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Nato: Putin si prepara a test nucleare vicino al fronte


Secondo la Nato la Russia starebbe preparando le sue forze armate per compiere un test nucleare. I media britannici citano i movimenti di un treno militare russo della divisione responsabile delle munizioni nucleari, del loro stoccaggio e manutenzione. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha firmato un decreto in cui dichiara formalmente “impossibile” la prospettiva di eventuali colloqui con il leader del Cremlino Vladimir Putin. La firma ha ratificato la decisione del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale del 30 settembre che afferma l’impossibilità di condurre negoziati con il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, e la necessità di rafforzare le capacità di difesa dell’Ucraina. Nel frattempo il presidente bielorusso Lukashenko, alleato del Cremlino, ha accusato l’Ucraina di provocazioni al confine attuale con 15 mila soldati.

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La Russia annette ufficialmente 4 regioni dell’Ucraina


Oggi Il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato i decreti per l’annessione alla Russia delle regioni ucraine occupate di Kherson e Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk. Intanto il Consiglio di Sicurezza dell’Onu voterà oggi su una risoluzione, proposta da Stati Uniti e Albania, in cui si condanna la Russia per i referendum svolti in quattro regioni ucraine e considerati illegali.

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La Cina non appoggia la guerra contro l’Ucraina


Al vertice di Samarcanda, la Cina di Xi Jinping ha ribadito la propria amicizia costruttiva alla Russia, anche con la prospettiva di divenirne egemone, ma ribadendo la propria contrarietà all’invio di armi per la guerra in Ucraina. Infatti Putin si è dovuto rivolgere a Corea del Nord per razzi e proiettili e all’Iran per i droni. La Cina infatti non può permettersi di rischiare di perdere i mercati occidentali finendo sotto sanzioni.  Xi Jinping, ha fatto tappa a Nursultan, la capitale kazaka, dove ha assicurato a Tokayev il sostengo della Cina alla difesa dell’indipendenza, pronunciandosi contro ogni ingerenza esterna negli affari del vostro Paese, che ovviamente possono essere solo russi.

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Ucraina e Moldavia candidate Ue, Albania e Macedonia Nord no all’adesione


Il Consiglio Europeo ha dato formalmente il via libera alla concessione a Ucraina e Moldavia di Paesi candidati all’ingresso nell’Ue, sulla base delle raccomandazioni della Commissione. Possibilità anche alla prospettiva europea per la Georgia. L’Albania e la Nord Macedonia, dopo anni di riforme, non riescono ad ottenere l’apertura dei negoziati per l’adesione a causa del blocco della Bulgaria, che sbarra la strada a Skopje per questioni identitarie. Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la sicurezza ha ribadito che “Dobbiamo andare oltre, non possiamo continuare ad accettare che un membro solo blocchi tutto”.

La questione identitaria è dominante nella disputa tra Bulgaria e Macedonia del Nord. Sofia non riconosce l’esistenza di una nazione macedone distinta da quella bulgara, negando la possibilità di utilizzare l’attributo ‘macedone’ in ogni aspetto socio-culturale. Ne deriva di conseguenza l’opposizione al riconoscimento dell’esistenza di una minoranza macedone sul proprio territorio. Entrambi i Paesi sostengono di essere eredi esclusivi di alcuni personaggi storici, in particolare Goce Delčev, il patriota che ha dato il via all’insurrezione balcanica anti-ottomana del 1903.

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Putin a Macron e Scholz: “Pronti al dialogo con Kiev”. E intanto testa uno Tsirkon, mentre Usa producono Stinger


Sul terreno di guerra l’esercito ucraino in difficoltà, la popolazione è allo stremo, ma Zelensky prova ancora una volta a spingere il tasto dell’orgoglio nazionale: “Non, concederemo mai il Donbass. Quella è terra ucraina. Non esiste un’alternativa alla nostra bandiera”.

Gli Stati Uniti invieranno nuove armi: il Pentagono assegna un contratto da 624 milioni di dollari per la produzione di Stinger. Mosca annuncia un nuovo test del missile ipersonico Tsirkon. Mosca ha annunciato di aver effettuato un nuovo test del missile ipersonico Tsirkon.

Putin però sarebbe pronto al dialogo con l’Ucraina, lo ha fatto sapere oggi a Macron e Scholz.

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Incontro Macron-Putin: “Cessate il fuoco”. “Kiev non è seria”


In un colloquio telefonico durato più di due ore, il presidente russo Putin, che il 9 in occasione della parata per la vittoria sul nazismo potrebbe dichiarare formalmente guerra all’Ucraina, ha detto all’omologo francese Macron che Kiev non è seria nei negoziati, ma ha ribadito che la Russia resta aperta al dialogo. Il capo dell’Eliseo disponibile a lavorare per una soluzione negoziata che consenta la pace e il pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.

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Mosca sferra l’attacco al Donbass


Iniziata oggi l’offensiva russa nel Donbass, che si profila come una nuova fase per il conflitto russo-ucraino. La Casa Bianca annuncia una videochiamata con gli alleati, mentre sul fronte opposto si rinsalda l’intesa fra Mosca e Pechino: le autorità cinesi hanno dichiarato che rafforzeranno il coordinamento strategico con la Russia. Sul campo, la battaglia si è spostata nelle regioni orientali dell’Ucraina: la città di Kreminna è già caduta in mano russa.

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Onu: Russia cacciata dal Consiglio dei diritti umani


La risoluzione è stata presentata dall’Ucraina e chiedeva di sospendere la Russia dal Consiglio sui diritti umani, (organismo con 47 membri), per le «gravi e sistematiche violazioni e abusi dei diritti umani» commesse durante la guerra a Bucha, Irpin, Dymerka e altre città ucraine. Per essere approvata la risoluzione richiedeva una maggioranza di due terzi ed è stata approvata con 93 voti favorevoli, 24 contrari e 58 astenuti. La Russia diventa così il primo membro permanente del Consiglio di sicurezza sospeso da un organismo dell’Onu, un disonore toccato finora solo alla Libia di Gheddafi.

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La Russia chiede solo la neutralità e negoziati successivi per il Donbass


Oggi si svolgono i negoziati tra Russia e Ucraina a Istanbul per il quarto round di colloqui di pace. Le concessioni da parte della Russia arrivano in un momento in cui l’offensiva di terra, lanciata un mese fa, è in una fase di stallo grazie alla resistenza dell’Ucraina. Dalla bozza resta fuori uno dei punti più critici per l’Ucraina ovvero la rivendicazione delle regioni separatiste filorusse del Donbass e di Donetsk (che dovrebbe rimanere per un successivo colloquio tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e quello russo Vladimir Putin). Inoltre la Russia non chiede più che l’Ucraina venga “denazificata” ed è pronta a lasciare che Kiev aderisca all’Ue a patto che rimanga militarmente neutrale.

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India e Cina lavorano per la pace in Ucraina


Il ministro degli Esteri dell’India, Subrahmanyam Jaishankar, ha comunicato di avere avuto un colloquio avuto con l’omologo cinese Wang Yi, in una visita ufficializzata solo all’ultimo momento, la prima dopo due anni di tensioni e di scontri militari con vittime lungo il confine himalayano.

India e Cina tentano il disgelo trovandosi d’accordo su un punto: il cessate il fuoco immediato in Ucraina.

L’incontro fa parte di una serie di interventi di Xi Jinping che vuole evitare un ulteriore isolamento della Russia a causa dell’invasione (che non comunque non definisce invasione) lanciata in Ucraina.

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Assange e Bernstein: stretti tra due Imperi


Se da una parte c’è il grande spettro dello zarismo di Vladimir Putin, dall’altro – qui nel libero Occidente – abbiamo una giustizia che incarcera giornalisti liberi. Come Julian Assange, cofondatore e caporedattore dell’organizzazione divulgativa WikiLeaks, e Mark Bernstein, uno degli autori della versione russa di Wikipedia l’enciclopedia libera online.

