Tunisia, ISIS attacca esercito al confine: 53 morti, di cui 7 civili


Sono entrati dalla Libia, arrivati alla città di confine Ben Guerdan e attaccato l’esercito tunisino. Il raid dei miliziani dell’Isis, secondo la ricostruzione del ministero della Difesa di Tunisi, ha provocato 53 morti negli scontri con le forze armate regolari. I terroristi respinti avrebbero poi ripiegato su obiettivi civili. Tra le vittime molti jihadisti, si parla di 35 miliziani uccisi, undici tra militari e poliziotti e sette civili, tra cui una ragazzina di 12 anni.

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Il Ramadan per qualcuno è l’occasione buona per massacrare la gente


Gravissimo il bilancio di un attentato avvenuto ieri a Khan Badi Saad, 20 chilometri a nord di Baghdad: le vittime di un’autobomba esplosa in un mercato molto affollato sono almeno 115.
L’esplosione è avvenuta proprio alla vigilia della festa dell’Aid al Fitr, la fine del digiuno islamico del mese di Ramadan, occasione strumentalizzata come la festa d’inizio Ramadam, lo scorso 18 giugno, per ben quattro attentati (in Tunisia, in Francia, in Kuwait, in Somalia, in Siria eseguiti pochi giorni a seguire).

Terrorismo islamico: non bastano i civili, servono turisti morti


SoussevittimaspiaggiaAttentato terroristico in due resort turistici a Sousse, località balneare della Tunisia centrale. Un commando ha preso d’assalto due resort, l’Hotel Riu Imperial Marhaba e l’Hotel Soviva, facendo irruzione a colpi di kalashnikov. Almeno 37 le vittime. Da ggiungere alla vittima di un attentato terroristica oggi nei pressi di Lione in Francia e ai 27 morti causati in un attentato kamikaze presso una moschea sciita nel Kuwait.
La strategia del terrorismo islamico è ormai chiara: non basta colpire i civili, ma bisogna colpire il turismo occidentale, meglio se turisti inermi dediti ai loro passatempi preferiti, musei e spiaggia.

L’ISIS attacca museo del Bardo a Tunisi


L’Isis rivendica l’attentato di oggi a Tunisi conclusosi nel sangue il blitz delle forze speciali antiterrorismo al museo del Bardo, bilancio provvisorio: 22 morti e 50 feriti.
L’attacco sintetizza le ultime azioni di propaganda Isis: l’attacco a occidentali innocenti in un luoghi d’arte e cultura.

Esce Flush.art 4, Arte e morte contemporanea


Esce il quarto numero di Flush-art – Arte e morte contemporanea,
l’irriverente e scioccante appuntamento con la morte in diretta mediatica con il mondo.
Scarica gratuitamente solo se sei maggiorenne e non impressionabile.

Vedi/scarica Flush.art_4

Flush.art 4 Je suis Charlie

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Flush.art N.4 pagina2

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Salvate il soldato B


Giusto per far sapere agli italiani cosa c’è veramente sotto il comportamento politico dei loro governanti. Si tratta di ragionamenti puramenti politici, super partes, mi pare giusto che la gente sia informata, poi uno è liberissimo di avere la propria opinione ed essere d’accordo sul “salvataggio” di Berlusconi, ma è bene che sappia i motivi e i contromotivi.
Si tratta di un estratto di un articolo di Lucia Annunziata, che ringraziamo:

“Il sistema, cioè quell’insieme di equilibri di potere che si erge in questo momento a garante della stabilità italiana, pensa che sia necessario “salvare” dalla condanna Silvio Berlusconi.
1) Silvio Berlusconi non è Bettino Craxi. Il leader socialista era un prodotto tutto interno alla politica. Craxi aveva molte doti necessarie a capire come muovere il sistema, ma poca “piazza”. E soprattutto poco “retroterra”. Il suo era un partito che faceva da vaso di coccio tra i vasi di ferro di due organizzazioni inchiavardate nella tensione della Guerra Fredda, la Dc e il Pci. La vicenda Craxi si svolge proprio sulla faglia di scongelamento di questo conflitto, e ne viene per molti versi assorbito come parte di un rimescolamento delle carte nell’intero mondo di allora.
Silvio Berlusconi invece è un leader che ha governato per buona parte di venti anni, non certo come prodotto della “politica”, anzi rovesciando al suo interno la capacità di interpretare idee e bisogni popolari, oltre ai suoi interessi personali. Il suo partito, oggi in crisi, ha ancora un consenso che ammonta a un quarto dell’elettorato, ed è un consenso capace di scendere in piazza. Appoggiato inoltre, come ben sappiamo, da una sistema robusto di Tv e altri media. Cosa che Craxi non ha mai nemmeno sognato. Insomma, “estrarre” Silvio dalla Politica oggi è operazione potenzialmente molto più devastante di quella mirata su Bettino.
2) Silvio Berlusconi non è solo un politico potente, ma, come abbiamo appena ricordato, è anche un potente imprenditore: uno degli uomini più ricchi del paese. E non vanno sottovalutate le inquietudini e le paure che una eventuale condanna muoverebbe fra i suoi pari.
3) Silvio Berlusconi, e anche qui va fatto un paragone, ha una collocazione internazionale molto più solida di quella che aveva Craxi.
Una eventuale condanna avrebbe un impatto sul tessuto politico italiano e internazionale molto serio. Sicuramente più grave di quello avuto dall’abbandono di Bettino Craxi. Invelenirebbe il panorama italiano, acuendone lo scontro interno. Imbarazzerebbe in via ufficiale (anche se a molti di loro in privato farebbero spallucce) i leaders occidentali, essi stessi messi sotto pressione da contestazioni, ed errori, in una crisi difficile da governare. La prima vittima – continua il ragionamento – sarebbe di nuovo la reputazione italiana, mostrando un paese più diviso che mai, dalla incerta governabilità.”
Lucia Annunziata

