Esce Flush.art 5, Arte e morte contemporanea


Esce il quinto numero di Flush-art – Arte e morte contemporanea,
l’irriverente e scioccante appuntamento con la morte in diretta mediatica con il mondo.
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Flush.art 5 R inculo

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FLUSH.ART log 12: Vendetta


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pillole di arte de/genere


log 12: VENDETTA

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Una pubblicazione in cui lo choc e la violenza nelle immagini sono la materia prima della propria arte deve affrontare il terrore in modo inatteso, sleale.

Come è successo per la strage di Charlie Hebdo (Flush.art log 2), andiamo controcorrente e COMBATTIAMO il TERRORE e il desiderio di VENDETTA con la POESIA (e soprattutto, senza IMMAGINI!)

Gregge

Sempre senza pensare
Senza una propria opinione
una volta gridando osanna
e l’altra al contrario
con foga crocifiggeteLo ora!

(Alekos Panagulis, dicembre 1971)

Tempo di collera

Voi, tombe che camminano
insulti viventi alla vita
assassini del vostro stesso pensiero
manichini antropomorfi

Voi che invidiate le bestie
che offendete l’idea del Creato
che chiedete rifugio all’ignoranza
permettete alla Paura di farvi da guida

Voi che avete dimenticato il Passato
che vedete il Presente con occhi appannati
che non avete interesse per il futuro
che respirate solo per morire

Voi che solo per gli applausi avete mani
e che domani applaudirete
più forte di tutti come sempre
e come ieri, e come oggi

Sappiate allora voi
scuse viventi di ogni tirannia
che i tiranni li odio tanto
quanto ho nausea di voi

(Alekos Panagulis, giugno 1971)

Il supremo coraggio dell’amore

Dammi il supremo coraggio dell’amore,
questa è la mia preghiera:
di agire,
di soffrire,
di lasciare tutte le cose
o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami a rialzarmi
ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell’amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita
nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta
nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l’offesa
ma disdegna di ripagarla con l’offesa.
Dammi la forza di Amare sempre e ad ogni costo.

(Kahlil Gibran)

Non mi interessa

Non mi interessa cosa fai per vivere, voglio sapere per cosa sospiri
e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai, voglio sapere se ancora vuoi rischiare
di sembrare stupido per l’amore, per i sogni, per l’avventura di essere vivo.
Non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna, voglio sapere se hai toccato
il centro del tuo dolore, se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita
o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro.
Voglio sapere se puoi sederti con il dolore, il mio o il tuo;
se puoi ballare pazzamente e lasciare l’estasi riempirti fino
alla punta delle dita senza prevenirti di cautela, di essere realisti,
o di ricordarci le limitazioni degli esseri umani.
Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera.
Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per essere autentico a te stesso,
se puoi subire l’accusa di un tradimento e non tradire la tua anima.
Voglio sapere se sei fedele e quindi hai fiducia.
Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non è bella tutti i giorni.
Se sei capace di far sorgere la tua vita con la tua sola presenza.
Voglio sapere se puoi vivere con il fracasso, tuo o mio e continuare a gridare
all’argento di una luna piena: SI!
Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai,
mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore, triste o spaccato in due,
e fare quel che si deve fare per i bambini.
Non mi interessa chi sei, o come hai fatto per arrivare qui,
voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco con me e non retrocedere.
Non voglio sapere cosa hai studiato, o con chi o dove,
voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto non l’ha fatto.
Voglio sapere se sai stare da solo con te stesso,
e se veramente ti piace la compagnia che hai ….nei momenti vuoti.

(Scritto da un’indiana della tribù degli Oriah, 1890)

Sonetto XCIV

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
se tu risvegli la furia del pallido e del freddo,
da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso nè i tuoi passi,
non voglio che muoia la tua eredità di gioia,
non bussare al mio petto, sono assente.
Vivi nella mia assenza come in una casa.

E’ una casa sì grande l’assenza
che entrerai in essa attraverso i muri
e appenderai i quadri nell’aria.

E’ una casa sì trasparente l’assenza
che senza vita io ti vedrò vivere
e se soffri, amor mio, morirò nuovamente

(Pablo Neruda)

Sull’Amore

Si chiama amore ogni superiorità,
ogni capacità di comprensione,
ogni capacità di sorridere nel dolore.
Amore per noi stessi
e per il nostro destino, affettuosa adesione
a ciò che l’Imperscrutabile vuole fare di noi
anche quando non siamo ancora in grado
di vederlo e di comprenderlo –
questo è ciò a cui tendiamo.

(Herman Hesse)

Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

(Gesù di Nazareth)

FLUSH.ART log 2: Terrore


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log 2: TERRORE

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Una pubblicazione in cui lo choc e la violenza nelle immagini sono la materia prima della propria arte deve affrontare il terrore in modo inatteso, sleale.

COMBATTIAMO il TERRORE con la BELLEZZA SENZA IMMAGINI!

Queste poesie contengono la parola più (ab)usata di questi giorni: “Terrore” e derivati.

Penetriamo la sera
che la luce abbandona spaurita,
terrorizzata dalle oscure ragioni
della sua essenza di straniera.
Sera!
avida matrona senza sorriso
cela il suo manto piagato
di sangue innocente,
e la città devastata invoca l’aurora.
Nel suo ventre orde umane
sfidano la luna spezzata.
Penetriamo la sera e respiriamo
la sua malvagità immortale.

(Ettore Fobo, 1992)

Il terrorista

Ingabbiato nella difficile possibilità di fuga, sono soggiogato da un pensiero criptico che spariglia ogni senso estetico, e fattuale. Riesci a seguirmi sui sentieri della idiosincrasia aprioristica, mentre faccio esplodere davanti a me miriadi di microsistemi bioware?