La Corte suprema britannica non ha ammesso il ricorso di Assange contro la sua estradizione negli Stati Uniti. A questo punto la strada verso la libertà per Assange si fa strettissima, e le speranze di evitare l’estradizione sono oramai ridotte al minimo. La vicenda è tutta nelle mani del ministro dell’Interno britannico, Priti Patel, che dovrebbe prendere la decisione deifinitva.

Una sorte simile è toccata a Bernstein, arrestato dalla Direzione generale contro il crimine organizzato e la corruzione del ministero dell’Interno della Bielorussia. Una notizia che riporta all’ordine del giorno gli arresti nei confronti degli attivisti contro Putin e contro la guerra che si sta svolgendo tra Russia e Ucraina. In seguito all’arresto, l’account di Bernstein è stato bloccato a tempo indeterminato.

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Tre primi ministri europei a Kiev


Martedì pomeriggio i leader di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia sono arrivati in Ucraina per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky in rappresentanza del Consiglio Europeo. La delegazione è composta dal primo ministro ceco Petr Fiala, dal primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, dal vice primo ministro polacco Jarosław Kaczyński (che è anche il capo del partito di governo e la figura politica più influente della Polonia) e dal primo ministro sloveno Janez Janša.

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Guerra in Ucraina: situazione a metà marzo


Gli attacchi della Russia si spostano anche nell’ovest del Paese, a pochi chilometri dalla Polonia, dove colpiscono una base di addestramento NATO a Yavoriv. Un giornalista statunitense è stato freddato dopo un posto di blocco a Irpin, vicino a Kiev. A Mariupol, Kiev, Charkiv e altre città del nordest continuano i bombardamenti, anche se l’unica zona davvero conquistata è Cherson e i dintorni, nel sud.

Sul piano militare, gli analisti si dividono in due scuole di pensiero: i critici (convinti che la Russia abbia sbagliato su tutta la linea) e i realisti (secondo cui Putin sta adottano deliberatamente la «tattica del boa»). Oleksiy Arestovich, consigliere del presidente ucraino, sostiene che Mosca non potrà reggere le sanzioni più di maggio, e che gli ucraini potranno resistere oppure ci sarà un accordo.

Sul piano diplomatico a Roma si sono incontrati Jack Sullivan, consigliere della sicurezza nazionale Usa e Yang Jiechi, alto diplomatico del Partito Comunista Cinese. Il contenuto del dialogo è praticamente segreto, si sa solo che gli Usa hanno ammonito la Cina che ci saranno conseguenze se Pechino fornirà la Russia di armi, ma sia la Cina che la Russia negano che ci siano state trattative in tal senso.

Zelensky oggi, in un momento “realista” ha dichiarato che probabilmente l’Ucraina deve rinunciare alla NATO.

Comunicati · gazzetta ufficiale · Governo Oscuro

*** Guerra in Ucraina? Sanzioni alla NATO



NAZIONE OSCVRA CAOTICA

giorno 21 ventoso141

46° Qvesito NAZIONE OSCURA CAOTICA

* Che provvedimenti volete prendere per la guerra Russia-Ucraina?

Il Governo Oscuro ha votato così:

Commento: il Governo Oscuro approva le sanzioni per la NATO

Il Governo Oscuro vede con equidistanza il conflitto tra Russia e Ucraina, e per Costituzione condanna ogni aggressione a Stati esteri indipendenti (o meno) e condanna per principio la guerra. Condanna, sempre per principi costituzionali, ogni forma di aggressione politica ai confini di una nazione e l’esportazione del proprio sistema politico/economico/culturale senza il consenso della popolazione, avallando così il principio della “autodeterminazione dei popoli“, che, contrariamente all’ONU, mette sopra al principio di “integralità di una nazione”. Per cui, oltre alla guerra di aggressione della Russia, condanna la NATO all’accerchiamento strategico dei nuovi paesi alleati ai danni della Russia, e favoreggia un referendum regolare (con osservatori internazionali) in Donbass per l’indipendenza e l’eventuale secondo referendum regolare (idem) in Crimea.

Per tutti questi motivi (e in seguito alle pesanti sanzioni alla Russia) commina delle sanzioni alla NATO, che sarà ostacolata in ogni modo dal Governo Oscuro.

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La guerra mediatica in Ucraina


La storia dell’influencer ucraina Marianna Podgurskaya fotografata incinta all’ospedale di Mariupol in fiamme è il simbolo esemplare della nostra società e di questa guerra. Non starò qui a chiedermi se sia un film o sia tutto vero, non è questo il punto. Qualunque cosa sia, abbiamo l’immagine di un’influencer che può cambiare le sorti di un conflitto mondiale (crimini contro l’umanità o fake fatto ad arte?). Questo episodio dà il senso profondo di quanto ormai la guerra sia diventata mediatica (oltre che economica, fatta a colpi di sanzioni) mentre sul campo si combatte con armi antiquate non nel senso che siano vecchie, ma che rappresentano un tipo di guerra che si poteva fare più di 40 anni fa, niente droni, target computerizzati. Allora la tecnologia ha fatto un passo indietro? No, la tecnologia è rappresentata dal controllo delle informazioni, in Ucraina ci sono due guerre parallele, una fatta di sanzioni a governanti oligarchi (di cui fa parte Zelensky con ville e yacht anche in Italia, nda), l’altra dei ventenni russi che vanno al massacro insieme agli ucraini che non sono riusciti a trovare un modo per fuggire (=non ricchi) e, come collante, la guerra mediatica, fatta da influencer e media russi e occidentali.

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Onu vota risoluzione contro Mosca. Domani proseguono i negoziati


L’Assemblea generale delle Nazioni Unite condanna l’invasione con 141 Paesi che hanno votato a favore, cinque contrari (Russia, Bielorussia, Cuba, Corea del Nord, Siria ed Eritrea) e 35 astenuti.
A Kiev si parla di oltre 2mila vittime civili. A Kharkiv è stata colpita anche l’Università. Mosca annuncia anche la conquista di Kherson.

Biden chiude lo spazio aereo alla Russia. Dall’inizio dell’offensiva, le forze russe hanno ucciso oltre 2.870 soldati e “nazionalisti” ucraini, feriti circa 3.700. Lavrov: “La Terza guerra mondiale sarebbe nucleare”

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Invasione Ucraina: Kiev sotto attacco


Russia e Ucraina sono al quarto giorno di guerra. A Kiev i registrano pesanti bombardamenti nella periferia della capitale ucraina. Dopo una mattinata di scontri, le forze ucraine hanno ripreso il controllo di Kharkiv cacciando le truppe russe. Lo riporta il governatore ucraino della città. Italia, Finlandia, Danimarca, Irlanda, Belgio e Germania, chiudono lo spazio aereo ai voli russi. L’Italia invia oggi aerei e uomini in Romania, per rafforzare il fianco Est della Nato. Il cancelliere tedesco Scholz: “Al fianco degli ucraini siamo dalla parte giusta della storia. Ma sono ancora aperto a discutere con la Russia”. Ci sarebbero già 368mila rifugiati dall’Ucraina.

La sovranità e l’integrità di ogni Paese vanno rispettate, e questo vale anche per l’Ucraina”. queste le parole del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, molto chiare che hanno segnato un deciso cambio di direzione sull’asse Pechino-Mosca. Così dal totale allineamento dei giorni scorsi, con la Cina che aveva definito legittima l’azione militare russa, ora il messaggio rivolto al Cremlino dagli uomini di Xi Jinping è volto a frenare l’escalation e a riportare tutti sulla strada della diplomazia. La Russia si dice pronta a negoziati con l’Ucraina, a Minsk. L’Ucraina ha replicato di essere a sua volta pronta, ma non a Minsk, in Bielorussia, Paese da cui sono partite le truppe russe che stanno assediando Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiamato quello bielorusso Aljaksandr Lukašėnka e in questi momenti c’è una trattativa sul luogo dell’incontro.