Quindi niente Hammammet per Berlusconi, ma un sacco di italiani felici di essere furbi e l’altro sacco (un po’ più grosso) di incazzati.
Questo NON è il mio Paese, che NON mi rappresenta e NON mi ascolta (nemmeno alle urne).
Lukha B. Kremo

Chi sono gli Anonymous?


Anonymous

Anonymous

Partiamo da Wikipedia: “Anonymous è un termine dal duplice significato. Come fenomeno di Internet afferisce al concetto di singoli utenti o intere comunità online che agiscono anonimamente in modo coordinato, solitamente con un obiettivo concordato approssimativamente. Può anche essere inteso come firma adottata da unioni di hacktivists, i quali intraprendono proteste e altre azioni sotto l’appellativo fittizio di “Anonymous”.
Le azioni attribuite ad Anonymous sono intraprese da individui non identificati che si auto-definiscono Anonymous,
che non si manifestano solo via web, alcuni di loro si presentano con addosso la maschera di Guy Fawkes (resa famosa dal film V per Vendetta) e scendono in piazza a protestare. Dopo una serie di controversie, proteste largamente pubblicizzate e attacchi DoS (Denial of Service) attuati da Anonymous nel 2008, gli episodi legati ai membri del gruppo sono diventati sempre più popolari.”
Si dice che sono nati nel 2003, ma le vere attività cominciano nel 2006. Si comincia con l’attacco al social network Habbo e ad attacchi a siti razzisti e sessisti o ad gruppi considerati contro l’etica come Scientology (con il Progetto “dedicato” Chanology).
Nel 2010 Anonymous appoggia le ragioni di Wikileaks (vedi nostro articolo su Julian Assange).
Tra i siti colpiti negli ultimi anni si annoverano: Fine Gael, un partito politico irlandese di centro-destra, la società di sicurezza HBGary Federal; Enel, che al fine di costruire impianti idroelettrici in Guatemala, nel municipio di Cotzal, assolda (con i denari di tutti gli italiani) 500 mercenari in assetto di guerra con passamontagna e forze antisommossa per occupare la comunità indigena maya Ixil (di cui abbiamo accennato anche in relazione all’ex dittatore Rios Montt); Agcom; New York Stock Exchange; il Tenente John Pike per aver spruzzato dello spray al peperoncino contro un gruppo di manifestanti; Dipartimento di Giustizia Usa; Motion Picture Association of America; Universal Music; Belgian Anti-Piracy Federation; Recording Industry Association of America; Federal Bureau of Investigation; HADOPI law site; US Copyright Office; Universal Music France; Senatore Christopher Dodd; Vivendi France; Casa Bianca; BMI; Warner Music Group; WallStreetJournal; AIPAC; Corte costituzionale ungherese; Vaticano; Massachusetts Institute of Technology; United States Sentencing Commission; Nasa; Sony; Hollywood; vari siti ministerili del Brasile; Facebook down; Equitalia, Trenitalia; Endesa; Emgesa; Ministero dell’Interno d’Italia, Ministero della Difesa d’Italia; Carabinieri; molti siti Israeliani per protestare contro l’esercito di Tel Aviv che ha sferrato una nuova offensiva contro il popolo palestinese nel novembre 2012, oltre che attacchi di vario tipo in Egitto e Tunisia a seguito della Primavera araba.
Questo elenco serve per farvi comprendere meglio chi sono gli hacktivist di anonymous, conoscendoli attraverso i loro nemici: i protettori della linea dura del copyright e in generale dei diritti fondamentali dell’uomo e dei cittadini.
Sono naturalmente seguiti arresti in tutto il mondo.
Considerando tutte le generalizzazioni e le peculiarità di ogni caso e il modus operandi di Anonymous è difficile se non impossibile dare un giudizio o un’opinione definitiva.
Sul fronte più puramente politico gli attacchi vanno sempre in direzione della difesa dei cittadini nei confronti di poteri forti o di attacchi militari o di repressione, ed è difficile non essere d’accordo almeno sulle loro motivazioni di base. Non a caso gli Anonymous si presentano con la maschera di V per Vendetta spesso a fianco di manifestazioni organizzate da Occupy Wall Street o dagli Indignados, rivelando un legame tra le diverse espressioni di protesta.
Ma Anonymous si concentra maggiormente sulle questioni del copyright, nelle quali sarebbe bene discernere questione per questione. Ma possiamo dire che se l’obiettivo del copyright (e delle sue diverse forme, come quella molto nobile del Creative Commons), dovrebbe essere quello di tutelare gli artisti, in pratica non è così, perché si tutela esclusivamente il prodotto dell’industria della creatività e dei più celebri artisti (che ve ne fanno parte), ignorando la gran parte degli altri artisti. Infatti, grazie a quella che chiamano pirateria (ma che si può tranquillamente chiamare prestito o donazione tra utenti), gli artisti poco conosciuti possono godere di un passaparola (una pubblicità gratuita!) che ha un duplice pregio: quello di far conoscere l’artista e quello di diffondere cultura artistica in generale.
Quindi anche grazie alla cosiddetta pirateria, vi è un ritorno per gli artisti e i loro produttori per via di altre forme di introiti (per esempio i concerti musicali o le mostre).
Ma per le grandi etichette e gli artisti famosi e ormai milionari è un apporto insignificante e minore delle royalties ricavate grazie al copyright, al contrario della stragrande maggioranza degli altri artisti. Quindi, come potete comprendere, di qualsiasi idea voi siate, è soltanto una questione di quantità di denaro che entra e non di tutela degli artisti.
Solo il Creative Commons va in questa seconda direzione, ed è uno strumento che ha trovate il consenso di moltissimi artisti.
In definitiva, la scelta è tra pochi artisti ricchi e tutelati e una minor cultura artistica da un lato, e una gran quantità di artisti non milionari e una diffusa cultura artistica dall’altro. Io scelgo la seconda opzione.

