Nepal: migliaia di morti, ma a noi interessano solo i 22 alpinisti (e il manager di Google!)


Un nepalese seppellito dalle macerie

Un nepalese seppellito dalle macerie

In Nepal terremoto disastroso. 7.9 e 6.7 Richter le due scosse maggiori. A Kathmandu si stanno contando i morti, che al momento sono più di 2500 (ma se ne stimano 10000!), oltre alle migliaia di feriti e dispersi, ma moltissimi villaggi sono ancora irraggiungibili. Non sarà facile e sicuramente non breve avere il bilancio definitivo. Ma tutti i media riportano anche le conseguenti valanghe sull’Everest che hanno ucciso almeno 22 alpinisti (al momento ci sono anche decine di dispersi). Anzi, pare che siano questi alpinisti (o qualche altro turista facoltoso) a destare il maggior clamore, più che le migliaia di nepalesi che vivono in case fatiscenti, addossate una sopra l’altra senza alcun piano regolatore o dispositivo antisismico. Non solo, tra questi privilegiati alpinisti, c’erano addirittura tre dipendenti di Google, di cui un manager essenziale alla vita umana sul pianeta. Ci sono altri dispersi, che si tratti di manager di Facebook o WhatsApp?
Questa è la conferma che, anche nello stesso identico disastro, i morti hanno un peso diverso.
Considerazione personale: a me, di Google, con la sua politica di acquisizione e controllo di tutte le nostre informazioni, non me ne frega proprio un cazzo.

La Neorepubblica Kaotica rivendica l’isola Ucronia al largo del Pakistan


La neorepubblica Kaotica di Torriglia rivendica ufficialmente l’isolotto nato ieri a sud del Pakistan, a circa 1 chilometro e mezzo da Gwadar a causa della forte scossa di terremoto, dandole il nome di Ucronia: si tratta di un’isola lunga circa 200 metri, larga 100 e alta circa 20.

Isola Ucronia, 2013 Pakistan

Isola Ucronia, 2013 Pakistan


Nonostante si trovi nelle acque territoriali, non trattandosi appunto di acqua, la Neorepubblica Kaotica di Torriglia la rivendica per farne un’isola “libera”, una terra di nessuno, priva di sovranità, regolata da norme internazionali che ne tutelino l’ambiente, similmente a come accade oggi per le terre dell’Antartide.
Nessuno potrò sfruttarne l’ambiente per ricavarne lucro, nemmeno a livello turistico, chiunque potrà accedervi senza passaporto o con Passaporto Kaotico.

Meteoriti in Russia provocano 1000 feriti. Meteorite anche a Cuba


Una pioggia di meteoriti ha colpito la citta’ di Chelyabinsk e i dintorini, nella regione russa degli Urali.
Il meteorite è esploso nove volte, la prima a una distanza di 55 chilometri dalla Terra, disintegrandosi in frammenti minori cristallizzati che hanno raggiunto la superficie. I cristalli caduti dopo la disintegrazione hanno danneggiato 297 case private, ma anche sei ospedali e 12 scuole. Le esplosioni hanno mandato nel panico gli animali nello zoo di Chelyabinsk, in particolare i lupi e gli orsi. Nella zona dell’impatto sono già stati recuperati diversi frammenti di pietra nera e dura.