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Esplosione in centro a Donetsk


Un’esplosione si è verificata nel centro della città di Donetsk, vicino al palazzo del governo dei separatisti filo-russi. Non ci sarebbe alcuna vittima. Il presidente russo Putin ha denunciato un deterioramento della situazione nel Donbass, invitando alla costruzione di rifugi per gli sfollati che stanno lasciando l’area, con lunghe code di auto.

Il conflitto per l’Ucraina è già iniziato, è parte del negoziato. La Russia e l’Ucraina stanno mettendo in atto un’operazione in cui non esiste cesura fra guerra, politica e diplomazia.

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Ucraina: Putin a Macron: “La Nato è tutt’altro che pacifica”


Il presidente francese, Emmanuel Macron, a Kiev per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky, ha affermato di aver ottenuto ieri sera nel colloquio con Vladimir Putin l’assicurazione di essere disposto a fare di tutto per trovare compromessi ed evitare un’escalation militare nel conflitto alla frontiera con l’Ucraina. Il capo del Cremlino, ha aggiunto che la Nato “è tutt’altro che un’organizzazione pacifica”. I colloqui tra i due leader sono durati oltre cinque ore.

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Russia risponde agli Usa: stop alla NATO nell’Est Europa


Dopo un mese di silenzio sulla crisi dell’Ucraina, Vladimir Putin ha fatto sapere che le proprie posizioni non sono cambiate. In una conferenza stampa insieme al Viktor Orbàn, Putin ha accusato la Nato e gli Usa di aver ignorato le preoccupazioni russe sulla sicurezza e ha ribadito la richiesta che la Nato cessi l’espansione verso est, e che l’Europa torni allo status quo del 1997, prima cioè che Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca entrassero nell’Alleanza.

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Ucraina: Biden soffia sul fuoco, l’Europa prepara l’estintore


La Russia risponde alla mobilitazione di Usa e Nato con esercitazioni delle sue truppe corazzate in Crimea, mentre Washington rivela quali saranno le sanzioni contro Mosca se osasse varcare i confini dell’Ucraina: comprese quelle che potrebbero colpire personalmente Vladimir Putin. Al grido di battaglia degli Usa, dapprima c’è stato il rifiuto della Germania, che con la Russia ha forti legami economici, di inviare armi all’Ucraina. Poi la decisione dell’Ue di non seguire l’esempio Usa nel ritirare il personale non essenziale dalle ambasciate a Kiev. Infine la proposta del presidente francese Emmanuel Macron di aprire un canale diplomatico personale con Putin, con cui parlerà venerdì al telefono.

Nonostante l’unanimità dei Paesi NATO sostenuta da Biden dopo il vertice in videoconferenza con i maggiori alleati europei, la divergenza d’interessi, e di atteggiamento, appare sempre più evidente. Gli Usa sembrano comprendere i timori europei soprattutto per gli approvvigionamenti di gas russo, da cui dipendono per il 40% del loro fabbisogno.

La Russia risponde mobilitando le sue truppe per manovre ai confini ucraini ricordando agli USA che sta aspettando le risposte alle sue richieste sulla sicurezza in Europa, basate principalmente sulla riduzione della presenza delle forze Nato nell’Europa orientale e la promessa che Kiev non entrerà mai a farne parte.

Il ministro della Difesa ucraino, Alexei Reznikov, ha affermato che non esiste al momento una minaccia di invasione russa, anche se per il futuro rimangono scenari rischiosi. Ma le autorità di Kiev hanno detto di avere smantellato un gruppo criminale legato a Mosca che preparava “attacchi armati” per destabilizzare il Paese.

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Occidente e Russia restano su posizioni opposte


Situazione di stallo in Ucraina. Le forze russe lungo il confine minacciano (solo formalmente) l’invasione, mentre le richieste di garanzia di non ammissione di Ucraina e Georgia alla Nato vengono ignorate. La Russia e i Paesi occidentali restano su “posizioni totalmente divergenti. E questo non è un bene, turba ed è pericoloso”, afferma il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, in un’intervista a Cnn. Intanto, il segretario di Stato americano, Anthony Blinken, fa sapere con un tweet di aver tenuto “una conversazione importante” con il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Led Drian sulle “discussioni fra i Paesi membri dell’Ue su come affrontare l’aggressione russa in Ucraina.”

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Summit Biden-Putin, prove di dialogo


Si è concluso dopo circa 4 ore il summit tra i presidenti statunistense e russo. Il vertice è definito costruttivo, ma restano le divergenze. Biden: “La mia agenda non è contro la Russia, è per gli americani’. Putin: “Biden è diverso da Trump ed è uno statista esperto”. Tra i temi discussi: il rientro degli ambasciatori, i trattati sulle armi, la cybersecurity, l’Ucraina e lo scambio di detenuti.

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La Bielorussia dirotta un aereo per arrestare un dissidente


Roman Protasevich, un attivista sospettato di coinvolgimento in attività terroristiche da parte delle autorità bielorusse e il cui canale su Telegram “Nexta”, è stato arrestato. Il suo volo Ryan Air da Atene a Vilnius, è stato dirottato ed è stato costretto ad atterrare a Minsk da un Mig-29, a causa di un “allarme bomba”, rivelatosi poi un falso. Il ministero degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis ha convocato l’incaricato d’affari bielorusso e ha chiesto il rilascio immediato di tutti i passeggeri e dell’equipaggio trattenuto all’aeroporto di Minsk.

L’UE sta valutando sanzioni contro la Bielorussia e la chiusura dello spazio aereo bielorusso, da alcune compagnie aeree già attuato.

Ma questa pratica non è nuova anche da parte di altre nazioni: la Turchia costrinse all’atterraggio ad Ankara un aereo passeggeri siriano sospettato di trasportare armi. Allo stesso modo l’Ucraina fece atterrare a Kiev un Boeing bielorusso con a bordo l’esponente anti-Maidan Armen Martirosyan, con la minaccia di caccia militari fatti decollare per dirottare il volo e costringerlo all’atterraggio. Accadde anche al volo presidenziale che trasportava l’allora presidente boliviano Evo Morales. Il suo volo fu costretto ad atterrare in Austria dopo che Francia e Portogallo avevano negato l’autorizzazione a passare nel loro spazio aereo. Ci furono forti pressioni degli Stati Uniti perché sospettavano che a bordo volasse insieme a Morales il whistleblower statunitense Edward Snowden. 

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Ucraina, risale la tensione con la Russia


La Russia vede una possibile minaccia di ripresa di una guerra civile in Ucraina. “Siamo davanti ad atti provocatori lungo la linea di contatto” sostiene il Cremlino. Il premier ucraino Volodymyr Zelensky ha visitato il Donbass e ha detto che l’adesione del paese alla Nato avrebbe presumibilmente aiutato a porre fine al conflitto nella regione. Fraze che Mosca ha letto come provocazione. Gli Stati Uniti hanno inviato due navi militari nel Mar Nero.

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Ucraina: il comico è Presidente


Vladimir Zelens’ky ha prestato giuramento in Parlamento, la Rada, ed è ufficialmente diventato il nuovo presidente ucraino. Non è il primo esempio di attori che diventano Presidenti (Ronald Reagan), nemmeno di comici che diventano leader del primo partito (Beppe Grillo), ma qui abbiamo un attore comico che ha interpretato ciò che sarebbe poi diventato.

Infatti, Zelens’kyj nel 2015 ha interpretato il ruolo di Presidente ucraino nella serie televisiva “Sluha Narodu” (“Servitore del popolo”), un capo di Stato onesto capace di superare in astuzia antagonisti e detrattori. Sulla scia del successo di tale programma, nel marzo 2018 fu creato un partito politico omonimo da parte dello staff di Kvartal 95, produttrice della serie. Il Partito ha raggiunto il ballottaggio nelle elezioni nel 2019, vincendolo.

