alla Cina. Adesso il misterioso incontro fra Xi Jiping e Kim Jong-un a Pechino ci appare chiaro nei suoi contenuti.

Però attenzione: questa notizia dell’incontro con Pompeo arriva nelle stesse ore in cui la Cina sta facendo per la prima volta nella storia manovre militari navali a largo di Taiwan. Che significa “cediamo la nostra influenza sulla Corea del Nord, ma non toccateci Taiwan”.

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Taiwan non esiste più


Ancor prima dell’insediamento alla Casa Bianca, una telefonata di Donald Trump con Taiwan aveva rischiato di mettere in crisi i rapporti diplomatici con Pechino. Allora aveva sostenuto di non prendere ordini da Pechino e di non sentirsi vincolato alla politica di “una sola Cina” fino a quando non ci fossero state concessioni commerciali. Ma ora Trump fa retromarcia e accetta di onorare la tradizionale linea politica americana, su richiesta del presidente Xi Jinping, con cui ha avuto una telefonata “lunga ed estremamente cordiale”.