(Sandro Zoon Battisti, 2013)

Rivelazione fenica

Gli sciamani succhiavano via il male dal corpo del malato per poi vomitarlo
fuori, per espellere lo spirito maligno che infettava il paziente.
Io tornavo a casa e vomitavo questa società.
Mi contorcevo sul cesso, contraendo tutti i muscoli del mio corpo e mi liberavo, alleggerivo questo orrore.
E su quel cesso vomitavo le insegne delle multinazionali, le notizie del telegiornale, gli stupri di gruppo, gli omicidi, le guerre.
Vomitavo le ipocrisie, i soprusi, le ingiustizie.
Fino a quando dalla mia bocca uscì qualcosa, stava lì sul fondo del water, sembrava un bambino, un Cristo risorto.

(Filippo Carignani, 2010)

Oltre, con terrore

Vortice intenso che sa di caleidoscopio, girano le definizioni contese su un pianoro di ricordi archeologici e ti trovi a rapprendere l’angoscia di chi è passato oltre con terrore.

(Sandro Zoon Battisti, 2014)

Proprietà emergenti

Da fibre di stringhe supercosmiche
da quasar più antiche della nascita del tempo
sono stato scagliato nel reame del divenire
prigioniero della crudele gravità
languo nell’agonia di una profondità cristallina
circondato da onde oscure di materia impalpabile
all’improvviso ascendo a una nuova entelechia
rinasco in forma di organismo cibernetico
terrore criogenico, metallo spirituale
sovrasto le urla dell’universo moribondo
sfreccio libero tra intermundia d’orrore.

(Marco Moretti, 2010)

Terror

Leccando le pretese interiori, una percezione si ammanta di concretezza storica e lamellare, ed ecco la necessità di piegare il volto e invocare la protezione, senza pregare nulla.

(Sandro Zoon Battisti, 2014)

Variazioni Orfiche II

4

Ritmare assolutamente fuori dal cerchio
magico del pensiero invasore,collettivo come una bomba che esplode,
ma l’orrore è mondiale mente
che ti osserva paranoia
d’esserci, noi ch’eravamo
nel dimentico di una vipera o di un astro,
inchiodati umani, come oggetti,
inconsci, irresponsabili, automi.

(Ettore Fobo, 2009)

Into the Space

L’aspersione di polvere cosmica, senso di lurido impossibile da pulire nello spazio siderale, mi prende angoscia, mette in me un’insana paura olistica. Intere metropoli sono in viaggio nel vuoto pneumatico spinto, attraverso eoni di paranoie aliene; ho il terrore di rimanere perfino fermo, immobile, nell’attesa di qualcosa che mi divori.

(Sandro Zoon Battisti, 2011)

frammento trattro da: “Poesie del terrore

Noi che abbiamo scelto il Brutto
e letto al contrario il libro dello Stagirita
conosciamo i risvolti
dell’armonico divenuto sghembo
del calmo divenuto irrequieto
del limpido divenuto oscuro
dell’ordine divenuto caos
del simmetrico non più tale
delle proporzioni volutamente saltate.

(Saverio Bafaro, 2014)

Infected

L’angoscia di un terrore profondo, insito nei bit olografici di quello che prima era anima; l’angoscia si palesa e invischia olismi, materia orgonica, è veicolo biologico di un’infezione psichica.

(Sandro Zoon Battisti, 2011)

La specie umana e altre amenità

IV

Chi scrive versi non sa più parlare,
chi vola disimpara a camminare,
chi ama scorda e chi scorda muore.
Se questo Tutto dove è vacante
degli spettri il peso mi ha reso cruna
di un ago infinito, io riconosco
l’affinità di Angelo e Uomo.
E per entrambi provo soltanto
un terrore da insetto intrappolato.

(Ettore Fobo, 2009)

Epitaffio per Erwin

Eserciti mimetici, fragranze imperfette…
riesci a vederti? Quando lo specchio sfuma,
il tuo viso ritorna tra le sabbie fetide di
una consapevolezza pesante, difficile.
Sono come distillati di terrore, avanguardie
possenti guidate da lascivi umori mentali,
sentieri senza uscita, vuoti.
La lama ti trapassa, sei un bersaglio facile,
dopotutto il pozzo è già dentro di te,
un tradimento meccanico, eterno, inevitabile.
Provi a difenderti, ma finisci murato,
né vivo, né morto, una soluzione complessa,
vapori di grasso e di carne, di notte, che sale
verso un reticolo di stelle fuori rotta, solitarie.
Sì, ecco finalmente i luoghi di un tempo,
nonché terre del domani… splendide, no?
Ma alle pareti – oblique, taglienti… misteri
insondabili – trovi appesi mantra di carta,
fotocopie stinte, corrose, di sorrisi perduti.

(Domenico Mastrapasqua, 2010)

tratto da “Amore e morte

Nero.
Ignoto.
La paura intreccia
dall’abisso
il segno delle tenebre,
infinite,
remote…
Fumo di morte,
Percepisco un’entità…
La nebbia è l’odore dei vinti
che straziano nel dolore
penetrante.
Paura ancestrale di
scure ombre incantate,
corridoi di satanità.

Il terrore mi avvolge,
mi tocca, mi stringe, mi divora.

E finisce tutto. Anche la paura.

(Lukha B, Kremo, 1990)

Terminiano con due massime:

Quando si ha tutto da temere, non si deve temere nulla.
(Thomas Corneille)

Nulla infonde più coraggio al pauroso della paura altrui.
(Umberto Eco)