Molti semiologi (e artisti) già dagli anni ’40 hanno parlato della potenza dei media di massa e del loro valore propagandistico e numerosi sono gli esempi (oltre ai già citati, Silvio Berlusconi). A prescindere dal merito di chi si candida avendo una visibilità di massa enorme per motivi non politici, questo fattore non può assolutamente essere messo in secondo piano ed è una delle minacce principali all’essenza delle democrazia. In Italia, nonostante Berlusconi sia sceso in campo politico nel 1994 (25 anni fa) non c’è ancora una legge sul conflitto di interessi soprattutto riguardante i media di massa, e così in molti altri Paesi. Matteo Salvini sta utilizzando la rete e l’effetto “virale” di immagini e video che lo riguardano che influenzano (ci sono dati statistici) la volontà di voto alle urne.

La decisione politica dei cittadini non è più basata solo sul presunto merito politico e sulle idee del candidato, ma sulla frequenza della sua apparizione agli occhi dell’elettore. L’elevata frequenza dell’immagine del candidato, anche se in alcuni casi può indurre a non votarlo, è statisticamente provato che induce a sceglierlo in un numero enormemente più alto di casi. E così la scelta politica diventa scelta estetica (nella sua più ampia accezione che non riguarda solo la “bellezza”, ma l’onnipresenza dell’immagine).

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Ucraina: si avvicinano le elezioni, e quindi i venti di guerra con la Russia


Riesplode la crisi che oppone Kiev a Mosca e ai ribelli filorussi nell’est del Paese.
Il Parlamento di Kiev ha approvato l’introduzione della legge marziale nelle regioni di confine, nelle stesse ore in cui la tv di Stato russa mostrava le immagini dei soldati ucraini catturati quando Mosca ha sequestrato tre navi del Paese nello stretto di Kerch.
La decisione arriva dopo che le forze russe hanno catturato le navi ucraine domenica che avevano superato i limiti di competenza, facendo temere a Kiev un’invasione di terra.
E’ la prima volta che le forze ucraine entrano in aperto conflitto con i russi. Lo scontro tra i due Paesi finora è stato indiretto, con la Russia a sostenere le ragioni dei ribelli del Donbass contro le ragioni di Kiev.
La richiesta del presidente ucraino Petro Poroshenko ha suscitato allarme tra le opposizioni, le quali temono che egli “possa utilizzare l’incidente per ritardare l’elezione presidenziale prevista per marzo”.

Ecco che si l'”incidente” potrebbe essere spiegato come una provocazione ucraina. Ancora una volta la politica interna rischia di creare crisi internazionali.

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La prima nave da guerra USA nel Mar Nero


L’ingresso nel Mar Nero del cacciatorpediniere statunitense “Carney” con a bordo il sistema di difesa anti-missile Aegis non è una mossa amichevole nei confronti della Russia, ha dichiarato a Ria Novosti il capitano di primo rango Mikhail Nenashev, presidente dell’associazione a sostegno della Flotta russa e professore in Scienze Politiche.
Questo succede mentre l’amministrazione Trump decide l’invio di armi in Ucraina.

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Ilaria Alpi, la Cia e Gladio


Abbiamo molt a cuore l’argoento Ilaria Alpi, per cui riportiamo l’articolo di “Repubblicaonline” di Manlio Dinucci che ringraziamo:

“La docu­fic­tion «Ila­ria Alpi – L’ultimo viag­gio» getta luce, soprat­tutto gra­zie a prove sco­perte dal gior­na­li­sta Luigi Gri­maldi, sull’omicidio della gior­na­li­sta e del suo ope­ra­tore Miran Hro­va­tin il 20 marzo 1994 a Moga­di­scio. Furono assas­si­nati, in un agguato orga­niz­zato dalla Cia con l’aiuto di Gla­dio e ser­vizi segreti ita­liani, per­ché ave­vano sco­perto un traf­fico di armi gestito dalla Cia attra­verso la flotta della società Schi­fco, donata dalla Coo­pe­ra­zione ita­liana alla Soma­lia uffi­cial­mente per la pesca.

In realtà, agli inizi degli anni Novanta, le navi della Shi­fco erano usate, insieme a navi della Let­to­nia, per tra­spor­tare armi Usa e rifiuti tos­sici anche radioat­tivi in Soma­lia e per rifor­nire di armi la Croa­zia in guerra con­tro la Jugoslavia.

Anche se nella docu­fic­tion non se ne parla, risulta che una nave della Shi­fco, la 21 Oktoo­bar II (poi sotto ban­diera pana­mense col nome di Urgull), si tro­vava il 10 aprile 1991 nel porto di Livorno dove era in corso una ope­ra­zione segreta di tra­sbordo di armi sta­tu­ni­tensi rien­trate a Camp Darby dopo la guerra all’Iraq, e dove si con­sumò la tra­ge­dia della Moby Prince in cui mori­rono 140 persone.

Sul caso Alpi, dopo otto pro­cessi (con la con­danna di un somalo rite­nuto inno­cente dagli stessi geni­tori di Ila­ria) e quat­tro com­mis­sioni par­la­men­tari, sta venendo alla luce la verità, ossia ciò che Ila­ria Alpi aveva sco­perto e appun­tato sui tac­cuini, fatti spa­rire dai ser­vizi segreti. Una verità di scot­tante, dram­ma­tica attualità.

L’operazione «Restore Hope», lan­ciata nel dicem­bre 1992 in Soma­lia (paese di grande impor­tanza geo­stra­te­gica) dal pre­si­dente Bush, con l’assenso del neo-presidente Clin­ton, è stata la prima mis­sione di «inge­renza umanitaria».

Con la stessa moti­va­zione, ossia che occorre inter­ve­nire mili­tar­mente quando è in peri­colo la soprav­vi­venza di un popolo, sono state lan­ciate le suc­ces­sive guerre Usa/Nato con­tro la Jugo­sla­via, l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, la Siria e altre ope­ra­zioni come quelle in corso nello Yemen e in Ucraina.

Pre­pa­rate e accom­pa­gnate, sotto la veste «uma­ni­ta­ria», da atti­vità segrete. Una inchie­sta del New York Times del 24 marzo 2013) ha con­fer­mato l’esistenza di una rete inter­na­zio­nale della Cia, che con aerei qata­riani, gior­dani e sau­diti for­ni­sce ai «ribelli» in Siria, attra­verso la Tur­chia, armi pro­ve­nienti anche dalla Croa­zia, che resti­tui­sce così alla Cia il «favore» rice­vuto negli anni Novanta.

Quando il 29 mag­gio scorso il quo­ti­diano turco Cum­hu­riyet ha pub­bli­cato un video che mostra il tran­sito di tali armi attra­verso la Tur­chia, il pre­si­dente Erdo­gan ha dichia­rato che il diret­tore del gior­nale pagherà «un prezzo pesante».

Ven­tun anni fa Ila­ria Alpi pagò con la vita il ten­ta­tivo di dimo­strare che la realtà della guerra non è solo quella che viene fatta appa­rire ai nostri occhi.

Da allora la guerra è dive­nuta sem­pre più «coperta». Lo con­ferma un ser­vi­zio del New York Times (7 giu­gno) sulla «Team 6», unità super­se­greta del Comando Usa per le ope­ra­zioni spe­ciali, inca­ri­cata delle «ucci­sioni silen­ziose». I suoi spe­cia­li­sti «hanno tra­mato azioni mor­tali da basi segrete sui calan­chi della Soma­lia, in Afgha­ni­stan si sono impe­gnati in com­bat­ti­menti così rav­vi­ci­nati da ritor­nare imbe­vuti di san­gue non loro», ucci­dendo anche con «pri­mi­tivi tomahawk».

Usando «sta­zioni di spio­nag­gio in tutto il mondo», camuf­fan­dosi da «impie­gati civili di com­pa­gnie o fun­zio­nari di amba­sciate», seguono coloro che «gli Stati uniti vogliono ucci­dere o catturare».