Condanna a morte per gli uomini a petto nudo


Amina Tyler

Amina Tyler

La neorepubblica di Torriglia emana un bando di cattura per condannare a morte tutti gli uomini che si mostrino in pubblico a petto nudo nel territorio della Tunisia. Il provvedimento serve a rendere equa la richiesta di condanna a morte di Amina Tyler, 19 anni, che ha protestato contro la situazione delle donne nel suo Paese, mostrandosi a petto nudo su Internet per emulare la protesta delle Femen (donne ucraine note per le loro proteste a petto nudo).
La richiesta è stata chiesta dall’imam Adel Almi, presidente di un’associazione salafita, che ha emesso una fatwa contro di lei, chiedendone la condanna a morte per il religiosissimo e misericordioso metodo della lapidazione.

Elezioni in Libia: vince Gheddafi


Strano vero?
Eppure, se ci pensate bene, la differenza tra un Egitto martoriato dalle rivolte, dove trionfano non meglio identificabili Fratellanza Musulmane, in Libia hanno prevalso i moderati. La libia, come la Tunisia, guarda all’Europa. L’ultima eredità di Gheddafi è un popolo che farà riferimento ai valori della democrazia. Pace all’animaccia sua.

Una nuova banconota sulla Valtrebbia


Banconota da 5 Surus della Banca Centrale di Bobbio e Cerignale

Banconota da 5 Surus della Banca Centrale di Bobbio e Cerignale (2012)


