Frestonia


Dossier Micronazioni Parte XVII.
Frestonia era il nome adottato dai residenti di Freston Road, una strada al confine nord-occidentale di Notting Hill, Londra, noto anche come Notting Dale, quando hanno tentato di secessione dal Regno Unito nel 1977. L’attore David Rappaport è stato il ministro degli Esteri, mentre il drammaturgo Heathcote Williams ha servito come ambasciatore in Gran Bretagna. Un altro ministro era Nicola Albery di BIT.

Francobolli di Frestonia da 9 pence

Francobolli di Frestonia da 9 pence


Frestonia consisteva in 7.300 mq triangolari di terreno (compresi i giardini comunali) formati da Freston Road, Bramley Road, Shalfleet Drive e parte del distretto W10, che appartenevano al momento al London Borough of Hammersmith.
La maggior parte dei residenti di via Freston erano abusivi, fin dai primi anni 1970. Quando il Greater London Council previde di riqualificare l’area, i 120 residenti adottarono tutti lo stesso cognome di Bramley, con l’obiettivo che il Consiglio li dovesse accogliere collettivamente.
Il Consiglio minacciò lo sfratto formale, così in un incontro pubblico a cui parteciparono 200 persone, ispirandosi a Freetown Christiania di Copenaghen, suggerì di indipendenti dal resto del Regno Unito. Un referendum diede il 94% dei residenti a favore del piano, e il 73% a favore dell’adesione della Comunità economica europea. L’indipendenza fu dichiarata il 31 ottobre 1977.
Frestonia aveva il suo giornale, il Tribal Messanger, una galleria d’arte chiamata ‘La Galleria Breaker Car’ e anche un “teatro nazionale”, che ha eseguito Heathcote Williams The Immortalist. È stato anche costituito il Frestonian National Film Institute.
Il trasporto locale è stato servito dal bus numero 295 e dalla metropolitana di Londra. Sono stati emessi francobolli, e sono stata progettata l’introduzione di una moneta.
Quando lo Stato ha festeggiato il suo quinto anniversario, nel 1982, la popolazione era di 97 persone che occupavano 23 case. Nello stesso anno, i Clash hanno registrato il loro album in Combat Rock Studios Ear (noto anche come Sala del Popolo) a Frestonia.
A seguito della copertura della stampa internazionale, i residenti hanno costituito la Bramleys Housing Co-operative Ltd, che ha negoziato con Notting Hill Housing Trust per la residenza e la riqualificazione della zona. Alcuni Frestoniani, in disaccordo per la conseguente perdita di indipendenza, si allontanarono. I residenti rimanenti si sono dimostrati incapaci di mantenere gli ideali della nazione di Frestonia”, che di conseguenza è andata in declino. Al suo posto, si è sviluppata una comunità più convenzionale, senza alcuna pretesa di secessione dal Regno Unito.

Oggi, la Bramleys Housing Co-operative gestisce gli immobili e i suoi membri continuano a vivere come una comunità molto unita. Alcuni sono figli o nipoti dei Frestoniani originali, anche se vi è stato anche un notevole afflusso di nuovi residenti.

Peoples Hall di Frestonia

Peoples Hall di Frestonia


Rileggi dalla Parte I.
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La calda estate del 2011?