Il bolide caduto oggi in Russia

Il bolide caduto oggi in Russia


Il meteorite ha attraversato l’orizzonte, lasciando una lunga traccia di fumo bianco visibile anche a una distanza di 200 km, a Ekaterinburg. La maggioranza dei feriti è stata colpita dai vetri delle finestre infranti a seguito delle esplosioni create dall’impatto dei frammenti. Tutte le scuole della regione sono state chiuse. Il fenomeno è stato registrato anche a Tyumen, Kurgan, nella regione di Sverdlovsk, e nel Kazakhstan settentrionale. Secondo l’Accademia delle Scienza della Russia la meteora caduta in direzione della Terra pesava 10 tonnellate. In seguito alla caduta, è stato trovato un cratere di 6 metri.
Anche a Cuba è stata segnalata un’esplosione in cielo. Nei pressi di Rodas, comune della provincia di Cienfuegos, è stato visto un oggetto che cadeva dal cielo e che è esploso con un grande fragore, che ha fatto tremare le case.
La Terra è quotidianamente bombardata da piccoli meteoriti, ogni giorno arrivano sulla superficie tonnellate di materiale cosmico. Ma quasi sempre si tratta di meteoriti piccoli che si disintegrano e raggiungono la terra sotto forma di polvere o, al limite, di piccoli frammenti. Raramente si verificano cadute di meteoriti più grandi, come questo, che possono creare danni a cose o persone. Ancora più raramente il meteorite è talmente grande che si può parlare di asteroide e che potrebbe provocare stragi e danni disastrosi. Ma più il meteorite è grande e più facile è da rilevare prima della caduta sulla Terra. Quindi i più pericolosi sono i meteoriti medio piccoli, dell’ordine di alcune decine di metri, perché da un lato sono troppo piccoli da poter essere individuati prima, ma dall’altro posono creare grandi danni e distruzione.
Aggiungo che questa sera l’asteroide 2012 DA14 si avvicina alla Terra alla distanza record di soli 27700 chilometri, ben dentro l’orbita della Luna. Non ci sono rischi di collisione, e gli esperti assicurano che non vi è legame con la pioggia di meteoriti in Russia, anche se quest’ultima affermazione va presa così: “Non siamo in grado di connettere i due avvenimenti”. Infatti, come avviene a volte con i terremoti, cioè che esiste la possibilità che sismi diversi possano essere collegati (esempio italiano: il sisma in Emilia e quello a poche ore di distanza in Veneto), nella fattispecie un asteroide può essere seguito o preceduto da sciami di polvere o piccoli asteroidi che girano nella sua orbita. Quindi, non è escluso che possa cadere un altro bolide in queste ore.
Cratere nel lago ghiacciato in Russia

Cratere nel lago ghiacciato in Russia

Terremoto dell’Aquila: “State tranquilli a casa, tanto non ne sappiamo un cazzo!”