Ecco una banconota delle nostre parti, stampata in questi giorni. C’è la dicitura “Banca Centrale di Bobbio e Cerignale” e vale 1 euro e dà la possibilità a uno sconto di tale entità nei negozi della zona.
Intrigante la leggenda di Surus:
Nel III secolo a.C. Annibale partì da Cartagine alla volta dell’Italia passando attraverso Spagna e Francia con 37 elefanti per battersi contro i Romani.
Nel 218 a.C. il condottiero cartaginese attraversò le Alpi, e parte degli Appennini, arrivando nella valle del Trebbia.
Piacenza era una nuova colonia romana, un avamposto fortificato contro le incursioni dei Galli, costruita appena 7 mesi prima, alla fine di maggio del 218 a.C., e la paura era grande tra i 6 mila Romani che abitavano dentro le mura, nel sentire le notizie che circolavano.
Scipione aveva 20 mila uomini inclusi circa 2 mila cavalieri contro i 14 mila Cartaginesi e ben 5 mila soldati a cavallo e una quindicina di elefanti che si erano salvati dalle avverse condizioni climatiche delle Alpi.
La battaglia si svolse proprio il 25 dicembre (in prossimità quindi delle feste pagane che poi sarebbero state ereditate dal Natale cristiano), e l’esito maturò in favore di Annibale, ma lo scontro fu durissimo e (secondo la leggenda) un solo elefante sopravvisse e, nonostante gli stenti, non abbandonò mai Annibale restando al suo fianco fino alla fine. Il suo nome era Surus.
Alla confluenza con il fiume Aveto una notte si fermarono a riposare. Gli occhi dell’elefante però parlavano: sapeva che un’altra aurora non sarebbe arrivata e non si svegliò più.
Sono passati 2230 anni e il gigante è ancora li, addormentato come quella notte. Si dice che la montagna abbia voluto rendere omaggio a quel fedele amico e che abbia immortalato nella pietra la sua figura quale simbolo di amicizia e lealtà.
Nei pressi dei luoghi della battaglia, c’è oggi la cittadina di Gossolengo, da cui “Osso leng”, osso lungo (per l’ipotetico ritrovamento del femore di Surus). Altri toponimi della zona legati ad Annibale sono: Monte Lesima, da “laesa manus” (Annibale si portò sulla vetta del Lesima per studiare il percorso e qui si ferì a una mano).
Mote Penice, da Phoenices, cioè Fenici.
Zerba, dalla cittadina tunisina Djerba.
Suzzi, dalla cittadina tunisina Sousse.
Tartago, da Cartago (Cartagine)
Barchi, da nome di famiglia di Annibale, che era Barca.
Cartasegna e Cartagena (in Val Borbera oltre la costa della Val Boreca).
Carpeneto, in Liguria, da car (casa, villaggio) e Phoenices.
Campremoldo, da camp di mort (campo dei morti).
La mulattiera di cresta del Passo del Brallo a Cima Colletta, che proseguiva fino al paese di Pey, era chiamata, almeno fino all’800, “strada di Annibale”.

Yemen: è guerra civile!


A Sana’a, nello Yemen, sono morte almeno 56 persone (cinquantasei!) tra domenica e ieri, secondo medici e testimoni, dopo le dimostrazioni per chiedere la fine dei 33 anni di regime del presidente Ali Abdallah Saleh.
Oggi alcuni razzi e molti colpi di artiglieria hanno colpito un campo di manifestanti.
In pratica, come Tunisia, Egitto, Libia e Siria.
I media europei e italiani sostanzialmente ignorano la notizia, in Italia nelle prime “pagine” dei Tg ci sono nuovamente Sarah Scazzi e Melania Rea e il circo pietoso della collusione sessuale tra spettacolo e politica. Del 56 arabi morti per la propria libertà interessa poco o niente. Questo è il giornalismo televisivo occidentale?

Desert Storm (venti di rivolta dal deserto)


La recenta rivolta in Tunisia con la fuga dell’ormai ex presidente Ben Alì ha portato a un effetto domino di rivolte nel Nordafrica.
In questi giorni la rivolta si è estesa a tutto l’Egitto contro il regime pluriennale di Hosmi Mubarak. Ma focolai di proteste (e vere e proprie rivolte) ci sono state in Algeria (contro il regime di Abdelaziz Bouteflika), in Yemen, e si teme che l’effetto si estenda ad altri Stati islamici.
La particolarità è che le rivolte sono cominciate nei Paesi più “moderati” tra quelli islamici, e questo anche a causa degli effetti della globalizzazione (internet e social networks).
Mentre Barack Obama telefona a Mubarak suggerendogli di non usare violenza e di ascoltare in generale il volere del popolo, il re del Bahrein Hamed Bin Isa Al Khalifa propone un summit dei capi di stato coinvolti o a rischio (una cupola di “Islam Nostro”?)
Molti, tra cui noi della NeoRepubblica, si augurano uno scenario futuro di democrazia in questi Paesi, ma la questione potrebbe prendere altre pieghe.
Pensiamo innanzitutto a una reazione dei regimi più rigidi tra i Paesi islamici, oppure a un’estensione della rivolta in Europa: non bisogna del tutto separare l’aumento dei prezzi nel Nordafrica con il rincaro dei prezzi in Europa (con conseguenze che non possiamo ancora valutare).
Noi della NeoRepubblica siamo pronti a riconoscere gli eventuali nuovi governi solo se saranno governi democratici eletti senza illegalità.