In attesa della gigantesca eruzione dell’Etna (decine di volte superiore alle consuete eruzioni degli ultimi anni) prevista da Salvatore Giammarco secondo cui “Le eruzioni vulcaniche si possono prevedere. Voglio sfatare una volta per tutte questa opinione e confermare che l’uomo è in grado di prevedere le eruzioni dei vulcani, magari con poche ore di anticipo, ma può farlo!”, e in attesa di sviluppi negli situazione siriana (meglio: in attesa di sapere per quante ore sarà valida l’affermazione del presidente Bashar al Assad “le operazioni militari e di polizia si sono fermate”), una riflessione sulle rivolte di Londra.
Una rivolta spontanea, nata dal basso, a causa di un’eccessiva repressione di polizia ai danni di Mark Duggan di 29 anni, padre di quattro figli. Duggan viaggia su un’ auto quando la polizia ha avviato un’operazione di monitoraggio della criminalità giovanile. Tottenham è il territorio degli “Hoxton biker boys”, dei “Mandem”, dei “BWF”, i gruppi dello spaccio, delle incursioni notturne, dei coltelli facili. I reparti della sicurezza gli chiedono i documenti. Poi le versioni divergono: qualcuno sostiene che l’uomo, per niente implicato nei giri più loschi, si sia prestato a collaborare. Scotland Yard dice che il giovane ha sparato per primo. Ma la perizia balistica (secondo il quotidiano “The Guardian”) avrebbe accertato che la pallottola trovata incastrata nella radio di un agente è partita da un’arma della polizia. Quel che è certo è che Duggan viene ucciso.
Bilancio: 4 giorni (e notti) di rivolte, 1335 arresti, 5 morti e decine di feriti.
Già nell’ ottobre 1985 fu il teatro della “Broadwater Farm Riot”, l’ insurrezione dei ragazzi neri contro la polizia: allora gli agenti si presentarono a casa di un ragazzo nero, Floyd Jarrett, e nella baraonda ammazzarono la madre Cynthia.
Ma è una coincidenza che salta maggioramente all’occhio: quest’anno infatti corre il trentennale delle rivolte di Brixton, quartiere popolare a sud di Londra. Fu a Brixton, nel 1981, che la polizia ebbe per la prima volta veramente paura della rabbia degli immigrati: il malcontento di africani e caraibici per le condizioni di povertà ed emarginazione si aggravò gli effetti della “Sus Law”, la legge che permetteva agli agenti di fermare e perquisire chiunque anche senza ipotesi di reato, ma soltanto in base al sospetto di due testimoni (che potevano essere anche due agenti). La notte del 10 aprile 1981 ben 5000 persone diedero il via alla guerriglia, che si concluse tre giorni dopo con quasi 300 poliziotti feriti, 70 edifici dati alle fiamme e 224 arresti. L’evento si legò anche alla musica, e band come gli UB40, i Pink Floyd, i The Clash (ma anche Bob Marley che morì circa un mese dopo) furono l’ideale colonna sonora della rivolta. I Clash, in particolare, un paio di anni prima avevano pubblicato il profetico brano “The Guns of Brixton”!
Le rvolte dell’agosto 2011 sono dello stesso tipo, fatte le debite differenze: la composizione sociale è leggermente diversa, il fenomeno delle band giovanili è più importante oggi, allora non esistevano i social network, amplificatori della rivolta, eccetera. Il punto in comune è che siamo davanti a una popolazione multienica, povera e segregata.
Le rivolte hano dato il via a violenze, danneggiamenti e fenomeni di sciacallaggio. Dobbiamo prima di tutto tenere presente che in casi di rivolte, ribellioni, insurrezioni, tumulti e guerriglie, questi fenomeni sono sempre presenti, perché fanno aprte della rivolta stessa, e che ora più che mai sono smarcherabili dai media, ormai onnipresenti (telecamere dei cellulari, ecc.). Ciò non toglie che i disordini di questi giorni siano caratterizzati maggiormente da questi episodi, ascrivibili all’attitudine delle band giovanili di derivazione americana (anche negli Stati Uniti composte prevalentemetne da popolazione multietnica). Questa analisi, che non è mai banale ribadire, porta alla considerazione che il confine tra rivolta politica o sociale e puro “banditismo” sia sempre più labile. Ma, restando la nostra ferma condanna a qualsiasi fenomeno di banditismo, sciacallaggio, vandalismo fine a se stesso, e qualsiasi disordine che punti a dimostrare la forza individuale e del gruppo a cui si appartiene (che rientra nelle sfere sociologica e psicologica rimandendo avulsa da motivazioni sociopolitiche), questa è un’analisi necessaria a comprendere l’evoluzione delle ribellioni e di come, da un lato, puntino a essere “sorprendenti” e “innovative” per lo stato sociale (proprio come sono innovative certe proteste pacifiche come quella dei sit-in nudi, degli scioperi della fame e della sete, e di tante originali manifestazioni degli ultimi anni), dall’altro di come l’individualismo violento dell’uomo e la volontà di dimostrazione violenta delle band utilizzi le rivolta per i propri scopi, a volte aiutandola, altre snaturandola fino a far scomparire le reali ragioni sociali o politiche che vi sono alla base.
Un’analisi di questi fenomeni porterebbe a non confondere la semplice delinquenza giovanile dalle reali e profonde motivazioni della rivolta.