Il «Team 6» è dive­nuta «una mac­china glo­bale di cac­cia all’uomo». I kil­ler di Ila­ria Alpi sono oggi ancora più potenti. Ma la verità è dura da uccidere.”

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World War II reloaded, un altro capitolo


Ne parliamo dal 2013: la Seconda Guerra Fredda è già nata e si porta dietro tutti i rischi della Prima, ovvero quella di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale.
Giudicate voi:
“Sia chiaro: la Turchia è membro della NATO e nostro alleato”, ha detto Obama a Parigi a margine del vertice sul clima. Le prove (schiaccianti) portate da Mosca che Erdogan e famiglia trafficano il petrolio di DAESH? “Totalmente assurde”, ha risposto Steve Warren, portavoce del Pentagono.
Ha deciso di posizionare batterie di Patriot al confine tra Turchia e Siria, come voleva Erdogan (e non aveva finora ottenuto).
Cameron ha ottenuto dal suo parlamento il via a “bombardare le basi ISIS” in Siria e lo fa’ senza coordinarsi con i russi. In pratica, un atto di ostilità.
La UE ha deciso – a porte chiuse, senza consultare i parlamenti per volontà di Angela Merkel – di prolungare le sanzioni contro Mosca. Una cosa è evidente: è la NATO a determinare totalmente la politica estera della UE, commenta anche Deutsche Wirtschaft Nachrichten.
Berlino s’impegna per la prima volta a mandare i suoi Tornado a bombardare la Siria – ormai chiaramente una operazione occidentale per ostacolare la vittoria russa contro l’ISIS.
La debolezza con cui gli europei si prestano a queste provocazioni anti-Putin è dimostrata dal fatto che da quando Mosca ha posizionato gli S-400 per contrastare gli aerei turchi, la francese Charles De Gaulle ha smesso di bombardare l’ISIS. Per giorni la Charles De Gaulle è stata introvabile. Poi si è scoperto che aveva lasciato il Mediterraneo orientale per rifugiarsi dietro i Patrios Usa in Turchia. Erdogan, che vuole trovare ogni giorno più membri della NATO coinvolti nella sua sporca guerra, ha subito consentito ai caccia francesi di andare a “bombardare l’ISIS” (leggi: intralciare i russi) dalla base turca di Incirlik.
Insomma tutto l’Occidente, in perfetta malafede, è schierato a dar ragione ad Erdogan e a sostenere di fatto DAESH che cede sotto i colpi russi.
Il numero delle provocazioni che emergono in questi giorni è troppo, per non vedere una volontà precisa. Emerge che quando gli F-16 turchi abbatterono il Sukhoi, erano appoggiati da F-16 americani come deterrente per una rappresaglia russa. “Se è vero, significa che Obama non ha alcuno scrupolo a cominciare un conflitto diretto con Mosca”, ha commentato Michael Jabara Carley, docente di politica internazionale alll’Università di Montreal.
L’ultima e forse la più inquietante provocazione: due sommergibili turchi (Dolunay e Burakreis) scortati dall’incrociatore americano USS Carney che porta missili balistici Aegis, stanno tallonando la nave da guerra Moskva, armata di missili S-300, al largo di Cipro, in acque internazionali.
La cosa è allarmante perché può essere il preludio alla ritorsione da Mosca più temuta fin dai tempi degli Zar: che la Turchia chiuda alla navigazione russa il Bosforo e i Dardanelli. Non c’è dubbio che il regime turco ci pensi, ne sia tentato. Il ministro Davutoglu ha minacciato: “Anche la Russia ha da molto da perdere” da controsanzioni.
Se Erdogan chiudesse gli stretti, commetterebbe un atto di criminalità internazionale con pochi precedenti, una violazione della libertà di navigazione sancita dalla Convenzione di Montreux del 1936.

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J’accuse (e Je suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque


Questo è un atto di accusa. Verso tutti i governi coinvolti e i loro doppi giochi. Verso le degeneri ideologie religiose, verso il colonialismo globale degli Usa e l’autoritarismo della Russia, verso i terroristi. Ma è anche un suggerimento. Perché le accuse devono essere seguite da ipotesi costruttive.
Dopo questa introduzione, leggetevi le schede proposte (linkate), complete di esaustive cartine.
Per scelta, questo articolo NON comprende alcune teorie dietrologiche anche se assolutamente valide, ma si attiene soltanto ai FATTI.

La chiave di lettura del disassetto del Medio Oriente e non solo e il conseguente esodo di questi giorni è la contrapposizione di quattro poteri forti: gli Stati Uniti, la Russia, l’Islam sunnita e quello sciita.
Durante la Guerra Fredda l’Unione Sovietica era alleata con gli sciiti, con l’Asse Urss-Iran. Discorso analogo l’alleanza tra Usa e sunniti, con l’asse Usa-Arabia Saudita, con la complicazione dal rapporto privilegiato Usa-Israele. I rapporti economici tra Israele e Sauditi anticipavano già le contraddizioni odierne, acuitesi dopo la fine della (prima) Guerra Fredda.
Una volta caduto il tabù della guerra nucleare tra superpotenze, la politica estera degli Stati Uniti è cominciata via via a essere sempre più “rilassata” nei confronti di nazioni che prima appartenevano al blocco sovietico (Europa dell’Est e Iran).
In Europa il frettoloso allargamento della NATO (che ha inglobato le repubbliche baltiche Lituania, Estonia, Lettonia) fino ad avviare trattative con l’Ucraina, ha aggravato il contrasto etnico tra ucraini e russi all’interno del Paese. Naturalmente la Russia è risentita dell’atteggiamento degli Stati Uniti che continuano a sanzionarla.
(Vedi la scheda “Ucraina”).
Nel frattempo lo scontro tra sunniti e sciiti si è aggravato per due motivi: l’allentamento delle alleanze con gli alleati storici, ma soprattutto l’avanzamento di ideologie salafite (e quindi fondamentaliste e jihadiste) in tutto il Medio Oriente. Le conseguenze sono state più estreme del previsto: 11 settembre, Al Qaeda e Stato Islamico hanno fatto in modo che Russia e Stati Uniti si trovassero coinvolti unitamente nello stesso punto strategico: la Siria e l’Iraq.
(Vedi le schede “Siria”, “Stato Islamico e Iraq”).
Lo scontro tra sciiti e sunniti però si gioca tra Arabia e Iran e la scintilla è scoccata con la guerra in Yemen (Vedi le schede “Yemen e Arabia Saudita” e la scheda “Iran”).
La partita oggi si gioca in 4 e le vecchie alleanze non hanno più l’esclusività di un tempo (ci sono alleanze incrociate, temporanee o ambigue). Resta alla periferia dal gioco la disastrosa situazione in Libia (vedi la scheda “Libia”) e l’annosa questione tra Israele e Palestina (che qui non affrontiamo in quanto lo abbiamo fatto già atre colte).
Nella varie schede ho descritto sommariamente, ma in modo accurato con cartine molto precise, la situazione etnica e religiosa, quella delle forze in campo, le alleanze ufficiali e le accuse reciproche a ogni attore politico. Questa parte è composta solo da fatti, nessuna opinione, né personale né dietrologica è contemplata. La schede terminano con un commento personale super partes e dei suggerimenti personali, questi sì ideologici.
Come potrete comprendere leggendo le schede, i governi sono interessati soprattutto ai vantaggi economici, le democrazie mettendo in primo piano solo i diritti civili dei propri cittadini, i regimi nemmeno questo.
L’Onu persegue la vecchia politica dell’integrità nazionale (come nel congresso di Vienna del 1815), mettendo in secondo piano il principio di autodeterminazione dei popoli.
Per perseguire entrambi questi principi termino questa introduzione con l’esempio del Libano.
Il Libano è sempre stato abbastanza stabile, vista l’assenza di una netta maggioranza sciita o sunnita all’interno del Paese. Il potere è distribuito ugualmente: il presidente del governo libanese deve essere un cristiano, il primo ministro un sunnita e il portavoce del parlamento uno sciita. I conflitti si concentrano principalmente nel nord del Paese, ai confini con la Siria, dove il gruppo militante sciita degli Hezbollah sostiene il governo di Bashar al-Assad.
La chiave sciiti contro sunniti e dei loro vecchi alleati, spiega solo in parte lo scontro nel e sul Golfo. Spiega ancor di più, e meglio, un’altra chiave di lettura: la crisi di legittimità dei poteri e la conseguente crisi ideologica.