Non è la prima volta che parliamo di terremoto e geologi: ci teniamo a premettere che noi siamo per la scienza e siamo con gli scienziati, ma se insistiamo su questo argomento è perché notiamo un certo comportamento nei confronti dell’informazione scientifica che non ci piace affatto.
Il 31 marzo del 2009, 5 giorni prima della scossa che distrusse L’Aquila e provocò 309 morti, vi fu una riunione della Commissione Grandi Rischi, convocata appositamente dall’allora capo della Protezione Civile Guido Bertolaso per fare il punto della situazione e valutare le misure da mettere in atto in conseguenza dello sciame sismico che da giorni interessava la città.
Cosa esce dalla riunione? Nulla, visto che i geologi specialisti del caso hanno rassicurato tutti, alcuni dei quali tacciando di “allarmismo” certe voci insistenti di pericolo di forte terremoto imminente che in verità da mesi giravano in tutto l’Abruzzo.
Così, dopo 3 anni e mezzo, il giudice del tribunale dell’Aquila Marco Billi ha condannato a 6 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose l’allora presidente della Grandi Rischi Franco Barberi, l’allora vicecapo della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis, l’allora presidente dell’Ingv Enzo Boschi, il direttore del servizio sismico del Dipartimento della Protezione Civile Mauro Dolce, il direttore del centro nazionale terremoti Giulio Selvaggi, il direttore di Eucentre Gian Michele Calvi, il professore di fisica dell’Università di Genova Claudio Eva, colpevoli di aver sottovalutato il pericolo, di aver fornito informazioni imprecise e incomplete, di esser venuti meno ai loro doveri. La difesa fa notare che la responsabilità degli scienziati era quella e soltanto quella di fornire un quadro chiaro a chi poi doveva decidere e comunicare le decisioni alla popolazione. Ma la valutazione, come scritto nel capo d’imputazione, è stata giudicata “approssimativa, generica e inefficace”, sia in relazione all’attività della commissione sia ai doveri di
“prevenzione e previsione”, che ha portato gli scienziati a fornire, dopo la famosa riunione, “informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica, vanificando le attività di tutela della popolazione”.
I cittadini applaudono, altri, evidentemente non aquilani, gridano alo scandalo, sostenendo che gli scienziati “non avevano la sfera di cristallo” o che “una cosa così succede solo in Italia, e non in Giappone o in Usa”.
C’è un po’ di confusione: se una cosa così succede solo in Italia non stupisce, solo in Italia la parola “allarmismo” viene affiancata a un reato, differentemente dagli Stati Uniti, dove per uno tsunami di 30 cm si fanno squillare le sirene tutta la notte, mente in Italia non bastano alluvioni catastrofiche per evitare l’accusa di allarmismo per ogni allerta che non ha come conseguenza dei decessi!
Diciamolo: l’Italia ha un che di omertoso quando si parla di rischio: allertare (e informare sui pericoli) significa impanicare l’opinione pubblica. Ecco perché succede in italia.
Quanto alla sfera di cristallo, mi chiedo come mai, ora, durante lo sciame sismico del pollino, la stessa Commissione usi altri termini, informando e sostenendo che “possono esserci scosse più forti”, che “non siamo in grado di dire se ci potrà essere un’altra scossa più forte”, che “come nel terremoto dell’Umbria o dell’Emilia, ci sono state due grandi scosse e non una singola” e addirittura allestendo campi di tende quando ancora non ci sono morti o quasi. Frasi diverse dal “non possiamo prevedere la scossa, quindi state tranquilli a casa”, magari in strutture fatiscenti come il pensionato studentesco dell’Aquila.
Se l’atteggiamento sembra cambiare, significa che quello di prima era sbagliato. Ed era punibile.
Oltre al comportamento durante l’emergenza, fondamentale è l’educazione idrogeologica.
Soprattutto in Paesi come il Giappone, non si lascia nell’ignoranza totale la popolazione, ma s’informa per filo e per segno al comportamento da prendere in caso di sisma, o di alluvione. Da come costruire gli edifici, fino a come comportarsi durante l’emergenza. Perché l’Italia è una zona sismica e idrogeologicamente instabile, ovunque, e tutti dovrebbero sapere cosa fare. E invece non è così: si costruisce sopra i greti dei fiumi, si tirano su capannoni “appoggiando” i pilastri, e poi si vedono persone che scappano a caso in preda al panico, o che attraversano ponti con fiumi in piena. alcuni dei quali, come a Genova, non vengono nemmeno considerati torrenti, ma semplici fogne.

Fracking all’origine del terremoto in Emilia?


Impariamo una parola nuova: Fracking.
Si tratta di una fratturazione idraulica, detta anche hydrofracking, per lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso.
La fratturazione, detta frack job, viene iniziata da una trivellazione eseguita in una formazione di rocce petrolifere, per aumentare l’estrazione e il tasso di recupero del petrolio e del gas naturale contenuti nel giacimento.
La perforazione idraulica del territorio avviene sia in senso verticale che in senso orizzontale, parallelamente al terreno.
L’utilizzo di queste tecniche di estrazione invasive che vanno ad incidere pesantemente sugli equilibri idrogeologici, consistono principalmente nella frammentazione degli strati rocciosi. Nei fatti, tale pratica è vietata in molti Paesi, in ragione dei rischi di contaminazione delle falde idriche. Tutto questo sembra sottoposto, però, alla vendita di risorse nazionali al miglior offerente, per cercare di fare cassa.
Nelle voragini generate dalle perforazioni vengono iniettate diverse sostanze di composizione segreta (top secret industriale) che potrebbero essere la concausa scatenante dei terremoti.
Le scosse di questi giorni nel nord Italia sono in corrispondenza dei cosiddetti “Shale Gas”, ovvero le zone dedicate alla pratica delle esplorazioni e delle perforazioni in particolare della società ERG Rivara per il giacimento sotterraneo di gas naturale. La società in questione nega qualsiasi responsabilità, ma molti abitanti della zona hanno visto le trivelle al lavoro e hanno sentito inquietanti deflagrazioni notturne (non stiamo parlando di paranoie complottiste, ne ha parlato anche il Corriere della Sera).

