Il Terzo Mondo si riorganizza: nuovi assetti politici in Asia


Forse non ve ne siete accorti, ma in Asia ci sono grandi movimenti che stanno modificando profondamente l’assetto politico.
La conferenza afroasiatica di Bandung, in Indonesia, si tenne la prima volta nel 1955 creando il termine e il concetto di “Terzo Mondo” in contrapposizione con il bipolarismo della Guerra Fredda, concetto poi ripreso da Tito con il Movimento dei Paesi non Allineati. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Movimento non seppe reagire al vuoto politico internazionale a causa dei molti contrasti interni (e i vari genocidi in Africa e in Bosnia), e per il fenomeno dei Paesi in Via di Sviluppo. Il Movimento esiste ancora, l’Iran ne pretenderebbe la sede, ma i grandi Paesi in Via di Sviluppo come Brasile e Cina o la stessa Iugoslavia (Serbia) che ne fu la fondatrice, sono presenti solo come osservatori.
In ogni caso, durante la conferenza afroasiatica di Bandung a Jakarta del 2015 il primo ministro di Tokyo, Shinzo Abe, e il presidente cinese, Xi Jinping, scattata, si sono stretti la mano: i due leader sembrano rilassati e in sintonia. Questo nonostante il discorso di Abe che ha espresso “profondo rimorso” per quanto accaduto durante la Seconda guerra mondiale, senza pronunciare formalmente le sue scuse, attese soprattutto dai rappresentanti cinesi e sudcoreani. Questo è importante se consideriamo anche che dieci anni fa, l’allora primo ministro Junichiro Koizumi, considerato il padre politico di Shinzo Abe, espresse le scuse formali.
Questo ri-raffreddamento dei rapporti Cina-Giappone si deve leggere alla luce di ciò che è successo qualche giorno fa in Pakistam, dove il presidente cinese Xi Jinping e il premier pakistano Nawa Sharif hanno cementato la relazione strategica che lega i loro due Paesi con una valanga di accordi per investimenti cinesi nelle infrastrutture e nell’energia per 46 miliardi di dollari. E’ un matrimonio perfetto quello tra Cina e Pakistan: non bisogna dimenticare che c’è l’India come fastidioso vicino comune (per esempio la questione territoriale irrisolta del Kashmir, conteso da tutte e tre le potenze).
In pratica la Cina si assicura un “corridoio energetico” lungo il Pakistan (attentati permettendo), una sorta di nuova “via della seta” che permetterà di evitare alla Cina il passaggio dal Mar Cinese e dallo stretto di Malacca, arrivando direttamente nel Golfo Persico.

L’ISIS è figlio dell’Occidente


Non è necessario essere analisti di politica internazionale per capire i motivi della nascita del “Califfato della morte”, soprattutto dopo la sua sortita in Libia. Lo “Stato della follia Islamica”, infatti, cresce bene dove ci sono i vuoti di potere, in Iraq, in Siria, in Yemen, in Libia. Saddam Hussein e Gheddafi erano due dittatori che (come Tito in Jugoslavia) tenevano uniti Paesi abitati da popolazioni eterogenee, sia dal punto di vista etnico, che linguisto, che religioso. Lo facevano calpestando i diritti civili, naturalmente, e per questo motivo apparente (sotto cui si nasconde l’altro motivo, il principale: gli interessi economici legati al petrolio), ora gli Stati Uniti (in Iraq), ora la Francia (in Libia), ora l’Onu hanno deciso di “esportare il modello democratico”, uccidendo l’elemento che teneva insieme la società di quei Paesi.
Bisogna tenere conto, infatti, che questi sono Paesi dalla società con strutture e consuetudini diverse da quelle europee. In Iraq del Nord e in Libia soprattutto, la popolazione è divisa in “clan” ed è necessario organizzare un coordinamento per tenere in pace questi clan. Hussein e Gheddafi, per quanto sanguinari, garantivano quella pace che una costituzione democratica non è in grado di fare (nemmeno in Egitto o in altri paesi arabi moderati, a quanto pare). E’ evidente che società dalla struttura diversa, per rispettare i diritti civili dei propri componenti, devono seguire strade diverse dai Paesi Occidentali, metodi che devono sviluppare internamente.
Le “primavere arabe” avrebbero dovuto fare questo, ma l’enorme ingerenza occidentale (soprattutto in Egitto) lo ha impedito, offrendo il modello democratico occidentale come unica possibilità. L’individualismo del modello del suffragio universale non è proponibile in una società divisa in clan.
Ma naturalmente all’Occidente premeva soprattutto la necessità economica, cioè mantenere una stabilità per garantire afflusso di gas naturali, olio e petrolio, quindi meglio la via rapida, tagliare la testa e imporre la democrazia.
Risultato: via libera all’estremismo.
E’ una sofferenza ripetere ogni volta la stessa frase: “vi avevamo avvertiti”, come fece il popolo di Seattle nel 1999 paventando la crisi economica mondiale avvenuta nel 2008, come fecero tutti quelli che si posero contro la guerra in Iraqiraq e in Libia.
La Nazione Oscura votò
1) contro la guerra di Siria: https://nazioneoscura.wordpress.com/2013/08/31/guerra-alla-siria-no-alla-colonizzazione-usa/
2) si dichiarò contro la guerra in Libia (ancora non votavamo) e fece queste considerazioni sulla reale situazione della “Libia”: https://nazioneoscura.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=126&action=edit
3) ancora prima dell’esistenza di questo blog, si dichiarò contro la guerra in Irak.
I Tre Paesi dove oggi prolifera l’ISIS.
Grazie Occidente.