Lukha B. Kremo, 11 settembre 2015

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La guerra civile in Ucraina


(tratto da “J’accuse (e Je suggére). Considerazioni di un Presidente Qualunque”, settembre 2015)

Situazione etnica:
il nord-ovest è filo-occidentale, la popolazione in maggioranza è ucraina, di religione ortodossa o cattolica fedele al patriarcato di Kiev, economicamente legata a Polonia ed Europa. Il sud-est (Crimea, Donbass e regioni limitrofe) è filo-russo, la popolazione in maggioranza è Russa o russofona, di religione ortodossa fedele al patriarcato di Mosca, legata economicamente a doppio filo alla Russia.
[vedi mappa etnica Ucraina a fine articolo, alle percentuali vanno aggiunti gli ucraini russofoni che sono sostanzialmente filo-russi, che portano alla seconda mappa, quella delle percentuali raggiunte dai rispettivi presidenti, vedi mappa poltica Ucraina a fine articolo].
Situazione sul campo:
La Crimea è stata annessa alla Russia il 18 marzo 2014, ma l’Onu non ha riconosciuto l’annessione. Le due repubbliche di Donetsk e Lugansk sono state proclamate nel 2014 e hanno appena introdotto il rublo russo come unica moneta per tutte le operazioni finanziarie, senza il riconoscimento dell’Onu. Le due repubbliche di Donetsk e Lugansk hanno introdotto il rublo russo come unica moneta per tutte le operazioni finanziarie.
I deputati del governo ultra-nazionalistico di Kiev hanno approvato in prima lettura una riforma costituzionale che conferisce una maggiore autonomia ai territori orientali russofoni in mano ai ribelli.
Regge, per ora, l’accordo tra le autorità ucraine e i separatisti del Donbass (repubblica di Donetsk, Repubblica di Lugansk e regioni limitrofe) per far un cessate il fuoco.
Posizioni ufficiali:
l’amministrazione Obama sta valutando se fornire all’esercito di Kiev armi ed equipaggiamenti difensivi. Il segretario di Stato John Kerry e il capo di Stato maggiore congiunto Martin Dempsey starebbero valutando l’ipotesi di armare i soldati ucraini contro i ribelli filo russi. Anche la Nato pronta ad allinearsi e inviare soldati e rinforzare la propria presenza in tutta l’Europa dell’Est.
Dal canto suo il presidente russo Vladimir Putin chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto nel sud est ucraino di mettere fine urgentemente alle azioni militari e a qualsiasi altra manifestazione di violenza.
Angela Merkel invece è tornata a chiedere l’immediato cessate il fuoco nelle regioni orientali e separatiste ucraine. Il cancelliere inoltre avverte che la Germania non sosterrà Kiev inviando armi all’esercito regolare perché il conflitto non può essere risolto militarmente.
Accuse:
sia le forze ucraine che i ribelli sono accusati di utilizzo di armi chimiche (bombe al fosforo). Amnesty International ha accusato la pratica della tortura in Ucraina orientale.
La Russia manda regolarmente aiuti umanitari alle repubbliche filo-russe, ma anche armi equipaggiamenti bellici.
Gli Usa hanno già mandato uomini e armi in via non ufficiale.
L’Unione Europea ha accordato un prestito da 1,8 miliardi di euro all’Ucraina.
Precipitoso allargamento della NATO a Georgia e Ucraina e quindi a ridosso dei confini russi del cosiddetto “Near Abroad”.
La Nato ha già annunciato la più grande esercitazione militare nella storia dalla caduta del muro di Berlino, la “Trident Juncture 2015”, che si svolgerà nel Mar Nero, non lontano dall’Ucraina.
La Nato sta rinforzando la sua presenza in Europa dell’Est sia permanentemente sia come con esercitazioni (oltre quella sul Mar Rosso, c’è stata quella sul Mar Baltico) in modo eccessivo.
Infine, la guerra civile in Ucraina ha fatto tornare d’attualità le frizioni interne tra Tallinn, Riga e Vilnius e Narva, città al confine Estonia-Russia, gemellata proprio con Donetsk, capoluogo del. A differenza dell’Ucraina, l’Estonia è membro della NATO e Vladimir Putin ha dichiarato che “solo una persona non sana di mente o in sogno può immaginare che la Russia possa un giorno attaccare la Nato”.
Commento:
è evidente la volontà Usa di far entrare l’Ucraina nell’orbita politica della NATO (il Paese è in lista d’attesa per entrare nel Membership Action Plan (meccanismo di pre-adesione alla NATO) anche a costo di uno scontro militare e quella dell’Europa di farla entrare nella UE con la diplomazia.
La Russia ha sempre protetto le minoranze russe oltreconfine (in tutte le Repubbliche ex sovietiche e anche altrove) dichiarando questi territori unilateralmente indipendenti e facendoli occupare da forze militari filorusse (sono molti gli esempi). Effettivamente, in Crimea e nel Donbass, i filorussi sono la maggioranza (un po’ più dubbia la situazione nelle restanti regioni dell’Est Ucraina).
Quindi i due principi che si scontrano sono: l’autodeterminazione dei popoli e l’integrità nazionale. Noi non abbiamo dubbi nello schierarci per il primo principio. Per questo le repubbliche filorusse dovrebbero ottenere la secessione dall’Ucraina e l’annessione alla Russia con un referendum (referendum che sono già stati fatti e vinti).
Secondariamente, noi siamo contrari a nazionalismi esasperati, che portano soltanto a incrinare i rapporti tra le Nazioni. Il governo ucraino e il governo ungherese (che sta costruendo un muro di contenimento mentre l’UE ha deciso di accettare i rifugiati) rappresentano bene la deriva a cui portano posizioni ultra-nazionalistiche.
Previsioni:
l’annessione del Donbass è dietro l’angolo, la guerra però non si fermerà per la volontà testarda della NATO di riappropriarsi dell’Ucraina. La Terza Guerra Mondiale però non è in discussione, almeno non per l’Ucraina: lo scontro globale è sconveniente per tutti. SI mostreranno i muscoli: intensificazioni delle esercitazioni NATO, nuove basi nei Paesi Nato a ridosso della Russia, rinforzo dell’arsenale atomico russo. Una questione simile all’Ucraina, ma molto meno strategica è la Georgia, anch’essa interessata all’integrazione della NATO, ma con il territorio nord-ovest a maggioranza russa (Abcazia) dichirato indipendente (in pratica nnesso alal Russia).
Suggerimenti:
Il migliore: 1) Creare un governo di unità nazionale, equilibrato politicamente per costituzione (equilibrio filo-ucraino e filorusso nelle istituzioni), eventualmente anche senza Crimea, ed eventualmente con la Transnistria (una striscia filorussa in territorio moldavo).
In alternativa: 2) Secessione dell’Ucraina in due parti, l’Est annesso alla Russia, l’Ovest alla NATO e nell’Ue nei tempi previsti per soddisfare i requisiti. Eventualmente dovrebbe essere annessa anche la Transnistria.