Fracking e terremoti

Fracking e terremoti


Il fenomeno della “liquefazione delle sabbie”, rarissimo e legato sopratutto ai terremoti di altissima intensità, di solito di magnitudo di almeno 7 o 8 (probabilmente mai avvenuto in Italia, ve ne sono delle immagini dal Giappone), si è legato nel modenese al fenomeno dei “fontanazzi” (rigurgiti di acqua e/o fango di solito a causa di inondazioni e non certo ai terremoti), creando un’inedita associazione del fenomeno di “liquefazione delle sabbie” a un terremoto di relativa bassa intensità (Magnitudo 6).
Un suggerimento in più ai sismologi, di questi tempi disorientati dalle loro “non previsioni” e dal dover “correggere” il rischio di sismicità dopo che avvengono i fenomeni e non il contrario.

Sismologi, dite la verità: non ne sapete un cazzo!


Tre giorni fa una una serie di scosse in provincia di Verona con una punta che arriva a magnitudo 4.2. Poche ore dopo uno sciame proveniente dalla provincia di Reggio Emilia, a una cinquantina di Km di distanza, con una punta di 4.9 Richter.
I sismologi giurano che tra i due sciami non esistono relazioni. Convinto del contrario, sto per postare un articolo che mostri i miei dubbi. Soprattutto sul fatto che non c’è relazione perché la vostra scienza non è in grado di trovarla. Osservo spesso i continui sciami sismici in italia nei siti dedicati, ed è vero che non possiamo mettere in relazione due sciami, ma quando sono divisi da poche ore e pochi chilometri, la cosa è perlomeno sospetta.
Oggi 5.4 in provincia di Parma, vicino a Berceto, che anticipa il mio post.
Ora, i sismologi non vengano a dire che non è in relazione! Non solo con quello della provincia di Reggio Emilia, ma anche con quello di Verona e con gli altri piccoli sismi che stanno avvenendo in Sicilia e Calabria. Se abitassi in provincia dell’Aquila, mi preoccuperei.
Il perché non lo sapete, ma sapete quanto vi manca a capire i fenomeni sismici!
Infine, l’allarmismo è fuori luogo, l’importante è la prevenzione e soprattutto imparare a comportarsi in caso di sisma, come fanno molto bene i giapponesi.

Aiutiamo chi non ha più nulla


La città di Van ed i suoi dintorni, nella regione curda della Turchia, sono stati colpiti domenica da un terremoto devastante che ha causato centinaia di morti e di dispersi, migliaia di feriti, distruzioni di interi quartieri e villaggi e di beni di grande valore storico ed archeologico (Van era l’antica capitale del regno degli Urartu nell’XI secolo a. C.).
Le condizioni della popolazione, che vivono in un’area estremamente povera, sono disperate. C’è bisogno di interventi urgenti per sostenere i soccorsi e assistere gli abitanti; occorre attivare forme di solidarietà e di cooperazione per aiutare la città e la regione in questa drammatica emergenza. Moltissime sono le richieste di aiuto che ci arrivano dalla popolazione e dalle associazioni della società civile della città.

Per offrire immediatamente un aiuto è possibile contribuire con un versamento sul conto corrente bancario intestato all’Associazione EUROPA LEVANTE, che sta organizzando prime forme di sostegno alla popolazione in collaborazione con VAN DER (associazione per la lotta contro la povertà e per lo sviluppo sostenibile) e con il patrocinio del Comune di Van.

Per il versamento i dati da utilizzare sono i seguenti:

Associazione Europa Levante
Banca Popolare di Sondrio
Codice IBAN: IT13 G056 9603 2000 0000 8838 X21
Codice BIC/SWIFT: POSOIT22