Distribuzione etnica Ucraina
Distribuzione etnica Ucraina
Distribuzione politica Ucraina
Distribuzione politica Ucraina

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La nuova Guerra Fredda sarà calda? la NATO in Ucraina


Ne abbiamo già parlato molte volte, ma i media di massa preferiscono parlare dell’ISIS e del caldo. Sì, il global worming è importante, anche perché presto verrà scaldato da una Guerra che da Fredda si sta scaldando giorno dopo giorno.
Ieri, 20 luglio, sono cominciate le esercitazioni congiunte della Nato in corso in Ucraina, nella regione di Leopoli: si tratta delle manovre militari multinazionali Saber Guardian (Rapid Trident-2015) che si protrarranno fino al 31 luglio e a cui partecipano duemila militari da Usa, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Lettonia, Georgia e altri 12 Paesi.
Il sostegno concesso dalla Nato al revanscismo fomentato dal “partito della guerra” di Kiev rischia di compromettere la ricerca di una soluzione negoziata alla crisi ucraina, sostiene una nota diffusa ieri dal ministero degli Esteri della Russia. Vero è che non è la prima esercitazione di questo tipo in questa zona, ma anche vero che l’impiego di forze non ha eguali nel passato, e questo è un brutto segnale, visto i rapporti compromessi con la Russia.
Ma la Rapid Trident non è altro che una versione leggera della Tri­dent Junc­ture 2015 (TJ15), che dal 28 set­tem­bre al 6 novem­bre vedrà impe­gnate soprat­tutto in Ita­lia, Spa­gna e Por­to­gallo oltre 230 unità ter­re­stri, aeree e navali e forze per le ope­ra­zioni spe­ciali di oltre 30 paesi alleati e part­ner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 140 aerei da guerra, più le indu­strie mili­tari di 15 paesi per valu­tare di quali altre armi ha biso­gno l’Alleanza (il “tidente” è il riferimento a Stati Uniti, Unione Europea e Unione Africana). La Trident Juncture 2015, presentata in funzione anti-ISIS, comprende 22 dei 28 Paesi dell’Unione Europea. Su que­sto sfondo, come si può discu­tere di Unione euro­pea igno­rando l’influenza della Nato e, quindi, degli Stati uniti che ne deten­gono il comando? come si può pen­sare che nella vicenda greca non svol­gano un ruolo rile­vante gli Usa tra­mite la Nato, di cui la Gre­cia è parte stra­te­gi­ca­mente impor­tante?
Come si pos­sono sepa­rare le que­stioni eco­no­mi­che da quelle poli­ti­che e mili­tari, nel momento in cui, sulla scia della stra­te­gia Usa, l’Europa viene tra­sfor­mata in prima linea di una nuova guerra fredda con­tro la Rus­sia e in ponte di lan­cio di nuove ope­ra­zioni mili­tari in Africa, Medio­riente e oltre, fino nella regione Asia/Pacifico?
Fatevi queste domande e d’un tratto tutti vi sembrerà più piccolo e inutile, Tsipras, il referendum, Renzi, la Merkel.

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L’omicidio Nemtsov: facciamo un minimo di chiarezza


Clamoroso colpo di scena nell’inchiesta sull’omicidio dell’oppositore russo Boris Nemtsov. Ambienti vicini al Cremlino, e quindi al presidente Vladimir Putin, hanno manifestato gravi dubbi sulla confessione di Zaur Dadayev, l’ex ufficiale di polizia ceceno, considerato dagli inquirenti l’esecutore dell’omicidio dell’ex vicepremier russo.
Andrei Babushkin, membro del Consiglio per i diritti umani presso il Cremlino, che ha visitato in prigione Zaur Dadayev, ha addirittura avanzato il sospetto che la dichiarazione di colpevolezza sia stata ottenuta sotto tortura.
Ma allora chi è stato a uccidere Nemtosv?
Il governo di Putin? No, nessuno a Mosca, anche fra gli oppositori del regime di Putin, pensa che sia arrivato dal Cremlino l’ordine di uccidere venerdì notte Boris Nemtsov. Troppo esiguo il seguito di quest’ultimo, troppo lontani gli anni della sua grande popolarità, perché fosse necessaria un’esecuzione così clamorosa.
La tesi più accreditata invece dall’opposizione è che sia stato il clima di acceso nazionalismo e autoritarismo, di intolleranza delle voci critiche creato dalla propaganda pro-Putin, soprattutto dopo lo scoppio della guerra nel sud est dell’Ucraina, che avrebbe indotto qualche fanatico a “giustiziare” una voce dissidente, colpevole di intaccare l’unità sacra del paese attorno al suo leader.
Alcuni indicano addirittura in Igor Strelkov il mandante. Strelkov è il capo militare dei ribelli filorussi che Putin ha obbligato a tornare in patria, perché il suo oltranzismo, contrario a ogni accordo, rischiava di ostacolare il gioco complesso di fatti compiuti, ricatti e disponibilità alla diplomazia, del Cremlino.
Inevitabile comunque sottolineare ancora una volta “il fallimento della Russia sulla via delle democrazia e il suo avvitamento lungo il sentiero di un cupo autoritarismo.

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Isis, Boko Haram, la guerra nascosta Usa-Russia in Ucraina e altri mostri


Questo è un articolo particolare, che chiarisce la linea di questo blog. Solitamente non amiamo dichiarare gli intenti.
In questo caso facciamo notare che la nostra linea non è quella di scandalizzarci (per scandalizzare) per i “mostri internazionali” di questo periodo (di cui pure abbiamo parlato spesso).
Il nostro intento è quello di mettere in luce quei mostri che l’opinione pubblica non ha ancora recepito come tali.
Pare che i media di massa (che tra l’altro hanno dato sufficiente spazio all’Isis, nell’ultimo anno) abbiamo deciso che “abbia colmato la linea”, abbia “superato il limite di sopportazione”. Un’affermazione un po’ sibillina: come se prima “fossero ancora nei limiti di tolleranza”. Che è assurdo. Ma comunque bene, è proprio per questo che parleremo sempre meno dell’Isis, sempre che non diventi una delle molte “guerre dimenticate”, ma non crediamo, vista la posizione strategica (Medio Oriente).
Speriamo che comincino a considerare “oltre misura” anche le azioni di Boko Haram che tra l’altro non sono sempre ostacolate dal Governo nigeriano (leggete questo articolo), perché mi pare che visto che l’Italia con l’Eni ha interessi economici in quei posti, allora i 100 morti a botta (nel vero senso della parola) e le decine di studentesse rapite non siano così importanti.
Continueremo a parlarne finché non noteremo un vero impegno nell’informazione dei fatti nigeriani nei medium di massa italiani.
Questo vale anche per la guerra Usa-Russia che si sta svolgendo in Ucraina, dove soldati infiltrati americani combattono faccia a faccia con soldati infiltrati Russi, mettendo in scena una “guerra di indipendenza” che è solo la facciata di un conflitto mondiale. Non si sta combattendo solo una guerra tra ribelli russi irredentisti che non vogliono vivere in un Paese ucraino e ipernazionalista (perché in questo caso io personalmente sarei assolutamente con loro), si sta combattendo una guerra tra la Nato e la Russia. Se la Russia abbandonasse il conflitto, l’Ucraina passerebbe presto o tardi nell’Unione Europea e quindi nella Nato (e quindi potrebbe diventare sede di basi Usa). A questo punto la Russia si sentirebbe circondata e/o minacciata.
Per quanto è innegabile che russi e filorussi stiano operando contro le regole di garanzia internazionale, è altrettanto innegabile che la consegna dell’Ucraina all’Occidente (come lo è stato per i Paesi europei dell’ex Patto di Varsavia), possa modificare gli equilibri politici internazionali.
Non smetterò mai di ripetere (dal 1991, ma ora più che mai) quanto sia rischioso e deleterio per il mondo il mantenimento della Nato e della pratica statunitense di costruire basi in utti i Paesi alleati, ora che non esiste più l’Unione Sovietica e che la Russia ha basi anche all’estero ma solo in una “corona” di Paesi confinanti, non certo nei 5 continenti come la sua controparte.

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Esce Flush.art 4, Arte e morte contemporanea


Esce il quarto numero di Flush-art – Arte e morte contemporanea,
l’irriverente e scioccante appuntamento con la morte in diretta mediatica con il mondo.
Scarica gratuitamente solo se sei maggiorenne e non impressionabile.

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Flush.art 4 Je suis Charlie
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Flush.art N.4 pagina2
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Ucraina: Separatisti aprono un nuovo fronte a Mariupol


I separatisti pro-Russia hanno lanciato un’offensiva sul porto di Mariupol, terzo fronte dopo la Crimea e Donetsk. Il lancio di missili Grad ha provocato almeno 30 morti e 93 feriti in un mercato locale. Il ministero della Difesa della Repubblica filorussa di Donetsk riferisce di reparti di miliziani separatisti entrati nella periferia di Mariupol.
Mariupol, nonostante non sia a maggioranza russa, è un ponte di unione strategico che mette in comunicazione proprio la repubblica di Donetsk con la Crimea, ormai dichiarata territorio russo.
La strage rischia di far saltare la strategia di de-escalation dell’Unione europea, fino ad oggi ancora divisa tra chi vuole mettere finire alle sanzioni e chi vuole invece aumentare la pressione su Mosca finché non smetterà di sostenere i separatisti.
Il rappresentante della politica estera Ue Federica Mogherini sostiene che questa ulteriore escalation del conflitto ha conseguenze tragiche per la popolazione che già soffre da tempo e potrebbe inevitabilmente portare ad un ulteriore deterioramento delle relazioni Ue-Russia.
Il Paese che detiene la presidenza di turno dell’Ue, la Lettonia, rilancia l’ipotesi di nuove sanzioni contro Mosca.

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Il Congresso Usa ha pre-dichiarato guerra alla Russia


Washington: 411 sì, 10 no, 13 astenuti. La risoluzione n. 758 della Camera dei Rappresentanti è stata approvata l’altro ieri segnando un risultato travolgente e bipartisan presso il Congresso USA, prima che il disegno di legge vada al Senato.
Il testo riporta: Strongly condemning the actions of the Russian Federation, under President Vladimir Putin, which has carried out a policy… (Decisa condanna delle azioni della Federazione Russa, sotto la presidenza di Vladimir Putin, che ha condotto una politica…) e di seguito: «Condurre una revisione del posizionamento, della prontezza e delle responsabilità delle forze armate degli Stati Uniti nonché delle forze degli altri membri della NATO per determinare se i contributi e le azioni di ciascuno siano sufficienti a soddisfare gli obblighi della difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico e specificare le misure necessarie per porre rimedio a eventuali carenze».
Si noti come gli Usa stiano condannando le azioni della Russia, sebbene l’Ucraina non sia un membro della NATO (che è proprio cià che la Russia non vuole).
La risoluzione passa ora al Senato. Se diventa legge, la risoluzione consente al Presidente degli Stati Uniti di dichiarare guerra alla Russia aggirando il permesso formale parlamentare del Campidoglio.

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In Ucraina si combatte contro Lenin


La statua di Lenin distrutta
La statua di Lenin distrutta
In Ucraina è stata abbattuta la più grande statua di Lenin.
Manifestazione dei nazionalisti a Kharkiv, seconda città dell’Ucraina con 1,5 milioni di abitanti: buttato giù il simbolo della rivoluzione d’ottobre, la più grande statua di Lenin ancora in piedi nel Paese.
Non regge la tregua ai confini orientali. A Donetsk, dove ieri i ribelli filorussi hanno tentato per l’ennesima volta di conquistare l’aeroporto locale, ancora in mano a Kiev, le forze ucraine hanno risposto con colpi d’artiglieria contro la città roccaforte dei ribelli. Ma poco lontano, 200 km circa a nordest, si è combattuta un’altra guerra, simbolica: quella contro i monumenti russi e sovietici, in un tardivo sussulto nazionalistico in odio a Mosca.

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Esce Flush.art 3, Arte e morte contemporanea


Esce il terzo numero di Flush-art – Arte e morte contemporanea,
l’irriverente e scioccante appuntamento con la morte in diretta mediatica con il mondo.
Scarica gratuitamente solo se sei maggiorenne e non impressionabile.

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Le necessità di Stato sono prioritarie rispetto alla vita dei bambini


No, questo non è un titolo provocatorio. E’ la disequazione che seguono certi Governi mondiali (molto di più di quanto si pensi).
Il risultato di questa disequazione è che Israele rifiuta le tregue, che i ribelli filorussi bombardano un aereo civile, che in Siria si fa un genocidio sotto gli occhi del mondo.
Ma a noi piace fare i nomi, perché di solito si nascondono dietro sigle e organizzazioni.
In Palestina sono stati ampiamente superati i 500 morti, in gran parte giovani, minorenni e bambini, e questo perché il premier israeliano Benjamin Netanyahu non punta ad annientare l’organizzazione islamica, ma a far sì che continui a governare nella Striscia di Gaza perché l’alternativa sarebbe uno stato di anarchia impossibile da controllare.
In Siria Bashar al-Assad è conscio che il suo governo è un ago della bilancia russo-statunitense e che nessuno delle due potenze (né tantomeno Europa o altri interlocutori) non possono intervenire per impedire il genocidio che questa persona autorizza a fare ai danni dei ribelli.
Il leader dei filorussi della neoproclamata repubblica di Donetsk, Alexandr Borodai, avallato dall’appoggio politico e militare di Vladimir Putin, abbattono in Ucraina deliberatamente un aereo carico di 298 civili (no, non si scambia un Boeng 777 a 10000 metri di altitudine con un caccia militare), per ottenere una no-fly zone e l’attenzione dei media mondiali.
Infine, ricordate sempre che non esistono governi canaglia, ma governi un po’ più decisionisti di altri, più ponderanti, che magari rimuginano su questa disequazione più a lungo. Prendendo l’esempio dell’Italia, uno dei governi meno guerrafondai al mondo, ricordiamo che hanno sacrificato Aldo Moro per necessità di Stato, e nel 2001 a Genova, hanno ucciso un ragazzo, Carlo Giuliani, per motivi di sicurezza di Stato.
Voi pensate con la vostra testa, analizzando la storia recente, e traete le vostre conclusioni.

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Aereo civile bombardato dai russi: è crisi internazionale


Un aereo civile (il volo MH17) proveniva da Amsterdam ed era diretto a Kuala Lumpur è stato colpito da un missile schiantandosi su una vasta radura vicin0 a Shaktiarsk, una quarantina di km a est di Donetsk e ad una cinquantina dal confine russo, dove sono in corso i combattimenti tra l’esercito e i ribelli filorussi.
L’aereo è stato colpito da il velivolo sarebbe stato stato abbattuto da un missile Buk terra-aria di fabbricazione russa. Il Buk ha una gittata massima di 30 km e una quota massima di tangenza di 14.000 metri, Russia e Ucraina si accusano a vicenda. L’Onu convoca il Consiglio di Sicurezza ed Eurocontrol chiude i cieli sull’est dell’Ucraina.
Si tratta di un Boeing 777 della Malaysia Airlines, con 298 passeggeri a bordo, è stato abbattuto da un missile ed è precipitato al confine tra Ucraina e Russia. A bordo c’erano 283 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio: nessuno di loro è sopravvissuto. Delle vittime 154 erano olandesi, 27 australiani, 23 malesi, 23 statunitensi, 11 indonesiani, 9 britannici, 4 tedeschi, 4 belgi, 4 francesi, 3 filippini ed un canadese. Del resto dei passeggeri è ancora sconosciuta la nazionalità. Le immagini che circolano sui media di tutto il mondo sono agghiaccianti: corpi dilaniati sparsi nel raggio di 4 km dal punto in cui l’aereo è precipitato, lamiere bruciate, fuoco e fumo ovunque.
Il presidente americano ha parlato della tragedia al telefono con Putin.